Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 22 novembre 2003
«La ricerca della scienza è un dovere per ogni musulmano» (dagli Hadith)
• «La ricerca della scienza è un dovere per ogni musulmano» (dagli Hadith).
• Al-Ghazzali, teologo vissuto a Baghdad agli inizi del XII secolo, nel libro La salvezza dalla perdizione distingue tra le scienze razionali: "Tra di esse, ve ne sono d’indifferenti, di utili e di nocive. Per esempio, la matematica non è nociva, anzi è utile poiché facilita il calcolo della ripartizione dell’eredità". La stessa, però, comporta pure degli aspetti nocivi, perché fondata sul ragionamento, il quale deriva dal sillogismo, il quale a sua volta è uno strumento della filosofia. Quest’ultima è una disciplina che conduce al relativismo. Chi, grazie alla matematica, comincia a ragionar per sillogismi, può essere indotto a credere che questi svelino sempre la verità: una convinzione che potrebbe sfociare nell’ateismo.
• La nascita ufficiale dell’algebra è segnata dalla pubblicazione del trattato di Muhammad Ibn Musa al-Khwarizmi (Compendio del calcolo per mezzo della restaurazione e della comparazione): "Ho redatto un compendio contenente le più sottili e le più nobili operazioni di calcolo di cui gli uomini hanno bisogno per la ripartizione delle eredità e le donazioni, per le spartizioni e i giudizi, per le transizioni commerciali. Riflettendo su ciò di cui hanno bisogno gli uomini per calcolare, ho scoperto che si tratta di numeri e ho scoperto che tutti i numeri sono composti di fatto dall’uno e che l’uno si trova in tutti i numeri. Ho trovato che tutti i numeri che superano l’uno fino al dieci derivano dall’uno; poi il dieci è duplicato e triplicato come si fa con l’uno: ne risultano il venti e il trenta, esattamente fino al cento. Poi il cento è duplicato e triplicato come si fa per l’uno e per il dieci, fino al mille; poi il mille è altrettanto ripetuto volta a volta fino al numero considerato".
• Dal Corano: «Dio è sufficiente a tenere il conto"; "Dio è il più rapido dei calcolatori».
• Al-Kashi, nell’Epistola sulla circonferenza, determina il valore di 17 cifre decimali del <pi>. Solo molto più tardi, nel Seicento, van Ceulen saprà fare di meglio determinandone 32.
• Il matematico Mersenne (1588-1648) autore del volume di 674 pagine intitolato Tavola di tutti i canti che si possono fare da 8 note attraverso una combinazione ordinaria, ovvero 40320.
• Nell’opera di astronomia La chiave del calcolo di al-Kashi, il capitolo sulla geometria decorativa in cui sono spiegate le tecniche per realizzare porte, cupole, ornamenti per mura e soffiti (muqarnas, stalattiti).
• Alcuni storici arabi dicono che il generale ’Amr Ibn al-’As diede alle fiamme la biblioteca di Alessandria su ordine del califfo ’Umar. Secondo il bibliografo Ibn al-Qifti, ’Umar avrebbe così giustificato la decisione: "Se i libri contengono una guida per la verità, ebbene Dio ce ne ha data una migliore; e se non contengono che menzogne, Dio ce ne sbarazzerà". Dopo approfondite ricerche s’è scoperto che la biblioteca non esisteva già più all’arrivo dei primi cavalieri musulmani in Egitto: sarebbero stati gli arabi stessi a inventare la storia nel XII secolo.
• Il metodo della falsa posizione (particolare procedimento usato per calcolare l’incognita di un problema) arrivò in Europa attraverso le traduzioni dei testi arabi. I matematici europei del medioevo lo chiamarono regola di alcatayn e più tardi un autore di manuali, pensando che la parola avesse assonanza cinese, lo ribattezzò regola cinese. In realtà alcatayn deriva dalla parola araba khata’, che significa ”errore”.
• Per pregare, i musulmani devono orientarsi sempre verso la Mecca, in qualunque posto si trovino. Per individuare la giusta direzione, i primi credenti si basavano sulla Stella del Pastore. Oppure si volgevano a sud, prendendo spunto dal Profeta il quale, abitando a Medina (a nord della Mecca), s’inginocchiava verso quella direzione. L’astronomo e matematico Habash al-Hasib, nel IX secolo, trovò una formula per determinare con certezza la direzione in cui pregare da qualsiasi punto della Terra, ma essendo troppo complicata non era usata spesso.
• Nella traduzione de Le coniche di Apollonio, del III secolo a.C., gli arabi non avevano a disposizione parole appropriate per denominare le sezioni coniche. Allora l’assimilarono a oggetti conosciuti e concreti: il primo termine per indicarle fu qat’sanawbari, che significa ”sezione a forma di pino”. Più tardi, l’espressione venne sostituita con una più astratta: qat’makhruti, che risale direttamente alla definizione matematica.
• Le ipotesi sull’origine della parola araba ”kimiya”, ”chimica”: dall’antico egiziano ”kemi”, che significava ”nero”, ma era comunemente usata dai Greci per indicare la terra d’Egitto; dal greco ”khymeia”, cioè ”fusione”; dall’arabo ”simiya”, ovvero ”scienza dei segreti delle lettere”.
• Tra l’VIII e il XV secolo in tutte le regioni dell’impero, sono state fabbricate parecchie decine di strumenti astronomici in legno, metallo o pietra. Le loro dimensioni variavano: i più piccoli non superavano qualche centimetro di diametro, i più grandi erano delle vere costruzioni architettoniche, grandi come case.
• Il principio dello gnomone, spostamento dell’ombra di un’asta fissata a una superficie piana. Quando è correttamente graduato, questo spostamento fornisce la misurazione dell’ora.
• Alcune delle bilance in uso presso gli arabi: classica (con due bracci uguali e piatti sospesi), a due piatti (qarastun), geodesica, idrostatiche (per pesare metalli e minerali nell’aria e nell’acqua), a cinque piatti detta ”bilancia della saggezza”.
• Il primo osservatorio arabo fu costruito nel 1529 a Maragha, finanziato dal sovrano mongolo Hulagu, funzionò per una ventina d’anni. Il suo primo direttore fu Nasir ad-Din at-Tusi.
• Avicenna, nella sua enciclopedia filosofica Libro della guarigione, studia il movimento dei proiettili e la caduta dei gravi. Dopo aver criticato le ipotesi enunciate prima di lui, introduce la nozione di inclinazione (mayl), ovvero la tendenza di un corpo ritornare nel suo luogo naturale dopo essersene allontanato.
• Botanica e matematica secondo al-Biruni (XI secolo): "Fra le particolarità dei fiori, ve n’è una veramente stupefacente: il numero dei loro petali, la cui sommità forma un cerchio quando essi cominciano ad aprirsi, si conforma nella maggioranza dei casi alle leggi della geometria. Sarà difficile trovare un fiore a sette o nove petali: la ragione è che, seguendo le leggi della geometria, non si potrà inscriverlo in un cerchio facendo uso di un triangolo isoscele. Il numero dei petali è sempre di tre, quattro, cinque, sei o diciotto. Forse un giorno si troverà una specie di fiore a sette o nove petali, tuttavia nell’insieme, bisogna riconoscere che la natura mantiene i suoi generi e le sue specie così come sono".
• Il Profeta raccomandava alcuni cibi per curarsi: cipolla, aglio, asparago, orzo, peperoncino, miele, olio d’oliva, crescione, menta, banana, canna da zucchero, limone, mela cotogna, dattero, fico, melograno, melone, uva. Tra le erbe con capacità medicamentose: canfora, senna, muschio, camomilla, mirto, timo, nigella, rabarbaro, papavero.
• Nel XII secolo Ibn al-Baytar descrisse 1.400 droghe medicinali d’origine vegetale, animale e minerale. Di queste, più di 400 erano completamente sconosciute ai Greci.
• Si attribuisce al Profeta il seguente precetto: "Contemplare l’acqua che scorre, i giardini fioriti e i bei volti costituisce un incantamento per lo spirito e il corpo". E ancora: "Quando visitate un malato, instillategli sempre la speranza: ciò forse non cambierà granché il decorso della malattia, ma conforterà l’anima del paziente donandogli maggior vigore".
• "Evitate queste tre cause di maledizione: andare a defecare nelle sorgenti d’acqua o nelle zone ombrose o nei luoghi di passaggio" (il Profeta).
• I farmacisti arabi falsificavano l’oppio utilizzando gomma arabica, succo di celidonia e succo di foglie di lattuga selvatica. Ash-Shayzari spiegò come riconoscere le contraffazioni: "Se si scioglie l’oppio nell’acqua, se è stato falsificato con succo di celidonia emana un odore simile a quello dello zafferano. Se invece l’odore è debole ed è untuoso al tatto, allora l’oppio è stato falsificato col succo di lattuga. Quando risulta amaro, di colore chiaro e di debole forza, è falsificato con la gomma arabica".