Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1996  giugno 24 Lunedì calendario

ìConsigli a un giovane scrittoreî

• Se ognuno di noi contasse il tempo in cui parla durante una giornata s’accorgerebbe che si tratta di minuti, non di ore. Calcoliamo con larghezza: un’ora di parlato durante tutto il giorno. Più otto ore di sonno. Restano a disposizione quindici ore, quindici ore di silenzio, il 90 per cento della nostra vita chiusi in noi stessi. «Ma quante cose succedono in quel silenzio! Quasi tutto!».
• Primo piano di un personaggio al cinema. Giriamo gli occhi verso la platea ed ecco che ad ogni sbatter di palpebre dell’attore l’intera sala si illumina e si spegne.
• «Se si potessero sommare assieme i momenti di creazione pura che uno scrittore (grande quanto si voglia) sperimenta in tutta la sua esistenza, non si arriverebbe neanche a cinque minuti. Tutto il resto è "machine", lavoro quotidiano, falegnameria, talvolta perfino "routine"».
• Nei film comici le notti sono rare.
• Nei dialoghi trovare in ogni battuta il punto in cui si appoggerà la replica dell’altro.
• Nei dialoghi, importanza dell’intenzione, cioè non di quello che il personaggio dice ma di quello che non dice.
• Necessità per lo scrittore di attingere alla "zona muta" dei suoi personaggi.
• Consigli al giovane scrittore: lottare contro la propria scrittura, evitare l’autobiografia (il genere più difficile), fare ciò che non si ha voglia di fare, perchè saper fare le cose che non si vogliono fare aiuta a fare quelle che si vogliono fare.
• Raccontare storie, cioè trasmettere emozioni attraverso informazioni.
• Schema di qualunque narratologia: 1. il personaggio A è felice (per qualunque motivo); 2. il personaggio B gli toglie questa felicità (in qualunque modo); 3. il personaggio A lotta per recuperare la sua situazione di felicità; 4. scenone finale e soluzione del conflitto.
• Metonimia: in retorica la parte per il tutto ("bevi un bicchierino"). In narratologia la comparsa di un oggetto, di una situazione, di un’allusione in una parte del racconto che verrà ripresa più tardi e servirà a dare una svolta alla narrazione. Il fazzoletto di Jago, il medaglione de La donna che visse due volte, la citazione di Fortebraccio da parte di Orazio all’inizio di Amleto, ecc.
• Nascondere. Arte del narratore di nascondere le metonimie, di non far capire al lettore o allo spettatore l’importanza di un certo dettaglio.
• Attesa. Creare l’attesa distribuendo metonimie.
• Naturalezza. La naturalezza è un’impressione, deve essere finta per risultare vera.
• Scene. Un racconto è una somma di scene. Ogni scena deve: 1) vivere autonomamente la propria espressività; 2) portare avanti la storia. Ogni scena deve essere ricca di metonimie nascoste, le metonimie sono la ragione per cui l’azione si svolge in quel momento, in quel luogo, con quei personaggi. Ogni scena si carica dei segni seminati precedentemente, e a sua volta deposita nel racconto altri segni che serviranno in seguito.
• Tinche. La tinca, personaggio inespressivo, imbambolato, che lo scrittore - specie se inesperto - mette lì solo per far andare avanti la storia, ma che non ha una sua personalità, un suo carattere preciso. Tinca al massimo grado: il deus ex machina che risolve situazioni irrisolvibili nel teatro greco garantendo il lieto fine.
• Il lieto fine: la fine è lieta, proprio perchè la storia non lo è stata affatto. Paradossalmente si può raccontare solo il male, sempre che resti viva l’idea del bene
• «Se provassimo mentalmente a raccontarci tuti i film di Chaplin, di Keaton e perfino dei fratelli Marx ci accorgeremmo che si tratta di storie spesso addirittura terribili. Fame solitudine sfortuna delusioni e scoramenti sono i protagoniusti assoluti. La risata arriva solo se il comico vive drammaticamente la situazione. Legge ferrea: se ride il personaggio, non ride il pubblico».
• Napoleone all’arrivo dei generali che potevano portare brutte notizie impediva loro di parlare stando in piedi sull’attenti. Li costringeva a sedersi e quelli, impacciati dalla spada, a un tratto resi goffi, davano la brutta notizia, ma non potevano conferirle l’odiato tono della tragicità.
• Il comico è un diverso che anela al conformismo.
• La tragedia appartiene agli stati democratici, la comicità a quelli dal potere forte, centralizzato.
• Reazionari. Il comico: suo tentativo di essere normale, sua vocazione reazionaria.
• Improvvisazione. L’improvvisazione si impara sul palcoscenico, ma si scrive a casa.