Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 5 maggio 1997
«Se mi restassero solo tre bersagli per chiudere la mia carriera di ”intortatore”, le mie vittime sarebbero il Papa, il ministro degli Interni francese, Charles Pasqua, e il vostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi
• «Se mi restassero solo tre bersagli per chiudere la mia carriera di ”intortatore”, le mie vittime sarebbero il Papa, il ministro degli Interni francese, Charles Pasqua, e il vostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Per il primo avevo preparato quasi tutto il piano per accoglierlo come si deve in occasione di una sua visita a Bruxelles, prevista nel maggio scorso, ma lui ha pensato bene di scivolare su una saponetta. La sua visita è stata rimandata, ma non rinuncio al progetto. Quanto a Charles Pasqua, non ci manca molto. Con Berlusconi, le cose si sono un po’ complicate da quando è primo ministro, la sicurezza intorno a lui si è rinforzata, ma io non demordo, anzi se qualche lettore italiano ha delle buone idee...» (Noel Godin a Giovanni Firmian).
• Il linguaggio è quello di un anarchico dei tempi eroici e le vittime prescelte anche. Ma Noël Godin, belga cinquantenne, paffuto e gioviale, non tira bombe, non spara o non pugnala: le sue vittime le colpisce con squisite torte alla crema, preparate da uno dei migliori pasticcieri di Bruxelles, e spinge il suo zelo fino a far togliere il nocciolo di eventuali ciliegie della decorazione per evitare nel modo più assoluto di fare del male a chi viene colpito dai suoi proiettili.
• Noël Godin, in arte «Georges le Gloupier», una parola chi in francese non significa nulla ma che ha un suono che ricorda quello di «goloso» e di «scivoloso» nello stesso tempo, ha cominciato la sua carriera nel lontano 1969, prima vittima la scrittrice Marguerite Duras, e l’ha conclusa, per ora, si intende, con Jean-Pierre Elkabach, l’equivalente francese del professore Claudio Dematté, il presidente della Rai, colpito in pieno mentre assisteva al torneo di tennis del Roland Garros. Fra i due personaggi, una bella serie di vittime illustri, da Jean Luc Godard a Marco Ferreri, passando per il filosofo Bernard Henri-Lévy (colpito quattro volte), Maurice Bejart, il famoso coreografo, e perfino il celebre guru indiano Maharashi.
• Racconta Noël Godin a proposito delle sue incredibili prodezze: «Erano gli anni intorno al ’68 e lavoravo come critico cinematografico nell’unica rivista di spettacolo belga, una pubblicazione cattolica da quattro soldi intitolata ”amis du film” che non passava le frontiere del Paese. All’epoca invitavo operari e impiegati a sabotare il loro lavoro. Da parte mia, come proletario intellettuale, sabotavo nel mio piccolo.
«In cinque o sei anni ho pubblicato circa duecento interviste completamente inventate, ho recensito film che non avevo visto e addirittura film inesistenti di cui inventavo trama, protagonisti e perfino foto di scena che montavo e scattavo con l’aiuto di amici».
• «Fra i personaggi che avevo inventato c’era Georges le Gloupier, un tipo bizzarro che, nei festival cinematografici, si divertiva a prendere a torte in faccia attori e registi. Con un gruppo di amici, abbiamo deciso di dare vita a un vero Georges le Gloupier e, per continuare l’opera di sabotaggio intellettuale, abbiamo deciso che la prima vittima doveva essere Marguerite Duras, tipica rappresentate della letteratura vuota e «torte» (in francese significa noiosa ma anche torta, n.d.r.), il bersaglio ideale.
«L’operazione si è felicemente conclusa l’11 novembre 1969, all’Università di Lovanio, quando venne per presentare il suo film Detruire dit-elle» (Noel Godin a Giovanni Firmian).
• Ma non bisogna pensare che Noël Godin abbia passato metà della sua vita a prendere a torte in faccia il prossimo o a scrivere per un piccolo giornale di cinema. Proprio sul cinema, Godin ha una cultura mostruosa e i suoi articoli pubblicati da ”Ciné Revue” e ”Visions” sono considerati tra i più autorevoli. Ma non c’è niente da fare: il lato sovversivo riesce sempre a prevalere, così, due anni fa ha dato alle stampe una Antologia della sovversione assoluta, una somma delle sue conoscenze in materia di testi «malvagi».
• Un’intera stanza della villetta che Noël Godin abita nel quartiere bohémien di Bruxelles è tappezzata dalle migliaia di cassette video che ha registrato e che contengono tutte le stupidaggini possibili e immaginabili, passate sul piccolo schermo dalle reti belghe e francesi in trent’anni: una sorta di Blob, fatto di inverosimiglianze, gaffes, errori madornali, papere celebri, bugie. Un repertorio impressionante al quale attingono giornalisti, scrittori, registi e le stesse reti Tv.
• Il giardino della villetta è allo stato selvaggio, il disordine in casa è pauroso, tutto farebbe pensare alla classica abitazione da scapoli, e invece Georges le Gloupier vive da quasi vent’anni con una compagna, Sylvie. Sua antica «assistente» ai tempi delle prime imprese, un po’ alla volta si è trasformata nel «grillo parlante» del vulcanico lanciatore di torte.
«Per fortuna, ogni tanto Sylvie mi apre gli occhi», dice Godin. « lei che mi fa capire che posso correre rischi, anche gravi, con le guardie del corpo, sempre più violente, di certi personaggi. Non è tanto la paura che finisca in galera, probabilità abbastanza remota, quanto quello che un gorilla, dai bicipiti dalle dimensioni inversamente proporzionali a quelle del cervello, voglia veramente giocare a fare il Rambo della situazione».
• «Con quale criterio sceglie le sue vittime?», chiediamo a Godin. «In ogni settore scelgo, ma sarebbe meglio dire scegliamo (perché ormai siamo un nutrito gruppo di Georges le Gloupier), il peggio, il rappresentate peggiore, più egocentrico e ”montato” nel suo campo. Marguerite Duras in letteratura, come ho già detto. La pseudo filosofia, il pensiero intellettuale più flaccido e ripugnante hanno il loro simbolo ideale in Bernard-Henri-Levy. La danza che non dice nulla, ma che fa finta di passare messaggi, è quella inventata da Maurice Béjart, la canzone totalmente idiota è quella di Patrick Bruel, la televisione, in tutto quello che ha di più alienante, è rappresentata al meglio dal suo grande padrone, ex giornalista, per di più, Jean Pierre Elkabach. Nei cinema ci sono sfumature diverse fra Jean-Luc Godard, Marco Ferreri e Jean Delannoy, ma tutti si sono meritati la loro razione di panna montata» (Noel Godin a Giovanni Firmian).
• Perché Marco Ferreri?
«Anche se il personaggio in sé mi sembra estremamente simpatico e spesso molto critico nei confronti dell’extablishment, i suoi film li trovo invece soporiferi e mortalmente noiosi, con qualche rara eccezione del primo periodo. Trovo che sia il migliore interprete del vuoto di un certo cinema italiano di contestazione. Si è ripreso recentemente con La casa del sorriso . Evidentemente la torta gli ha fatto bene» (Noel Godin a Giovanni Firmian).
• Come reagiscono, in genere, le sue vittime?
«Alcune con filosofia, altre male, altre ancora malissimo. L’unico che è stato capace di riderci sopra è stato Jean Luc Godard. Chi ha reagito nel modo peggiore è stato Bernard-Henri Lévy.
anche l’unico che ha avuto diritto a quattro torte, malgrado sia diventato isterico da girare, nelle manifestazioni pubbliche, circondato da guardie del corpo ”autorità”. Ma, come tutti hanno visto l’ultimo Festival di Cannes, non sono servite a niente. Georges Gloupier ha colpito, e colpirà ancora.
«La reazione più divertente, per me, ovviamente, è stata proprio quella di Marco Ferreri che, poco dopo essersi ripulito dalla panna montata, ha convocato una conferenza stampa dove ha detto di avere le prove che l’attentato contro di lui era stato ordinato dalla Cia. E parlava seriamente».
(Noel Godin a Giovanni Firmian).
• C’è stato almeno uno dei suoi bersagli che, in secondo tempo, ha ammesso di aver meritato la torta in faccia?
«No, nessuno ha mai dichiarato che la torta gli spettava di diritto. Solo Godard mi ha difeso da un animatore televisivo che gli stava dicendo che era stato la vittima della violenza di un pazzo. ”La considero una gag degna dei vecchi film comici, di Mack Sennet, non c’è stata nessuna violenza e la crema era davvero di prima qualità”. stata la sua risposta. Non solo, ha anche scritto alla dichiarazione del Festival di Cannes di revocare l’espulsione a vita che aveva decretato nei miei confronti e di farmi restituire la tessera stampa. Un vero gentiluomo.
«Alcuni mi hanno mandato il conto della lavanderia e soltanto uno, Alain Boverini, nullità assoluta, ma molto piena di sé, del giornalismo televisivo di cinema, ha sporto denuncia.
«Devo anche dire che, a parte il solito Bernard-Henri Lévy, nessuno dei nostri bersagli ha mai voluto parlare pubblicamente della sua disavventura. Il solo Godard, come sempre, ha fornito ai ”Cahiers du cinéma”, per il numero speciale che la rivista gli dedicava, una sua foto con la faccia ben spalmata di panna» (Noel Godin a Giovanni Firmian).
• All’inizio del nostro incontro, lei ha parlato del Papa, di Silvio Berlusconi e di Charles Pasqua. Fino a oggi lei si è occupato piuttosto del mondo della cultura e dello spettacolo. Sono solo obiettivi, più ambiziosi o ha deciso che è il momento di occuparsi di politica?
«Mi sono già occupato di politica, in America, quando, negli anni Settanta, ho lanciato i miei strati di crema su Abraham Beanne, sindaco di New York, su Eldridge Cleaver, ex leader delle Pantere Nere, un tipo troppo pieno di sé, sul governatore della California Edmund Brown. Ho decorato di panna, in Belgio, il ministro Edouard Poullet e, anche se non si tratta di politici in senso stretto, ho anche ”decorato” il capitano Mark Phillips, allora marito di della principessa Anna d’Inghilterra , e Billy Carter, il fratello scemo di Jimmy. Ma erano piccoli diversivi. D’ora in poi ho deciso, con tutti gli altri Georges lo Gloupier, di dedicarmi alla politica e allo sport» (Noel Godin a Giovanni Firmian).
• Perché alla politica?
«Sono convinto che, se un tribuno opportunista come Adolf Hitler, all’inizio della carriera, avesse ricevuto in pieno sui baffetti una torta alla crema ogni volta che prendeva la parola nelle birrerie di Monaco, non sarebbe riuscito a diventare il mitico dittatore plebiscitato da tutto un popolo che era. Gli attentati alla crema l’avrebbero talmente ridicolizzato che il suo prestigio non sarebbe riuscito a sopravvivere» (Noel Godin a Giovanni Firmian)
• Lei ha parlato di Hitler, ma nei suoi piani immediati non fanno cenno a fascisti notori come, per esempio, Jean Marie La Pen. Perché?
«Hitler era agli inizi e nessuno poteva immaginare cosa sarebbe diventato. Gente come Jean-Marie Le Pen, Alessandra Mussolini o il capo dei vostri fascisti, Gianfranco Fini, conoscono bene i valori, se proprio vogliamo chiamarli così, che difendono. Loro vanno puniti in un altro modo» (Noel Godin a Giovanni Firmian).
• Perché allora, il Papa, Berlusconi e il ministro Pasqua?
«Perché si sentono onnipotenti, perché fanno del male all’umanità convinti che tutto sia loro permesso grazie al potere che gli è stato delegato da persone ignoranti ma in buona fede. Una torta in faccia a Jean-Marie Le Pen lo farebbe diventare ancora più settario. Una torta in faccia al Papa farebbe diventare settari solo alcuni dei suoi seguaci più intolleranti, tipo quella fanciulla con la croce di Vandea al collo a capo della vostra Camera (Irene Pivetti, n.d.r.). Papa Wojtyla la prenderebbe, forse, come una manifestazione di giustizia divina».
«Charles Pasqua è un uomo troppo intelligente per scaricare la colpa su altri» (Noel Godin a Giovanni Firmian).
• «Silvio Berlusconi sarebbe invece, se mi si concede il termine, la ciliegina sulla torta personale di Georges le Gloupier, quella che mangia con gli amici, davanti a un buon boccale di birra belga, per festeggiare la riuscita dell’ipresa.
«Silvio Berlusconi è troppo sicuro di sé, troppo sorridente, troppo di successo, troppo di troppo, per non avere bisogno di una lezione, fin da quando si occupava solo di televisione e di ammucchiare quattrini. So che metà dell’Italia è in ginocchio davanti a lui, ma credo che l’altra metà farebbe volentieri un brindisi a Georges le Gloupier, se gli riuscisse il colpo» (Noel Godin a Giovanni Firmian).
• Ha già un piano per tutti e tre?
«Per il Papa, il piano è lo stesso che avevamo previsto per il maggio scorso. Si tratta solo di aspettare. Per Charles Pasqua, siamo ai dettagli finali. Quanto a Berlusconi, abbiamo già alcune idee, ma è un piano che verrebbe a costare parecchio.
«Siamo quindi alla ricerca di uno o più sponsor, e anche di eventuali collaboratori italiani che possono mettersi in contatto con me (Monsieur Noël Godin, fax 0032-2-2179845, n.d.r.) non solo per aiuti finanziari, ma anche con idee o proposte di partecipazioni. Se Georges le Gloupier dovesse spostarsi in Italia per colpire, avrebbe bisogno di interpreti e di esperti in logistica. Nell’attesa, ci manterremo in allenamento con Bernard-Henry Lévy» (Noel Godin a Giovanni Firmian).
• Ha parlato anche di colpire lo sport...
«Lo sport come manifestazione in sé, come show-business, non lo sport come competizione leale . Quindi i singoli atleti durante le manifestazioni non saranno obiettivi delle nostre azioni. Tirare una torta su un corridore in fuga durante il prossimo Tour de France non sarebbe corretto nei suoi confronti, sarebbe un gesto di violenza che potrebbe diminuire le sue capacità atletiche e di concentrazione verso gli avversari. Ma inondare di torte alla crema tutto il plotone in un momento tranquillo della corsa, questo si. giusto e corretto» (Noel Godin a Giovanni Firmian).
• C’è qualcos’altro che le piacerebbe ottenere con le sue gesta, oltre al castigo morale della vittima?
«Vorrei tanto che venisse aggiunto un trentunesimo articolo ai trenta esistenti sulla Carta dei Diritti dell’Uomo. Dovrebbe dire così: ”Ogni essere umano ha il diritto e il dovere di intortare chiunque volesse impadronirsi di qualsiasi potere in grado di rincretinire e di sfruttare il prossimo per i propri bisogni”» (Noel Godin a Giovanni Firmian).