Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 8 aprile 2000
L’Universo del sesso
• Abitudine dei romani antichi di costringere l’adultera, il giorno dopo la condanna, a fare sesso con chiunque ne avesse voglia (il primo pretendente veniva estratto a sorte).
• In Africa, l’uomo Tungu aveva il diritto di uccidere non solo l’amante della moglie ma anche chi l’aveva informato della tresca (il suo onore e il suo orgoglio erano stati feriti dalla rivelazione del tradimento).
• Nell’antico Perù, l’uomo che seduceva una delle mogli o delle concubine di un inca veniva bruciato vivo con l’adultera e con i suoi parenti stretti (genitori, mogli, figli). Gli abitanti del suo villaggio venivano allontanati dalle loro case e il villaggio raso al suolo. Sul terreno si spargeva sale, affinché non vi crescesse più nulla.
• Nel XVII secolo, in Italia, Lodovico Maria Sinistrari chiese l’esame dei genitali di tutte le donne sospettate di essere lesbiche. Quelle col clitoride più sviluppato della norma, giudicate «capaci di commettere sodomia con altre donne», furono mandate a morte.
• A Treviso, a metà del XVI secolo, le lesbiche venivano legate nude a un palo, per un giorno e una notte, in via delle Locuste. Quindi erano portate fuori città e bruciate vive.
• A Roma, sotto l’imperatore Tiberio (42 a.C. / 37 d. C.) la legge vietava di giustiziare le vergini. Il boia, prima di ucciderle, aveva l’obbligo di deflorarle.
• Tra i cinesi confuciani marito e moglie non potevano passarsi gli oggetti direttamente con le mani, ma dovevano porgerli su un vassoio (uniche eccezioni, durante i funerali o le cerimonie sacrificali).
• In Siberia e nella Russia orientale le donne si mostravano tranquillamente seminude, tranne per i piedi, sempre coperti. Il richiamo sessuale più forte era quello di sfilarsi le calze, il simbolo del matrimonio non era l’anello ma l’atto di togliersi calze e calzini.
• In Laos le donne non potevano camminare a piedi nudi o con i sandali perché le dita dei loro piedi erano giudicate oscene. Molti mariti punivano le mogli portandosi via le loro scarpe (in questo modo le costingevano a restar chiuse dentro casa).
• Nello stato arabo del Qatar, una donna sorpresa nuda in casa non si copriva i genitali ma la testa.
• I medici vennero ammessi negli harem soltanto alla fine del XIX secolo, e con molte limitazioni. Ad esempio per visitare una sultana dovevano accontentantarsi di osservare la sua lingua, unica parte del corpo che sbucava dal foro di una pesante tenda nera. Il tutto avveniva sotto la sorveglianza di un eunuco.
• ”Chemise cagoule”, camicia da notte di lana spessa con un buco che permetteva la penetrazione. Approvata dalla Chiesa per limitare il piacere durante l’atto sessuale, giudicato ripugnante perfino tra marito e moglie.
• I giapponesi ingrossavano il loro pene tenendolo infilato in uno speciale mattone bollente con un foro al centro, facilmente reperibile ai bagni.
• In Australia, gli uomini Walibi in visita ad altri villaggi si salutavano e si dimostravano amicizia stringendosi a vicenda il pene.
• Nel XVI secolo in Linguadoca, nella regione di Lione, in Provenza e a San Tens, in Anversa, San Faustino era rappresentato da un enorme fallo. Per combattere la sterilità, le donne raschiavano il fallo e bollivano i trucioli nell’acqua.
• I francesi credevano di poter conquistare la donna amata andando in giro con un cuore di rondine legato al pene.
• Le donne della Roma antica, per evitare le gravidanze, facevano l’amore con un sacchetto di cuoio pieno di fegato di gatto legato al piede destro.
• I Mangain (zona meridionale delle isole Cook) apprezzavano le donne con i fianchi larghi perché la loro conformazione avrebbe garantito un maggior piacere durante l’atto sessuale.
• I re della tribù dei Bakitara (Africa centrale) avevano un ciambellano incaricato di urinargli ogni mattina sui piedi, pratica giudicata di buon auspicio.
• In America, nel XIX secolo, le donne del Midwest pensavano di abortire cospargendosi il seno con polvere da sparo o bevendo tè preparato con acqua nella quale erano stati fatti arrugginire alcuni chiodi.
• Il generale romano Eliogabalo era convinto che gli uomini col naso grosso avessero anche un grosso pene e fossero i guerrieri migliori.
• Nella regione di Assini (Africa orientale) i capezzoli grandi erano giudicati molto belli, le ragazze per farli ingrossare li manipolavano in continuazione e si facevano anche pungere da un particolare insetto che iniettava un liquido irritante.
• Nell’Africa sud-occidentale, le ragazze della tribù Venda che non si manipolavano e tiravano i genitali fino a farli diventare penduli erano insultate per la loro pigrizia.
• Abitudine delle dame del XVI secolo di decorarsi il pube con nastri colorati.