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 2003  agosto 11 Lunedì calendario

Saltano le ferie nei palazzi dello sport italiano: il Coni ha convocato per domani una Giunta straordinaria

• Saltano le ferie nei palazzi dello sport italiano: il Coni ha convocato per domani una Giunta straordinaria. Dopo il caso Catania e prima che vengano risolti i problemi legati alla seconda piattaforma pay-tv (potrebbero far slittare i campionati), l’ultimo scandalo è una storiaccia di società finanziarie discusse e discutibili e firme false su fideiussioni inconsistenti che ha messo in discussione l’iscrizione di tre club: la Roma in A, il Napoli in B, la Spal in C1.
• Le 11 di mattina del 28 luglio. Corrado Zunino su ”la Repubblica”: «I consulenti economici della Roma calcio salgono al quarto piano di via Allegri, la sede della federazione. C’è lo stanzone della Covisoc, lì, in cima a tutti gli altri problemi da affrontare. Ci sono i sei controllori dell’equilibrio di bilancio [...] entro le sette di sera devono chiudere le partite di bilancio, appunto, di ventisei squadre professionistiche: o sono dentro, nella categoria conquistata sul campo, o finiscono in C2, come fu per la Fiorentina».
• La Covisoc è la commissione che vigila sui bilanci delle squadre di calcio professionistiche. Ha il potere di segnalare agli organi della federazione situazioni di sofferenza. Dopo otto anni di presidenza di Victor Uckmar, nel novembre 2001 il commissario straordinario Gianni Petrucci chiamò alla presidenza il professor Salvatore Pescatore. I quattro componenti sono il professor Vincenzo Cariello, il professor Stefano D’Ercole, il dottor Lelio Fornabaio e il dottor Gabriele Villa. Segretario è Gabriele Turchetti.
• L’iscrizione della Roma sei giorni prima era stata rifiutata: mancavano 47 milioni e 417 mila euro. I contabili giallorossi mostrano le loro carte. Zunino: «Ci sono le liberatorie dei giocatori, in arretrato con gli stipendi. I 30 milioni di Capitalia e altri 10 sottoscritti dai tre azionisti forti. Tutto bene. Gli ultimi 7 milioni e mezzo? Beh, c’è l’impegno di un aumento di capitale, firmato ancora dai proprietari della società, Sensi in testa. ”Non basta”, fa cenno il segretario Turchetti, ”se c’è un aumento di capitale futuro non è sufficiente la promessa degli stessi proprietari. Ci vuole una garanzia esterna”. Il trio contabile sbianca in volto [...] Turchetti comprende che cacciare dal calcio che conta un colosso come la Roma non è cosa che si possa fare a cuor leggero, così dice agli spauriti tecnici: ”Potete sempre provare con una fideiussione garantita dalle società iscritte, ex articolo 107, nell’elenco della Banca d’Italia”. Gli altri revisori scuotono la testa: ”Non c’è tempo, non si può allestire una fideiussione da sette milioni e mezzo in sette ore”».
• Cos’è una fideiussione? In certi casi, ad esempio quando un mutuo richiesto è molto elevato, la banca esige che qualcuno copra con una garanzia personale, chiamata fideiussione. Sarà questo ”garante” a restituire i soldi se il richiedente del mutuo non sarà più in grado di farlo. In pratica il creditore può rivalersi sul garante in caso di insolvenza del debitore. Uckmar: «Il ricorso alla fideiussione è una prassi assai diffusa nel nostro calcio. Le squadre per essere iscritte al campionato devono presentare entro il 31 luglio parametri di efficienza. Il rapporto patrimonio-debiti non deve essere inferiore alla misura di 3 a 1. Per centrare questo obiettivo i club ricorrono a soventi ricapitalizzazioni: la norma prescrive che è sufficiente la delibera anche senza il versamento che deve essere comunque fatto entro il 31 dicembre. Basta che per fine luglio si trovi una fideiussione».
• Quelli della Roma chiamano Assitalia, che conferma: non si può fare in giornata. Allora viene contattato Giovanni De Vita, ex amministratore delegato dell’Ancona calcio. Il dottor De Vita ha pronta la soluzione: la Rigone assicurazioni di Ancona. Il titolare della Rigone assicurazioni avverte i consulenti della Roma: «L’uomo che seguirà al volo la vostra pratica è Paolo Landi, un broker romano, fidatissimo». L’incontro tra broker e consulenti avviene direttamente fuori dal fumante stanzone del quarto piano, tardo pomeriggio. I moduli della garanzia parabancaria sono prestampati e anche prefirmati. C’è il timbro Cynthia Ruia, e c’è sopra una firma che ci somiglia. Un consulente della Roma controfirma, sono le 18 e 30. La Roma è iscritta, un’ora prima ce l’ha fatta il Napoli, mezz’ora dopo la Spal.
• Roma, Napoli e Spal sono salve. O almeno così sembra. Massimo Arcidiacono sulla ”Gazzetta dello Sport”: «Il 3 agosto, infatti, sul ”Corriere della Sera” appare un articolo destinato a non passare inosservato. L’autore è un apprezzato giornalista che ha scritto un libro sui conti truccati del calcio: si avanzano dubbi su quei 26 milioni di fideiussioni, tutte sottoscritte da una società di Civitanova Marche, la Sbc, con solo mezzo milione di capitale sociale, due dipendenti e una sede fantasma a Milano».
• Come ha fatto la Covisoc ad accettare garanzie così poco affidabili? Arcidiacono: «Da lì in poi, le domande e le nuove scoperte si rincorreranno senza sosta fino all’ingresso nella vicenda di magistrati e carabinieri. Innazitutto, le fideiussioni sono firmate da Cynthia Ruia, un’affascinante signora che non è più amministratore delegato della Sbc dallo scorso maggio e che, imputata per una maxi- truffa a decine di risparmiatori, è da tempo nel ”libro nero” di Bankitalia. In secondo luogo la firma è contraffatta (non è della Ruia, cioè), ma come se non bastasse anche l’attuale proprietario della Sbc, Franco Jommi, sostiene di non sapere nulla di quelle garanzie. Le fideiussioni, cioè, sono false. Carta straccia. Infine, la stessa titolarità della Sbc appare dubbia: una denuncia alla procura di Milano contesta che le azioni siano di Jommi. A presentarla è stata la Interfin, una società che controllava la Sbc fino allo scorso aprile. Per la Interfin ha lavorato a lungo il titolare di alcune discusse finanziarie, Amedeo Santoro, ex presidente del Sora (C2), legato da solidi quanto strani intrecci a Rigone, Landi, De Vita e con buone entrature alla Federcalcio e alla Covisoc».
• Tutto cominciò con Mario Cipollini. Vittorio Malagutti sul ”Corriere della Sera: «Nel 2001 il suo team, guidato dal manager Vincenzo Santoni, aveva assolutamente bisogno di una fideiussione da rilasciare alla federazione internazionale: in tutto poche centinaia di milioni di vecchie lire. Dopo una lunga ricerca Santoni trovò una soluzione conveniente. Della pratica si occupò Amedeo Santoro [...] grazie a Cipollini che Santoro comincia la sua marcia di avvicinamento alla Sbc, sigla regina di tutta la storiaccia delle fideiussioni fantasma. Già, perché la squadra del Re Leone ha sede proprio a Civitanova Marche, dov’è di casa Franco Jommi, attuale proprietario e amministratore unico della Sbc. Siamo ormai nella seconda metà dell’anno scorso. Jommi è un commercialista di provincia, ma ambizioso. Santoro vanta una costellazione di attività finanziarie e molti contatti utili in tutta la Penisola».
• Nella carriera di Santoro non mancano gli infortuni. Malagutti: «[...] è anche finito al centro di indagini giudiziarie per reati finanziari. Le nozze d’affari con Jommi, però, vanno comunque in porto nel dicembre 2002. Nasce la Sbc, nuovo marchio di una vecchia finanziaria specializzata in cambi [...] La neonata Sbc entra nel ramo cauzioni e affini. [...] A quanto sembra, però, la coppia Jommi-Santoro pigia un po’ troppo sull’acceleratore, perché la Banca d’Italia, insospettita da tanto attivismo con così poco capitale, la richiama all’ordine nel febbraio 2003. C’è di peggio: la società perde soldi a palate e serve una ricapitalizzazione. A questo punto comincia la guerra tra i due soci».
• Possibile che i vertici della Federcalcio e la Covisoc non si siano accorti di nulla? Nel pomeriggio di mercoledì 30 luglio la Lega di serie C tiene il suo consiglio. Sono arrivate le due fideiussioni relative a Spal e Cosenza targate Sbc. Il presidente Macalli decide di fare alcune verifiche e incarica il presidente dei revisori dei conti, Carlo Catenaccio, il quale dopo un po’ rientra in consiglio con la faccia sbiancata. «Non credo che le fideiussioni siano del tutto regolari». Provano allora ad avvertire quelli della Covisoc, ma Turchetti telefona a Catenaccio: «Lei è un esagitato, un allarmista. Deve farsi i fatti suoi. Le verifiche le abbiamo fatte noi e bastano».
• La Roma dice che è tutta colpa di Turchetti: lui li avrebbe messi nelle mani della Sbc. «Io non ho mai fatto il nome della Sbc [...] da un po’ di tempo che Sensi parla a ruota libera. A volte ha addirittura delle assenze. Ma li inchioderò tutti [...] Quel giorno, il 28 luglio, si presentarono nei miei uffici, alla Covisoc, gli esponenti della Roma, allora esclusa dal campionato. I loro conti non erano in regola. Qui sotto, in quei giorni, giravano consulenti finanziari, professionisti. Ovvio, sapevano che c’era del lavoro. Io mi limitai a consigliare alla Roma di rivolgersi ad esperti del settore, ma mai e poi mai nominai la Sbc». [10] Franco Baldini, direttore sportivo della Roma, parla addirittura d’estorsione: «Estorsione? Dovrebbero ringraziarci quelli della Roma, li abbiamo salvati dal baratro dei dilettanti [...] Sono dei venditori di macchine usate, e sono incapaci. Si sono presentati all’ultimo giorno, di tarda mattina, con un piano di garanzie studiato per 72 ore insieme a Capitalia. Non stava in piedi. [...] Dovrebbero ringraziarmi quelli della Roma, in questo campionato rischiano di finire male. Hanno un metro e venti di ingiunzioni, 55 milioni di debito con l’erario».
• Ora dietro ogni società c’è un torto subito dalla Covisoc. Zunino: «L’amministratore dell’Ischia attacca perché anche lui fu truffato con una fideiussione falsa, come Roma e Napoli, eppure la sua squadra fu cancellata dalla faccia della terra senza possibilità d’appello. Il presidente del Frosinone minaccia d’incatenarsi a Montecitorio per i torti subiti 13 anni fa».
• «Molte malefatte si fanno per passione: il calcio non ha ancora imparato ad essere impresa». Victor Uckmar: «Non è escluso che l’ansia dei calendari abbia causato fretta nella valutazione dei controlli. [...] I poteri della commissione non sono più gli stessi: fino a prima del ’99 il nostro era un controllo gestionale. Ma con la riforma successiva all’intervento legislativo dell’Ue, la Covisoc fu ridotta: ci si limitò a indicare nel controllo di un adeguato equilibrio finanziario per il compimento della stagione in corso».
• Il problema dei tempi stretti. Giambattista Negretti, commercialista, otto anni alla Covisoc: «La documentazione è stata presentata alla Covisoc solo il giorno prima del Consiglio federale. Una volta accertato che le garanzie sono formalmente corrette non c’è stato quindi il tempo materiale per accertare la correttezza sostanziale dei documenti, senza contare che la Covisoc non ha poteri d’indagine presso terzi. Evidentemente è bastato qualcuno con la carta intestata di una piccola finanziaria per tentare il raggiro».
• Se Roma e Napoli hanno agito con buona fede rischiano nulla. O poco. Se hanno agito con dolo, rischiano di non essere iscritte al campionato. Ma da quanto risulta finora, Roma e Napoli avrebbero agito con buona fede. Potrebbe scattare qualche ripercussione per imprudenza, ma senza rischi per l’iscrizione ai campionati. Se sarà accertata la buona fede, ai due club sarà concesso un tempo supplementare per presentare nuove fideiussioni.
• Un altro romanzo. Arcidiacono: «Alcuni consiglieri si accorgono subito che quelle fideiussioni della Sbc puzzano lontano un miglio, ma si è sempre fatto così e anche Viktor Uckmar, l’ex presidente della Covisoc lo ammetterà in qualche modo nelle interviste rilasciate, ”le garanzie fasulle ci sono sempre state”. Chi dovrebbe controllare, cioè, chiude (o a quel punto ha già chiuso) gli occhi, nel frattempo ci saranno diversi mesi per trovare i soldi necessari a coprire i debiti e a rendere quei documenti inutili - a farli dimenticare - anche perché non valgono nulla già ora. Stavolta, però, qualcuno non sta al gioco e fa avere ai giornali le carte giuste per far scoppiare il caso. un intrigo politico e Franco Carraro in questi giorni avrà riflettuto a lungo su chi può averlo ordito. Il giallo così, ne converrete, comincia a filare».
• La Fiorentina di Cecchi Gori è stata solo la punta dell’iceberg. Aldo Bernacchi su ”Il Sole-24 Ore”: «Fallita, cancellata dalla serie A di cui fu per decenni protagonista e anche vincitrice di scudetti, relegata nei bassifondi della serie C, la squadra viola è stata fatta fallire – bastava vendere qualche giocatore per evitare il crack – quasi che il suo sacrificio dovesse essere di esempio e purificazione per l’intero sistema calcistico [...]».
• Il calcio ha continuato a giocare sull’orlo del precipizio e per non essere inghiottito ha chiesto aiuto al Governo. Bernacchi: «Ed ecco sbucare una sorta di assist per le tasche vuote dei club, il cosiddetto decreto ”salvacalcio” che permette di spalmare su più anni gli ammortamenti di spese pazzesche per acquistare campioni, ma anche tanti brocchi».
• Sotto il cielo plumbeo dello sport italiano c’è una nuova vittima illustre. Walter Fuochi su ”la Repubblica”: «La Virtus vale, nel basket, quanto una Juventus nel calcio [...] Era una società guida, un esempio di stile [...] Due soli anni fa, celebrava il suo Grande Slam: c’era lo stesso presidente di oggi, Marco Madrigali, nel suo primo anno di regno, ad alzare orgoglioso scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Italia. Dopo il picco, è venuto lo sprofondo, quasi inspiegabile, per disastrosa velocità. La Virtus è morta per debiti».
• Il basket paga per tutti, calcio compreso. Valerio Bianchini, allenatore: « in dubbio la credibilità economica di tutto il sistema professionistico? Primi a cadere, quelli del basket. Mentre nel calcio continua l’allegra spensieratezza [...] Premessa: il capitalismo è in crisi. Ed il prodotto basket ne risente immediatamente. Se si guarda al profitto è un affare perdente. Però, stranamente, ci sono sport dove le fideiussioni vanno bene, ed altri dove non vanno bene».
• Parlare di cicale del calcio è troppo gentile. Marco Vitale su ”Il Sole-24 Ore”: «Forse bisogna parlare di avventurieri e, in qualche caso, di sprovveduti avventurieri. Questi avventurieri contano su tre leve: il gioco delle tre tavolette nel quale sono maestri e che è favorito dallo svuotamento dei controlli (Covisoc) che i boss del calcio hanno voluto; sull’appoggio di alcune banche che, con dubbia osservanza della buona prassi e dei regolamenti creditizi, dirottano i risparmi degli italiani a colmare i buchi degli avventurieri; sull’appoggio senza condizioni del Governo come è avvenuto con il decreto ”salvacalcio”, dove lo scandalo non è nel decreto stesso, ma nel fatto che è stato concesso senza condizioni, senza pretendere un reale cambiamento di rotta».