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 1997  settembre 20 Sabato calendario

Dentro & Fuori

• Angelo Pezzana è nato a Santhià, piccolo centro della provincia di Vercelli dove il padre possedeva un’azienda agricola. Nel ’45 la famiglia si trasferì a Torino. Ultimo di 4 fratelli, Angelo ha legato molto fin da ragazzo con la sorella Carla, alla quale rivelò la sua omosessualità a 17 anni, al ritorno da una festa. La madre, invece, ha conosciuto le abitudini sessuali del figlio dai giornali. A quell’epoca il padre era morto. Verso i 10 anni Pezzana cominciò ad essere incuriosito dal sesso. Verso i 14 "la faccenda assunse una dimensione più inquietante" perché Angelo sentiva crescere l’attrazione per compagni di scuola e amici di giochi. A 16 anni, dopo aver inutilmente cercato spiegazioni e conforto in Chiesa (tra le risposte ottenute in confessionale: "per noi sacerdoti il sesso non esiste, un sacrificio lo potrai ben fare anche tu”), Pezzana scrisse una raccomandata all’arcivescovo di Vercelli chiedendogli di cancellare il suo nome da tutti i registri dai quali risultasse la sua appartenenza alla Chiesa cattolica. Non ottenne risposta. Intorno ai 18 anni cominciò a frequentare, grazie a un certo Marco conosciuto davanti ad una vetrina, le feste gay. Libere, erano organizzate proprio per conoscere altri omosessuali con cui scopare (usa proprio questo verbo, ndr),
• "Jungle", locale di Cannes la cui vedette si chiamava Madame Santos, nerboruto sessantenne di origine torinese che cantava in playback le canzoni di Edith Piaf e si rivolgeva all’addetto ai dischi sempre con la stessa battuta: «Jean-Luc, veux-tu m’introduire 33 centimètres à l’intérieur?».
• Negli anni Sessanta in Francia c’era un’organizzazione commerciale rivolta ai gay ben avviata: bar con ingressi discreti, spiagge per nudisti, etc. Interi alberghi vivevano sulla clientela omosessuale. In Italia, invece, non c’erano ancora saune gay né discoteche, l’unica possibilità era "battere nei cinema, nei gabinetti pubblici, nei parchi”. Per anni Pezzana è sceso al Petit Paris di Cannes, albergo a 4 piani con tre camere per piano frequentato da omosessuali italiani che cercavano "respiro" in Francia. Quando nell’81 toccò all’Italia organizzare il congresso europeo dei movimenti di liberazione omosessuale, il Fuori trovò tutti gli alberghi piemontesi indisponibili. Solo il signor Gilli, proprietario dell’omonimo hotel a Torre Pellice accettò di accogliere i congressisti. Ma il parroco lanciò su tutti il suo anatema.
• Negli anni Cinquanta-Sessanta battere era per lo più un’attività solitaria. Uno usciva di casa alla ricerca di un partner e se lo trovava andava a scopare a casa dell’uno o dell’altro. Per battere con gli amici si andava di solito nei cinema dove davano film all’italiana di infima categoria. Mentre le famiglie e gli altri clienti "normali" occupavano la prima parte della platea, dietro si scopava tra i sedili, dietro le tende, tra una porta e l’altra, nelle toilettes. Durante una di queste serate, un amico di Pezzana perse addirittura le lenti a contatto: fece interrompere la proiezione e illuminare la sala finché non riuscì a ritrovarle. Nel ’63 Pezzana e la sorella decisero di diventare librai e aprirono "Hellas", un negozio dedicato alla cultura alternativa. C’era, per esempio, uno scaffale dedicato all’identità femminile. E c’erano i giornali gay americani non pornografici, come il "Gay Sunshine" di Winston Leyland. Agli incontri tra scrittori e pubblico vennero Gore Vidal, Allen Ginsberg, Eric Segal. 1968: il caso Braibanti scuote l’opinione pubblica. La comunità gay scopre, una volta di più, che si può perfino finire in galera. Magari con l’accusa di plagio, come capita all’intellettuale nato nel ’22 in provincia di Piacenza, ex partigiano, accusato dal padre di un ragazzo di 18 anni con il quale aveva una relazione (il ragazzo venne poi rapito, ricoverato in una clinica provata, sottoposto a elettrochoch e a choc insulinici). Braibanti viene condannato a 9 anni, pena ridotta a 6 in appello, ne trascorre 2 in prigione.
• Nella tarda primavera del ’71, una domenica, a casa di Angelo Pezzana nacque il F.u.o.r.i.: Fronte Unito Omosessuale Rivoluzionario Italiano. Nel dicembre del ’71 uscì il numero zero del notiziario (1.000 copie, direttore responsabile Marcello Baraghini). Il numero 1 uscì in edicola nell’aprile del ’72, 20mila copie distribuite su tutto il territorio nazionale.
• Quando, nel ’78, Tognazzi interpretò "Il vizietto", i gruppi del "Fuori" si mobilitarono per boicottare la pellicola. Torino venne scelta per un’anteprima e Pezzana venne invitato. Sorpresa: "Il vizietto" era pieno di battute e riferimenti a quel tempo definibili "politici" e Pezzana ne fu entusiasta. Tognazzi accettò di farsi intervistare da "Fuori!" e dichiarò, tra l’altro: «Ho lavorato affinché la famiglia gay venisse fuori come la migliore».
• Per anni i servizi segreti Usa sono stati tenuti in scacco da "gli amici di Dorothy”: era una banale espressione gergale in uso tra gli omosessuali dell’esercito americano che, negli anni Cinquanta, rischiavano la radiazione e la carriera. Per evitare di incappare nelle ire dello Stato, i gay in uniforme parlavano riferendosi a loro stessi come "gli amici di Dorothy”, dove Dorothy è l’eroina del Mago di Oz, interpretata da Judy Garland, una delle attrici più amate dai gay. Solo da poco la Cia ha risolto il rebus.
• Articolo 121: malfamato articolo del Codice penale sovietico contro l’omosessualità. Spesso utilizzato dal Kgb per eliminare i dissidenti.
• "Outing": pratica che alcuni gruppi omosessuali americani che impongono alle persone famose di svelare, lo vogliano o no, la loro omosessualità.
• Soldaten tanten, zie dei soldati, era l’espressione usata in Germania per indicare i gay che andavano a battere tra i soldati.
• In Italia il reato di omosessualità non esiste dal 1890, anno dell’unificazione dei codici per mezzo di Zanardelli. Sul piano del Diritto, in Italia l’omosessualità non è mai stata direttamente perseguita dal Codice Penale. Anche se il codice Rocco aveva tentato di reintrodurre il reato di omosessualità. Gli "strumenti" di persecuzione sono stati: la legge sulle persone pericolose, ultima versione redatta nel 1956 e l’articolo 28 per l’accesso al servizio militare, che prevede l’esonero degli "invertiti sessuali".
• Gay: nella letteratura di Sette - Ottocento, gay è un aggettivo che indica una persona dai costumi riprovevoli. Qualcosa del genere, in italiano, è l’espressione "donnina allegra".
• Nel ’72 il Fuori partecipò alla sottoscrizione in favore del "Manifesto" (a quell’epoca mensile). Ma sulla colonna delle sottoscrizioni le loro 128mila lire non apparvero donate da ”un gruppo di omosessuali torinesi", come si erano firmati, ma "da un gruppo di torinesi".
• Alla fine degli anni Sessanta Pezzana si innnamora di Alfredo, conosciuto in un cinema di terza visione, l’Alexandra, accanto alla Stazione centrale di Torino. Alfredo, insegnate meridionale, introverso e timido, andò a vivere con Angelo un anno dopo. Dieci anni più tardi, nel 1980, durante una riunione del Fuori Angelo conosce Edoardo, che stava lavorando a una tesi sul rapporto tra moda, conflitti politici e sessualità. Qualche giorno dopo si rividero in discoteca. Per Edoardo, che aveva minacciato di lasciarlo, Angelo ha smesso di fumare (a colpi di un farmaco chiamato Lobatox, in vendita all’estero).
• Nel ’76 Pezzana si presenta alle elezioni per il Partito Radicale. Fu il primo dei non eletti a Genova.
• Nel 1978 il Fuori chiese e ottenne lo spostamento della voce "omosessualità" dal settore "perversione" a quello "omosessuale" nel catalogo della Biblioteca civica di Torino.
• Nel gennaio 1982 il Fuori! tenne il congresso nazionale a Vico Equense. L’obiettivo era quello di raggiungere i 1.000 iscritti o chiudere. L’organizzazione venne sciolta perché l’obiettivo venne mancato.
• Nei primi anni Ottanta la Fondazione Sandro Penna commissionò alla Demoskopea di Giampaolo Fabris un’indagine su quello che gli italiani pensavano degli omosessuali. Un solo dato: l’ostilità verso gli zingari era del 53%, quella verso gli omosessuali del 75%.
• Nel 1985 Pezzana venne eletto in una lista civica e per 5 anni lavorò in Regione, collaborando, per esempio, al progetto di riforma della legge 180.
• Jonathan e Ilan vivono insieme a Tel Aviv. Jonathan fa lo steward sulle linee aeree El-Al, compagnia di bandiera israeliana. Quando la compagnia decide di dare biglietti omaggio ai coniugi del personale di volo per permettere alle famiglie di essere riunite durante le feste, Jonathan e Ilan vengono esclusi dall’iniziativa. Jonathan non molla e porta la El-Al in tribunale. La compagnia vince in primo grado ma perde in secondo. La Corte suprema, alla fine, si schiera a favore dello steward. Dal settembre del 1994 tutto il personale di volo El-Al celebra le feste in famiglia.
• L’autobiografia di Pezzana è formata da 42.203 parole, 637 delle quali con radice "omo" e 93 con radice "etero". La parola "gay" ricorre 45 volte, il sostantivo "amore" 29, il verbo "scopare" 16. "Cazzo" e "uccello" hanno 2 presenze a testa.
• Finocchio: prima di bruciare in piazza eretici e streghe, nel medioevo, si era solito dare alle fiamme gli omosessuali, per scoraggiare comportamenti moralmente riprovevoli. Nelle fascine della pira venivano messi semi di finocchio con lo scopo di prolungare l’agonia (rallentavano la combustione della legna) e di attenuare l’odore di carne bruciata. Di qui l’espressione "finocchio".
• Tutun: maschile di tota, signorina, indica in dialetto torinese l’eterno non-sposato.
• Femme à tantes: espressione nata in Francia negli anni Trenta per indicare le donne molto vicine agli omosessuali (tante, zia, in francese sta per omosessuale). In inglese l’espressione equivalente è Fag Hag, in italiano non esiste.