Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 30 giugno 2003
"Si potrebbe sostenere che anche i blackout sono un segno di progresso
• "Si potrebbe sostenere che anche i blackout sono un segno di progresso. Vent’anni fa, quando avevamo meno climatizzatori, il caldo non avrebbe messo in ginocchio la rete elettrica nazionale e costretto l’Enel a razionare per alcune ore la fornitura di corrente. Ma è una magra consolazione. Ciò che è accaduto suggerisce almeno una constatazione. Era impossibile prevedere che il consumo di energia stava diventando intollerabilmente elevato? Era impossibile programmare con maggiore anticipo le interruzioni, annunciarle per tempo, permettere a consumatori e imprese di prepararsi agli inconvenienti? Ci sembra che ancora una volta il cittadino cliente sia stato trattato come un suddito cui non è necessario fornire informazioni. E vorremmo che il governo ce ne spiegasse le ragioni" (Sergio Romano).
• "La decisione di far scattare il blackout è stata presa dal vertice del Grtn, società del Tesoro che cura la distribuzione dell’energia elettrica su tutto il territorio nazionale. Il blocco è previsto dal piano d’emergenza varato nel ’91. Visti i dati sui picchi di consumo il Grtn ha inviato un fax alle società elettriche avvisando della possibile interruzione di corrente".
• "Sono dispiaciuto, quando si spegne la rete è sempre un fallimento, ma le cose bisogna dirle sino in fondo. Non tocca a noi parlare con i cittadini, noi siamo solo un business to business. Non voglio partecipare allo scaricabarile, ma sono due anni che diciamo che la situazione è al limite. Esiste un piano di stacco dell’energia, tant’è che ha funzionato, non tocca certo a noi informare gli italiani" (Pierluigi Parcu, ex amministratore delegato del Grtn nominato dall’Ulivo, silurato venerdì dai ministri del Tesoro e delle Attività Produttive).
• Antonio D’Amato, presidente di Confindustria: "L’Italia oggi è in ginocchio. Le imprese hanno subito danni pesanti, pesantissimi. Valuteremo e, dove si verificheranno responsabilità, chiederemo i danni" (si pensa a una richiesta di centinaia di milioni di euro, forse un miliardo). Per la Confcommercio, solo nel settore ittico e alimentare ci sono danni per 70 milioni. Anche le associazioni dei consumatori si preparano a reclamare risarcimenti.
• I consumi non sono omogenei durante la giornata: in genere il massimo consumo si ha in tarda mattinata quando aziende e uffici sono attivi; durante l’anno in inverno si ricorre più frequentemente al riscaldamento elettrico, è necessario illuminare per più ore e con maggiore intensità case, uffici; strade. Il picco invernale nel 2001 è avvenuto alle 17 del’11 dicembre (51.980 milioni di kW); quello estivo a luglio (48 milioni di kW). [5] Martedì scorso (il giorno dei black out) la richiesta ha superato i 52 milioni di kW, un record.
• Per soddisfare il fabbisogno durante le emergenze si fanno funzionare anche gli impianti di pompaggio, gli idroelettrici a bacino (se c’è abbastanza acqua) e si mettono in funzione centrali termoelettriche di picco (a turbogas). L’11 dicembre 2001 la potenza disponibile da impianti domestici era di 48.900 MW, inferiore quindi alla domanda. Per evitare il black-out si ricorse all’importazione. Nel 2001 le centrali idroelettriche ad acqua fluente hanno funzionato 3.900 ore/anno (45% del tempo disponibile), i campi eolici 1.800 ore; trascurabile anche il contributo dei fotovoltaici, deludente quello delle centrali a biomasse e a biogas: potrebbero funzionare 6-7 mila ore ma non hanno superato in media le 3 mila.
• "L’Italia ha bisogno di nuove centrali, quelle esistenti non bastano a coprire i consumi elettrici. Siamo costretti ad importare dalla Francia il 12 per cento del fabbisogno nazionale. L’Antitrust dice che l’Enel non può crescere e quindi non può costruire centrali. Ma l’unico operatore che ha denaro e tecnologie per poterlo fare è proprio il colosso elettrico, le cui mani sono però legate. Il risultato è che ora siamo a rischio blackout". L’amministratore delegato dell’Enel, Paolo Scaroni, ha escluso qualsiasi responsabilità del gruppo per la crisi energetica ed ha chiarito, una volta per tutte, che l’Enel non gestisce più l’elettricità, ma la produce soltanto.
• "Se si convertissero alla migliore tecnologia oggi disponibile tutte le apparecchiature, gli stabilimenti e gli edifici, l’Italia potrebbe risparmiare il 46 % della domanda di elettricità in 15-20 anni" (Rapporto ANPA elaborato da Florentin Krause, direttore dell’International Project for Sustainable Energy Paths).
• Nel 2002 c’erano in Italia centrali pari a 76.950 MW di potenza efficiente, in leggero incremento (+1%) rispetto all’anno prima. La potenza oggi disponibile è pari a circa 49 mila MW, escluso l’import. Non tutti gli funzionano: alcuni sono in avaria, altri fermi per lavori, problemi tecnici o strutturali, altri ancora in disuso. Esistono poi impianti definiti ”di riserva” (pronti a entrare in servizio in caso di black-out).
• Convinzione dell’Enel che nel 2007 lo scenario italiano sarà compeltamente diverso. Il peso delle centrali a olio combustibile e a carbone (le più inquinanti) dovrebbe scendere dall’attuale 42 al 21%, a tutto vantaggio del gas naturale che passerà dal 38 al 58%. Le fonti rinnovabili resteranno inchiodate al 20-21% della produzione complessiva.
• L’anno scorso il fabbisogno di energia elettrica è stato di 310 miliardi di kilowattora (TWh), coperto per il 16 per cento da importazione e per il 19 da fonti rinnovabili. La quota di energia elettrica importata continua a crescere (+4,6 per cento nel 2002) ed è superiore alla media degli altri Paesi europei per la semplice ragione che costa meno. A fornircela sono, in gran parte attraverso il nucleare, Svizzera, Francia, Austria, Grecia e ora anche la Slovenia. I consumi industriali rappresentano poco più della metà dei consumi totali, l’agricoltura è ormai trascurabile (2 %), come l’illuminazione pubblica (2%). Piccole e medie aziende, uffici, esercizi commerciali, scuole, ospedali, trasporti e servizi pubblici incidono per quasi un quarto del totale. Stessa quota dei consumi domestici: 62 TWh/anno sono utilizzati dalle famiglie. Costo medio: 300 euro l’anno (350 a calcolare anche le tasse).
• "Gli ambientalisti s’oppongono duramente al nucleare e persino alla ceramizzazione delle scorie, procedimento che riduce in modo sostanziale il pericolo d’inquinamento radioattivo e, vedi caso, la paura del nucleare. Il problema è politico e non tecnologico; i partiti, non importa il colore, temono di perdere voti se si dimostrano soft sul nucleare. La saga del nucleare italiano è dominata dall’apoteosi dello spreco e dalle leggende metropolitane. Lo smantellamento dei pochi reattori rimasti in Italia è pura ipocrisia, acquistiamo allegramente dall’estero, e ad alto prezzo, energia elettrica prodotta in centrali nucleari in prossimità dei nostri confini. Il panorama delle energie alternative è vario, multicolore e in perenne mutazione, ma non ha ancora espresso alcuna soluzione alla scomparsa del petrolio. Ai tempi in cui ero parlamentare europeo, un collega verde sosteneva l’energia eolica e voleva ricoprire la Sardegna, ricca di vento, con mulini alti come il Duomo di Milano. Gli stessi verdi, ora emuli di Don Chisciotte, combattono a spada tratta contro i mulini: potrebbero deturpare il mitico paesaggio dell’isola. Non sono contrario alle fonti alternative, ma temo i fantasmi, i blocchi ideologici ma anche i monopoli. Io stesso uso in campagna un boiler solare. In Israele ci sono intere città praticamente coperte da boiler; in Italia sono praticamente inesistenti. Non penso tuttavia che i boiler solari da soli possano risolvere il problema" (Tullio Regge).
• Proprio quando l’eolico decolla in tutto il mondo, e soprattutto in Italia, gli ambientalisti si spaccano. Un attivissimo schieramento condanna questa forma di energia con almeno due accuse: scempio paesaggistico e costi troppo elevati in relazione al contributo energetico. Negli ultimi cinque anni, l’energia eolica ha conosciuto tassi di crescita media del 30-35 per cento ogni anno. L’ultimo rapporto del 2002 di Eurobserver, istituto finanziato dalla Commissione europea, indica una capacità di produzione elettrica dell’eolico in tutto il mondo che ha ormai superato i 30mila MW, tanto da poter soddisfare i bisogni di 17 milioni di abitazioni: l’Unione Europea da sola ne rappresenta i tre quarti, ma vero leader mondiale è la Germania (12 mila MW), di gran lunga avanti rispetto a Stati Uniti e Spagna che oscillano fra il secondo e il terzo posto con poco meno di 5 mila megawatt. L’Italia occupa il sesto posto con 785 megawatt.
• "La leggenda più ridicola riguarda ora l’uso dell’acqua come combustibile al posto del petrolio. In realtà esistono proposte serie di ricorrere ad altre fonti per estrarre idrogeno dall’acqua da usare come carburante per veicoli a motore molto meno inquinanti di quelli convenzionali (e ottenere altri vantaggi). [...]. Sebbene ritenga improbabile una ripetizione dell’incidente di Chernobyl, in ogni caso potrebbe avvenire in qualsiasi paese confinante e colpirci anche in assenza di reattori sul territorio italiano. Il costo dell’energia in Italia è elevato e ci pone in condizioni di inferiorità. Facciamola finita con le leggende metropolitane e i nostri pavidi politici prendano decisioni responsabili prima che sopraggiunga una paurosa crisi energetica. Se non si vogliono costruire reattori in Italia, si cerchino accordi per operarli in altri paesi della Ue con vantaggi reciproci" (Tullio Regge).
• "Negli anni Settanta, dopo due grandi shock petroliferi (guerra del Kippur e rivoluzione iraniana), ogni governo europeo dovette affrontare il problema energetico. [...] In Italia fu deciso che il fabbisogno sarebbe stato assicurato da una combinazione di risorse idriche, petrolio e impianti nucleari. Ma fu subito evidente che il piano si sarebbe scontrato con preoccupazioni ambientaliste, fantasiosi programmi per lo sviluppo di energie alternative e con l’egoismo delle autorità locali. Non appena cominciarono i lavori per una grande centrale nucleare fu lanciata una campagna per un referendum abrogativo. E il referendum cadde, per nostra sventura, un anno e mezzo dopo la catastrofe di Chernobyl. Morì allora la politica nucleare di un Paese che nel dopoguerra, grazie a uomini come Felice Ippolito e Mario Silvestri, aveva orgogliosamente preceduto, in questo campo, tutti gli altri Paesi del continente europeo. Il problema, da allora, ha cessato di esistere" (Sergio Romano).
• In Italia dal 1963 il consumo interno di energia e il Pil sono andati di pari passo, crescendo il primo del 170 per cento e il secondo del 200 per cento (lo scarto può indicare il miglioramento dell’efficienza con cui si utilizza l’energia). Nello stesso periodo, il tipo di energia preferito dagli italiani è stata di gran lunga quella elettrica, più pratica, il cui consumo è aumentato del 350 per cento.
• Quattro quinti della produzione idroelettrica nazionale e tre quarti di quella da biomassa, biogas e rifiuti è sulle Alpi, la geotermia è concentrata in centro Italia e praticamente tutta la produzione eolica e fotovoltaica al sud e sulle isole.
• Il costo dell’energia elettrica per uso domestico, in Italia, è tra i più bassi d’Europa solo se si considera un consumo minimo: 1.200 kWh all’anno con una potenza fino a 4 kW. Per una fornitura di circa 3.500 kWh all’anno e una potenza fino a 9 kW l’elettricità italiana balza in testa alla classifica, con un costo quasi doppio rispetto a Spagna e Francia: 19,54 centesimi di euro per kWh contro 10,47 e 11,65. Per un utilizzo ancora maggiore, cioè 7.500 kWh all’anno, il prezzo scende di pochi millesimi. Non calano però le tasse (il 27 e il 28 % del totale del costo delle fasce più elevate).
• "Dopo una battaglia durata 10 anni, i cittadini europei potranno scegliere da chi comprare elettricità e gas al prezzo più basso. Il Parlamento di Strasburgo ha approvato la liberalizzazione totale dei mercati dell’energia. Per il via definitivo serve l’avallo del Consiglio dei ministri dell’Unione, ma è un fatto formale. Dall’Italia però la Confindustria ha subito chiesto l’intervento del governo per correggere la direttiva, dicendo che le aziende del nostro Paese, importatore di energia e dove la costruzione di nuove centrali "stenta a decollare", si troveranno a sborsare 845 milioni di euro in più all’anno. La liberalizzazione per le imprese scatta dal 2007".
• Un megawattora generato da un reattore nucleare costa mediamente 20 euro. Con l’idroelettrico si va da 20 fino a 50, impiegando il carbone l’energia si paga 37 euro, mentre il gas fa salire il prezzo a 45 e con l’olio combustibile si raggiungono i 60. L’energia da fonti eoliche viene a costare da 60 a 100 euro a MWh, mentre quella ottenuta da fonti geotermiche può arrivare fino a 110 euro, partendo da 60. Quella ricavata dai rifiuti si paga 110-120 euro. Sale il conto con le biomasse, fino a 150 euro. La produzione più costosa in assoluto è quella ottenuta mediante il fotovoltaico (pannelli solari): da oltre 200 fino a 350 euro.
• Consumiamo ogni anno circa 10 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio (tep) (a fronte di riserve note per 141 miliardi), 145 mila miliardi di metri cubi di gas naturale e mille miliardi di tonnellate di carbone. Alla velocità attuale di utilizzo, nel 2045 le riserve note di petrolio saranno esaurite; nel 2066 quelle di gas, mentre per il carbone avremo ancora un paio di secoli d’autonomia.
• Il 20% più ricco dell’umanità consuma il 58% di tutta l’energia nel mondo: ipotizzando di riuscire a consentire anche agli altri di raggiungere lo stesso grado di benessere i consumi energetici triplicherebbero. Se questo avvenisse tra 50 anni (con una popolazione mondiale di 9 miliardi di persone) circolerebbero 4,5 miliardi di automobili (oggi sono 550 milioni), i consumi quadruplicherebbero, petrolio e gas naturale sarebbero già esauriti, la concentrazione di anidride carbonica sarebbe due volte e mezzo quella attuale e il nostro pianeta sarebbe sconvolto da cambiamenti climatici enormi. Londra conoscerebbe inverni siberiani e i ghiacciai polari sarebbero ridotti a pochi chilometri quadrati.