Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 13 dicembre 2003
Pianti - Fortunato Misiano, specializzato negli anni Quaranta nella produzione di pellicole strappalacrime, era solito rinchiudere in uno stanzino lo sceneggiatore Alessandro Continenza per costringerlo a terminare in fretta il copione
• Pianti. Fortunato Misiano, specializzato negli anni Quaranta nella produzione di pellicole strappalacrime, era solito rinchiudere in uno stanzino lo sceneggiatore Alessandro Continenza per costringerlo a terminare in fretta il copione. La chiave girava – a volte era l’alba del giorno dopo – solo quando tutti i fogli dattiloscritti erano passati sotto la porta. Spesso Continenza si trovava davanti il produttore, un omaccione piuttosto rozzo, con le pagine in mano e gli occhi rossi: "M’hai fatto piangere", confessava con voce strozzata.
• Morte. Quella volta che un inserviente del Teatro dell’Opera di Roma, non avendolo riconosciuto, tentò di impedire a Luchino Visconti di entrare dall’ingresso degli artisti. Quando l’equivoco fu risolto, l’inserviente, pesantemente insolentito dal Conte, volle avere l’ultima parola: "Si calmi. E si ricordi che tutti dobbiamo morire". "Lei forse", fu la risposta: "Io no".
• Previdenza. Paolo Stoppa possedeva talmente tanti vestiti, cravatte e scarpe, che indossava sempre cose nuovissime. Non sopportando l’idea di sembrar superato, faceva incetta delle primizie della moda in arrivo da Londra. Una volta comprò dodici sciarpe di cachemire di colori diversi. "Anzi due di tutte", ordinò l’attore a Pescetto, il suo commerciante di Genova. Alla domanda perché avesse comprato due sciarpe per ogni colore, rispose: "E se ne perdo una?"
• Le bone. Quando la Magnani vinse l’Oscar per La rosa tatuata (1955), Masolino D’Amico e un suo compagno di liceo le spedirono un telegramma la cui frase conclusiva era "Abbasso le bone". L’attrice rispose prontamente: "Ma alla vostra età ci vogliono anche le bone".
• Sergio Amidei in un ristorante, aggredì un’amica della Magnani, rea d’aver detto che la guerra in Vietnam avveniva perché il generale Giap voleva controllare lo smercio della droga. La Magnani l’aveva invitato al suo tavolo per fare la pace dopo un episodio altrettanto increscioso: l’attrice, avuta in cura la barboncina di Amidei, gliela fece tosare alla moda e gliela riportò a casa pettinata e profumata. Alla vista della mise dell’animale, lo sceneggiatore ”furente - si precipitò alla ricerca della Magnani. Avvistatala con alcune amiche in un caffè, "caricò a testa bassa gridando a voce spiegata: ”Puttane! Mignotte!” e peggio ancora".
• Istinto. Aneddoto raccontato da Burt Lancaster. Girando una scena insieme per i Promessi Sposi televisivi, Alberto Sordi continuava a metterglisi davanti rubandogli tutta l’inquadratura (Sordi era Don Abbondio, l’americano il cardinal Federigo). Il regista tentava invano di impedirglielo. Allora Lancaster lo prese da parte: "Senti, a me non importa niente di questo film, tanto in America non uscirà nemmeno. Ma se mi hanno fatto venire fin qui e mi pagano tanto, vorranno pure che la mia faccia compaia". "’Certo, certo. E’ logico”, mi rispose Sordi. Ma come si ripartiva, zac! Mi si rimetteva davanti. Allora ho capito. Era più forte di lui!".
• Gianduiotti. Quando Paolo Stoppa era impegnato nelle pomeridiane a teatro, prestava il suo abbonamento alla Roma al giovane Masolino D’Amico, che nella tribuna dello Stadio Torino si ritrovava tra due solenni signori con lunghi cappotti di cammello: "Gino Cervi e il pasticciere Ruschena, che a un certo punto tirava fuori dei gianduiotti e me li passava".
• Incontri. Quello nel salotto di Elena Croce, figlia di Benedetto, tra Theodor Adorno, Bobi Bazlen e il giovane Roberto Calasso, da cui nacque la casa editrice Adelphi. Al termine della serata, il filosofo tedesco disse alla padrona di casa (riferendosi a Calasso): "Quel giovane ha letto tutti i miei libri, compresi quelli che non ho scritto".
• Angelo. Vi era spesso paragonato il compositore Nino Rota, uomo sempre allegro ma trasognato. Capitava che inseguendo i suoi pensieri mentre attraversava la strada, si fermasse imbambolato in mezzo al traffico: "Non aveva famiglia e non praticava sesso, anche se in un momento di distrazione giovanile aveva messo al mondo una figlia".
• Preoccupazione. Era lo stato d’animo in casa D’Amico quando, a tarda sera come suo solito, Anna Magnani telefonava a Suso Cecchi D’Amico comunicandole: "Ho la ruzza (ossia voglia di divertirmi). Sono lì sotto tra cinque minuti".
• Cartoline. Il compositore Nino Rota era generosissimo e al tempo stesso di un incredibile egoismo. Non rispettava orari e scadenze, piombava a casa dei suoi amici senza avvertire, mangiava e chiedeva un letto (dormiva molto, di preferenza ai concerti o davanti ai film che avrebbe dovuto musicare). Non rispondeva ai telefoni delle sue molte case e non richiamava mai. Scriveva, raramente, alcune cartoline con bellissima calligrafia. Le comprava ai musei, dove arrivava all’orario di chiusura fermandosi nei chioschi dell’ingresso: "E’ utile. Se poi riesco anche a entrare so subito cosa devo vedere senza perdere tempo".
• Etre. Era il nome della madre dell’attrice Bice Valori, battezzata così per far dispetto al prete (l’ennesimo visto che i fratelli si chiamavano Euno e Edue).
• Barche da pesca. Progettarle e vederle costruire era la principale occupazione di Paolo Panelli, che non amava il mare, durante i soggiorni estivi a Castiglioncello. Immancabilmente, dopo il varo del natante, non sapendo che farsene, lo vendeva rimettendoci moltissimo. A quel punto ne disegnava un altro.
• Matrimonio. Elena Croce, superstiziosa figlia di Benedetto, si rifiutava di incontrare o anche solo sentir nominare Mario Praz, che aveva fama di iettatore. Quando sua figlia stava per sposare Masolino D’Amico, allievo del critico, capì che non poteva più evitarlo: per esorcizzarne la potenza iettatoria si mise a leggere un libro in cui suo padre parlava di Praz. Immediata, una telefonata, le comunicò la morte d’un vecchio amico. A quel punto, per evitare che la signora disertasse le nozze della figlia, fu organizzato un complicato stratagemma. In chiesa andarono solo i parenti, in precedenza amici e conoscenti furono ricevuti in un albergo, il cui enorme salone rettangolare aveva due uscite opposte: la Croce fu collocata sulla prima per salutare gli invitati, finché non le venne segnalato che Praz, prelevato appositamente in ritardo, era arrivato. A quel punto se la svignò, mentre il critico entrava dalla porta opposta alla sua. L’assenza, se fu notata, venne di certo attribuita alla proverbiale scarsa pazienza della figlia del filosofo.
• Soldi. Luchino Visconti, a chi gli rinfacciava di essersi fatto finanziare il film Gruppo di famiglia in un interno dall’editore di destra Edilio Rusconi, rispondeva seccato: "I capitali non sono di sinistra".
• Caffè. Secondo la scenografa Lila De Nobili, l’arte non poteva essere oggetto di commercio. Quando realizzò le scene per l’ultima regia teatrale di Luchino Visconti - una Manon Lescaut che fu rappresentata a Spoleto - al momento d’esser pagata, dopo molti dinieghi, accettò come compenso solo un chilo di caffè.
• Siae. Cesare Zavattini, convinto che la vita reale potesse superare le invenzioni più paradossali, tutte le sere leggeva metodicamente i giornali alla ricerca di spunti per un film. Non appena trovava un episodio stimolante, buttava giù un soggetto che, la mattina dopo, il figlio Mario s’affrettava a depositare alla Siae.
• Anni. Il musicista Nino Rota, notoriamente lentissimo nell’evadere la corrispondenza, una volta in treno chiese al giovane Masolino D’Amico di rispondere a King Vidor, che gli chiedeva di musicare una sua pellicola: "Ma questo film non l’ha già fatto? Già pensa al remake?" chiese lo scrittore guardando meglio il foglio. La data era di cinque anni prima.
• Brutto carattere. Era famoso quello dello sceneggiatore Sergio Amidei. Tra le sue fobie, quella "verso qualunque cosa puzzasse di retorica". Una volta mise al tappeto con una sberla la vedova del suo amico Steno dopo che la malcapitata s’espresse per la chiusura del Parlamento, "tanto lì non pensano che a mangiare";
• Mariacallas. Nome d’arte di un transessuale napoletano emigrato a Parigi che, per un certo tempo, si prese cura di Nina De Nobili. Spesso la scenografa lo seguiva nei viali mentre lui era intento a attirar clienti aiutato dalle suadenti movenze del suo ferraiolo nero. Se mariacallas esagerava lei, perfezionista in tutto, lo sgridava dall’ombra: "Troppo!".
• Previsioni. "Credo sia l’ultima volta che vengo a una cerimonia così da dilettante", (Roberto Rossellini, citando Tristan Bernard, al funerale d’una conoscente. Morì il giorno dopo).
• Menagramo. Ne aveva fama il critico letterario Mario Praz. Per il suo allievo Masolino D’Amico, ciò era da attribuirsi un po’ a certi oggetti sinistri presenti nella sua casa-museo (tipo bambole di cera del 700 con capelli veri), un po’ al suo aspetto fisico: basette lunghe, un occhio molto storto, un piede "a ferro da stiro che lo costringeva a zoppicare, come appunto pare faccia il Maligno". Sembra, però, che il Praz non provocasse grandi disgrazie, ma fastidi, "colpendo di preferenza le gambe".
• Soprannomi/1. Quelli affibbiati a Pietro Notarianni, direttore della casa di produzione cinematografica di Franco Cristaldi (sul quale quest’ultimo gettava tutte le colpe di fronte a registi e sceneggiatori): L’uomo di sfiducia, Il braccio maldestro, Il delatore di maggioranza, Lo scredito italiano, Don Lurido, Galeazzo Giano, Manuel Fango, Pietro Vermi, Il serpente d’ispezione, L’eminenza marrone, Il tergicristaldi.
• Soprannomi/2. Una delle attività del gruppo di intellettuali che si riuniva alla libreria Rossetti tra i Cinquanta e i Sessanta era affibbiarsi soprannomi cattivelli. "Il critico drammatico De Feo era ”Cafone il censore”. Patti, che aveva velleità da Ganimede e portava il cinto per assottigliarsi la vita, fu definito ”lo scrittore di pessimo busto”". Vincenzo Cardarelli, che da via Veneto non s’allontanava mai, per via della dentiera malferma, fu chiamato "il poeta deca-denti"; oppure, una volta che sventolava un assegno ricevuto, "il poeta-saldato". Dal canto suo Cardarelli, riferendosi alla bassezza del pittore Amerigo Bartoli, quando gli chiedevano dov’era, rispondeva: "L’ultima volta che l’ho visto stava passeggiando sotto il tavolo" (alla stessa domanda, in un’altra occasione: "Cosa volete che ne sappia? Non sono mica un principe del Rinascimento, che va in giro col nano!").
• Crisi di fegato. Ne soffriva Ennio Flaiano. Una gliela procurò il produttore cinematografico Carlo Ponti, a cui una volta sentì dire: "Noi marci intellettuali".