Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 28 aprile 1997
Oggi, sono più vittima delle patologie neoplastiche gli uomini o le donne? «La morbilità è la stessa: la mortalità è più maschile»
• Oggi, sono più vittima delle patologie neoplastiche gli uomini o le donne?
«La morbilità è la stessa: la mortalità è più maschile».
Il killer cancerogeno aggredisce più i ricchi o più i poveri?
«I ricchi, che vivono nei Paesi industrializzati, quindi più esposti alle varie contaminazioni. Ma le cose stanno cambiando. Le abitudini di vita si modificano, aumenta la prevenzione, gli interventi si fanno sempre più tempestivi».
Sono più vulnerabili i magri o i grassi?
«Più si mangia più s’ingeriscono sostanze inquinate, più s’ingrassa più ci si ammala».(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Un giovane colpito da un dardo terribile. E non un giovane qualunque. Un giovane che si chiama Giovanni, trentatré anni, figlio di Umberto e nipote dell’omonimo zio, signore della Fiat, feudo da quasi un secolo della famiglia Agnelli.
Il futuro presidente del baobab automobilistico (e non solo automobilistico) torinese ha detto: «Ho un tumore». Lo ha detto alla stampa e la notizia è ora di pubblico dominio. Un gesto di grande coraggio e di grande responsabilità. Un gesto sobrio, fiero, una sfida al destino, colto di sorpresa da tanto virile stoicismo.
Il cancro miete ancora tante, troppe vittime. Ma non è più il Moloch di ieri, non è più un’idra invincibile. Basta prevenirne le mosse e, se si è proditoriamente aggrediti, reagire come il giovane Agnelli: a viso aperto, guardando in faccia il mostruoso serpente dalle nove teste che il piccolo Ercole racchiuso in ciascuno di noi può sempre recidere.
• Il professor Umberto Veronesi, fondatore dell’Istituto europeo di oncologia, scienziato missionario con lo charme del divo, c’insegna a non farci sopraffare dal killer del secolo.
Che tipo di tumore può aver colpito Giovannino Agnelli?
«Una forma rara. La diagnosi precoce, comunque, sarà per i medici un ausilio formidabile. Il giovane Agnelli, rivelando il male, ha fornito l’ennesima prova che qualcosa è cambiato. La peste del secolo resta la peste, ma non incute più terrore. Se ne parla liberamente. E questo rende tutto più facile».
Perché Giovannino ha deciso di curarsi negli Stati Uniti?
«Perché laggiù è di casa. E poi ha sposato un’americana».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Molti italiani preferiscono, comunque, affidarsi alla scienza oncologica straniera.
«Sempre meno. E non più tanto negli Stati Uniti».
E dove?
«In Francia: a Parigi, a Lione, a Marsiglia. Nel primo dopoguerra De Gaulle fece una magnifica legge, istituendo ventiquattro istituti oncologici. Uno per dipartimento».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• A quali neoplasie sono più esposti i giovani?
«A quelle epiteliali, ematologiche, ai tumori delle ossa, della tiroide, dei tessuti interstiziali. I maschi anche al cancro ai testicoli».
E i bambini?
«Alle leucemie, ai linfomi, ai sarcomi delle ossa, dei muscoli, ai neuroblastomi, che investono il sistema nervoso».(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• E quali tumori colpiscono di più gli adulti?
«Il grande killer ha mutato bersagli».
Cioè?
«Ieri prendeva di mira soprattutto lo stomaco negli uomini e il collo dell’utero nelle donne».
E oggi?
«Nel maschio i polmoni, nella femmina la mammella. In entrambi, l’intestino».
E questo perché?
«Perché sono cambiate le abitudini. L’aria è sempre più inquinata. E sempre più inquinati sono i cibi».
Il tumore al seno è aumentato in modo esponenziale. La causa?
«Sempre più rare sono le gravidanze quindi l’allattamento in età giovanile, che protegge le ghiandole mammarie».
L’età più a rischio?
«Aumenta con gli anni. A sessant’anni questa spada di Damocle incombe su di noi più che a quaranta. A ottanta, più che a sessanta. Se campassimo fino a centoventi anni, svilupperemmo tutti un tumore».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Le neoplasie più proterve?
«Quelle che nascono nei visceri, di diagnosi più difficile. Il pancreas, il fegato, i polmoni».
Il cancro più domabile?
«Al collo dell’utero. Grazie al pap test va però scomparendo. Anche il tumore dell’endometrio è curabilissimo. Idem, la mammella. Presa in tempo, questa neoplasia, nell’ottanta-novanta per cento dei casi si guarisce. Stesso discorso per le forme maligne della pelle. Il melanoma si diagnostica e si estirpa con facilità».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Il cancro colpisce di più i bianchi o i neri?
«Negli Stati Uniti, dove la popolazione è mista, di più i bianchi. Ma ormai lo scarto è minimo».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• La vita in campagna, all’aria aperta e in mezzo al verde, ci difende dal killer?
«Certamente nelle città e nelle metropoli l’inquinamento ambientale è maggiore. Ma statistiche ci dicono che anche sulle montagne del Friuli e della Venezia Giulia si muore di cancro».
Come lo spiega?
«Forse, ma sottolineo forse, perché si beve e si fuma di più».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Possibile che di nessun tumore si conosca la causa?
«Di alcuni si conosce. Non c’è dubbio che il fumo favorisce le neoplasie polmonari, del cavo orale e della vescica. Comunque, bisogna sempre valutare le concause».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Come escludere l’origine virale dei tumori?
«Di origine virale è sicuramente il linfoma di Burkitt: frequente in una zona dell’Africa equatoriale con carattere epidemico. Le vittime sono soprattutto bambini. Chi ha avuto una malattia virale, che so un’epatite B o C, è più esposto al cancro del fegato. Stesso discorso vale per i malati di Aids, che sviluppano linfomi e il morbo da Kaposi, tumore della pelle».
Nessun cancro è contagioso?
«Non ci risulta».
E nessun cancro è ereditario?
«Sicuramente ereditario è il retinoblastoma infantile, che colpisce gli occhi dei bambini. Anche l’otto per cento dei tumori alla mammella sarebbero ereditari. Entro certi limiti lo è pure quello dell’intestino perché, entro certi limiti, è ereditaria la poliposi, che può sempre degenerare».
A proposito del tumore alla mammella, gli estrogeni non rendono la donna più vulnerabile?
«Mantengono vivace la proliferazione cellulare, favorendo il rischio. Rischio che aumenterebbe, ma in misura limitata, dopo un uso di oltre dieci anni».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• In quale Paese la leucemia miete il maggior numero di vittime?
«In quelli più sviluppati. Negli Stati Uniti, forse, più che altrove».
Perché?
«Mah! Colpa forse della maggiore radioattività naturale. Ma c’è anche chi ha pensato a un virus».
vero che in Giappone i tumori dello stomaco sono più frequenti che altrove?
«Sì, ma sono comunque diffusi anche in Finlandia, in Toscana, in Romagna. Grazie a Dio, sono però in diminuzione ovunque. Come in diminuzione sono le malattie gastriche».
Dove il cancro polmonare è più aggressivo?
«In Scozia e nell’Europa del Nord. Oltre che negli Stati Uniti».
E in Italia?
«Più al Nord che al Sud».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• I farmaci più efficaci?
«Nel decennio 1960-70 c’è stato un vero boom farmacologico. Pensi alle antracicline».
E nel decennio successivo?
«I derivati dal platino e gli estratti dal tasso. Oggi i farmaci si possono combinare molto meglio di ieri».
Come?
«Somministrandone forti dosi e, al tempo stesso, proteggendo con buoni risultati il midollo osseo dalla loro tossicità».
Ma dosaggi troppo sostenuti non comportano altri rischi?
«Sì: alle mucose del tubo digerente».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• A che punto sono le tecniche chirurgiche?
«A un punto avanzatissimo. Oggi il chirurgo si pone il problema della qualità della vita e dell’integrità corporea. Si ridà fiducia al malato. La chirurgia conservativa è una conquista anche italiana, di cui siamo orgogliosi».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Altre terapie, oltre a quella chirurgica, radio e chemio?
«L’adroterapia».
Cos’è?
«Una terapia radiologica con particelle pesanti (i quark di cui tanto ci ha parlato Piero Angela): neutroni, protoni, ioni, o atomi totali di ossigeno e di carbonio. Con grande energia arrivano al tessuto senza toccare e offendere gli organi circostanti. Ma c’è un problema e non da poco».
Che problema?
«Ci vuole un grande acceleratore».
Chi pilota il progetto?
«Ugo Amaldi».
A che punto è?
«Completato».
Tutto a posto, dunque?
«Mancano solo i fondi per farlo funzionare. Ma li troveremo».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Le metastasi si possono bloccare?
«Spesso ci si accorge della loro presenza tardivamente. Per combatterle bisognerebbe intervenire subito dopo l’atto operatorio. Anche se non si ha la certezza che abbiano messo radici».
La terapia del dolore dà buoni risultati?
«A base di morfina, sostanza stupefacente, non solo toglie il dolore, ma lenisce notevolmente la sofferenza esistenziale».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Il cancro è nato con l’uomo?
« nato prima. Colpiva i dinosauri nel periodo mesozoico, età geologica compresa tra i 225 e i 70 milioni di anni fa».
Le prime descrizioni di tumori umani?
«Le troviamo nei papiri dell’antico Egitto e nelle storie di Erodoto. La moglie di Ciro fu colpita da cancro alla mammella».
Come si curava allora?
«Si asportava col fuoco».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Cos’è biologicamente il cancro?
«L’esaltazione della struttura genetica della cellula che si sviluppa in modo abnorme, dividendosi in due, in quattro, in sedici, in trentadue, in sessantaquattro, eccetera».
Cosa succede nel nostro organismo?
« come se ricevesse un ospite vorace, anarchico, ribelle, che invade e colonizza, espellendola, la popolazione originaria. Si aggruma così una massa di tessuto neoformato, che comprime gli altri organi, provocando le metastasi».
Che aspetto ha la cellula malata?
«Al microscopio ha un aspetto più grande di quella normale con un nucleo più grosso e più denso».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Quanti sono oggi nel mondo i malati di cancro?
«Più di dieci milioni».
E i portatori ignari?
«Almeno cinquanta milioni».
Quanti soccombono al male?
«Circa la metà».
E in Italia?
«I colpiti sono 250-280 mila. I portatori ignari, circa un milione».
Ogni anno, quanti ne muoiono?
«Centoquarantamila circa».
Dura a lungo l’incubazione neoplastica?
«In alcune forme particolarmente aggressive, come le leucemie, pochi mesi. In altre, anche parecchi anni».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Quante probabilità abbiamo di ammalarci?
«Una su tre».
E di guarire?
«Una su due».
Si muore di più oggi o si moriva di più negli anni Settanta?
«Oggi ci si cura meglio, ma si è anche più colpiti».
Perché si fa ancora così poca prevenzione?
«Per un certo fatalismo: ”siamo nelle mani di Dio, il problema è troppo grosso”. Perché si considera il suo costo troppo elevato. Perché scarse sono le attrezzature e scarsi i mammografi».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Come difendersi dal cancro?
«Evitando il fumo, non abusando con gli alcolici, mangiando molta frutta e molta verdura, specialmente crucifere (cavoli, cavolini, cavolfiori), sottoponendosi a controlli periodici e mirati».
Quali ad esempio?
«Per la donna, la mammografia, il pap test; per l’uomo, l’esplorazione rettale della prostata. Per tutti, i check-up di laboratorio. Almeno una volta nella vita bisognerebbe fare la sigmoidescopia che accerta la presenza di polipi; e, a intervalli regolari, una visita otorinolaringoiatrica».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Quanto spendiamo in Italia per la ricerca contro il cancro?
«Fra investimenti pubblici e privati sui trecento milioni».
Bastano?
«Alla ricerca non c’è limite».
E quanto spendono gli americani?
«Cinquemila miliardi».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Sono più i malati che vogliono sapere o quelli che preferiscono ignorare?
«Tutti vogliono conoscere la parte di verità che non li mette in crisi».
Lei, la verità al paziente, la dice sempre?
«Dico sempre la diagnosi. Ma sono molto cauto nella prognosi. Che è sempre ardua».
Quando la verità va taciuta?
«Solo in casi estremi. Quando il malato è psicologicamente molto labile».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Chi reagisce meglio all’angoscioso verdetto: l’uomo o la donna?
«La donna è più solida, più abituata a soffrire. Può anche piangere, ma affronta poi meglio le cure e le terapie».
Sono più forti i giovani o i vecchi?
«I giovani. Stoici, ottimisti, non perdono mai la fiducia. Combattono, convinti di farcela. Sopportano meglio il dolore e meglio riprogettano il futuro».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Attraverso quali fasi psicologiche passa il malato?
«Quattro».
La prima?
«D’incredulità, di rifiuto della malattia: ”E se il medico si fosse sbagliato?”».
La seconda?
«Di ribellione, di rabbia: ”Perché proprio a me?”».
La terza?
«Di razionalizzazione: ”Il male mi ha colpito, ora io devo colpire il male, debellandolo”».
La quarta?
«Di adattamento: ”Va bene, non tutto e perduto, ricomincerò a vivere, diventerò più saggio, più filosofo».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• Sono più i pazienti che ha visto morire disperati o quelli che ha visto morire rassegnati?
«Rassegnati, tanti. Disperati, pochissimi».
Qualcuno le ha mai detto, l’ha mai supplicato: ”Professore, mi aiuti a morire”?
«Con la bocca mai. Con gli occhi, con lo sguardo, sì».
(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)
• La vista di tanti malati e di tanto dolore ha rafforzato la sua fede, l’ha indebolita o gliel’ha fatto perdere?
«La vista di tanti malati e di tanto dolore ha rafforzato il mio laicismo. Non posso pensare a un disegno divino così perverso. Per questo non ho fede».
Allora, come diceva Monod, tutto è caso. Anche la necessità.
«Sì. Nessuna norma etica regola l’evoluzione. ”Tutti lottano contro tutti, è una carneficina universale”, come diceva un grande pensatore protestante».
Anche per lei la salute ”è uno stato provvisorio che non lascia presagire niente di buono”?
« un bel paradosso. Anche perché, col passare degli anni, la salute non può che peggiorare ».
Lei, come la definirebbe?
«Non solo assenza di malattia, ma anche piacevole condizione di vita».
Se le dicessero: ”Hai un cancro”?
«Dipende da quale cancro».
Un brutto cancro.
«Attaccato, passerei al contrattacco. Reagirei in modo razionale. Cercherei la via migliore per guarire, senza mai perdere la speranza».(Umberto Veronesi a Roberto Gervaso)