Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 13 gennaio 1997
Nella mezza luce del giorno, mentre il vento frusta la pioggia sottile che bagna anche le strade del Vaticano, Mario Agnes sembra più prete dei preti, più eminenza delle vere eminenze che gli girano intorno
• Nella mezza luce del giorno, mentre il vento frusta la pioggia sottile che bagna anche le strade del Vaticano, Mario Agnes sembra più prete dei preti, più eminenza delle vere eminenze che gli girano intorno. Ha casa dentro le mura di Dio, quattro stanze più servizi che divide con la devota sorella Luisa, per salutare china il capo e accenna ad un sorriso a labbra strette. Pure in redazione non regala confidenze a nessuno: «Davo del lei anche ai miei alunni delle scuole medie». E se i redattori di oggi lo temono - «il direttore dà del lei persino a se stesso»’figuriamoci quei poveri studenti di allora. Fu maestro severo ed è direttore severissimo, odia la prosa frivola, giudica e punisce, con un sorriso d’ironia negli occhi aguzzi, «questa è scettica leggerezza» dice, oppure «ecco un esempio di malinconica presunzione», altre volte invoca «la colpevole ignavia» e altre ancora «l’arrogante dissipazione».
• Alice Sturiani aveva undici anni quando scrisse, a proposito del cielo: «Dentro di te / abita il vento. / Dentro di te / abitano i sogni». E ne aveva dodici, nel febbraio scorso, quando morì piegando il capo sul banco della sua classe dopo uno scoppio di risa per la battuta di un compagno. Alice era afflitta da una gravissima malattia, l’atrofia muscolare spinale che le impediva di camminare e persino di reggersi in piedi. Viveva su una carrozzella con il motore. Aveva subìto quattro operazioni, ma nessuna alleviò le sue sofferenze. Indossava un busto che costringeva il suo piccolo corpo dentro un’armatura. La poesia sul cielo, quella sull’alba e poi quella su Lapo, un bambino della sua età per il quale aveva una cotta, sono raccolte in un volumetto viola pallido insieme alle pagine del suo diario, ai pensieri, ai commenti dopo aver letto I ragazzi della via Paal, Il giuramento di Pontida, il Passero solitario, dopo aver visto in tv l’ispettore Derrick e Roberto Benigni.
• E minaccia persino la sospensione dello stipendio. Perciò più d’uno se n’è andato via imprecando: sono giornalisti che in genere trovano posto nella stampa cattolica, da ”Jesus” sino all’autorevole e ambitissimo ”Avvenire”. E pare che uno di questi fuorusciti gli abbia scritto un elegante biglietto per solennizzare un maiuscolo commiato veramente degno: «Signor Direttore Lei è la prova che le fiamme dell’inferno non sono menzognere. E dunque con la sua andatura dondolante, quasi a scatti, il corpo ossuto e scavato, il grande naso gibboso, un accenno di cifosi che gli curva le spalle, le mani che si strofinano l’una dentro l’altra, Mario Agnes finisce col somigliare alla Chiesa che si porta dentro piuttosto che a quella, mondana e gioconda, della Dc di suo fratello Biagio, l’ex direttore generale della Rai, attualmente presidente della Stet, il grande amico di De Mita, tanto estroverso e rotondo quanto l’altro è introverso e allungato». «Ma guardi che Biagio è sempre stato il fratello ”minore”, in tutti i sensi» dice Bartolo Ciccardini che con Mario lavorò al ”Popolo” allora diretto, nientemeno, da Ettore Bernabei. Di Biagio dice: «Mio fratello è molto più buono di me» e dev’essere vero.
• Il libro di Alice, così si intitola, conta 240 pagine e costa 15.000 lire. Lo ha pubblicato Polistampa, un piccolo editore fiorentino (di Firenze era anche Alice) e sta per diventare quello che chiamano un caso editoriale. A dicembre è stata stampata la quarta edizione e a fine ’96 erano state vendute oltre ventiduemila copie. Nelle librerie toscane va via come l’acqua, trascinato da un passa parola che scivola di scuola in scuola, corre fra le parrocchie, gli scout, le associazioni di volontariato. Una prima ondata l’estate scorsa fra Firenze, Forte dei Marmi e il litorale toscano. Poi da metà ottobre, anche a Milano e nel Nord, a Roma e, più a fatica, al Sud. Entra ed esce dalle classifiche, tiene il ritmo dei Coelho, dei De Mello e dei Follett.
• Secondo Baget Bozzo, Mario Agnes «è certamente un demitiano, anche se non è certo un famiglio di De Mita com’è stato forse Biagio». E però Rocco Buttiglione è a sua volta convinto che Mario Agnes stia con lui piuttosto che con De Mita, il quale infine tiene in così gran conto l’amicizia irpina degli Agnes che prende per buono il rito delle scuse private e dei pubblici attacchi, «caro Ciriaco, che vuoi farci, sono il cameriere di Dio».
• Un fenomeno nato per caso, a dispetto delle consolidate fabbriche di bestseller. Ma ora la platea si allarga e l’artigianato lascia il passo all’industria. Il salto però non è lieve, né indolore. Il libro di A1ice verrà pubblicato da Rizzoli che ne ha acquistato i diritti. Forse sperano, a Milano, di tagliare un po’ d’erba sotto i piedi ad Anima mundi, il nuovo romanzo di Susanna Tamaro che Baldini & Castoldi manda in libreria il 21 gennaio. La zona di pubblico dovrebbe essere se non la stessa, almeno contigua: il cosiddetto lettore debole, che acquista pochi volumi in un anno, la gran parte rigorosamente declinati sulla scala dei sentimenti. Lessico domestico, moti dell’animo, bontà che scorre come acqua da un rubinetto.
• E infatti Mario Agnes, dopo che gli hanno seppellito il vero nemico (Craxi) e la vera amica (la Dc), bacchetta sia il Polo sia l’Ulivo, «la verità è sempre all’opposizione», dice, e ora critica i Popolari e ora critica il Ccd, ma poi in privato si scusa e spiega al criticato di turno che ”L’Osservatore”, come diceva Giovanni Battista Montini, «non deve dare notizie ma creare pensieri», e poi il giornale vaticano «con il suo vecchio inchiostro, nero come un bastone nero, tiene lontano il disordine» e «insomma, io sono il cameriere di Dio», e «tanta pena c’è voluta, tanto dolore per scrivere quel che abbiamo dovuto scrivere». Così tutti alla fine si convincono che «il cameriere di Dio» non pubblica quel che propriamente pensa e che il suo pensiero è già pensato, ”prepensato” dalle alte gerarchie, e che le parole imperiose che a volte scrive coprono le parole d’amiciza che egli tace. Dice Maria Eletta Martini: «Non è facile capire chi ha scritto che cosa, di chi è la responsabilità, certo la regola della ”par condicio” poco si addice a un giornale così importante come ”l’Osservatore”».
• Il lancio era programmato a metà gennaio, ma qualcosa ha inceppato i piani della casa editrice milanese. Nonostante fossero state già avviate le prenotazioni la riedizione slitta. Le ragioni? Alla Rizzoli sfoggiano toni evasivi. Diversi quelli adottati da Mauro Pagliai, il titolare di Polistampa he non ha preso affatto bene l’idea di essere messo da parte. «Per carità, non voglio accampare pretese», dice, «ma dopo quattro edizioni e tanti sforzi non mi possono dire lei si tolga di mezzo» .
• Come un ispido frate taumaturgo, il direttore del giornale vaticano aggredisce le malattie della politica italiana ubbidendo a regole non scritte, il suo magistero giornalistico è un affare di Stato ben più intricato del comando di un giornale, anche se un redattore ci racconta, anonimamente, che la nota critica verso il governo Prodi e verso la manovra di marzo non è stata scritta né sotto ispirazione né sotto dettatura, «più in generale quella non è una pagina che viene supervisionata». Ecco dunque lo stretto corridoio di libertà di Mario Agnes: l’ambiguità. Troppo aspro e contemporaneamente troppo debole, Agnes dice d’essere «fedele come una roccia», ma il Potere Mitologico che gli versa lo stipendio non è poi così esigente come si crede, anche il direttore dell’’Osservatore romano”, come i direttori di tutti i giornali, è un navigatore con le unghie consumate dal lungo scavare dentro il cunicolo della libertà, con la differenza che Agnes persino si compiace che si leggano i suoi poemi non firmati come fossero quelli di un Altro, «io sono il cameriere di Dio», appunto.
• Fra il Golia milanese e il Davide fiorentino non siamo ancora agli avvocati, ma potrebbe mancar poco, incrinando con una baruffa legale un’operazione che tiene molto al suo candore. Pagliai non ha i diritti del Libro di Alice, tutti attribuiti a un’associazione che si è formata a Firenze e che promuove assistenza a favore di bambini disabili. Con la famiglia di Alice ha firmato un contratto per ogni tiratura. Nulla più, ma quanto basta, a suo avviso, per chiedere qualcosa, forse dei soldi, più probabilmente una specie di coedizione.
• Sessantacinque anni, è nato a Serino, in quella parte del mondo che una volta si definiva così: «in provincia di De Mita». E infatti quando Ciriaco, alle sue prime elezioni, si trovò contro i vescovi, Agnes Mario, che non per caso si chiama anche Rosario e Pompei e già presiedeva l’Associazione cattolica di Avellino, si schierò con lui - udite udite - «a favore dell’autonomia della politica dalle gerarchie ecclesiastiche». Professore alle medie, più volte bocciato nei concorsi a cattedra, insegna storia del Cristianesimo all’università, ed è stato presidente dell’Azione Cattolica dal 1973 al 1980, negli anni caldi del divorzio e dell’aborto. Sostituì il rimpianto Vittorio Bachelet, di cui si ritiene l’erede, ma è un’eredità contestatissima, innanzitutto da Rosy Bindi che di Bachelet fu assistente universitaria, e di Agnes fu avversaria dentro l’ufficio di presidenza dell’Azione Cattolica. E infatti lì, sia per la sua andatura a scatti e sia per la fedeltà alle gerarchie, l’appassionata Rosy della sinistra lo chiamava affettuosamente ”pulcinella”.
• Le trattative si allungano e il Libro di Alice continua a vendere, nonostante le scorte stiano esaurendosi. In casa Sturiale, a Firenze, fioccano le lettere e Lorenzo e Marta, i genitori di Alice (lui fa il giornalista alla ”Nazione”, lei è neuropsichiatra), si occupano della distribuzione e smistano le richieste. I versi di Alice, le sue storie inventate, quell’apologo sulle automobili che si ribellano ai proprietari e prendono a strombazzare per tutta la notte scalano le gradinate di un piccolo culto. Durante le sedute a Montecitorio per la legge finanziaria, una parlamentare di Rifondazione ha citato una poesia di Alice. E poco prima di Natale il libro è stato ecumenicamente presentato a Roma, alla sala del Cenacolo, da Luciano Violante e Antonio Guidi, ex ministro e deputato di Forza Italia.
• Per anni l’Azione Cattolica gli rimase dentro, poi la spietata Provvidenza gli armò la penna e Mario Agnes si scatenò contro Alberto Monticone, lo storico cattolico che lo aveva sostituito alla presidenza, e fu l’unica volta che la polemica dell’’Osservatore romano” divenne personale ed eccessiva, c’è infatti negli occhi di Mario Agnes una scintilla di crudeltà che rivela, insieme con le famose dislalie che trasformano le ”t” in ”d”, la sua diciamo così «grandezza irpina». Monticone fu persino accusato di «neoprotestantesimo” e il cardinale Ballestrero che presiedeva la Cei, protestò con il Papa. Così Agnes fu chiamato anzi ”richiamato”, e da allora non ha più, almeno così platealmente, abbandonato «il pensiero pensato», con la dose di sofferta libertà che abbiamo detto, nessuno sa dove comincia e dove finisce. Quando invece firma gli editoriali Mario Agnes usa lo stile dell’omelia, «la gioia che allieta i cuori», tutto in lui diviene adorazione, vi si affonda, «la letizia» è un sugo, il lettore si ritrova in mezzo alle bolle di gas divino e a grovigli di spiritualità. Dice Baget Bozzo: «E se cominciasse al contrario a non firmare gli editoriali e a firmare le note sulla politica interna?».
• Prima di affidare a Polistampa, trascritti su un dischetto di computer, le poesie e i temi di Alice gli Sturiale si sono rivolti a Einaudi e Giunti. Ma la risposta è stata negativa. Ora fronteggiano a stento le offerte. Si sono fatti avanti Maurizio Costanzo e Format, la struttura Rai di Giovanni Minoli. Ha telefonato un produttore cinematografico e un editore francese ha già prenotato la traduzione.
• Nipote di un prete, monsignor Mariano Vigorita, devoto alla memoria dell’allora vescovo di Avellino Gioacchino Pedicini («mi spiegò il Concilio»), Mario Agnes è un uomo di chiesa e di gerarchia: mangia brodini, si alza alle cinque e mezzo, va a letto alle nove, mai un cinema, mai un teatro, apparentemente è senza vizi se si esclude «la morale». Fece una brevissima esperienza da consigliere comunale a Roma come indipendente Dc, ma solo perché glielo chiesero in Vaticano: ne acquisì una facilità all’indignazione e un disprezzo per la politica italiana dalle quali non è più guarito. Dev’essere per questo che nelle note ”corsare” che picchiano gli amici e i nemici, sia la destra e sia la sinistra, in quest’’Osservatore romano” dell’ambiguo Agnes più che la ”par condicio” risuona forse la stanchezza e la grandezza di un rabbioso smarrimento collettivo.
• Lorenzo Sturiale è frastornato. Giurano, lui e sua moglie, di non aver aggiustato una virgola nei testi di Alice, di averla solo osservata, al più incoraggiata, mentre annotava impressioni su un quaderno o picchiava sulla tastiera di un computer portatile. Ma non la turba questo successo? In fondo il libro nasceva in forma di omaggio ai compagni di Alice, ora si entra nel tunnel della cultura-spettacolo... «Non posso dolermi del fatto che molta più gente legga le cose di Alice, che trovi le sue poesie al supermercato, ammesso che ci vadano». Davvero nessuna paura? «Un po’ mi spaventa la tv. Non vorrei che distruggesse tutto».
• Pubblichiamo alcuni brani tratti da ”Il libro di Alice”.
• Io sono soddisfatta di quello che sono. Mi chiamo Alice, i miei parenti mi chiamano ”senape”, ma io non mi offendo perché sono abbastanza contenta del mio carattere dispettoso. (...) Ho molti pregi però ammetto di avere anche molti difetti come il carattere permaloso.
• Sono brava nei disegni astratti e nell’organizzare piani dispettosi, fantastico sempre di diventare un personaggio famoso o chi sa che cosa, ho la testa fra le nuvole, a volte cerco anche di realizzare qualche mio piccolo sogno come mettere su una minuscola società di piccoli investigatori.
• «Adesso possiamo dichiarare che la vincitrice di questa gara è... Alice». Mancava poco che non scoppiassi dalle risate, ma intanto lei continuava: «Il premio per la prima classificata è – e fece un profondo sospiro – una bellissima bicicletta da donna di colore bordò». Il primo pensiero che mi passò per la testa era quello di urlare: «Che scalogna!».
• «Ma l’infelicità di Alice dov’è? possibile che nelle duecento e più pagine di questo libro ci sia soltanto un accenno alla sua sofferenza, confinato in una breve nota che credo sia opera di chi ha curato il libricino?». Egle Becchi ha una grande consuetudine con le parole dei bambini. Insegna Storia della pedagogia a Pavia e due anni fa ha pubblicato da Laterza (insieme a Quinto Antonelli) Scritture bambine, un volume che raccoglie alcuni saggi sui testi prodotti dai più piccoli. Ha letto Il libro di Alice e, come per i tanti documenti che ha scrutato in passato, ha cercato di cogliervi i problemi e i paradossi di una condizione infantile. Ma nei pensieri e nelle poesie di Alice non tutto quadra.
• Cos’è che non la convince?
«Pubblicare i testi di una bambina che non c’è più è un’operazione molto delicata. Alice avrebbe voluto che le sue cose fossero rese note?».
Lei come risponde?
«Non conosco il caso e non ho una risposta definita. Però a un certo punto del libro compare una nota che ha per titolo ”Come conquistare”. Accanto è scritto: ”Ricetta da un appunto segreto. Vietato leggere”. un appunto di quando Alice aveva quasi undici anni. Fra i requisiti per ”conquistare” si indicano l’abilità negli affari, l’ottimismo, l’essere sportivi ed estroversi, persino il saper fare sesso. Perché si è scelto di pubblicarlo nonostante quel ”vietato leggere”?».
• Questo andrebbe chiesto ai genitori di Alice. Lei quindi contesta alla radice la confezione di questo libro? Ritiene sia stato privilegiato un intento edificante?
«Non mi è chiaro il criterio adottato nella scelta di cosa pubblicare e cosa no. Ho l’impressione che sia stata di proposito esclusa l’infelicità di Alice. Vengono taciuti i costi di una vita costretta su una carrozzella a motore, non compaiono la tristezza, le difficoltà. possibile che Alice non abbia mai ricevuto sgarbi, subìto incomprensioni: l’umanità che circonda la bambina a me pare inverosimile. Nella scrittura infantile sono molti i momenti in cui la penna si ferma a causa di un dolore forte».
• Ma potrebbe essere stata direttamente Alice a escludere il dolore dalle sue poesie...
«Alice non poteva camminare e come molti bambini nelle sue condizioni sviluppava la scrittura, raffinava la parola. E scrivendo, sublimava. Ma se così fosse, se fosse stata lei a comprimere il dolore, mi domanderei, ancora una volta, a quale prezzo tutto ciò è avvenuto. E questi costi nel libro non figurano assolutamente».