Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 21 aprile 1997
Giancarlo, di anni 48, impiegato, abitante in via della Luce 41, quartiere Trastevere
• Giancarlo, di anni 48, impiegato, abitante in via della Luce 41, quartiere Trastevere. In memoria della madre sua Elisabetta, scomparsa nel 1979, detto er fijo de mamma Lisa. Stava perdendo i capelli e cercava di non farlo vedere. Ammirazione affettuosa dei vicini - però - per la sua gentilezza e bellezza. Altro giudizio: un ragazzone. Ma sempre solo, purtroppo. E metodico: usciva la mattina, comprava il giornale, passava dalla tabaccaia, pigliava le Diana, qualche battuta, saliva sull’Alfa Gialla, partiva per l’ufficio al Casilino, ditta Serono. Dopo un po’ passava la sorella Augusta, che andava a rifargli il letto e preparargli la cena. Ragazze niente, passatempi niente. Ritrovato per terra tra la camera da letto e la cucina, tutto nudo a parte un paio di calzini blu ai piedi e la sciarpa rossa davanti alla bocca, piena di sangue. Polsi legati dietro la schiena con un filo elettrico. Percorso del filo: dai polsi intorno al collo, poi alle caviglie ben strette, infine alla spalliera del letto. Deduzioni ricavate dalle goccioline di sangue che arrivano fino al letto: ha cercato di trascinarsi, s’è mosso, muovendosi il filo gli è entrato ancora di più nella carne. Stordito con un colpo alla nuca, infatti ha un’ecchimosi dietro la testa e lì vicino c’è un bottiglione spaccato. L’assassino ha messo i piedi nel sangue, ci sono le impronte dappertutto. La sera prima l’hanno visto passeggiare alla Festa de’ Noantri, in mezzo alle bancarelle, piuttosto allegro (Roma, sabato 21 luglio 1990).
• Andrea, di anni 49, operaio. Sposato, cinque figli, la moglie Annamaria Martucci vive con fastidio il fatto che al marito piacciano a un tratto gli uomini. Lui se ne va perciò dalla casa di via Colleferro 35 in Guidonia e si trasferisce in via delle Ginestre 28, frazione Collefiorito. Questa sarebbe la casa del figlio maggiore Franco, il quale non ne vuol sapere neanche lui del padre e, pur di non vederlo, se ne torna a stare dalla madre. in questa frazione di Collefiorito che viene ritrovato cadavere, morto da più di una settimana e già in decomposizione, nudo a pancia in giù sul letto, mani e piedi legati, quattro coltellate alla schiena, una in testa e una alla gola che ha tagliato la giugulare. In casa due film porno tutti interpretati da uomini, un’agendina fitta di nomi maschili. Nessuna traccia della Seat Marbella rossa targata Roma. I vicini, interrogati, dicono di non aver notato nessun viavai particolare. L’uomo era tranquillo. Pagava il condominio puntualmente (Roma, sabato 26 dicembre 1992).
• Dante, di anni 50, critico teatrale e docente universitario. Una foto, pubblicata dai giornali, lo mostra meravigliosamente sorridente e buffamente somigliante a Charlie Chaplin. Ai cronisti che interrogano, gli amici rispondono in un solo modo: cordiale, discreto, disponibile nel senso più pieno della parola, gli studenti andavano senza problemi a casa sua, in via Livorno 36, un appartamentino da trecentomila al mese, piccolo piccolo, semi interrato dove poi lo trovò la sorella insospettita dal fatto che lo chiamava al cellulare e quello non rispondeva, stava infatti in casa sua col corpo infilato sotto al letto fino alla vita, i piedi che spuntavano fuori ancora infilati nelle scarpe, i pantaloni addosso, ma senza camicia, il busto coperto da una canottiera rossa. Strangolato col filo del telefono. Uno lo teneva fermo e un altro lo ammazzava? Può darsi. Ha dei tagli e delle unghiate piuttosto caratteristici sulle braccia. Era anche abbastanza robusto per difendersi. Pagava i ragazzi? Assolutamente no. Nella casa nessuno ha rubato niente, ma non si è mai più trovato il telefono cellulare (Roma, giovedì 17 ottobre 1996).
• Giancarlo di anni 64, bancario in pensione e vedovo da quattro anni. Frequentatore di locali notturni. Una sera, in un night di via Gregoriana, conosce Mimmo il Tarantino, al secolo Cosimo Semeraro, di anni 30, e Adriano Cavallo di anni 25, camerieri tutti e due. Se li porta a casa e li impressiona con il lusso dell’appartamento, sito in via Clitunno, cioè dalle parti di corso Trieste, zona residenziale. Dentro ci sono quadri, argenterie e preziosi d’ogni tipo, di cui il Carnevali è collezionista. I due camerieri, dopo che lui s’è spogliato nudo e s’è sdraiato sul letto, lo strozzano con una cravatta e scappano con tre quadri e due tabacchiere d’argento su cui sono incise le lettere ”C.G.”. Presi pochi giorni dopo a Milano mentre cercavano di vendere la refurtiva. S’erano fatti fare dei documenti falsi e volevano fuggire all’estero. Un altro tizio, Riccardo Schiavi di anni 21, che li aveva aiutati a scappare, è stato preso in casa di un amico, di mattina, mentre stava sniffando cocaina (Roma, martedì 30 marzo 1993).
• Mario, di anni 67, direttore d’hotel in pensione. Benestante, eppure aveva subaffittato una stanza di casa sua (via Filippo Turati 163) a un bancario di 35 anni. prezzo: mezzo milione al mese. Rientrato un giorno alle cinque e mezza del pomeriggio, l’inquilino trovò il suo padrone di casa in camera, steso per terra su un fianco, addosso slip e accappatoio, piedi serrati da una corda, mani legate dietro la schiena, bocca tappata da un bavaglio di nastro isolante, un’ecchimosi in testa. Forse è morto soffocato, per via del nastro isolante. Stranezza: mentre l’assassino lo finiva, il palazzo era pieno di vigili del fuoco e poliziotti chiamati da una donna che era rimasta chiusa fuori di casa (Roma, giovedì 5 dicembre 1996).
• Gennaro di anni 48, steward dell’Alitalia, abitante in Roma, piazza del Fico 22. Qui la polizia trova: tre bicchieri di cristallo di Boemia mezzi pieni di vino sul tavolo basso che sta davanti al divano; sul medesimo tavolo un pacchetto di sigarette nazionali e un posacenere pieno di cicche; parecchio disordine; vassoi e soprammobili rovesciati sulla moquette; quadri spostati o divelti dalle cornici; cassetti rovesciati. La donna di servizio dice che mancano lo stereo, il televisore a colori da 16 pollici, certe stampe d’autore, ninnoli d’argento e altri preziosi, soldi, il Rolex d’oro. Cadavere: prono sul divano liberty, immobilizzato con un pullover annodato ed un cordone da passamaneria, caviglie sotto la gola, mani sotto la pancia, imbavagliato con un foulard troppo stretto, picchiato, un occhio gonfio. Morto quasi certamente per via del vomito che, impedito dal foulard, è rifluito nella trachea. Cordoglio del vicinato, che rammenta la sua eleganza, la sua discrezione. Anche il negoziante di vini sotto casa: dice che quel prosecco l’ha comprato lì la sera prima. Due bottiglie (Roma, sabato 10 gennaio 1985).
• COGO Adriano, di anni 20, tossicodipendente. Qualche marchetta per tirare avanti. Mingherlino, curato invano nella comunità di Pioppeto in Emilia Romagna, conosce a Villa Borghese uno che è il contrario di lui, grande grosso e violento, e pure psicotico paranoide. Costui, di nome Alessandro Ingegneri, se lo porta a casa in via Castro Pretorio 30, dice che lì si può stare perché i genitori sono in vacanza a Perugia, per Adriano va bene, non ha nessun posto dove andare. Dormono in camere separate, ma una decina di giorni dopo, verso le otto del mattino, Alessandro chiama la polizia e scappa con il marsupio dove tiene i soldi e tamponandosi una ferita al ventre con un asciugamano. Gli agenti trovano Cogo sul divano, la coperta a fiori zuppa di sangue. Dice che l’altro l’ha accoltellato, muore poi durante il trasporto in ospedale. I poliziotti trovano tracce dell’avvenuto incontro sessuale (Roma, martedì 16 agosto 1994).
• Pietro, di anni 53, parroco della Chiesa del Sacro Cuore del Gesù a Ladispoli e responsabile del Campo Sportivo Maiemi. Molto attivo nell’assistenza agli extracomunitari, che accoglie nella casa di via delle Magnolie a qualsiasi ora del giorno e della notte. Allegro, pronto a fare del bene, amato da tutti. Ma da un po’ di tempo spesso in crisi, spesso preda evidente dello sconforto. La sera del 29 aprile 1995 è a casa di un parrocchiano per organizzare una gita da svolgersi il giorno successivo. La mattina dopo viene invece trovato morto nel bagno di casa sua, accasciato sul pavimento, attorno al collo una cinta di pantaloni assicurata alla maniglia della porta con un cordone da tenda, sul lato sinistro del collo una grossa macchia viola provocata da un pugno, sul naso un grumo di sangue rappreso. Altro sangue nel lavabo, sulla porta del bagno, sul cordone. Nessun segno di collutazione né di effrazione. Il portafoglio c’è, l’orologio d’oro pure. Manca però mezzo milione da un borsello. In una panca due videocassette porno. Pochi giorni dopo manette a Arthur Pelke di anni 22, polacco. Andato a trovare il parroco assieme ad altri sette o otto connazionali, era rimasto a dormire con lui e - a suo dire - s’era indignato per le richieste troppo insistite di una prestazione sessuale (Roma, domenica 30 aprile 1995).
• Emilio, di anni 65, arredatore in pensione, detto ”la Triestina”, coinvolto in un furto nel ’79 e in un affare di sfruttamento della prostituzione nell’87, ma benvoluto dai vicini i quali ripetono a tutti di quant’era educato e silenzioso. Campava adesso affittando le camere di casa sua in via del Boschetto alle coppiette omo oppure eterosessuali. Trovato poi un giorno da un amico suo che aveva le chiavi sdraiato nell’ingresso dell’appartamento in una pozza di sangue misto a materia cerebrale e frammenti di osso cranico. Secondo gli inquirenti colpito alla nuca di sorpresa. Portato agonizzante in ospedale, muore durante l’intervento chirurgico. In casa tutto è in ordine. La televisione è accesa. I due cani dalmata non hanno mai abbaiato (Roma, domenica 21 maggio 1995).
• Walter Norbert, detto ”Maga Magò”, di anni 54, cartomante. Tedesco di Hannover, leggeva le carte in piazza Navona. Indimenticabile: cappellaccio, mantello nero, riccioli biondi, occhi azzurri. Leggenda: tra i suoi clienti anche Moana Pozzi. Guadagnava bene: si trovarono un centinaio di milioni depositati alla Posta. Prendeva 300 mila per un consulto a casa. Si vantava di tirar su anche due milioni a notte. Sessualmente amante dei giovani dai tratti nordici e con la carnagione chiara. Per esempio gli slavi, che andava a pescare davanti agli ostelli di carità. Era poi generoso con costoro: a un russo di anni 25, col quale era stato qualche mese e che tutte le sere gli portava il banchetto in piazza Navona, regalò alla fine due milioni. Idem due polacchi, che gli promettevano sempre di ristrutturargli l’appartamento, si facevano dare i soldi e non combinavano mai niente. L’ultimo amante, lo jugoslavo Giovanni, scoprì il cadavere in casa sua, viale Trastevere 143, rientrando dal veglione di Capodanno, lui era tutto nudo con indosso solo un giubbotto di pelle, in mano il portafogli con dentro alcuni milioni in contanti, sette pugnalate, una delle quali decisiva al petto e le altre finite sulle braccia o sulle dita che aveva messo avanti per difendersi, l’assassino adoperò il coltello con cui avevano tagliato il panettone e lo nascose dopo sotto una pila di carte. Gli amici, interrogati, ricordarono di una macchina grigia che, pochi giorni prima, lo aveva urtato più volte e volontariamente mentre lui andava in motorino (Roma, giovedì 31 dicembre 1992).
• LINO Francesco, di anni 68, sette lingue parlate correttamente, a suo tempo interprete per le Ferrovie dello Stato, adesso in pensione. Patito delle opere, che ascolta fino a tarda notte. Abitante ad Aprilia, provincia di Latina, via Giusti 9, piano terra. Ai vicini che gli chiedevano chi fossero tutti quegli extracomunitari che si portava in casa, rispondeva: «Ma niente, mi aiutano a portare le borse della spesa». Di qui, una diffidenza generalizzata e l’ammonizione continua ai bambini di tenersi lontani «da quello del piano terra, e se ti rivolge la parola non gli rispondere». Trovato infine dalla cameriera riverso sul pavimento, mani e piedi legati davanti con un filo di ferro, nudo dalla cintola in giù e con addosso solo una maglietta, bruciature sulle mani, sui polsi e su altre parti del corpo, ferita alla nuca forse provocata da un corpo contundente. Dalla casa mancano: il videoregistratore, lo stereo. L’assassino ha lasciato stare le quattrocentomila lire del portafoglio. Un tunisino di 25 anni arrestato, poi rilasciato (Aprilia, venerdì 5 marzo 1993).
• Giuseppe, di anni 56, albergatore, originario di Rapallo. I dipendenti dell’hotel Luciano, vicino alla stazione Termini, non lo vedono per quindici giorni e chiamano la polizia. Lo trovano in casa sua, in via Tasso, sdraiato sul letto vicino a un fallo di gomma. Caos dappertutto, ma nessun segno di violenza, a parte un livido viola sotto la gola provocato da un colpo di karaté. Il pomo d’Adamo è stato spezzato. Manette infine a un Carlo Gabriele, da Erice, di anni 23, che vive facendo lo spogliarellista. Costui, nei giorni delle indagini, andava in giro raccomandandosi con tutti «di non metterlo in mezzo» (Roma, venerdì 15 settembre 1995).
• Emilio, di anni 64, costruttore, padre di due figlie. Ricco, dopo il divorzio se ne va ad abitare all’Infernetto, via Giuseppe Galligani 47, in una villa di tre piani. Vicino vivono attori, cantanti, giornalisti, gente molto su. La tenuta presidenziale di Capocotta non è molto lontana. Solitario, riservato. Si è fatto legare per il proprio piacere perché polsi e caviglie, stretti dal filo del telefono, non presentano segni di sfregamento. L’assassino gli ha premuto la mano sul naso e sulla bocca fino a soffocarlo, lo ha coperto con dei teli e poi ha frugato dappertutto in cerca di denaro, ha messo due quadri per terra nella speranza di trovarvi sotto la cassaforte. Ha portato via alla fine: un costoso orologio dell’uomo, un accendisigari d’argento, alcuni preziosi, qualche centinaio di dollari. Intatta l’argenteria. La Duetto Spider rossa parcheggiata in giardino non è stata toccata. La polizia ha cercato un Rafaz, polacco, di anni 23, ingaggiato qualche giorno prima come maggiordomo (Roma, domenica 16 agosto 1992).
• Vittorio di anni 52, regista televisivo, piuttosto noto, già aiuto di Squarzina, poi allo Stabile di Genova, quindi in Rai (Chi l’ha visto?, Linea verde). Divorziato, una figlia di 15 anni. Abitante in una villetta di un complesso residenziale di Rocca Priora, molto felice all’apparenza con i suoi cinque gatti e quattro cani, tra cui i suoi preferiti Blob e Doc. Una notte, tornando a casa a bordo della sua Ford Fiesta nera, dà un passaggio a un Robert polacco che fa l’autostop in pantaloncini jeans e maglietta verde. Viene trovato più tardi disteso sul suo letto, indosso una tuta rossoblu e delle calze bianche, il volto coperto da un asciugamano di spugna, ucciso da una sola coltellata vibrata con violenza dietro l’orecchio destro. con un coltello da cucina dalla lama molto appuntita lunga circa dodici centimetri. La polizia dice che l’assassino l’ha colpito nel sonno. Il coltello viene ritrovato sul lavabo del bagno. La Ford Fiesta nera parcheggiata in seconda fila a piazza Vittorio. Di Robert nessuna traccia (Roma, sabato 3 ottobre 1992).
• Claudio, di anni 49, parrucchiere. Basso, un po’ tarchiato, i capelli appena ossigenati. A Roma, dietro le baracche della Fiera del Libro, i maschi vanno qualche volta a orinare e si guardano l’un l’altro. Pavoni cercava soprattutto nordafricani. D’estate, eccolo a Capocotta, alla spiaggia dei nudisti. Suo sogno: acquistare una casa al mare e liberarsi del buco di venti metri quadri al quartiere Ostiense. Vende lo studio di via degli Aranci e va a lavorare a percentuale da Mammetti in piazza di Spagna. sicuro di farcela per via di una sua tintura speciale, molto apprezzata dalle clienti. Con i soldi ricavati dalla vendita di via dell’Arancio, compra una casa all’Idroscalo di Ostia, via Umberto Grosso 23, secondo piano, interno 7. Vede il mare dalla finestra, è felice. Dipinge le pareti di rosa, ma, prima che la tinteggiatura sia completata, si ritrova in slip e maglietta morto ammazzato sotto una finestra della sua casa tanto amata, supino e con gli occhi sbarrati, i polsi incrociati e stretti con il filo del telefono, le caviglie legate con un cavo elettrico strappato da una radiosveglia, al collo un foulard, sul capo ferite e grumi di sangue. Testa fracassata da vari colpi di portacenere, strisce rossastre dappertutto. L’assassino s’è pulito le mani con la sua canottiera e gli ha rubato quattrocentomila lire dal portafogli. Una famiglia di rumeni, che abita nel palazzo, ha sentito gridare: «Aspetta, aspetta!». Un’altra famiglia, di Testimoni di Geova, non ha sentito niente. Il fratello Fabio, di anni 48, e la madre di 86, vedova da poco, dicono che non stava volentieri con loro. Chi lo ha conosciuto racconta che si capiva la sua natura effeminata. Però era a modo (Roma, mercoledì 2 aprile 1997).
Venerdì 12 maggio 2006 è stato arrestato l’assassino Omar El Fizaoui, 31 anni, di Casablanca. Si trovava a Napoli, dove viveva di espedienti e prostituzione.
• Luciano, di anni 37, ingegnere, perito informatico, abitante in via Giorgio Pallavicino 30 (quartiere Portuense). L’assassino ha impugnato un portasciugamani, lo ha girato dalla parte della base, tutta in ferro, e con quella lo ha colpito nella zona compresa fra l’occhio e lo zigomo sinistro. Petrini stava sicuramente dormendo, perché non vi sono segni di resistenza. Il cadavere scoperto da Maurizio Scibona, suo ex amante, che aveva portato a spasso i due yorkshire. Entrato in casa e vista la scena è svenuto. Petrini era un uomo elegante, colto ed intelligente, che non si vergognava delle proprie inclinazioni. Consulente della Procura di Capaci per le perizie giurate sui computer di Giovanni Falcone nell’ambito delle indagini circa eventuali manomissioni degli archivi informatici del giudice. (Roma, giovedì 9 maggio 1996).
• Franco, di anni 52, funzionario delle Assicurazioni Generali di Venezia, distaccato presso la Sida, una società del gruppo, dove aveva l’incarico di istruire i nuovi assunti. Da circa un anno separato dalla moglie, dalla quale ha avuto tre figlie. Considerato dai vicini persona irreprensibile, frequenta i giardini di Piazza dei Cinquecento, nei pressi della stazione Termini, dove incontra amanti occasionali. Dopo una storia con un signore di mezza età, ha intrecciato una relazione con un uomo più giovane che vive al Casilino. Qui c’è anche la roulotte del suo vecchio amante che gli è ancora concesso di usare per i suoi incontri. Il delitto viene scoperto dai Vigili del Fuoco chiamati dai vicini perchè nell’appartamento al primo piano del 226 di via di Monteverde, dove vive Pizzarelli, è in corso un incendio. Per entrare i pompieri dovranno svellere le inferriate delle finestre perché l’appartamento è protetto con ben due porte blindate. Dentro c’è Pizzarelli riverso sul pavimento nel tratto fra il letto e la parete. in pigiama. Colpito alla nuca con una statuetta di bronzo, è stato poi strangolato con due giri intorno al collo del filo elettrico strappato da una lampada. L’incendio viene da lì: l’assassino, dopo averlo ammazzato, gli ha buttato addosso due lenzuola e le coperte e gli ha dato fuoco (Roma, sabato 11 maggio 1991).
• Francesco, di anni 53, venditore ambulante. Originario di Lentini, Siracusa, ha un banchetto a Porta Portese di dischi usati. Pregiudicato per reati contro il patrimonio. Trovato in via dell’Acqua Bullicante, vicino alla sua abitazione di via Dulceria 292, alle 2 e 30 circa di notte. a piedi scalzi, il torso nudo, indossa i pantaloni del pigiama. Il cranio gli è stato sfondato con un oggetto contundente (mai trovato). (Roma, martedì 28 marzo 1995).
• Giuseppe di anni 66, attore. Nel film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, a un certo punto Volontè scende nei sotterranei della questura e lo accompagna un brigandiere malinconico e sorridente, che gli descrive le voci - milioni di voci - raccolte laggiù e gli racconta l’amara vita del carabiniere, pochi soldi, molto lavoro, nessuna riconoscenza. Quel carabiniere è Pino Patti, al secolo Giuseppe Surrentino, un caratterista ben noto negli anni Cinquanta, col suo nasone, gli occhiali neri quadrati, in scena nei teatri d’avanspettacolo d’allora, l’Altieri, il Principe, l’Ambra Jovinelli. Portava il codino, pure non si sarebbe detto, a vederlo, che gli piacevano gli uomini. Lo hanno trovato, quando aveva 66 anni, nella monocamera con bagno e cucina di via Capasso 25, quartiere Appio Latino, la casa dove aveva convissuto con Felice Sardella, 48 anni, impresario teatrale presentato agli inquilini come un nipote. Sei pugnalate all’addome, al torace ed alla gola, dove gli era rimasto infilato un coltello. Un altro coltello, con la lama piegata e sporca di sangue, era stato gettato poco più in là. Dopo averlo ammazzato, l’assassino gli ha dato fuoco (Roma, giovedì, 1° novembre 1992).
• Livio, di anni 36, parrucchiere in casa prima e poi, dopo la proibizione di esercitare senza permesso intimatagli dai vigili urbani, venditore di cosmetici porta a porta. Casa in un villino di via Appia Pignatelli. I vicini parlano di un grande traffico notturno di uomini, alcuni dei quali con facce poco raccomandabili. Ammazzato dopo una cena con la madre, salutata a mezzanotte «perché ho un appuntamento». Alle tre del mattino la famiglia che abita sul suo stesso pianerottolo sente degli urli, è il parrucchiere che grida ”Aiuto mi stanno ammazzando”, chiamano il 113, aprono la porta, ed ecco un giovane, alto, snello, dai capelli castani lunghi fuggire con lo sguardo smarrito. Il parrucchiere è accasciato sul pianerottolo, ha ricevuto tre colpi alla schiena, di cui uno mortale che gli ha perforato il polmone. Muore prima che arrivi l’ambulanza. Le indagini non conducono a nulla, ma si parla di un uomo importante coinvolto nel delitto e viene acquisita agli atti la foto di due uomini, ripresi di spalle, che compiono un atto sessuale. I parenti, alla notizia di quello che è capitato al loro congiunto, non mostrano segni particolari di disperazione (Roma, venerdì 20 maggio 1994).