Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  febbraio 17 Lunedì calendario

Grozny - «Vuoi comprare una Mercedes 600? Praticamente nuova? Ventimila dollari, non c’è problema»

• Grozny. «Vuoi comprare una Mercedes 600? Praticamente nuova? Ventimila dollari, non c’è problema». Trenta milioni di lire per un’auto che in Italia ne costa duecentocinquanta? «Certo amico mio, non c’è problema. Oppure una jeep Grand Cherokee del ’96 per quindicimila dollari. Una Volvo 850 per diecimila. Scegli tu». Veramente non sono venuto a Grozny per comprare la macchina. E poi queste, a prezzi simili, saranno sicuramente auto rubate. Ma ammettiamo che fossi interessato, come la porto a casa? «Non c’è problema amico mio. La imbarchiamo a Novorossisk, in Russia, una giornata di viaggio per arrivarci e il gioco è fatto». Ma la Cecenia è circondata da ogni lato dalla Russia, tranne ottanta chilometri di frontiera invalicabile con la Georgia, montagne alte tremila metri... «Nessun problema, amico mio. Per noi la frontiera non è mai chiusa, la dogana non esiste, compra la Mercedes e te la porto dove vuoi».
• La prima cosa di cui ci si deve accertare quando si esamina un presunto fenomeno paranormale è se il fenomeno esiste veramente o no. Per esempio, se statisticamente l’astrologia non funziona; se l’omeopatia o la pranoterapia non guariscono; se i tarocchi non indovinano, se la luna non fa nascere più bambini, allora possiamo stracciare tutti i libri che tentano di spiegarne le cause. A questo punto la vera domanda da farsi sarebbe invece ”Perché la gente ci crede?”.
• La Mercedes, o qualunque altra cosa: anche una pistola col silenziatore da killer professionista, un’occasione a 500 dollari, 800 mila lire. Non c’è problema. Perché ora, finita la guerra (con la sconfitta dell’Armata Russa), archiviate le elezioni (con l’elezione a presidente di Aslan Maskhadov, ex-capo supremo delle forze guerrigliere), confermata l’indipendenza (anche se la Russia fa finta di non vederlo), la Cecenia si appresta a ridiventare quel che è già stata per tre anni, tra il ’91 e il ’94, nel periodo di pace fra l’autoproclamazione della sua sovranità e l’invasione ordinata da Eltsin: il più grande, più vario, più ricco duty-free del Caucaso, se non del mondo intero. «In quei tre anni, qui da noi potevi acquistare di tutto, a prezzi imbattibili», dice il commerciante del bazar di Grozny che vorrebbe vendermi la Mercedes. «Importavamo merci dall’Europa, dalla Turchia, dal Medio Oriente, dall’Asia. Senza tasse, dazi, dogana: un buon affare per noi importatori, un buon affare per chi comprava le nostre merci, un buon affare per tutta la Cecenia. E non solo per la Cecenia: da tutte le regioni confinanti, da tutta la Russia meridionale e da tutto il Caucaso, la gente veniva qui a fare acquisti, ”shopping”, come dite voi in Occidente».
• Un esempio: la ”pietra di Pozzuoli” è un blocco di marmo sul quale si dice sia stato decapitato San Gennaro, nel 305 d.C.; in una cavità vi sono tracce rosse, che diventerebbero più rosse e trasuderebbero in concomitanza col miracolo ”maggiore” che avviene a Napoli. Per secoli ci hanno giurato che in quella cavità vi sono tracce rosse, che diventerebbero più rosse e trasuderebbero in concomitanza col miracolo ”maggiore” che avviene a Napoli. Per secoli ci hanno giurato che in quella cavità succede veramente qualcosa di inspiegabile. Ora, come se nulla fosse, la Chiesa stessa ci assicura che la pietra è in realtà un altare paleocristiano di due secoli posteriore alla morte del martire, che la cavità contiene solo tracce di vernice rossa e di cera, e che è tutto frutto di suggestione.
• Le merci arrivavano via terra, e anche dal cielo: c’erano voli diretti settimanali tra Grozny e Istanbul, Dubai, Pechino, Beirut, Teheran, Varsavia, oltre che ovviamente da Mosca e mezza dozzina di città russe. Ma quanti aerei atterrassero a Grozny, e da quali paesi, nessuno lo sa esattamente.
• Un secondo esempio: l’immagine di Sant’Irene in una chiesa di Queens, New York, sarebbe stata vista lacrimare da più testimoni e in occasioni diverse. Ma come dimostrato da investigatori scettici, che hanno confrontato il quadro con vecchie fotografie, si trattava solo di rivoletti di vernice protettiva trasparente e secca sotto gli occhi dell’immagine. Erano lì da sempre, e nulla era cambiato, se non la suggestionabilità degli spettatori.
• Secondo un’indagine del Servizio Federale di Sicurezza, l’ex-Kgb, tra il ’91 e il ’94 sono arrivati in Cecenia 150 voli non autorizzati al mese. Abbigliamento, generi alimentari, arredamento, elettronica, ma anche, sostiene Mosca, armi e narcotici. Adesso che l’autorizzazione di Mosca non è più necessaria neppure formalmente, perché in Cecenia non è rimasto un singolo soldato, poliziotto, funzionario russo, il traffico aereo potrebbe diventare ancora più intenso. «Se conosci qualcuno interessato al progetto, organizziamo un volo diretto Roma-Grozny in un batter d’occhio» dice il commerciante. «Il direttore dell’aeroporto» spiega «è il mio migliore amico. Non c’è problema». Che i ceceni, e in generale i popoli del Caucaso, siano abili mercanti, è cosa nota da un pezzo. In era sovietica, Tbilisi, capitale della vicina Georgia, aveva un tenore di vita nettamente superiore al resto dell’Urss, grazie a un’economia sommersa, a un mercato nero, senza confronti in nessun’ altra parte del paese. Un’attività clandestina, illegale, che era il motore delle mafie caucasiche installate a Mosca: georgiani, armeni, azeri, e via via tutti i piccoli popoli del Caucaso, ceceni in testa.
• Che cosa si dovrebbe fare alle prime avvisaglie di ”lacrimazioni miracolose”? Chiudere l’immagine in un contenitore di vetro sigillato, piazzarvi davanti una telecamera o un apparecchio fotografico e tre testimoni degni di fede, e osservare se il fenomeno prosegue. La scienza potrebbe esprimere un parere solo su fenomeni osservabili, misurabili, riproducibili. Un fenomeno miracoloso che avviene un’unica volta nella storia, lo si può accettare solo per fede.
• Le accuse del Cremlino, secondo cui nei tre anni di indipendenza di fatto, prima dell’invasione russa, la Cecenia era uno stato criminale, un crocicchio di affari illeciti, un paradiso per il riciclaggio del denaro sporco, non erano lontane dalla verità. Ma fa lo stesso una certa impressione scoprire che dopo due anni di guerra, di massacri, di morti (50 mila solo tra la popolazione civile), di profughi (400 mila fuggiti dalle macerie, quasi metà della popolazione), di spaventosi danni materiali (150 miliardi di dollari è la somma considerata necessaria per ricostruire il paese), il duty-free ceceno ha già riaperto i battenti. Al grande bazar nel centro di Grozny puoi acquistare schiuma da barba Gillette, sapone Palmolive, profumi francesi, jeans Levi’s, bambole Barbie, false borsette firmate Versace o Valentino, false Lacoste, giubbotti, presumibilmente autentici, con gli stemmi delle maggiori squadre di basket dell’Nba o di football americano, televisori Sony, impianti stereo, videoregistratori, autoradio, cassette, Cd e videocassette ”pirata” con i più recenti successi della discografia e della cinematografia mondiali, oltre, naturalmente, a un arsenale di armi esposte tranquillamente sulle bancarelle: fucili a canne mozze, kalashnikov, fucili a pompa, pistole, coltelli da marines.
• Se, e solo se, succede ”qualcosa” si devono dapprima tentare alcune spiegazioni naturalistiche. Le cause semplici e note sono quelle da ipotizzare per prime come più probabili. Può trattarsi di umidità, infiltrazioni d’acqua, tubi che gocciolano? O ancora di ruggine, muffe, colle o vecchie vernici che affiorano? Invece pare che questi casi seguano un copione fisso e ben diverso. Vi è una persona (di solito il proprietario) che dice di avere visto l’immagine piangere; poi moltissime altre che vedono una immagine solo sporca di liquido, ma giurano di averla vista mentre lacrimava. Successivamente, sempre nella totale assenza di controlli tempestivi, intervengono, nell’ordine, il parroco e poi il vescovo. Si esprime grande prudenza e si formano commissioni di teologi. Le analisi del liquido confermano trattarsi di sangue umano, e la statua non risulta truccata. Così è andata a Civitavecchia dal febbraio 1995.
• Se c’è tanta abbondanza di merci, significa ”come vuole la regola di qualsiasi mercato – che c’è un pubblico con abbastanza denaro per comprarla. E per chi dubitasse che nei vicoli del bazar scorre un fiume di denaro, ci sono, tra un banco e l’altro, i cambiavalute, omaccioni in colbacco con mazzi di banconote da 100 dollari in mano, che comprano e vendono rubli come se fossimo nella ”piazza affari” di una Borsa finanziaria.
• Che cosa ha conferito a questo caso, poco diverso da altri, la risonanza che ha avuto? Forse la credibilità del proprietario della statua, maggiore di quella (scarsissima) di altri suoi ”omologhi”? La risposta emotiva del parroco spagnolo (che aveva regalato la statua acquistata a Medjugorje al gruppo di preghiera che si riuniva nella famosa villetta), e poi quella del vescovo? I fatti di violenza avvenuti in quella città pochi mesi prima? Un caso autoalimentato dai media? Poco importa. Ciò che è interessante è osservare come siano rispettati i paradigmi classici dei fenomeni paranormali.
• Ma questa non è una Borsa. Se alzi gli occhi dal vorticoso commercio dei vicoli, dal guerrigliero in uniforme mimetica col mitra a tracolla che discute il prezzo di un videoregistratore, vedi tutto intorno al bazar le macerie di una città demolita, metro per metro, dai bombardamenti a tappeto dell’aviazione e dell’artiglieria di Mosca. I russi hanno conquistato e poi perso Grozny ben tre volte. Per scacciare i ribelli non colpivano obiettivi militari o pseudo-tali: demolivano coscientemente edifici civili, abitazioni, perfino casette a un piano. L’effetto ottenuto è lo stesso dei bombardamenti della seconda guerra mondiale: non è rimasto più niente, nulla è sfuggito alle bombe. A parte l’atomica, dicono i ceceni, l’Armata Russa ha usato tutti i mezzi a sua disposizione per vincere la guerra, e l’ha persa lo stesso.
• Balletto delle testimonianze: la statua avrebbe pianto tre, nove, tredici volte, anche davanti a più persone; ma poi si scopre che «ognuno vedeva quello che voleva» (come ha detto il vescovo, mons. Grillo, alla trasmissione ”Misteri” il 3 aprile 1995); più testimoni giurano di avere assistito a lacrimazioni in atto nella stessa giornata, ma le foto scattate alla mattina sono uguali a quelle scattate la sera.
• Eppure, in mezzo alle rovine, commercio, affari e denaro sono già tornati nelle vie di Grozny. Nessuno ha un lavoro normale, nessuno riceve un normale salario, nessuno firma ricevute, nessuno paga dazi o tasse, e il gran bazar del Caucaso promette di crescere vigorosamente ogni giorno che passa. Il primo impegno del neopresidente Maskhadov è stato di stroncare la criminalità, riportare l’ordine nel paese: ma si riferiva al crimine più efferato, i sequestri di persona, le bande di ex-guerriglieri che, come capita in tutte le guerre, non hanno voglia di posare il fucile e continuano a usarlo per scopi di lucro privati. Nessuno a Grozny pensa seriamente che il ”mercato nero” stia per scomparire. Comunque vadano le cose nei rapporti con la Russia, comunque proseguano le trattative con Mosca sull’indipendenza, è molto probabile che per anni o decenni la Cecenia somiglierà alla Beirut del dopo guerra civile. Uno sterminato bazar. Il più grande duty-free del Caucaso. Dove entra di tutto e puoi comprare di tutto a prezzi imbattibili. Anche una Mercedes 600. «Non c’è problema», come dice il mio amico commerciante.
• Se i controlli sono efficaci, il fenomeno non avviene, e viceversa: la statuina della Madonna non ha lacrimato mentre era nel laboratorio universitario ove sono state eseguite le analisi del sangue, né quando la magistratura l’ha sigillata in un armadio. Avrebbe pianto ancora mentre si trovava nella casa del vescovo, che la teneva in un canestro, quando emozionati dalle profezie di una veggente, egli e altri ospiti hanno maneggiato la statua (la sorella ha anche toccato le lacrime rosse)...
• Purtroppo la necessaria mentalità da ”polizia scientifica” sembra del tutto estranea alle varie commissioni di teologi. Per quanto riguarda le analisi di laboratorio, produce grande effetto il fatto che il liquido rosso risulti essere sangue umano. Ma ciò è del tutto ininfluente. Una statua potrebbe piangere sangue, o lacrime, o latte, o olio... perché non è la natura del liquido essudato che interessa, ma le modalità di tale fenomeno. Certo, quando si scopre - come è il caso di Civitavecchia - che il sangue è di persona di sesso maschile, la credibilità del miracolo sembra ridursi quasi a nulla. Dio può tutto per definizione, ma se il Dna del sangue risultasse identico a quello di un membro della famiglia proprietaria della statuetta, quanti penserebbero ancora che non si tratta di un imbroglio?
• Infine, le radiografie rivelano che la statua non cela marchingegni. Il risultato è tradotto come «La scienza esclude possibili trucchi». Ma nei molti casi di frode documentata, chi voleva fare credere, per una fede malintesa, che una statua piangesse, si è limitato a sporcarla esternamente con un po’ di sangue. Basta prodursi un taglietto su un dito, oppure usare una piccola siringa o un contagocce... Spesso si chiede a un chimico come si fa a fare piangere una statua, suggerendo addirittura l’impiego di prodotti igroscopici, che assorbirebbero l’umidità dall’aria. Benché sia improbabile che tali trucchi vengano comunemente adottati, la sfida è invitante.
• Se proprio si volesse fare sgorgare dal nulla lacrime sugli occhi di una statua senza che servano buchi, pompette nascoste o telecomandate (e nemmeno prodotti chimici), il Cicap sa come fare. Si tratta di un sistema semplice che, una volta spiegato, sembra ”l’uovo di colombo”. Basta usare una statuetta cava, di materiale poroso (gesso o ceramica), smaltata. Si riempie di liquido la cavità interna, attraverso un piccolo foro e una siringa. Il gesso si imbeve, ma la smaltatura impedisce che esso trasudi esternamente. Se si graffia in modo impercettibile lo smalto sugli occhi, il liquido fuoriuscirà solo in quel punto, e si vedranno lacrime prodursi dal nulla. Naturalmente, vi sono anche altri metodi.
• L’unico miracolo ”ufficiale” in cui una Madonna ha pianto, come detto, è stato quello di Siracusa nel 1953. Esistono testimonianze autorevoli e anche dei filmati in cui si vedono delle lacrime comparire dal nulla sul volto della statuetta. Però - anche a costo di volere essere scettici a oltranza - abbiamo esaminato una copia esatta di quel bassorilievo, prodotta dallo stesso fabbricante.  risultata essere di gesso smaltato, e dietro la testa vi era una invitante cavità...