Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 21 dicembre 1998
Secondo l’organizzazione mondiale della sanità le sanzioni all’Iraq causano la morte di cinque-seimila bambini ogni mese
• Secondo l’organizzazione mondiale della sanità le sanzioni all’Iraq causano la morte di cinque-seimila bambini ogni mese. Denis Halliday, ex vicesegretario generale delle Nazioni Unite: «La cifra è sottostimata: nelle zone rurali dell’Iraq i bambini spesso non sono registrati alla nascita e se muoiono nelle prime settimane di vita nessuno li registrerà più. E su queste stime concorda anche l’Unicef» (da un’intervista di Jeremy Rose realizzata in Nuova Zelanda prima dei bombardamenti).
• Con il programma Onu ”Cibo in cambio di petrolio” l’Iraq è autorizzato ad esportare greggio fino a 5,2 miliardi di dollari a semestre; due terzi della somma devono però essere destinati all’acquisto di beni per la popolazione. Il dato relativo alla morte di un milione e mezzo di bambini non ha riscontri: la Croce Rossa non è riuscita a trovare 80 mila bambini denutriti da inserire in un suo programma nutrizionale.
• Gli ispettori Onu hanno avuto problemi in 5 ispezioni su 427.
• Poche settimane fa il governo americano ha ordinato 1.343 missili Cruise. Ammontare della commessa: 1.200 miliardi di lire (poco meno di un miliardo l’uno).
• «’Desert Storm”, ”Desert Fox”, ma l’Iraq non è un deserto! un Paese di 23 milioni di persone» (Luisa Morgantini).
• Nel 1991 l’accuratezza degli aerei invisibili F117 fu inferiore al 60 per cento. Per distruggere un singolo bersaglio occorrevano 11 tonnellate di munizioni guidate e 44 tonnellate di bombe tradizionali.
• Nelle sole giornate di mercoledì e giovedì gli americani hanno sparato sull’Iraq più missili che durante l’intera Desert Storm. Nelle prime tre giornate sono state prese di mira 27 batterie di lancio (una distrutta, due danneggiate severamente, due danneggiate lievemente, 22 intatte); delle 18 postazioni logistiche prese di mira (trasmettitori radio e tv ecc.) cinque sono state distrutte, cinque danneggiate severamente, due danneggiate leggermente, due intatte, il resto non si sa. Per quanto riguarda le basi della Guardia Repubblicana gli americani ne hanno distrutte due su diciannove, nove hanno subito danni ”moderati”, quattro sono state danneggiate ”lievemente”, le altre non si sa. Infine si è sparato contro 11 impianti sospettati di produrre armi di sterminio di massa: un impianto ha subito danni ”leggeri”, due hanno subito danni ”moderati”, gli altri niente.
• Dopo i primi tre giorni di bombardamenti gli iracheni sostenevano di aver abbattuto 77 missili e accusavano gli americani di aver colpito due ospedali, il Museo di storia naturale, i padiglioni delle facoltà di farmacia e teologia islamica, un’ala del convento dei domenicani.
• «Scrivo sotto il tavolo, con il computer tra le gambe» (Mimmo Càndito).
• «Si parla molto dei bombardamenti di precisione, ma il termine è fuorviante. Se due missili da crociera danneggiano gravemente un edificio, la missione viene considerata un successo. E se il 30 per cento dei missili che lanciamo causa gravi danni, vuol dire che stiamo facendo un buon lavoro. Nella guerra del Golfo i missili da crociera mare-terra e le bombe laser-guidate che furono usati ebbero una percentuale di successo assai inferiore, mentre l’ultima volta che abbiamo lanciato dei missili da crociera aria-terra, essi fallirono quasi tutti gli obiettivi. Inoltre ci vuole tempo per distinguere un ”quasi mancato” o un ”danni limitati” da un ”danni critici”, e potremmo non essere in grado di stabilire i danni prodotti per oltre la metà degli obiettivi. Infine ci vogliono mesi, se pur ci si riesce, per capire cosa è stato davvero distrutto» (Anthony H. Cordesman).
• «Ogni brigata della Guardia Repubblicana ha circa 1.200 pezzi di equipaggiamento militare pesante. Anche se facciamo saltare l’edificio che li contiene tutti, la maggior parte dei 1.200 tra carri armati ed altre attrezzature resterà probabilmente intatta. Un attacco ai radar della difesa antiaerea raramente li danneggia in modo irreparabile. Anche le strutture di controllo e di comando spesso sopravvivono agli attacchi» (Anthony H. Cordesman).
• I piloti dei Tornado britannici in missione sull’Iraq hanno in tasca dieci kruggerrand (moneta d’oro del Sudafrica, vale circa 450.000 lire) da usare per cercare aiuto nel caso di abbattimento in territorio nemico. Nel kit di sopravvivenza ci sono alcuni foglietti (scritti in una dozzina di lingue) con richieste d’aiuto e con la promessa di ricompense «garantite da Sua Maestà»: «Sono britannico e non parlo la tua lingua. Non ti farò del male. Non ho nulla contro il tuo popolo. Amico mio, aiutami. Dammi per favore cibo, acqua, rifugio, vestiario e la necessaria assistenza medica. Sarai ricompensato».
• L’operazione ”volpe nel deserto” prevede per la prima volta l’impiego di donne pilota. Nel ’91 furono 40.000 quelle spedite nel deserto come ausiliarie (ne morirono 5). Nel ’93 Clinton varò una legge che revocava il bando dal combattimento imposto fino ad allora alle donne. Elaine Donnelly, esperta di storia militare: «Clinton chiede alle donne ciò che lui si è rifiutato di fare sottraendosi alla guerra del Vietnam».
• «Il ”fattore Ramadan” invocato per accelerare l’attacco all’Iraq, è irrilevante per Moahamed Sayed Tantawi, il grande sceicco della moschea egiziana di Al-Azhar, massima autorità dell’Islam sunnita. Attaccare prima di venerdì notte o sabato - ma l’inizio del Ramadan, come sempre, si saprà solo all’ultimo momento - per non inimicarsi i musulmani (forse però solo i sauditi, che ospitano la Mecca e tutti i pellegrinaggi, potrebbero essere sensibili a un simile argomento). Questa la tesi degli americani. Ma il grande sceicco risponde giustamente che «noi siamo contro tutti gli attacchi sia in Ramadan che prima del Ramadan».
• «L’amministrazione Clinton non ha alcuna intenzione di liberarsi di Saddam. Punta solo su questi attacchi inutili e fotogenici»
(Scott Ritter, ex capo degli ispettori Onu in Iraq, veterano della Guerra del Golfo).
• «In agosto guidavo una squadra pronta a fare irruzione in un sito che, esistevano prove certe, pullulava di missili balistici. Avremmo dovuto agire subito perché gli iracheni erano in grado di spostare quell’arsenale molto rapidamente ma la Albright ci bloccò per l’ennesima volta, costringendomi alle dimissioni» (Scott Ritter, ex capo degli ispettori Onu in Iraq, veterano della Guerra del Golfo).
• Gli americani sperano che una sollevazione del Congresso nazionale iracheno, il principale movimento d’opposizione iracheno, li liberi da Saddam Hussein: «Il Congresso Nazionale iracheno, guidato da Ahmed Chalabi, dispone di 10mila truppe leggere che verrebbero massacrate in un baleno dalla Guardia Nazionale».
Che cosa farebbe lei al posto di Clinton?
«Io mobiliterei anche le riserve e le truppe di terra per rovesciare il regime in sei mesi. Poi imporrei un governo militare filo-americano simile a quello usato durante la denazificazione della Germania, affidando a Chalabi il compito di ricreare la struttura democratica nel Paese. Le garantisco che i Paesi arabi e l’Onu non aspettano altro».
• Il Congresso nazionale iracheno è composto da fondamentalisti islamici, nazionalisti curdi e arabi, liberal democratici e democratici di sinistra. Li capeggia Ahmed Chalabi, 54 anni, ex banchiere con un dottorato all’Università di Chicago.
Come pensate di liberarvi da Saddam?
«Da soli, servendoci delle nostre truppe, oltre 10 mila uomini già in assetto di guerra nel nord e sud del Paese. Un’invasione di terra dell’esercito americano o alleato non occorre. Dagli Usa abbiamo bisogno di supporto aereo, addestramento e di informazioni tattiche e strategiche dall’alto».
Con quali obiettivi?
«Vogliamo che l’America dichiari una zona di esclusione militare nel sud-ovest del Paese, simile alla no-fly zone già esistente. Per garantire che Saddam la rispetti basterebbero i jet. Ciò ci consentirebbe di prendere il controllo dei territori evacuati, instaurando un governo provvisorio. Saddam sarebbe tagliato fuori dall’unico accesso al mare e noi preleveremmo le enormi riserve di petrolio a Sud, per riscattare il popolo iracheno».
Esiste la speranza di un golpe anti-Saddam organizzato dal suo stesso entourage?
«Assolutamente no, ed è stato proprio questo uno dei maggiori punti d’attrito tra noi e il governo Usa. L’America era convinta che per sbarazzarsi del regime bastasse sponsorizzare un golpe ma noi l’abbiamo persuasa che Hussein è immune da attacchi provenienti dall’interno. Invece di colpirlo dove è forte, è meglio mettere alla prova le sue debolezze. E il suo vero tallone d’Achille è la campagna, dove la gente aspetta solo un cenno per insorgere».
Ne è così sicuro?
«Sì. Decine di persone sono pronte a combattere al nostro fianco, inclusa la Guardia Repubblicana e l’esercito che non hanno alcuna voglia di morire per lui».
• Secondo quanto scritto da Samuel P. Huntington in un celebre articolo pubblicato nell’estate ’93 su ”Foreign Affairs” i conflitti tra gruppi appartenenti a diverse civiltà stanno diventando i dati di base della politica globale: ai conflitti ideologici Est-Ovest si sostituiscono i conflitti fra Occidente e Islam.
«Sarebbe un grave errore utilizzare lo ”scontro di civiltà” tra l’Islam e l’Occidente come chiave di lettura per spiegare le ragioni dell’attacco angloamericano all’Iraq. Saddam è l’antitesi di un ”buon musulmano” e lo ha ampiamente dimostrato da quando è salito al potere. Così come quei valori di libertà, di giustizia, di dignità dei popoli che sono a fondamento dell’Occidente non c’entrano proprio nulla con la decisione presa da Bill Clinton» (Maxime Rodinson, il più autorevole studioso francese dell’Islam e del mondo arabo).
• Saddam Hussein all’inizio era un ”mangiapreti” del Baas, vecchio movimento laico.
• « stato detto da un antiamericano postfascista che i morti causati da Saddam sono virtuali, mentri quelli causati da Clinton sono reali. un’altra menzogna, su cui i politici tacciono. Saddam annientò in dieci minuti un intero villaggio curdo in Iraq, colpendolo con armi chimiche. Gasò cittadine iraniane, nella guerra con Teheran. Solo che allora nessuno protestò: né Usa, né Europa, né Italia. Non protestò neppure l’Onu, che poi si renderà responsabile di mancata assistenza nel genocidio dei tutsi, in Ruanda. Sulla prima pagina del ”manifesto” c’era ieri l’immagine di una testa insanguinata di iracheno, ucciso da bombe Usa. Orrenda foto di distruzione, di morte. Ma siamo tutti terribilmente a corto di memoria e di immagini, quando si tratta di evocare la morte non virtuale, ma ben reale, che Saddam ha già seminato abbondantemente dentro e fuori la propria nazione» (Barbara Spinelli).
• «Giudizi espressi a ripetizione e con insistenza negli ultimi 8 anni indicano in Saddam Hussein il responsabile di crimini ignobili, perpetrati nei confronti della sua stessa popolazione... una verità provata, ma esiste un particolare che non viene mai menzionato. Lo sterminio della popolazione, nel 1988 durante la guerra Iran-Iraq mediante l’impiego di gas nervini e armi chimiche avvenne con il pieno consenso di Stati Uniti e Gran Bretagna [...] Le armi vengono concesse soltanto a coloro che rientrano nella lista degli alleati, che non devono però manifestare troppa indipendenza, e in base a un giudizio del tutto discrezionale» (Noam Chomsky).
• «La diplomazia funziona soltanto quando si sa che i cannoni sparano davvero» (Henry Kissinger).