Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  settembre 06 Sabato calendario

Il regista Gustav Machaty, che nel 1934 col film Extase, presenta per la prima volta sullo schermo il nudo integrale di Eva Marie Kiesler, in arte Hedy Lamarr

• Il regista Gustav Machaty, che nel 1934 col film Extase, presenta per la prima volta sullo schermo il nudo integrale di Eva Marie Kiesler, in arte Hedy Lamarr. L’industriale tedesco Fritz Mandl, che aveva sposato la Lamarr, gelosissimo, qualche anno dopo era andato comprando tutte le copie del film in cirolazione. Solo Mussolini si rifiutò di vendere la sua.
• Nel 1968 vengono istituiti due premi da 2 milioni di lire ciascuno, concessi dalla presidenza del Consiglio dei Ministri e riservati a ad artisti stranieri; due premi di 2 milioni concessi il primo dal Comune e il secondo dal Comune con l’Amministrazione provinciale, riservati ad artisti italiani; un premio da un milione di lire concesso dal ministero della Pubblica Istruzione per un artista grafico.
• Bollettino della prima esposizione del 5 marzo 1895: "Le strade ferrate italiane, avuto riguardo alla straordinaria importanza che assumerà la prossima Mostra internazionale d’arte della Città di Venezia, e alle grandi feste che si daranno in quell’occasione, accordarono, oltre alle consuete, alcune speciali e ragguardevoli facilitazioni di viaggio. Le riduzioni stabilite per gli espositori, le quali variano dal 30 al 50 per cento sui prezzi dei biglietti di Ia, IIa e IIIa classe, sranno estese a tutti indistintamente gli srtisti, purché iscritti nei ruoli delle Reali Accademie e purché ne rivolgano, a tempo, domanda al Comitato". Quanto ai visitatori i biglietti d’andata e ritorno per Venezia, "distribuiti durante l’apertura della Mostra da circa 300 stazioni italiane", saranno validi dai 5 ai 15 giorni, a seconda delle distanze.
• La visita del Führer alla Biennale agli inizi degli anni Trenta: il Duce l’accompagnò lungo i vialetti dei Giardini del Castello e Hitler passò compiaciuto sotto l’aquila appollaiata su una svastica nazista sopra il padiglione tedesco (sarà poi rimossa e ancora oggi è in un deposito dell’Archivio storico). Gaffe quando il segretario generale della Biennale offre in omaggio a Hitler un quadro del vedutista Fioravante Seibezzi. Il Führer non apprezza, rifiuta l’omaggio e sceglie una tela di Memo Vagaggini.
• La seconda esposizione aveva "una specie di salon temporaneo dei refusés": gli artisti non ammessi dalla giuria potevano esporre le proprie opere in una sala apposita.
• Il progetto del primo padiglione espositivo è dell’ingegnere Enrico Trevisanato. Nel frattempo il Comitato promotore ha già presentato istanza al Municipio perché concorra con 250 mila lire a costruire il capitale necessario. Proposta accolta il 6 marzo 1886.
• Il Leoni d’oro debuttano nel 1947, l’anno di Hamlet, pellicola diretta e interpretata da Laurence Olivier.
• Il Palazzo del Cinema , costato 4.937.218 lire e 80 centesimi.
• La prima edizione del 1932 s’era conclusa senza nessun premio ufficiale. Assegnati solamente diplomi di partecipazione alle associazioni di produttori e di categoria, ai governi intervenuti e alle singole case cinematografiche. Venne fatto anche un sondaggio tra il pubblico sulle varie pellicole in rassegna. L’edizione del 1934, invece, ha la sua Coppa Mussolini.
• Antonio Maraini, ch’ebbe l’idea di una Mostra del cinema mentre era allo stadio: "Durante una gara di calcio mi sono domandato come si sarebbe potuto portare una grande folla attorno a qualche manifestazione artistica, visto che la folla, quando si tratta di quadri e sculture è molto più restia e lenta a venire. E così, ripensando alla musica che noi abbiamo accolto alla Biennale, mi è balenata l’idea di questa grande esposizione cinematografica".
• Nel 1946 la produzione italiana non aveva superato le 62 pellicole, contro gli 850 film d’importazione (600 americani). Nel 1954, però, in Italia vengono realizzati più di 200 film.
• A metà degli anni Sessanta, l’allora ministro della Difesa Giulio Andreotti, da Viterbo si scaglia contro la Biennale, proponendo di abolirla: "E’ assurdo che molti artisti, perché non aderenti a stili o a gruppi prepotenti, si trovino le porte chiuse anche delle manifestazioni sovvenzionate dallo Stato. La Biennale deve essere aperta a tutti e così pure in tutte le province tutti gli artisti debbono avere il modo di vivere ed esporre senza cedere a ricatti politici o artistici di chicchessia".
• Nobiltà. Per prevenire incidenti diplomatici, fin dalla seconda edizione viene cambiato l’articolo 5 dello Statuto della Biennale. Si prescrive che "non si accoglieranno se non le opere informate a quella nobiltà e gentilezza d’arte che il Comitato ordinatore ebbe di mira e dalla quale è suo risoluto proposito di non discostarsi".
• Picasso. Nel 1910 Antonio Fradeletto fece rimuovere dal padiglione spagnolo un quadro di Picasso, "perché con la sua novità avrebbe potuto scandalizzare il pubblico".
• La prima edizione. "Prima Biennale Esposizione internazionale d’arte della città di Venezia 22 aprile – 22 ottobre 1895", anche se l’inaugurazione sarà il 30 al cospetto dei Sovrani d’Italia.
• Abbonamenti. Per la prima edizione della Mostra del cinema l’abbonamento a tutti gli spettacoli costava 100 lire, 15 una sola proiezione.
• Bozzetti. Il Leone di San Marco sul manifesto della XIII Esposizione, per la prima volta disegnato da un artista scelto non dalla Segreteria, ma tramite un concorso: 77 i bozzetti, il milanese Giulio Cisari il vincitore (che ebbe anche 5 mila lire).
• Vecchia signora. Moritz de Halden, direttore della cinquantanovesima edizione: "La Mostra del cinema? Una vecchia signora che ha bisogno di un lifting".
• Guardasala. Il segretario della Biennale Dell’Acqua nel 1968 scriveva all’economo dell’Ente: "Da un esame di circa 80 vecchie divise colore grigio dei guardasala, risulta che quasi nessuna è utilizzabile. indispensabile pertanto provvedere alla confezione di almeno una sessantina di divise. Sarebbe anche utile ordinare circa 200 camicie con taschini e alette, per pemettere ai guardasala di togliersi la giacca nel periodo più torrido dell’estate, senza per questo pregiudicare il decoro e l’uniformità della tenuta".
• Numero arabo. Il catalogo della Trentaduesima edizione della Biennale, in vendita a 4 mila lire la copia, finito sulla rubrica Usi e costumi del settimanale Il Mondo che lamentava come sotto a moltissime opere esposte invece del nome dell’autore vi fosse "un laconico e asciutto numero arabo che rinvia al catalogo generale della Mostra. Chi voglia conoscere il nome dell’artista non ha da far altro che accomodarsi alla cassa".
• Invito. Un anno prima il sindaco Riccardo Selvatico aveva inviato una lettera ai migliori artisti internazionali: "Il 22 aprile 1895 la città di Venezia inaugura la prima di una serie di Esposizioni biennali internazionali d’arte. Per essa il Comune ha già stanziato un premio di 10.000 lire, la Cassa di Risparmio un altro premio di 5.000 e un terzo premio, pur di 5.000 lire, la Deputazione provinciale. Sarebbe nostra ambizione che questa Mostra riuscisse una raccolta d’opere veramente elette. Abbiamo pertanto deciso di invitare a parteciparvi parecchi tra gli artisti più reputati d’Italia e di fuori, dolenti solo che l’ampiezza del nostro edificio non sia tale da permetterci di richiamare a Venezia tutto il fiore dell’arte moderna".
• Giro d’affari. Per le prima edizione, cui parteciparono 285 artisti (156 stranieri) arrivarono in Laguna 224.327 visitatori: 186 delle 500 opere esposte vennero acquistate con un giro d’affari che superò le 360 mila lire.
• Chiaro di luna. Filippo Tommaso Marinetti, che nel 1910 lanciò volantini polemici in Piazza San Marco dall’alto della Torre dell’Orologio: "Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini e innalziamo fino al cielo l’imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture. Venga finalmente il segno della divina Luce Elettrica a liberare Venezia dal suo venale chiaro di luna da camera ammobiliata".
• Bimotori. A inaugurare l’edizione del 1934, Galeazzo Ciano, arrivato a Venezia pilotando il suo bimotore Piaggio che fece atterrare sul campo Nicelli di San Nicolò, al Lido.
• Terrazze. Nel 1932 s’apre la prima Esposizione internazionale d’arte cinematografica: la terrazza dell’Hotel Excelsior diventa teatro di proiezione. La prima pellicola è Dr. Jekyll and Mr. Hyde di Rouben Mamoulian.
• Starlet. Il giornalista della Stampa Mario Gromo, a proposito di Dria Paola, Isa Pola, Lia Franca, Leda Gloria e tutte le altre starlet: "Benedetta figliole, chi mai ha scelto questi nome d’arte che v’hanno affibbiato? Non ve l’hanno insegnato che un nome ben scelto, per un buon avviamento, conta moltissimo? E non precipitatevi sulla spiaggia con la foga di ragazzacci in vacanza, non guardate un monumentale cameriere con sguardo atterrito di profondo rispetto; troppi occhi vi scrutano; non dimenticate d’atteggiarvi a dive secondo le buone regole della tradizione".
• Bulbi. Gloria Swanson, descritta da Italo Calvino nel ’54: "Il bianco dei suoi quadrati denti aggressivi e dei tondi bulbi degli occhi attorno alle iridi d’acciaio, piena di forza e allegria in quella bruna pesante carne di veterana. Ecco il cinema".
• François Truffaut a Gillo Pontecorvo, allora direttore della Mostra del cinema: "Personalmente preferirei mille volte mandare un mio film a Venezia che a Cannes.... Se però il mio produttore mi sente, mi lincia".
• Tre palle un soldo. Luigi Chiarini, professore all’Università di Urbino, direttore della Mostra del cinema dal 1962. Lietta Tornabuoni durante le contestazioni del ’68 sull’Europeo: "Lo chiamano tre palle un soldo, a causa della sua faccia che rammenta quella dei pupazzi raggiunti da tiri imprecisi nelle fiere paesane. E il soprannome non potrebbe essere più azzeccato: da due mesi è un bersaglio vivente".
• Porte. Nel 1991 la Biennale viene condannata a pagare 133 milioni di lire di danni a Fabio Sargentini perché alcuni ignari operai, in occasione di una mostra, avevano ridipinto una porta malandata che in realtà era l’opera di Marcel Duchamp 11, rue Larrey, Paris.