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 1998  novembre 23 Lunedì calendario

Curdi - Popolazione seminomade di lingua iranica del Kurdistan, vivono distribuiti tra cinque stati: Turchia (10 milioni), Irak (6 milioni), Iran (7 milioni), Siria (800 mila), Armenia (350 mila)

• Curdi. Popolazione seminomade di lingua iranica del Kurdistan, vivono distribuiti tra cinque stati: Turchia (10 milioni), Irak (6 milioni), Iran (7 milioni), Siria (800 mila), Armenia (350 mila). Fondatori di principati autonomi da cui discese quello ayyubide di Saladino, subirono la dominazione mongola (sec. XIII-XIV) e il loro territorio fu successivamente conteso e assoggettato dalla Persia e dall’impero ottomano. Al disfacimento dell’impero ottomano, le grandi potenze (trattato di Sèvres, 1920) garantirono ai curdi la costituzione di uno stato indipendente (Kurdistan) cui si opposero militarmente i nazionalisti turchi di Kemal che devastarono il paese e procedettero allo sterminio e alla deportazione dei curdi. Il successivo trattato di Losanna (1923), riconobbe i confini della Turchia moderna, ignorò i diritti dei curdi, smembrò il Kurdistan. Nel 1946 l’Urss appoggiò la costituzione di una Repubblica democratica curda, subito repressa da Iran e Irak con l’appoggio britannico. Durante la guerra Iran-Iraq entrambi i contendenti cercarono di sfruttare la causa curda, stessa cosa per gli americani durante la guerra del Golfo, con la quale i curdi riuscirono ad ottenere la protezione internazionale in una stretta fascia di territorio a nord dell’Iraq. L’invasione turca in queste zone (1995) ha aggravato la situazione.
• «Il caso curdo si inserisce all’interno di un’altra tappa del Grande Gioco, dove interviene anche la carta iraniana. Gli Usa sono interessati a formare un qualche Stato curdo nel Nord dell’Iraq, e c’è come posta la via del petrolio, e anche il controllo del Medio Oriente. Il problema è dannatamente complicato» (Himet Cetinkaya, giornalista del quotidiano turco ”Cumhriyet”, di ispirazione democratica).
• Curdi in Europa. 20 mila in Gran Bretagna, 20 mila in Olanda, 10-12 mila in Belgio, 200 in Spagna, 100 mila in Francia, 15 mila in Svizzera, 4-5 mila in Italia, 1 milione in Germania, 5 mila in Finlandia, 15 mila in Svezia, 3 mila nella Repubblica Ceca.
• L’irredentismo curdo è l’obiettivo di tre partiti: partito dei lavoratori curdi (Pkk), capo Abdullah Ocalan, anti turco; Partito democratico del Kurdistan (Pdk), capo Massud Barzani, che ha buoni rapporti con la Turchia; Unione patriottica del Kurdistan, (Upk), capo Jalal Talabani, aiutato dall’Iran. Il leader del Pdk (partito che incassa 600 mila dollari al giorno per il contrabbando del petrolio dai pozzi di Kirkuk) si è alleato con la Turchia per combattere il Pkk.
• Il Pkk è il partito curdo più ricco (la Germania lo accusa di utilizzare l’estorsione sulle attività commerciali e lavorative dei curdi all’estero, di compiere rapine, traffico di droga e di clandestini). Molti imprenditori curdi lo finanziano, i militanti sottoscrivono parte del loro salario (Mirella Galletti, autrice di I Kurdi nella storia, intervistata da Emanuela Giordana).
• «Bisogna assolutamente dissociare il problema curdo dal Pkk. Il Pkk pretende di rappresentare i curdi. Non è così. Il Pkk ha un comportamento monopolista. Non permette ad altri che a sé la rappresentanza politica dei curdi. Tra le vittime del terrorismo nel sud-est della Turchia ci sono oltre cento dirigenti locali di vari partiti, uccisi perché il Pkk rifiuta ai curdi un’opzione politica pluralista, e vuole invece imporre una scelta su basi etniche» (Bulent Akarcali, presidente della Commisione per i rapporti tra Turchia ed Unione europea).
• «Gli altri movimenti autonomisti che esistono in Turchia conoscono assai bene la pericolosità di un partito che esibisce ancora sui manifesti le immagini di Stalin, di Mao, di Lenin [...] serbano una memoria acuta dei numerosi omicidi di dissidenti del Pkk commessi dal partito marxista su ordine del leader protetto ieri dalla Siria, e oggi dall’Italia» (Barbara Spinelli).
• «Il pkk ha anche ammazzato donne e bambini curdi. In questa guerra i diritti civili sono costantemente violati» (Himet Cetinkaya, giornalista del quotidiano turco ”Cumhriyet”, di ispirazione democratica).
• Vittime della guerra tra le forze del governo turco e quelle del Pkk nel ’97: 6 mila. Denunce di Amnesty International al governo turco: tortura nelle stazioni di polizia e nelle caserme, carcerazione dei dissidenti politici non violenti. «Detenuti sia di sesso femminile sia maschile, compresi bambini e adolescenti hanno spesso riferito episodi di violenza sessuale» (Rapporto 1998 di Amnesty International). Al Pkk è contestata l’uccisione arbitraria di prigionieri e civili.
• Il 12 novembre Abdullah Ocalan, capo del Pkk, partito dei lavoratori curdi, si è consegnato alle autorità all’aeroporto di Fiumicino. Ocalan, detto ”Apo” (diminutivo di Abdullah, significa ”zio”), è stato arrestato perché colpito da un mandato di cattura emesso nel 1990 dalla magistratura tedesca. Convalidato l’arresto, il leader turco è stato ricoverato nell’ospedale di Palestrina (Castelli Romani), vigilato dai Nocs ma col permesso di incontrare una delegazione del Pkk. Alla Corte d’Appello è arrivata una pre-domanda turca di estradizione. Ocalan ha fatto istanza di asilo politico.
• Ocalan era partito il 20 ottobre dalla Siria (dove si trovava dall’80) con destinazione Mosca. Il governo di Damasco aveva ritirato il suo apoggio ai guerriglieri del Pkk per la minaccia di un’azione militare turca (Ankara ha schierato sui confini diecimila soldati e controlla gran parte delle sorgenti acquifere medio orientali). Le pressioni di Washington e del governo turco, la presenza di popolazioni turcofone nell’ex Urss, avevano fatto respingere la richiesta dell’asilo politico.
• Il primo ottobre, sulla base di risoluzioni approvate dalle commissioni Estere di Camera e Senato, il Parlamento curdo in esilio si riunì a Montecitorio per tre giorni. Tra i maggiori sostenitori della causa curda il Guardasigilli Oliviero Diliberto, allora capogruppo di Rifondazione. La Commissione Esteri approvò all’unanimità un documento con cui si impegnava a far arrivare il caso a livello internazionale. «Per capirci, hanno votato a favore Tremaglia di An e Mantovani di Rifondazione comunista» (Umberto Ranieri, sottosegretario del ministero degli Esteri). Una cinquantina di parlamentari di sinistra sottoscrisse una lettera con cui invitava Ocalan in Italia.
• «Le autorità italiane sapevano tutto dell’arrivo di Abdullah Ocalan a Fiumicino: l’ora, il minuto, il secondo. Il governo era a conoscenza di ogni cosa perché tra il leader del Pkk, e Palazzo Chigi e Farnesina ci sono stati dei contatti. La trattativa non è avvenuta direttamente: i mediatori erano uomini molitici italiani» (Akif Hasan, portavoce europeo dell’Ernk, braccio politico del Pkk). «Non c’è stata alcuna intesa con il governo italiano. Ho scelto di venire qui perché in questo paese c’è la democrazia e c’è il rispetto delle regole. E perché, in un passato anche recente, ci sono state iniziative politiche che dimostravano attenzione verso il il mio popolo curdo. Così ho scelto l’Italia per chiedere asilo politico» (Ocalan).
• «La vicenda di Ocalan ci è capitata sulle spalle, era l’ultima cosa di cui speravo dovermi occupare» (Massimo D’Alema).
• «Ci stavano già aspettando [...] Sapevano perfettamente chi era lui e chi ero io [...]. Una volta qui (Ocalan) ha detto di non stare bene [...]. Ha problemi al cuore e al fegato [...]. Non c’è nemmeno da chiedere se darei la vita per lui: è il nostro sole, è tutto» (Rozerin Lasher, studentessa di archeologia all’università di Istanbul, con Ocalan nall’arrivo a Fiumicino).
• Secondo l’art.27 della Costituzione l’estradizione è esclusa perché in Turchia vige la pena di morte. L’ultima esecuzione risale all’84, quando fu condannata una donna accusata di tre omicidi. Le autorità turche dichiarano di essere disposte a abolire la pena di morte pur di ottenere l’estradizione di Ocalan (il ministero della giustizia turco sta ultimando il testo di un disegno dei legge che sostituisce la pena di morte con la reclusione a vita a regime duro).
• Il 20 novembre, su richiesta del guardasigilli Oliviero Diliberto, la Corte d’Appello ha revocato gli arresti di Ocalan, disponendo l’obbligo di dimora a Roma, misura prevista esclusivamente in vista di un’eventuale richiesta di estradizione da parte della Germania, a cui l’Italia è impegnata dal Trattato di Schengen. Sarà sottoposto a sorveglianza 24 ore su 24 da polizia e carabinieri, anche in difesa da eventuali attentati. stato trovato un appartamento che risponde alle necessità logistiche di Ocalan (l’indirizzo è segreto).
• La valutazione della domanda d’asilo spetta alla commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato, un organismo del Viminale presieduto da un magistrato.
• In Turchia è in atto un boicottaggio dei prodotti italiani (scarpe, ortaggi, pizze). «Tutta la propaganda anti-italiana è guidata dall’alto, non riflette i sentimenti spontanei della popolazione turca. Non è la prima volta che succede: negli anni 80, quando la Francia decise di ospitare l’Istituto curdo, la Turchia organizzò il boicottaggio dei prodotti e della cultura francese» (Kendal Nezal, presidente dell’Istituto curdo di Parigi). Valore dell’esportazioni dell’Italia in Turchia nel ’97: 7.480 miliardi di lire. Importazioni: 2.566 miliardi. «I turchi si devono ricordare che se loro sono il quattordicesimo partner commerciale dell’Italia, noi siamo il loro quinto paese d’esportazione» (Lamberto Dini).
• Se scadrà inutilmente il termine per inoltrare la domanda di estradizione (il 1° dicembre), Ocalan sarà libero. Il governo tedesco teme ritorsioni terroristiche del Pkk (In Germania risiedono un milione e mezzo di turchi, e 7-800 mila curdi). «Il caso è in buone mani italiane» (Heye, portavoce del governo).
• Il 19 novembre tutti i gruppi politici dell’Europarlamento hanno votato una mozione di solidarietà all’Italia sul caso Ocalan. «L’attacco all’Italia è un attacco a tutta l’Europa» (Pauline Green, capogruppo socialista). Il 20 novembre un portavoce della Nato, di cui fa parte anche la Turchia, ha dichiarato che il caso Ocalan «è un problema tra l’Italia e la Turchia».
• Gli Stati Uniti appoggiano il trasferimento di Abdullah Ocalan in Turchia e sono contro la concessione dell’asilo politico. «Non giova l’atteggiamento degli Stati Uniti, che considerano Ocalan soltanto un terrorista, e non anche un combattente per la libertà del suo popolo [...] Ma gli stessi Stati Uniti non hanno esitato in passato a usare le varie fazioni del movimento autonomista curdo per combattere Saddam e, dunque, dovrebbero evitare di dare lezioni a un paese alleato quando questo paese si limita a seguire le procedure che la sua Costituzione gli impone». «Che cosa c’entrano gli Stati Uniti?» (Oliviero Diliberto)
• Obiettivo degli americani: stabilizzare la regione curda e coinvolgere i guerriglieri nella campagna contro Saddam Hussein garantendo loro finanziamenti. Talabani e Barzani, leader dell’Upk e del Pdk, sono stati convocati dagli Stati Uniti, con la complicità della diplomazia francese, per firmare un accordo di pace tra loro in vista delle elezioni che nel ’99 dovrebbero portare alla formazione del Kurdistan iracheno.
• A Roma sono accorsi diecimila curdi per difendere la causa del loro capo. Si sono accampati davanti all’ospedale militare del Celio, dove in un primo momento si credeva fosse ricoverato Ocalan.
• Lunedì 21 settembre, a Roma, l’ex ministro dell’Interno Giorgio Napolitano aveva stipulato con il governo turco un accordo di cooperazione di polizia. In pratica, dopo il grande sbarco del 28 dicembre ’97 (una nave carica di 825 persone), le autorità turche assumevano l’impegno di controllare i porti e di impedire le partenze.
• Mercoledì notte sono sbarcati a Porto Palo, estrema punta sud-est della Sicilia, 178 profughi, quasi tutti curdi, a bordo di un mercantile ucraino, il Poisk, dopo un viaggio di otto giorni, proveniente da Istanbul. «La novità di una nave ”regolare”, che viene intercettata dalla Marina turca e ottiene il via libera, che ha un equipaggio ”vero”, dodici marinai ucraini i quali sbarcano tranquilli e si fanno arrestare, fa riflettere le autorità italiane».
• «Non vi ho lasciati soli. Sono arrivato in Europa per creare le fondamenta della vittoria, per rispondere al sogno della grande libertà e con la mia mente, con il mio corpo e con tutta la mia anima sono sempre presente fra voi» (Ocalan). «Ci hanno lasciati soli, abbandonati a noi stessi, è un’invasione senza regole, senza organizzazione, è il caos» (un abitante del Celio).