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 1999  febbraio 01 Lunedì calendario

Quanto rende un gommone

• Quanto rende un gommone. «L’investimento iniziale è di 80-90 milioni [...] Poi per ogni viaggio si deve calcolare una spesa di circa 800 mila lire di miscela. I soldi per il capitale iniziale non sono un problema: si possono chiedere agli usurai. Se tutto va bene, si restituiscono in poco tempo. Per ogni viaggio lo scafista incassa una ventina di milioni puliti. Di manutenzione non ne facciamo» (uno scafista).
• Ammortamenti. Tozo: «Il capo della polizia di Valona dice che io sono amico di Pandeli Majko (il premier albanese, ndr). Ma quello è un pazzo. venuto di notte a rubarci i gommoni, i vostri finanzieri mi hanno portato via una radio da un milione e mezzo. Ma chi credono di essere? Se ce li chiedevano, glieli davamo i gommoni. Magari tra sei mesi, il tempo di ammortizzare le spese».
• Saseno. «Saseno è una piccola isola di fronte a Valona, sulla quale un nucleo di carabinieri e di guardie di finanza, installato lì e adibito al controllo dei traffici clandestini fra le due coste, ha dovuto subire un umiliante affronto da parte degli scafisti locali: questi, dopo aver preso in ostaggio il capo della polizia di Valona, si sono presentati col sequestrato sull’isola esigendo e ottenendo in cambio la restituzione di sei gommoni appena sequestrati dai finanzieri italiani. Allora, quasi cadendo dal cielo, il ministro dell’Interno Jervolino ha dovuto ammettere di aver finalmente ”capito che la malavita albanese non è una piccola malavita”».
• Gli scafisti: «Chi veramente conta, chi detta legge, chi addirittura esercita le funzioni vicarie di un capo governativo, è un uomo losco come ”Tozo”, o altri figuri come lui. Caposcafista, capopolo, capo politico di Valona, ”Tozo” oggi elegge ministri, controlla e corrompe poliziotti, sobilla e guida folle in buona parte dedite al banditismo di massa».
• Tozo, quattro anelli su dita «a cotechino», collana d’oro su dolcevita blu: «Ciao, sono Tozo. Mi hanno telefonato i miei amici di Roma per dirmi che in Italia sono diventato famoso...». Tozo investe i suoi soldi in un condominio a tre piani in costruzione a Valona. Vorrebbe aprire un albergo o una tv: «Dirigo io i lavori. Perché io nasco muratore. L’ho fatto a Roma per quattro anni, fino al ’95. Ho ancora tanti amici, in Italia. Coi soldi che ho guadagnato a Roma mi sono comprato il primo gommone: 70 milioni. Ma sono stato sfortunato, la Finanza mi ha preso al primo viaggio. Ho dovuto farmi dare un po’ di denaro dagli amici e ripartire da zeroª
• Il giorno è lungo per uno scafista. Besnir Zijai detto Spartaco, 24 anni: « il problema maggiore, quello di passare il tempo. Un viaggio a Tirana però è sempre possibile [...] Qualcosa bisogna pur fare. E poi, questi viaggi servono anche per spendere il denaro, tenere i contatti giusti, con i commercianti e con i politici. bene tenere i contatti anche con i politici. Io vado su soprattutto per ungere le ruote».
• «Senti a me, i politici albanesi guadagnano cento milioni per una firma, che gli frega a loro di noi scafisti?» (Tozo).
• Il sindaco di Valona Nekui Dredha (ha in progetto un gemellaggio della città con Hollywood): «Scafisti a Valona? Saranno dieci, quindici al massimo».
• Marah, farmacista di Valona: «Sono più di centocinquanta e hanno trasformato le case in squallidi magazzini dove nascondono i profughi. Vede quelle auto? Chi se la può permettere una Ferrari? I padroni dei gommoni non si sporcano le mani, fanno lavorare i loro manovali. Chi porta i clandestini dallo scafista, per esempio, guadagna cento dollari per ogni passeggero che è riuscito a procurare».
• Quanto pagano i clandestini: «Più si è lontani, più il traffico rende: se un albanese, per arrivare in Italia, paga 750 dollari, un cinese ne paga 25 mila» (Christian Bratz, responsabile della speciale unità immigrazione e criminalità presso l’Europol, la superpotenza europea che ha il suo quartier generale all’Aja).
• Alcuni scafisti rimborsano i clandestini che non arrivano sani e salvi a Milano o a Roma o che vengono rispediti a casa entro un tempo prefissato (Christian Bratz).
• Guro, scafista: «In Italia continuate a sostenere, sui giornali e alla televisione, che noi siamo i nuovi negrieri, che guadagniamo miliardi. Nessuno di noi è proprietario del suo gommone. E sa quanto prendo io per attraversare il canale d’Otranto con 25-30 persone a bordo? Un milione a corsa, con cui devo pagare il mio assistente. E intorno a me, tra la famiglia e i parenti, vivono circa trenta persone. Magari potessi fare un viaggio al giorno. Invece ci sono periodi in cui si resta fermi per settimane».
• Un altro scafista: «Noi prima che commercianti di uomini siamo soprattutto contrabbandieri. Il nostro è solo un lavoro, un lavoro che sappiamo far bene e che rende. Tutto questo allarme umanitario non fa che danneggiarci».
• Paghe. Tozo: «Non sapete quanto costano i dipendenti: un milione va al pilota, uno a chi dà la benzina, 200 mila lire ai ”trattoristi” che nascondono i gommoni... per ogni viaggio a me restano giusto due milioni».
• Diego Pasini Volpe, coordinatore di ”Sos Italia”: «In tre anni le forze di polizia hanno confiscato ai traghettatori di uomini approdati sulle coste pugliesi centodieci gommoni potentissimi e di grandi dimensioni e un’altra quarantina di mezzi più piccoli ma ugualmente usati per il trasporto di clandestini. Dopodiché si è seguita la prassi: i gommoni sono stati messi all’asta e venduti per poche lire a persone che null’altro erano che dei prestanome degli stessi trafficanti albanesi». Sergio Bosco, comandante dell’undicesima legione della Guardia di finanza: «Noi facciamo il nostro mestiere e cerchiamo di farlo al meglio. Lo scorso anno abbiamo sequestrato 29 gommoni nel leccese e 26 nell’area di Brindisi. Il nostro compito finisce col sequestro dei mezzi, poi, se una volta messi all’asta, i gommoni tornano direttamente o indirettamente nelle mani degli scafisti questo dovrebbe almeno far riflettere su un meccanismo perverso contro il quale noi siamo impotenti [...] Quanto ai mezzi più grandi e potenti, usati anche in tempi recenti dagli scafisti e dai contrabbandieri per i loro traffici illeciti con l’Italia le posso dire che quando li sequestriamo li teniamo per noi talmente sono veloci. stato fatto un provvedimento ad hoc che consente questa procedura e ora per mare questi mezzi sono tornati a circolare con le insegne della Guardia di finanza».
• «Su ciascuno scafo [...] campano otto e più famiglie albanesi: il proprietario, il coordinatore che stabilisce l’impiego e i tempi di uso dell’imbarcazione e prende contatto con gli italiani, il suo guidatore, le guardie (in genere due) incaricate della sorveglianza, l’addetto al rifornimento di nafta o gasolio, l’intermediario che procura i disperati da traghettare, il proprietario della casa che dà alloggio ai clandestini in transito».
• Neritan Ceka, archeologo, ex ministro dell’Interno, presidente della Commissione parlamentare per l’ordine pubblico: «Bisogna trattare il problema scafisti come un problema sociale e non criminale. Chi sono? Sono gente povera, gente senza lavoro. E metà soltanto del fenomeno è criminale». Uno strumento efficace? «Trovare posti di lavoro [...]». Il primo passo? «Convincere la gente con le parole, non con i fucili. Dobbiamo convincerla a ormeggiare i gommoni». Ma non le pare che questi neppure ci pensino? Le sembra normale una rivolta per un sequestro di polizia? «Be’! vede, il punto è che quei gommoni rappresentano lo strumento del loro lavoro. Magari avevano già progettato la traversata, preso il denaro, data la parola». Difficile credere che quella sia sacra... «Il fatto è che trenta scafi vogliono dire trenta famiglie. Ma ci riusciremo. Dalla piazza Scanderberg di Tirana abbiamo rimosso cento chioschi abusivi».
• Guido Bolaffi sulla ”Repubblica” del 27 gennaio: «Per il grande business dell’immigrazione clandestina l’Albania è ormai a un passo dal divenire ciò che la Colombia, da tempo, rappresenta per il narcotraffico. Il quartier generale da cui gestire un enorme giro d’affari [...] L’immigrazione clandestina di oggi è infatti ormai un vero e proprio prodotto, un bene offerto sul mercato nero da sapienti gestori capaci, con la loro offerta, di produrre la domanda necessaria [...] Mai nella pur ultradecennale storia dell’immigrazione moderna si era assistito alla trasformazione di un’intera nazione in un luogo di raccolta, selezione e smistamento della merce immigrati secondo un preciso listino prezzi e le diverse capacità di pagamento degli utenti».
• Capacità: un gommone che potrebbe contenere 10 persone ne trasporta 40. Viaggia a pieno carico a una velocità di 60-70 chilometri orari. Con i soli scafisti a bordo raggiunge i 100. «Lo scafo in vetroresina, che ha una galleggiabilità limitata, spinto dai motori in un attimo si inabissa, portando con sé il suo carico».
• Che gusto ha una traversata? «Forte. Occorre essere resistenti. E per reggere alla fatica butti giù qualcosa, prima di partire: sì, anche alcol, o una pastiglia. Insomma, spesso ti accorgi di avere bisogno di un aiuto» (lo scafista ”Spartaco”).
• Dove si comprano i gommoni. «In Italia e in Grecia. I motori spesso arrivano direttamente dall’America, li portano su due navi, una spagnola e una francese».
• Quanto guadagnano i costruttori italiani: circa 5 miliardi l’anno per gli scafi, cui se ne aggiungono almeno 10 per i motori.
• Margini e qualità. «Le trattative sono semplici. Gli emissari della malavita arrivano con valigette piene di soldi, pagano in anticipo e chiedono due cose: mezzi con le dotazioni ridotte all’osso e prezzi stracciati. I margini sono risicati e così la qualità ne risente».
• «Mi chiedo se non si tratta di omissione di atti d’ufficio (o qualcosa di peggio) il non sparare agli scafisti della malavita colti in flagranza di reato che fuggono dopo aver ”rovesciato” clandestini sulle nostre coste. E l’aver dato, come è molto probabile, l’ordine alle nostre forze navali di non sparare non è reato?» (lettera di Pierluigi Lanza de Cristoforis, al ”Corriere della Sera”).
• «Tra coloro che dovrebbero reprimere l’osceno traffico di carne umana, droga, armi sorge una domanda: ”Ma perché una volta che gli scafisti hanno scaricato non li inseguiamo sul serio e li catturiamo con ogni mezzo? Un proiettile da 12,7 viaggia comunque più veloce di qualsiasi gommone”».
• «Una più matura riflessione mi ha convinto che gli scafisti, che non esitano a farsi scudo di bambini quando portano il loro carico, dopo un paio di affondamenti dei loro colleghi, ricorrerebbero alla ben collaudata tecnica dei rapinatori di banca che, accerchiati dalla polizia, prendono qualche ostaggio per poter fuggire. Chi potrebbe impedire a quei delinquenti di trattenere una madre col suo bambino per farsene scudo nel viaggio di ritorno?» (lettera di Neri Torretta alla "Stampa")
• «Le pene sono ridicolmente basse, la multa da un milione di lek (circa 14 milioni di lire) per i grandi criminali che organizzano il traffico è come il costo di un cappuccino al bar» (Genc Pollo, vicepresidente del Partito Democratico albanese).
• Liberalizzazioni. Gian Maria Fara, presidente del l’Eurispes, istituto di studi sociali: «La nostra proposta è quella di liberalizzare gli ingressi degli immigrati [...] (Così) si potrebbero dirottare le forze dell’ordine impegnate nella spesso inutile difesa delle coste verso la necessaria lotta alla criminalità nelle città non sufficientemente tutelate».
• «Il fabbisogno annuo di immigrati per la nostra economia può essere stimato in circa 50 mila unità» (Gian Maria Fara).
• In Italia c’è un fenomeno meno visibile, ma più consistente in termini numerici, che riguarda l’immigrazione clandestina via terra, lungo il confine tra la Slovenia e il Friuli-Venezia Guilia: «Nel 1998 si stima che siano stati almeno 16.000 i transiti non regolari. Quasi il doppio quindi di quelli giunti via mare [...] Quest’anno il loro numero potrebbe crescere in maniera esponenziale a causa della crisi nel Kosovo. Solo nell’area di Podgorica, capitale della Repubblica del Montenegro, sarebbero già in attesa di espatrio 12.000 rifugiati».