Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 22 novembre 1997
Il linguaggio dei fiori
• Il tulipano deve il suo nome al turco tulbent, turbante. I primi bulbi di tulipano arrivarono a Vienna dalla Turchia nel 1554. In Francia il suo valore era tale che un solo bulbo, chiamato perciò "mariage de ma fille", matrimonio di mia figlia, poteva costituire la dote di una fanciulla. Da qui potrebbe derivare il significato: "dichiarazione d’amore". Se giallo, simboleggia "amore senza speranza".
• La Chiesa aveva deprecato per qualche tempo l’uso di fiori durante le liturgie, ma già nel IV secolo Giovanni Crisostomo raccomandava l’uso di corone per i matrimoni e per le esequie, mentre San Girolamo loda l’uso di cospargere di fiori e foglie le basiliche e le cappelle dei santi.
• Il linguaggio dei fiori è stato elaborato in Francia all’inizio dell’Ottocento: ad ogni fiore venivano attribuiti un significato simbolico e un elenco di messaggi. L’usanza di trasmettere messaggi amorosi con i fiori ha origini orientali, arrivò in Europa insieme con le cronache dei viaggiatori del Settecento.
• Nel 1819 a Parigi venne pubblicato "Le langage des fleurs" di Charlotte de Latour, pseudonimo di Louise Cortambert. Il libro presentava un repertorio di fiori attribuendo a ciascuno un significato e dava le regole per comporre mazzolino che esprimesse un messaggio preciso.
• A Lione, nel 1825, venne pubblicato "Emblémes des fleurs, ou parterre de flore, contenant le symbole et le langage des fleurs, leur histoire et origine mythologique” di C. J. Chambert. L’autore sosteneva che si trattava di una seconda edizione: la prima sarebbe uscita nel 1816, precedendo il lavoro della Cortambert.
• In Europa, nel Medioevo e nel Rinascimento era stato elaborato un complesso codice simbolico legato alla botanica. Prima fonte fu la Bibbia, dove il paragone con fiori e frutti è frequente sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, ma soprattutto nei Vangeli apocrifi di Giacomo, Pseudo Matteo e Pseudo Melito. Altre fonti furono la letteratura e la mitologia classica, in particolare le Metamorfosi di Ovidio. Molto importanti sono poi gli erbari medievali, che elencano le proprietà naturali e le virtù delle piante.
• Il genere pittorico della natura morta si sviluppa nel corso del Seicento: il fiore è raffigurato reciso in composizioni che vanno dal bouquet alla "cattedrale" di fiori.
• Nel linguaggio dei fiori il colore è molto importante, uno stesso fiore può avere significati diversi a seconda del suo colore: il bianco è il colore dell’innocenza, della purezza, della luce e della gioia; l’azzurro simboleggia spiritualità e magnanimità; il rosso la passione e l’ardore, il fuoco e il sangue; il viola l’umiltà e la pena; il giallo è il colore della falsità e dell’invidia (per la rosa, il giglio, la primula) ma anche dello splendore e del rigoglio (ginestra e ranuncolo).
• Anche per i colori ci si rifà a tradizioni precedenti: il giallo, per esempio, era usato dal XII secolo per indicare il tradimento, la falsità e la menzogna: nei dipinti e nelle miniature le vesti di Giuda sono spesso di questo colore e nelle Fiandre, alla fine del Medioevo, le case dei falsari e dei debitori venivano contrassegnate tingendole di giallo. Allo stesso modo il blu era il "colore che stabilizza" e nei lapidari medievali alle pietre di tale colore, come gli zaffiri, si attribuiscono poteri di seminare "pace e concordia" e di elevare lo spirito.
• Molto importante è anche la disposizione nel mazzo: una rosa offerta con lo stelo rivolto in alto significa non amore ma indifferenza, se ha le foglie significa amore speranzoso, se ha le spine esprime un messaggio carico di ansia. Messaggi articolati si ottengono unendo più fiori: una rosa accompagnata da un anemone (leggerezza) e da un garofano giallo (disdegno) significa "il vostro amore non ha durata".
• Nell’Ottocento il bouquet diventa parte fondamentale dell’abbigliamento femminile. Nell’Inghilterra vittoriana si chiama "posy", e "posy-holder" è il contenitore a forma di imbuto che lo contiene, riempito di ovatta bagnata per mantenere freschi i fiori. Ai balli di gala il mazzolino si porta legato al mignolo, fissato a un anello e a una catenella. In Francia i "bouquet eloquenti" vengono detti "sélam".
• Il festone (dal latino festa, ovvero "ornamento per la festa") composto di foglie, fiori e frutti è usato nelle occasioni di festività pubbliche; le corone e le ghirlande sono destinate a circostanze solenni, sia di gioia che di lutto e sono espressione di vittoria e di eternità per la loro forma circolare: le coroncine di fiori bianche destinate alle bambine che fanno la prima Comunione significano vittoria della virtù sul peccato, le corone che accompagnano i riti funebri, spesso composte con tralci di sempreverdi, alludono alla vittoria sulla morte.
• L’achillea, erba dalle proprietà antiemorragiche, fino al Settecento veniva usata per tamponare le ferite; per la sua secolare presenza sui campi di battaglia è detta anche erba dei soldati. Nel linguaggio dei fiori significa "guerra".
• L’asfodelo era il fiore sacro alle divinità degli inferi, Ade e Persefone. Per questo significa "rimpianto".
• La begonia, pianta che preferisce l’ombra, simboleggia perfino nella letteratura cinese gli amori infelici; significa "pensieri cupi".
• La camomilla, nota a tutti per le sue proprietà calmanti, veniva usata per fare mazzetti che venivano benedetti in chiesa nel giorno di San Giovanni e che venivano bruciati durante i temporali per tenere lontani i fulmini o anche legati ai filari delle viti per proteggerle dalla grandine. Significa "forza di affrontare le avversità".
• Il crisantemo, originario dell’Oriente, arrivò in Europa alla fine del Settecento. In Cina simboleggia gioia, bellezza, perfezione. Per la sua forma raggiante è considerato la materializzazione del sole ed è, in Giappone, l’emblema dell’imperatore. Significa "coraggio nelle avversità", nelle aree cattoliche è diventato il fiore dei defunti e per questo non si dona e non si espone nelle case.
• La genziana, secondo le credenze delle valli alpine, è un fiore ricco di virtù magiche: le madri la mettevano sotto il cuscino dei bambini perché dormissero sonni tranquilli. Il significato nel linguaggio dei fiori è "sei ingiusto".
• Il girasole, per il suo seguire il sole (fototropismo) è il simbolo della "dedizione all’amato".
• Le oltre 700 varietà dell’impatiens (popolare: fiori di vetro, gambe di vetro, balsamina, etc) significano "impazienza" per il comportamento della loro capsula: al minimo contatto si apre lanciando lontano i semi.
• La lavanda veniva raccolta per usi officinali fin nell’antichità: poiché nei suoi cespugli si nascondevano spesso piccoli serpenti velenosi, ci si avvicinava con circospezione; significa "diffidenza".
• La ninfea nell’antica cultura orientale significava purezza per il suo emergere dalle acque fangose. E’ anche simbolo di apertura spirituale. Significa "amore distaccato".
• L’oleandro, conosciuto come portatore di sostanze tossiche, significa "attenzione!".
• I fiori dell’ortensia sono divisi in due gruppi: fertili e sterili. I secondi circondano i primi, spesso hanno colore e dimensione diverse. Significa "freddezza".
• In Francia la tradizione popolare vuole che toccare una primula gialla dia la febbre. Non si portavano i suoi fiori a casa perché le galline avrebbero smesso di fare uova. Significa "diffidenza".
• Giuda si sarebbe impiccato ad un albero di sambuco: da qui il nome francese della pianta, arbre de Judas e quello inglese, Juda’s tree. Sempre in Inghilterra, è noto come devil’s wood, albero del diavolo, perché una leggenda vuole che il demonio viva tra le sue radici e che lo si possa evocare salendo sulla pianta. Significa "tradimento".