Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 25 agosto 1997
«Non è una malattia come le altre, ma come le altre è una malattia»
• «Non è una malattia come le altre, ma come le altre è una malattia».
La depressione ti circuisce, ti blandisce, t’irretisce. E ti azzanna. Non sei più te stesso, ti cerchi e non ti trovi. Tutto ti sembra difficile, inutile, ostile. Non credi più in nulla, o solo nelle tue paure, che alimenti con masochista voluttà. Hai perso fiducia in te stesso, negli altri, nella vita. Temi che ogni tua parola, ogni tuo gesto possano ritorcersi contro di te, e nelle parole e nei gesti altrui vedi solo inganni e minacce. La notte non chiudi occhio in balìa di fantasmi, di fobie, di rimorsi.
Il volto del passato si muta in ghigno, quello del presente si volge in corruccio, e il futuro sembra inghiottirti. Ti chiudi in te stesso, ti crogioli, e ti senti in colpa verso l’umanità, quasichè fossi l’arbitro dei suoi destini. Non vorresti più vivere, ma la morte ti sgomenta. Pensi che tutto sia finito, che non ci sia più niente da fare, che la tua sorte sia segnata. Temi che il ”cane nero” – come lo chiamava Churchill, grande depresso – ti artigli e ti addenti, dilaniandoti le viscere e straziandoti l’anima disperata.
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Che fare contro il ”male oscuro”? Parliamone col professor Giovanni Battista Cassano, psichiatra principe all’Ateneo di Pisa.
Cos’è la depressione?
«Una malattia del cervello. Un’alterazione dell’umor nero. Ma bisogna distinguere».
Fra?
«Depressione primaria e depressione secondaria».
La causa di questa?
«Spesso, una lesione organica nota».
Cioè?
«Un tumore o una patologia vascolare del cervello. Ma anche l’uso di ipotensivi, di antibiotici, di ormoni».
E la depressione primaria?
« la conseguenza di un’alterazione, di una disfunzione di zone del cervello non ancora ben definite».
La zona più coinvolta?
«La destra, che presiede alla sfera affettiva. L’umore oscilla dal polo del piacere, della soddisfazione, della potenza a quello del dispiacere, dell’insoddisfazione, dell’impotenza».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Come si manifesta la depressione?
«Chi ne soffre diventa abulico. Perde l’appetito, dorme male, non ha più rapporti sessuali. Ogni sua facoltà si paralizza. Fluttua fra stati d’animo contraddittori: va dal panico all’ossessività, dalla bulimia all’anoressia, dalla tensione cefalalgica allo sfinimento. Un senso di abbandono, di frustrazione. Il depresso perde energia vitale. E a farne le spese sono i processi associativi e percettivi. L’attività motoria rallenta».
Altri sintomi?
«La faccia del depresso è un’infallibile spia del male. Faccia assente e mesta. Gli occhi perdono vivacità; lo sguardo, espressione».
E la voce?
«Si fa fiacca, monocorde, bisbigliata. E cambia anche la mimica».
Come?
«Diventa lenta, monotona, automatica».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Il depresso insomma si estrania totalmente dal mondo.
«Se tifoso, non va più allo stadio. E che la sua squadra vinca o perda non gli fa né caldo né freddo; non legge più le pagine sportive e non commenta con gli amici i risultati delle partite. Si trascura e non si cura. Se soffre di diabete, non fa l’insulina. Se ha mal di cuore, non va dal cardiologo».
Il paziente è consapevole del proprio stato?
«Nel cinquanta per cento dei casi, no. Anche per questo la depressione è stata definita ”male oscuro”».
Da chi?
«Da Giuseppe Berto, in una delle sue opere più famose. ”Il male oscuro”, appunto. Berto soffriva di attacchi di panico e i medici non lo capivano e non lo prendevano sul serio. Si vendicherà mettendoli in ridicolo e alla berlina».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Le cause più comuni di depressione?
«Le perdite affettive, professionali, economiche. Uno smacco appanna la nostra immagine, ferisce il Narciso che è in noi, L’uomo ha un forte, ancestrale legame col mito e con i genitori. E ha da sempre un grande terrore».
Che terrore?
«Quello di essere estromesso, bandito dal gruppo».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• La depressione può portare al suicidio?
«Sì. E più l’uomo che la donna. Il malato sale in macchina, si mette al volante, preme l’acceleratore e cerca la morte, simulando l’incidente stradale».
Il depresso è un egoista, un egocentrico?
«Sì, ma non se ne rende conto. Crede di appartenere all’aristocrazia della sofferenza. Si considera migliore degli altri».
Ma vuole o non vuole guarire?
«Crede di non volere, ma anche di non poter guarire. Si autoconvince che questo è il suo destino».
Il passaggio dall’euforia, dall’eccitazione, alla disforia, cioè all’abbattimento, è lento o repentino?
«Può essere lento, ma può anche essere repentino».
Le ore più critiche?
«Quelle del mattino. Dopo un cattivo sonno, il depresso si risveglia sfinito, disperato».
In quali mesi dell’anno si sente peggio?
«In quelli primaverili e autunnali: maggio-giugno e settembre-ottobre».
Perché?
«Le variazioni climatiche stressano il suo cervello».
E in quali mesi dell’anno si sente meglio?
«In quelli estivi: luglio e agosto».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Quanto dura in media una depressione?
«Un episodio varia dai quattro ai sei mesi».
Quando la si può definire cronica?
«Dopo due anni».
Ma può durare anche di più.
«Sì».
Col rischio di ricadute?
«Il ”cane nero” può sempre risvegliarsi».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Chi è più esposto alla depressione: i giovani, i meno giovani o gli anziani?
«I giovani. Ma ci soffrono da sempre».
Stando alle statistiche, il ”male oscuro” non risparmia nemmeno i bambini.
«Che diventano tristi, schivi, sciatti. Non giocano più né soli né con i compagni. Non guardano più la televisione. Si chiudono in se stessi».
C’è quindi un nesso fra pubertà e ”male oscuro”.
«Nella pubertà il cervello si modifica, si trasforma. E il sesso esplode in modo dirompente».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• A che età la donna è più minacciata?
«Intorno ai trent’anni. Soprattutto dopo un parto».
Perché?
«Per la grave crisi d’astinenza indotta dalla fuoriuscita della placenta».
E durante la gravidanza?
«La donna incinta non ha più ansie. Il cervello è invaso da ormoni steroidei, ansiolitici e antidepressivi».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Il ”male oscuro” colpisce più i poveri o più i ricchi?
«Nelle forme bipolari, i ricchi».
Miete più ”vittime” fra gli intellettuali o fra gli analfabeti?
«Nella forma bipolare, fra gli intellettuali: in quella unipolare, cioè prevalentemente depressiva, fra gli analfabeti».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Le depressioni sono curabili?
«Curabilissime».
Come?
«Con i farmaci e con l’elettroshock».
Quali farmaci?
«Gli antidepressivi. Ad esempio, i triciclici, che agiscono sui neurormoni, ”messaggeri” fra le cellule nervose».
E gli ansiolitici?
«A base di benzodiazepine, sono farmaci piuttosto selettivi, con un potere calmante, miorilassante, ipnotico, antiepilettico».
E il litio?
«Il ”sale dell’equilibrio” induce sedazione e riduce le oscillazioni del tono affettivo».
Ma gli psicofarmaci hanno parecchie contro indicazioni.
«Gli effetti collaterali non mancano, per cui vanno somministrati con oculatezza».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Quando s’impone l’elettroshock?
«Nelle forme più gravi e ostinate, quando i farmaci non sono efficaci. L’elettroshock, inventato da Bini e Cerletti (ma perché l’hanno chiamato così?), diventa allora l’extrema ratio. Ma un’extrema ratio che risolve il novantacinque per cento dei casi».
Si fa sotto anestesia?
«Di pochi secondi. La crisi epilettica produce la benefica scossa».
Perché questo metodo di cura è tanto demonizzato?
«Perché ci sono in gioco grossi interessi. Oggi chi pratica l’elettroshock è visto come un torturatore, che si condanna all’impopolarità».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Le depressioni più resistenti ai farmaci?
«Le psicosi maniaco-depressive con pazienti ciclici rapidi, che passano, nell’arco delle ventiquattr’ore, dalla depressione all’eccitamento. Ma resistenti ai farmaci sono anche le depressioni che colpiscono chi è affetto da altre patologie».
Quali?
«Il cancro del pancreas, ad esempio».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• I manicomi andavano chiusi?
«Non basta una legge – quella del maggio – a mutare la realtà. Si possono costruire scuole, ma poi ci vogliono i docenti in cattedra. Si possono costruire stadi, ma poi ci vogliono i giocatori in campo».
Manca insomma una cultura psichiatrica.
«Sì».
Colpa di chi?
«Di chi ha negato la malattia mentale».
E chi ha negato la malattia mentale?
«Studiosi di varie correnti: dai cattolici agli estremisti di sinistra. I quali hanno sostenuto che il malato mentale era un frutto della società che lo rifiutava e lo emarginava. La psichiatria è una branca della medicina, non della filosofia. Ha fatto enormi progressi, e a questi la legge deve adeguarsi».
Se certi psichiatri si fossero affidati alle sue cure avrebbero fatto quel che hanno fatto?
«Essi hanno fatto le loro scelte, ispirandosi a movimenti americani e inglesi che oltre Atlantico e oltre Manica sono falliti».
E perché in Italia hanno avuto tanto successo?
«Perché in Italia la critica non si esercita. O non si esercita abbastanza».
Anche nei confronti della psicanalisi?
«Non giudico la psicanalisi. Riconosco che è opera di grandi cervelli, che hanno dato vita a un grande movimento culturale».
Purtroppo, gli epigoni...
«Gli epigoni, lasciamoli stare. Una cosa è certa: come terapia psichiatrica, come metodo di cura delle malattie mentali, la psicanalisi si è rivelata totalmente inefficace».
Come scienza quindi non esiste.
«Non esiste perché non si può smentire nè provare».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Psicanalisti e psichiatri a parte, esistono cervelli normali?
«Stando alle statistiche, no. Secondo dati del 1995, il quarantotto per cento della popolazione soffre, nell’arco della vita, di una malattia mentale».
Stime attendibili?
«Se peccano, peccano per difetto».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Ma cos’è il cervello?
«Un organo complessissimo, paragonabile al cielo stellato. fatto di decine di miliardi di cellule collegate con un’infinità di relais. Sa quanti recettori contiene una cellula?».
Quanti?
«Trenta-quarantamila. Ognuno con una serie di reazioni a catena che vengono memorizzate. Come si può pensare che esista un cervello normale? C’è sempre un plus, un minus, un bis».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• I nostri antenati come tenevano a bada il ”male nero”?
«Con l’elleboro, il nepente e altre erbe. Ma utilizzavano anche la musica e la poesia».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• I grandi depressi della storia?
«Il primo re d’Israele Saul, Aiace Telamonio, Aristotele, Cesare, Dante, Michelangelo, Shakespeare, Lincoln, Churchill, De Gaulle. E Mussolini».
Mussolini?
«Lo sa che tentò almeno tre volte il suicidio? La prima, era bambino. Si sarebbe persino buttato in un fiume».
Ma anche John Kennedy soffriva di depressione.
«Prima d’incontri importanti assumeva anfetamine, stimolatrici del sistema nervoso centrale. Affrontava così più risolutamente i problemi».
Era timido?
«La timidezza patologica colpisce dal sei al dieci per cento delle persone. E meno male».
Meno male perché?
«Senza la timidezza, e la paura che ad essa si accompagna, il mondo sarebbe un campo di battaglia, un eterno mattatoio».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Fino a che punto la timidezza patologica è disabilitante?
«Fino al punto di provocare una depressione.
Come si cura?
«Con gli antidepressivi. Ma c’è anche chi ricorre a droghe».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).
• Perché la politica italiana è così deprimente?
«Perché non siamo competitivi. Il Paese è drogato e viziato, succubo di modelli stranieri, soprattutto americani. Per certe cose è come se fossimo in un manicomio».
Ma anche in un bordello, in un luna park, in un circo equestre.
«No: in un manicomio».
(Prof. Giovanni Battista Cassano a Roberto Gervaso).