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 1997  novembre 29 Sabato calendario

L’altra metà della mafia

• Nel 1989 il camorrista Raffaele Stolder fu arrestato per una rapina a mano armata in gioielleria. La moglie Patrizia Ferriero si vestì a lutto, andò nella gioielleria rapinata e mostrando una foto del marito ordinò un medaglione commemorativo con incisa la sua immagine. Il gioielliere eseguì il lavoro senza notare la somiglianza tra l’uomo del ritratto e il rapinatore. In seguito, quando testimoniando in tribunale riconobbe Raffaele Stolder, la Ferriero balzò in piedi brandendo il medaglione: «Come fa a dire di riconoscerlo quando ha appena inciso la sua immagine su un medaglione dedicato a un morto?».
• Nel 1989 il camorrista Raffaele Stolder fu arrestato per una rapina a mano armata in gioielleria. La moglie Patrizia Ferriero si vestì a lutto, andò nella gioielleria rapinata e mostrando una foto del marito ordinò un medaglione commemorativo con incisa la sua immagine. Il gioielliere eseguì il lavoro senza notare la somiglianza tra l’uomo del ritratto e il rapinatore. In seguito, quando testimoniando in tribunale riconobbe Raffaele Stolder, la Ferriero balzò in piedi brandendo il medaglione: «Come fa a dire di riconoscerlo quando ha appena inciso la sua immagine su un medaglione dedicato a un morto?».
• Alla fine degli anni Sessanta Saveria Palazzolo, moglie del latitante Bernardo Provenzano, restò incinta. La polizia, avendo notato il pancione, la mandò a chiamare: «Scusi, come fa a dire che non sa dove si nasconde Provenzano, date le sue condizioni?» Risposta: «Ma scusate, i figli si fanno solo col marito?».
• Cristina Culicchia ricorda che il suo uomo, il killer siciliano Antonino Titone, tornando a casa ubriaco le strappava i vestiti di dosso e mentre la possedeva puntandole una pistola alla testa le faceva ripetere di continuo: «Ninu è u megghiu... Ninu è u megghiu...».
• Una volta il camorrista Pasquale Simonetti, soprannominato Pascalone e’ Nola, diede centomila lire a un giovane seduttore. Gli disse di accettarle o come regalo di nozze o come contributo per il funerale, semmai avesse rifiutato il matrimonio riparatore.
• Modo per porre fine a una faida tra clan: combinare un matrimonio tra un ragazzo e una ragazza delle due fazioni in lotta. Nel simbolismo della ’Ndrangheta, il sangue del primo uomo ucciso nella faida viene ripagato dal sangue della sposa vergine.
• Donne incriminate di associazione mafiosa nel 1990: una. Nel 1995: ottantanove. Denunciate per possesso e traffico di stupefacenti: 37 nel 1994, 422 nel 1995. Nello stesso periodo le donne incriminate per riciclaggio di denaro sporco sono aumentate da 15 a 106, quelle arrestate per usura da 119 a 421.
• «Eravamo sposati da appena ottanta giorni quando hanno sparato a mio marito. E ottanta giorni più tardi io ho sparato all’uomo che lo aveva ucciso. Avevo solo 18 anni. Ed ero incinta» (Pupetta Maresca, moglie di Pasquale Simonetti).
• Rito di iniziazione della mafia: si fora un dito del novizio e si lascia gocciolare il sangue su un santino, che viene poi bruciato. L’iniziato, passando da una mano all’altra l’immagine in fiamme, recita una litania di regole e infine invoca: «Se non manterrò fede al giuramento le mie carni dovranno bruciare come questo santino».
• La radice della parola omertà è omu, che in siciliano vuol dire uomo.
• A Napoli vivono un milione e centomila persone. Di queste, il trenta per cento sono disoccupate (ma decine di migliaia svolgono qualche attività clandestina).
• Nel 1991 alcuni ragazzi furono arrestati a Taurianova, nell’entroterra calabrese, perché si esercitavano a sparare usando come bersaglio una testa umana.
• Le donne di mafia invocano la vendetta per l’assassinio dei loro cari succhiando per finta le ferite del morto e recitando la formula: «Possa io bere in questo modo il sangue dell’uomo che ti ha ucciso».
• A un certo punto la ’Ndrangheta fissò un prezzo al chilo per la carne di chi testimoniava contro la criminalità organizzata.
• Monica, 23 anni, figlia del boss napoletano Alfredo Galli, non sopportando che il padre fosse diventato collaboratore di giustizia lo andò a trovare a Torino e gli conficcò un coltello nel petto.
• Negli anni Settanta i clan della Camorra importavano dal Sudamerica fino a una tonnellata di cocaina al giorno.
• Maria Serraino, 62 anni, gestiva a Milano un grosso traffico di droga. Per sperimentare la qualità delle partite di eroina usava come cavia un giovane tossicodipendente che morì infine di overdose.
• «Provenzano spara come un dio, peccato che abbia il cervello di una gallina» (Luciano Liggio, capo del clan dei corleonesi).
• Il primo pentito di mafia in Italia fu Leonardo Vitale. Arrestato e rilasciato nel 1972, l’anno successivo decise spontaneamente di confessare tutto quello che sapeva. Non fu creduto. Considerato pazzo, venne rinchiuso in manicomio e in seguito eliminato dai suoi vecchi compari.
• La Cupola accetta senza problemi che i suoi uomini abbiano amanti occasionali ma giudica rischiose le relazioni extraconiugali che si prolungano. Motivo: una storia troppo impegnativa può indurre la donna a fare rivelazioni sui complici dell’ex innamorato. Altra regola: una moglie non deve mai essere pubblicamente umiliata dal marito.
• Totò Riina, messo a confronto con Tommaso Buscetta (tre matrimoni alle spalle), si rifiutò di parlare perché non poteva rispondere alle accuse di un uomo «privo di princìpi morali».
• Nel 1862 Marco Monnier scrive delle napoletane che riscuotono il denaro della protezione: «I popolani più agguerriti tremavano di fronte alle sottane di queste malandrine. Sapevano che un giorno o l’altro i mariti sarebbero usciti di prigione, e col bastone in mano avrebbero chiesto conto ai recalcitranti de’ debiti da questi non pagati. D’altra parte la moglie di un camorrista era di per sé medesima una potenza».