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 1996  giugno 08 Sabato calendario

ìStorie di cinema (e d’altro) raccontate a Margherita d’Amicoî

• Vittorio De Sica - corteggiato in gioventù dal padre di Visconti, il quale, dopo aver fatto sette figli con Carla Erba, s’era scoperto omosessuale - a Luchino Visconti: «Avrei potuto essere tua madre».
• Meraviglia del vecchio Rizzoli, d’un’ignoranza abissale, alla proposta di un soggetto russo: «Ma quel Tolstoj lì l’è il Dostoevskij?».
• Blasetti guidava la sua Morris giardinetta come un pazzo, fermato dai vigili apriva il finestrino e diceva: «Sono Blasetti! Mi riconosce?» Non riconoscendolo il vigile praticamente mai, esclamava indignato: «S’informi!».
• Per la scena d’amore di Fabiola, Blasetti utilizzò 47 sceneggiatori, pescando poi da ognuno un dettaglio.
• Abitudine degli sceneggiatori di sedersi sempre allo stesso posto, anche a distanza di anni. Spinta fino al punto di far alzare qualche inconsapevole che avesse occupato una sedia non sua.
• Modo migliore per affrontare le sceneggiature specie nella fase iniziale: parlare d’altro.
• Per le sceneggiature Moravia pessimo, difficoltà di Zavattini e Flaiano (assai più bravi nel raccontare a voce), Age e Scarpelli che litigavano. Age bravo decoratore, ma non fa disegnucci durante le discussioni, come invece Scarpelli.
• Abitudine di Monicelli di ricopiare le sceneggiature a penna, con una calligrafia minuta e illeggibile, in modo da impossessarsi del film fino in fondo.
• Emilio Cecchi, abitudine di procedere alle cancellature sui manoscritti adoperando il righello.
• «Monicelli si farebbe impiccare piuttosto che parlare di "ispirazione", di "anima", di "creatività". Non direbbe "noi artisti" neppure sotto tortura, nè farebbe mai un capriccio per ottenere il dovuto da una produzione, ma lo farà per ottenere l’inutile, e tutto a suo danno. Come quando vuole tornare in Mauritania, a sessanta gradi all’ombra, per una scena che potrebbe girare a Ladispoli, "così morirò sul palcoscenico, come Molière"».
• Pretesa di Visconti che la sceneggiatura del suo Proust venisse scritta direttamente in francese.
• «Luchino esigeva una grande disciplina dal personale. Tutto doveva essere fatto alla perfezione e non voleva sentire chiasso, quindi nella nuova abitazione, dove non c’era spazio adeguato, le persone addette al servizio stavano in cucina, zitte e impalate, davano la sensazione di essere su un autobus affollato a mezzogiorno».
• La governante tedesca di Visconti, detta "la Due Culi" per la possanza del posteriore.
• La Magnani credeva di poter fare Ossessione incinta di quattro o cinque mesi, «Luchino era esterrefatto» (ripagata poi con la parte in Bellissima).
• «Il mondo è proprio finito, vai ar cesso e ce trovi la regina d’Egitto» (Anna Magnani uscendo dalla toilette del Jackie’O).
• La Barbisio sconsiglia di prender cocaina alle feste, perchè rovina la pelle e fa venire le borse agli occhi. Inoltre, ascoltando i discorsi delle sue amiche in preda all’effetto, salta fuori che non fanno altro che parlare delle donne di servizio.
• La Mangano trattava malissimo il marito Dino De Laurentiis, chiamandolo anche per cognome.
• «Mastroianni non ha mai studiato un copione. Ha sempre cercato, per quanto possibile, di non leggerlo neppure. A lui piace andare in giro, si adatta con estrema facilità a qualsiasi ambiente. Non è di quelli che con la testa tra le mani si concentrano per entrare nel personaggio, come De Niro».
• «Marcello (Mastroianni, ndr) ebbe quasi sempre la fortuna di essere abbandonato dalle sue innamorate, o non se la sarebbe cavata».
• «Visconti mi ha sempre fatto pensare a un racconto che ho sentito da Cesare Pascarella, quando con mio padre parlava di Giuseppe Verdi. Pascarella aveva assistito alla prima esecuzione del "Falkstaff", e dopo l’opera era andato con Verdi, Boito e altri amici a cena in un ristorante dove uno dei commensali, senza dar peso alle proprie parole, fece osservare al Maestro che nell’aria "Quando ero paggio del duca di Norfolk" l’accento cadeva erroneamente sulla seconda "o" invece che sulla prima, come esigeva l’esatta pronuncia del nome. Verdi impallidì e, contrariato, battè il pugno sul tavolo. "Nòrfolk, Nòrfolk". Il successo che aveva riscosso l’opera fu dimenticato, e Verdi restò cupo e silenzioso per tutto il resto della serata».
• Visconti, in ospedale per l’ictus, che chiede al cameriere accorso da casa che vestaglia gli abbia portato. Fedele D’Amico, che sul letto di morte controlla la sua biografia affinchè sui coccodrilli dei giornali non escano imprecisioni.