Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 18 agosto 2003
«La Terra ha problemi di peso»
• «La Terra ha problemi di peso». Iniziava così l’articolo di copertina uscito su ”Nesweek” dell’11 agosto. Il tasso di obesità nei paesi industrializzati, avvertono gli esperti, aumenta ormai del 25 per cento ogni cinque anni: con questi ritmi, fra due secoli tutto l’Occidente sarà obeso.
• La Task force internazionale per la lotta all’obesità (Iotf) calcola che, su una popolazione complessiva di sei miliardi, 1,7 miliardi di persone sono sovrappeso o obese. La distinzione tra il primo e il secondo gruppo dipende dall’indice di massa corporea (BMI), vale a dire il numero che si ottiene dividendo i chili per l’altezza al quadrato: se il risultato è superiore a 30 si è obesi, tra 25 e 29 sovrappeso.
• Nel mondo, quelli con un Bmi superiore a 30 sono aumentati dal 1995 del 50 per cento e si stima che siano ormai 300 milioni. Alla Iotf sono preoccupati anche per un altro fatto: i grassi aumentano anche in paesi da sempre colpiti dalla mancanza di cibo, tipo l’India, dove vive la metà della popolazione sotto nutrita del mondo eppure il 55 per cento delle donne tra 20 e 69 anni è sovrappeso.
• Come è potuto accadere che siamo diventati tutti così grassi? Il problema sorge dalla convergenza di numerose tendenze tipiche della nostra epoca: un accentuato processo di urbanizzazione delle masse; il proliferare di apparecchiature di ”comodo”, quali macchine, computer, fast food e televisione; la cultura lavorativa del XXI secolo, con lunghe ore trascorse alla scrivania. Non bastasse, nei paesi di recente industrializzazione i cibi pronti e le catene alimentari fast food sono «commercializzati quasi fossero indici di ricchezza, segni di benessere e di appartenenza al jet set internazionale».
• Camminando per le strade di New York capita di vedere gruppi di uomini e donne in fila: aspettano, davanti alle sedi dei Weight Watchers (di solito ospitate nelle chiese), di essere pesati. L’obesità è il problema numero uno per la sanità nazionale negli Stati Uniti: secondo i sondaggi degli uffici di Sanità, il 29 per cento degli uomini e il 44 per cento delle donne cercano in questo momento di perdere peso.
• Per gli americani dimagrire è sempre più importante: l’88 per cento di chi sta a dieta preferirebbe essere magro piuttosto che avere un aumento di stipendio, o una promozione professionale, o perfino una bella casa. «L’obesità è il nostro terrorismo interno» ha detto il responsabile per la Sanità nazionale Richard Carmona in un convegno promosso dall’American Enterprise Institute.
• Il più sorprendente fenomeno editoriale Usa di questa stagione non è un romanzo di un nuovo talento letterario o un pamphlet sul terrorismo o gli infiniti scandali corporativi che affliggono l’America, ma un saggio che ha come argomento il grasso. Fat Land. How Americans become the fattest people in the world (Houghton Mifflin, pagg. 232, $ 24). Racconta dettagliatamente l’escalation del consumo di cibi di scarsissima qualità nutritiva e di altissimo quantitativo calorico, ed il parallelo aumento esponenziale del numero degli obesi. L’autore, Greg Critser (un giornalista che confessa di essersi sottoposto con successo a una dieta dimagrante solo dopo che un passante gli aveva urlato: ”Guarda dove vai, ciccione!”) individua un politico ed un imprenditore come i due principali responsabili di questa «epidemia del grasso».
• l ministro dell’Agricoltura Earl Butz negli anni Settanta decise di abbassare i prezzi dei cibi importati, ottenendo come risultato l’invasione di dolcificanti estremamente ingrassanti elaborati in Giappone (lo sciroppo di granturco ad alto contenuto di fruttosio sbaragliò la concorrenza per i prezzi modesti ed un sapore che genera assuefazione). David Wallerstein inventò il concetto di supersize per salvare dalla bancarotta una catena di cinema di cui era proprietario: dopo aver tentato con ogni mezzo di aumentare il consumo di bevande e popcorn, si accorse che lo stesso pubblico, che provava dei sensi di colpa nel raddoppiare la prima consumazione, si sentiva a proprio agio nell’acquistare una confezione decisamente più grande. L’exploit del supersize portò ad un incremento del trenta per cento degli incassi e a un’abitudine che tuttora fa parte del costume americano.
• Le porzioni di cibo si stanno ingigantendo. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista dell’Associazione Dietetica Americana, la porzione media di patatine fritte è triplicata dal 1955 ad oggi, passando da 75 a 220 grammi. [1] Alcuni paesi stanno prendendo in considerazione l’idea di varare nuove leggi restrittive che abbiano impatto sui produttori alimentari.
• Il consiglio comunale di New York sta discutendo la proposta di istituire una «fat tax» (tassa sul grasso), in pratica un’addizionale dell’1 per cento all’Iva sui fast food e anche sulle pubblicità che li promuovono.
Stephan Rossner, direttore del centro antiobesità all’Università di Stoccolma: « una delle iniziative che si potrebbero tentare anche se porterebbe con sé mille altri problemi. L’importazione clandestina, il mercato nero. Forse sarebbe più logico abbassare il prezzo di frutta e verdura».
• Un gruppo di grandi aziende (Ford, Honeywell ecc.) ha lanciato una campagna educativa tra i propri dipendenti per dissuaderli dal consumare hamburger e altro cibo-spazzatura negli intervalli di pranzo: le malattie legate all’obesità e ad un’alimentazione malsana contribuiscono infatti all’esplosione delle tariffe assicurative sulle polizze sanitarie private facendo salire il costo del lavoro.
• «Attento: questi hamburger e patatine danno assuefazione, provocano obesità, malattie cardiache e diabete». In futuro un avviso così potrebbe diventare obbligatorio in America sulla carta che avvolge i panini di McDonald’s e Burger King, o all’ingresso dei loro ristoranti. Proprio come la messa in guardia anti-cancro imposta sui pacchetti di sigarette. A lanciare la battaglia per questa nuova legge non è qualche gruppo di salutisti o no-global ma una delle più temibili lobby americane: la potente associazione degli avvocati specialisti in consumer litigation, le cause civili per indennizzi ai consumatori.
• La Kraft ha annunciato «un’iniziativa su scala globale per contrastare l’obesità»: Toblerone più piccolo e sottilette più sottili. Paolo Aureli, del Centro Nazionale per la qualità degli alimenti: «La Kraft può fare confezioni di formaggio più piccole, ma se ne possono anche mangiare dieci di fila».
• Per i cani britannici l’obesità rappresenta il primo problema sanitario, hanno fatto sapere dalla Chartered Society of Physiotherapy. Danilo Mainardi sul ”Corriere della Sera”: « sempre più facile incontrare signori e signore sovrappeso accompagnati da cani altrettanto obesi. Barilotti, questi ultimi, che sempre meno ricordano, anche semplicemente per il rapporto superficie/volume, l’antico progenitore lupo dall’appetito leggendario».
• Nella natura i cani non sempre hanno pranzo e cena garantiti. Mainardi: «Può capitare un digiuno prolungato cui segue la cattura di una preda sovrabbondante. Così un predatore, quando può, s’abbuffa. scritto nei suoi geni ed è opportuno che sia così. Quel predatore, inoltre, ha un bilancio energetico ben calibrato: per fare il suo lavoro percorre decine di chilometri ogni giorno, di corsa. Le sue abbuffate vengono dunque bruciate per il grandissimo sforzo: ciò giustifica la mitica fame del lupo. Ma questa tendenza a mangiare sempre, tanto e comunque, essendo scritta nei geni del suo progenitore, l’ha ereditata anche il barilotto canino e cittadino che però ormai, secondo calcoli verosimili, accompagnando il suo sedentario padrone percorre camminando al passo, se sta al guinzaglio, da un minimo di 750 a un massimo di 1.400 metri al giorno».
• Occorre parlare anche del padrone. Mainardi: «Non solo perché anche lui deriva da antenati che viaggiavano tanto e forte. I cacciatori-raccoglitori, come i lupi, percorrevano giornalmente una quarantina di chilometri; i miliziani romani, già più civili, una ventina. [...] Conviene, pertanto, darsi qualche regola. Così, se regalarsi un cane è una cosa bella, cerchiamo di non rovinarla con scelte sbagliate. Non facciamoci condizionare dalle mode. Sia che si tratti di cani di razza o di bastardini, fondamentale è infatti scegliere un animale adatto al tipo di vita che conduciamo. Esempio: se facciamo footing possiamo permetterci un border collie, ma se ci spostiamo solo in auto, o decidiamo di cambiare le nostre abitudini, o è opportuno regalarci un cane piccolo tipo un maltese».
• Gli uomini obesi sono meno intelligenti: lo dice uno studio realizzato negli Stati Uniti e pubblicato dalla rivista scientifica britannica ”International Journal of Obesity”. Il professor Merrill Elias ed i suoi colleghi dell’Università di Boston hanno attribuito questo fenomeno ad una possibile correlazione tra l’obesità e la circolazione del sangue nel cervello. Le origini dello studio del professor Elias risalgono al 1950, anno in cui un gruppo di scienziati avviò una ricerca a Framingham (nel Massachusetts) tra 1.400 volontari che da allora vengono sottoposti a controlli medici ogni due anni. I dati raccolti ed analizzati da Elias indicano che gli uomini obesi mostrano una marcata riduzione delle capacità intellettuali. Nelle donne invece le condizioni fisiche non hanno alcun impatto sul grado di intelligenza.
• ora di dire basta. Edoardo Raspelli sulla ”Stampa”: «Siamo stufi di essere continuamente offesi. Se fossimo vissuti nel Rinascimento saremmo simboli di perfezione, altro che un problema, noi grassi. Del resto, appena venti anni fa, quando al Bricco di Sarezzano la vecchia tata di mia moglie mi vedeva, commentava con affetto, stima, sorpresa e meraviglia ”Come sei bello grasso”. Ma ora, secondo gli Stati Uniti, siamo un dilemma!».
• Sta per partire una campagna contro l’obesità. Raspelli: «Il ministro americano della Sanità sostiene che costiamo troppo. una vergogna: non si preoccupano di noi, del nostro futuro... dicono solo che siamo un peso economico, che curarci è sempre più oneroso. Io mi sento offeso perché, pure se sono riuscito a scendere da 119,5 a 99,5 chili, credo di essere lontano dal peso forma...».
• L’obesità è scomoda e ingombrante. Emanuele Djalma Vitali sull’’espresso”: «Non solo per chi se la porta addosso, ma anche per i conviventi e la stessa società (sia detto senza ironia e senza la cattiveria sfoderata persino da Shakespeare contro il corpulento Falstaff in Enrico IV, parte seconda, atto quinto, scena quarta). [...] Ma da coloro che si muovono nel sociale (dai becchini ai legislatori) l’obeso è guardato spesso con occhio impietoso e punitivo. ”In conseguenza della crescente pinguedine dei suoi clienti, gli aerei della compagnia tedesca Lufthansa si alzano ormai in volo con il 10-15 per cento in più del peso prescritto” (da ”Rinascita” del 1/7/1977, p. 26). In seguito la Camera dei deputati tedesca bocciò la proposta di un parlamentare (presumibilmente magro) rivolta a imporre un sovrapprezzo ai passeggeri obesi delle vie aeree. Il 12/4/1987 il ”Corriere della Sera” riportò una notizia Ansa: ”La città inglese di Birmingham ha deciso di tassare un tanto al centimetro le fosse scavate nei cimiteri: le bare fino a 60 centimetri di larghezza pagheranno la tariffa standard di 77 sterline. Ma se il morto è troppo grasso scatterà una forte maggiorazione: il corrispettivo di 6 mila lire per ogni centimetro di troppo”».
• Il sogno di tutti: dimagrire con la sola forza del pensiero. Maria Serena Palieri sull’’espresso”: «Ebbene sì, si può. Gli scienziati della Cleveland Clinic Foundation dell’Ohio hanno studiato il modo di rafforzare l’influsso del cervello sui motoneuroni, le cellule cerebrali che ordinano ai muscoli di muoversi. Gloria Thomas, già top model e Bond girl, ne ha dedotto l’’Hypfit”, un metodo col quale promette di insegnarci a rafforzare i muscoli e dimagrire semplicemente concentrandoci e pensando: ”Sono magro!”».