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 1998  agosto 01 Sabato calendario

Io

• Secondo la leggenda Siena fu fondata dai galli Senoni, o da Semio, figlio di Reno. E’ In realtà una città etrusca, diventata colonia militare romana ai tempi di Augusto, col nome di Sena Julia, evangelizzata dal martire Ansano. Il suo emblema era la lupa con i due gemelli. Inizialmente la città aveva pianta quadrata, con l’accorpamento dei borghi esterni assunse forma triangolare ed era divisa in "terzi". Il primo terzo comprendeva: duomo, ospedale, palazzo del capitano, loggia della mercanzia, le chiese del Carmine e di Sant’Agostino, molte residenze nonbliri. Il secondo terzo, detto d San Martino, comprendeva l’omonima chiesa oltre a quelle di San Giorgio, Santo Spirito e dei Servi di Maria. L’ultimo terzo, detto di Camollia, comprendeva palazzi nobiliari come quello dei Malavolti e le chiese di San Cristoforo, San Donato, Santo Stefano e San Pietro in Magione.
• Nel Trecento le porte di Siena venivano chiuse al tramonto e riaperte all’alba. All’interno della città c’erano valli coltivate: uliveti, grandi orti, giardini. Per evitare incendi i senesi lavoravano vetro e mattoni fuori delle mura. Si potevano vuotare le latrine in strada soltanto di notte. All’imbrunire le contrade malfamate e i chiassi venivano chiusi con delle cancellate.
• La repubblica Senese aveva raggiunto il massimo splendore con governo dei Nove, eletti soprattutto tra banchieri e mercanti, che resse la città tra il 1287 e il 1355. In quegli anni vennero costruiti i grandi palazzi, le fontane, le opere d’arte più importanti per le chiese e il Palazzo pubblico. La prosperità si interruppe per la lotta tra Salimbeni e Tolomei, cominciata nel 1315. La peste del 1348 mise in ginocchio la città già scossa dalle lotte tra fazioni.
• Piazza del Campo in origine era una piana irregolare. Per femare l’erosione dell’acqua venne costruito un terrapieno, sul quale erano sorte botteghe e case. Intorno al 1100 un muro di sostegno divise la parte superiore da quella inferiore, che venne destinata al mercato del bestiame. Un secolo dopo, per far spazio alle assemblee popolari, che si erano fino a quel tempo svolte sul sagrato di San Cristoforo, venne costruito il Palazzo pubblico, che venne completato nel 1299 con la spesa di 17mila fiorini. All’esterno del Palazzo c’è la grande edicola in pietra scolpita da Giovanni di Cecco, voto dei senesi alla Madonna dopo la peste del 1348. Fin dal 1260 uno statuto regolamenta la piazza: per esempio le finestre delle case circostanti dovevano avere finestre a bifore o trifore e "senza alcun ballatoio", e si vietava che "li ribaldi e li gaglioffi giocassero e pigliassero i colombi". La pavimentazione a mattoni, con la raggiera a 9 spicchi di pietra grigia convergente verso il Palazzo, venne iniziata nel 1346.
• Caterina da Siena, 24esima (ventiquattresima e penultima) figlia di Lapa di Puccio Piagenti e del tintore Jacopo Benincasa tintore, nacque il 25 marzo 1347. Caterina nacque gemella con Giovanna, la madre non aveva abbastanza latte e "Nanna" data a balia, morì poco dopo. Caterina venne allattata al seno per 12 mesi.
• Caterina da Siena. La famiglia benestante, viveva in una casa sopra la bottega avuta in affitto dal sindaco e procuratore dell’Arte della lana, posta in via dei Tintori. Dentro la bottega c’erano quattro tini murati, una caldaia, tre fornelli, due carrucole, 11 grembiuli, 9 pale, 7 secchielli, 2 secchie da cenere e 2 per l’acqua, una canna di ferro, una paletta, un forcone, un rastrello, un’ascia, un paio di forbici, un calamaio, una tavoletta gessata per i conti, un ciotolone per i denari, una cassaforte per nasconderlo, due candelieri, una lanterna, 4 lucerne, tre cavalletti per stendere i panni, una pila di pietra per pestare i colori con 6 torni buoni e due rotti, una scala, una rete, un ritratto di Madonna e una campana. La pigione era di 60 fiorini l’anno, da pagare in due rate. La casa aveva due camere da letto con pavimento in mattoni e una cucina col soffitto a travi. Sotto il piano stradale c’era una cantina in tufo per le provviste di vino e olio. La famiglia era benestante, Jacopo possedeva fuori città una fattoria chiamata "La Canonica".
• Caterina era bionda, robusta e di temperamento solitario. Non giocava, non filava, non cucinava. Sedeva in disparte, in silenzio, per ore. A 5 anni conosceva a memoria la "Salutazione angelica". Almeno due volte al giorno saliva in ginocchio la scala di casa, pregando ad ogni gradino la Vergine. Quando raccontava di avere visioni nessuno le credeva.
• Da adolescente Caterina era forte, robusta, perfino grassa. Era capace di trascinare dalla strada al granaio il carico di fascine che il mulo portava fino a casa. Quando decisero di maritarla i genitori le impedirono di uscire da sola. Le fu imposto di lavarsi più spesso, di sabato, nella vasca coperta di Fontebranda. Le acconciarono i capelli in trecce arrotolate sulla testa, chiuse in una retina di seta variopinta. La sorella Bonaventura le cucì abiti eleganti e colorati. Le depilarono la fronte con calce viva mescolata ad acqua e arsenico per farla apparire alta e bombata.
• Nel Trecento le donne sbiancavano la pelle del viso con impacchi di latte e mollica di pane fresco.
• Nel 1352 la Compagnia di ventura condotta dal provenzale Montreal d’Albarno, noto come fra Moriale, estorse alla città 13.324 fiorini d’oro. Poco dopo la Compagnia Bianca, composta da inglesi guidati da Hanneken von Baumgarten, detto Anichino di Bongardo, bruciò e saccheggiò la città. Mentre Caterina cresceva, Siena naufragava, travolta dalle lotte tra fazioni. Per frenare la dissoluzione dei costumi, furono emanate leggi che ponevano un limite alla lunghezza dei mantelli degli uomini, al numero di perle che potevano essere ricamate sui corsetti delle donne, alla durata delle cerimonie nuziali.
• Nei primi giorni dell’agosto 1362 la sorella Bonaventura morì partorendo. Caterina assistè inerme alla tragedia e pregando davanti al corpo della morta trovò la vocazione: cominciò a digiunare, mangiava solo pane e verdure e passava di nascosto, sotto il tavolo, le uova e le altre pietanze al fratellino Stefano. Un giorno, volendo imitare le "sorelle della Penitenza" dette anche "mantellate" (laiche libere votate alla castità, alla povertà e all’obbedienza che non vivevano in convento e si dedicavano alla cura dei poveri e dei malati) si rasò i capelli con le forbici del padre e si coprì la testa con una cuffia di tela. I genitori, convinti che le sue stravaganze dipendessero dall’ozio, licenziarono la serva e la misero a fare i lavori di casa.
• Caterina ottenne infine una cameretta ricavata sotto la cucina (un cunicolo a volta lungo tre metri e largo meno di due, utilizzato per conservare l’olio e il grano). Si fece letto e tavolo con due assi su cavalletti per farsi letto e tavolo. Si strinse in vita una catena e una funicella con cui si fustigava tre volte al giorno chiedendo perdono per sé, per i vivi e per i morti.
• Caterina venne accettata dalle mantellate nel 1363 dopo essere stata respinta due volte: prima avevano detto che troppo giovane, poi troppo bella.
• Caterina, quasi analfabeta, dettò 155 lettere in toscano volgare dirette a papi, cardinali ed ecclesiastici. Altre 139 a principi e nobili. Imparò a scrivere soltanto tre anni prima di morire.
• Per tre anni, dopo la vestizione, Caterina parlò soltanto per confessarsi e pregare. La priora delle mantellate le sequestrò il flagello. Aveva paura della strada e della gente, viveva rinchiusa nella sua cella di via del Tiratoio. Al confessore raccontava già di visioni, aveva sogni premonitori e in presenza di peccatori sentiva una puzza che la portava fino a vomitare. Quando faceva la comunione sentiva un profumo così forte che a volte sveniva. Il battito del suo cuore, dopo la comunione faceva un rumore così forte che le suore mandarono a chiamare più di una volta il confessore perché lo udisse anche lui. Durante le estasi cadeva rigida a terra, non sentiva nulla, nemmeno il dolore. La gente cominciò a pensare che fosse pazza o posseduta, i frati le vietarono di comunicarsi se non raramente, quando lo disponevano loro.
• Tra i prodigi compiuti da Caterina: moltiplicava la farina e faceva diventare buona quella scartata dal fornaio perché inacidita, attingeva vino da una botte inesauribile, salvò una nascitura che aveva il cordone ombelicale stretto al collo, leniva i dolori appoggiando le mani sui sofferenti, liberò dai demoni Lorenza, figlia di Michele di Monaldo.
• Caterina continuava a mortificare il corpo: masticava erbe selvatiche e le sputava ingoiandone il succo. Se si sforzava di mangiare non riusciva a digerire, per questo portava sempre con sé una scatolina con semi di finocchio che eventualmente l’avrebbero aiutata a vomitare. Dal settembre 1370 alla quaresima dell’anno dopo mangiò solo erbe selvatiche. Durante la quaresima osservò 40 giorni di digiuno totale. A Pasqua mangiò un po’ di pane e agnello. Tre giorni prima dell’Ascensione aveva già ripreso a digiunare.
• Nel 1374 Caterina assisteva gli appestati nell’ospedale di Camporegio difesa soltanto da una fiala "odorosa" legata al polso. Tra i prodigi, vanno elencati anche i malati condannati dal morbo che con le sue visite Caterina salvò, compreso il domenicano Raimondo da Capua. Nel 1374 Caterina assisteva gli appestati nell’ospedale di Camporegio difesa soltanto da una fiala "odorosa" legata al polso. Tra i prodigi, vanno elencati anche i malati condannati dal morbo che con le sue visite Caterina salvò, compreso il domenicano Raimondo da Capua.
• Il 20 giugno 1376 Caterina venne ricevuta da papa Gregorio XI, ad Avignone. Voleva convincerlo a tornare a Roma e tutta la corte pontificia era contro di lei. A Notre Dame, Elisa di Tourenne, moglie del nipote del papa, arrivò a conficcarle uno spillone in un piede. Gregorio partì per Roma in settembre, si imbarcò a Marsiglia il 2 ottobre 1376 sbarcò a Genova il 18 ottobre. La sua corte insisteva per tornare indietro, ilpapa aspettava con ansia Caterina. Il 29 ottobre il papa, dopo l’incontro con Caterina, si imbarcò per Pisa. Entrò in Roma il 17 gennaio 1377, a dorso di una mula bianca, coperto da un cappello da pellegrino. Il pontificato tornava nell’Urbe dopo 70 anni.
• Caterina morì il 29 aprile 1380, a 33 anni, secondo la tradizione popolare uccisa dal dolore per lo scisma. L’agonia era cominciata in marzo, alla fine di quel mese si era sparsa la notizia che la "vergine senese" stava morendo ed era iniziato il pellegrinaggio; avevano dovuto sbarrare la porta di casa perché la gente non la turbasse. Giaceva su un letto di assi con i bordi come fosse già nella bara, così magra che le si potevano contare i nervi. La pelle scura, come bruciata dal sole. Morì di domenica, il corpo fu lasciato insepolto per tre giorni per permettere la devozione popolare. Il papa ordinò esequie solenni "come quelle di una principessa".
• Raimondo da Capua fece trasferire il corpo di Caterina nella chiesa romana di Santa Maria della Minerva e, autorizzato dal papa, aveva fatto recidere la testa dal busto per portarla a Siena in forma privata. Avvolta in una borsa di cuoio ricamata con cordoncini di seta rossa e oro, la reliquia venne esposta nella cappella dell’ospedale di San Lazzaro. Nei primi giorni del maggio 1385 il teschio sarebbe stato portato in processione alla chiesa di San Domenico, e posto definitivamente in una cappella affrescata sul lato destro della navata.