Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 4 gennaio 1999
Mario Monti: «Ieri, per la prima volta dalle guerre di indipendenza, l’Italia ha rafforzato l’unità nazionale vincendo un conflitto che aveva per obiettivo la perdita di una parte dell’indipendenza nazionale
• Mario Monti: «Ieri, per la prima volta dalle guerre di indipendenza, l’Italia ha rafforzato l’unità nazionale vincendo un conflitto che aveva per obiettivo la perdita di una parte dell’indipendenza nazionale.
La perdita dell’indipendenza è stata vantaggiosa e dignitosa. Vantaggiosa, perché la sovranità perduta - quella monetaria e finanziaria - era stata generalmente esercitata male nel corso dei decenni, si risolveva in un danno, non in un beneficio per gli italiani. Dignitosa, perché i poteri che hanno lasciato Roma non sono stati requisiti da una potenza straniera, né risucchiati, attraverso il mercato, da una banca centrale straniera più potente di altre, come di fatto avveniva da anni [...]
stata necessaria una guerra, vinta, per perdere quella parte nociva dell’indipendenza nazionale. La guerra per l’ingresso nell’euro. Una guerra di liberazione: non dallo straniero questa volta, ma dalla parte peggiore di noi stessi. Anzi, in qualche modo con l’aiuto e la pressione dello straniero, forse accettato perché si presentava con il colore azzurro dell’Unione Europea. La liberazione consisteva nell’espellere dalla cultura italiana la parte meno buona di essa (l’imprevidenza sociale nei confronti del futuro, quale si manifesta nel tollerare una moneta debole e un bilancio pubblico squilibrato), trasferendovi la cultura - estranea, se non straniera - della stabilità.
Una guerra di popolo, si potrebbe quasi dire [...] quella ”guerra italiana di liberazione dalla lira” che è stata la rincorsa all’euro».
• Sabino Cassese: «Facciamo ora parte, a pieno titolo, di un potere politico di dimensioni maggiori e siamo stabilmente legati a fratelli maggiori migliori di noi».
• Giuliano Amato: «Davanti a un evento di questa portata storica si ha il diritto di essere retorici».
• Carlo Azeglio Ciampi. « l’età dell’euro, non l’età dell’oro».
• Ferruccio De Bortoli: «Non v’è dubbio che nella parte di Ulisse (’Ma voi con legami strettissimi dovete legarmi”) nella lunga rincorsa del governo Prodi (l’euro è un successo suo), il nostro Paese abbia dato il meglio di sé [...] Nell’Europa della moneta unica nessuno potrà dire, come Ulisse: ”Voi con nodi più numerosi stringetemi”».
• I greci dell’antichità chiamavano Euros lo scirocco che soffia da Sud-Est sull’Europa meridionale. Narra Omero nel quinto canto dell’Odissea che Euros e gli altri tre venti Noto, Borea, Zefiro provocarono la tempesta che affondò la zattera con la quale Ulisse tentava di tornare a casa.
• Barbara Spinelli: «Si festeggia un’Europa contenta, che ha chiuso il quaderno dei compiti, già pronta per essere commemorata in solenni giubilei [...] ”Le Monde” parla addirittura di Euro-antidepressivo: come se di ansiolitici avessimo oggi bisogno, e di sonni acquietati all’ombra d’una potente Banca sovrannazionale che contiene il corpo d’Europa come la sacra ostia contiene l’incarnazione di Dio [...]
La Moneta Unica è una poderosa impresa e certamente è una storica svolta [...] Ma è un imprsa che permette l’inizio, non la conclusione di un cammino [...] Soprattutto non è un’impresa irreversibile, immune ai flagelli [...] minacciata da nuovi narcisismi nazionali, che rischiano di far ritorno. Può ”esplodere psicologicamente e politicamente se gli Stati cominceranno a litigare come mercanti di tappeti” attorno ai contributi versati all’Unione, confida Jacques Delors al ”Figaro”».
• In Australia l’Euro è una sottospecie del canguro.
• « talmente poco ideologica l’avventura dell’euro che essa riesce a unire l’Europa pur in assenza di ogni strumento indispensabile all’influenza ideologica: manca in primo luogo una lingua comune ai Paesi europei, manca inoltre un’opinione pubblica europea così come mancano mezzi di comunicazione comuni. Non c’è in tutta l’esperienza europa di oggi la base né di un popolo ethnos, né di un popolo demos, mancano una mentalità comune, una mediazione di interessi politici, meccanismi di comunicazione e di legittimazione indispensabili a riempire il ”vuoto repubblicano”».
• La quota americana negli scambi commerciali mondiali è del 27 per cento, ma la metà degli scambi di tutto il mondo avviene in dollari. Ciò ha consentito agli Stati Uniti di far debito con l’estero nella moneta che solo gli Stati Uniti possono legalmente stampare. Con l’euro questo privilegio è destinato a scomparire: gli scambi europei che attualmente sono in dollari diventeranno in euro; i Paesi dell’Uem useranno l’euro non solo per gli scambi tra loro ma anche per quelli con partner importanti quali Inghilterra, Brasile, Sudafrica; gli investitori scopriranno prima o poi che gli investimenti in euro rendono più di quelli in dollari, il che potrebbe portare ad una fuga dal debito pubblico americano, cosa che creerebbe agli Stati Uniti gravi problemi di liquidità.
• Lawrence Summers, vicesegretario del Tesoro americano: «Abbiamo tutto da guadagnare e poco da perdere dal successo di questo importante progetto».
• Il trattato di Maastricht si riferisce alla nuova valuta europea chiamandola Ecu (european currency unit, unità di conto nata nel 1978). Poiché ecu era anche il nome di una moneta francese del medioevo, i tedeschi chiesero e ottennero che la moneta dell’europa unita si chiamasse in modo diverso.
• Euro è un cognome diffusissimo in Piemonte, soprattutto tra Biella e Novara. In Italia ci sono 893 persone che si chiamano Euro di nome.
• La sigla ufficiale abbreviata dell’Euro, Eur, è stata brevettata e il brevetto depositato presso l’Iso, Organizzazione internazionale della standardizzazione.
• Le imprese hanno tre anni di tempo per procedere alla ridenominazione in euro del capitale sociale e per l’utilizzo della moneta unica. I prezzi in borsa sono invece già da oggi quasi esclusivamente in euro: gli investitori hanno però facoltà di pagare o incassare in lire. Nell’espressione dei prezzi diventa indispensabile l’utilizzo di decimali: i prezzi dei titoli inferiori a 0,20 euro (sotto le 400 lire) sono espressi con 4 cifre decimali, quelli da 0,20 a 2,00 euro (da 400 a 4.000 lire) sono indicati con 3 cifre decimali, quelli superiori a 2 euro con 2 decimali.
• Perché serviranno ancora tre anni prima che l’euro sostituisca in tutte le transazioni le monete nazionali? Perché questi sono i tempi minimi per la stampa di 12 miliardi di banconote e il conio di circa 80 miliardi di monete.
• Ogni semestre di coabitazione tra euro e valute nazionali costerà al commercio europeo circa 9 mila miliardi di lire. Secondo Confcommercio i negozianti italiani spenderanno almeno 9 milioni di lire a testa per adattarsi alla nuova valuta.
• Un profumo Chanel n.5 costa 34,8 ecu in Belgio e 37,7 in Francia. Un’autoradio costa a Londra il 37 per cento più che a Roma. Un compact disc di Andrea Bocelli costa 15,2 Ecu in Germania e 24,3 in Gran Bretagna. Una cuffia stereo costa a Grenoble il 40 per cento più che a Eindoven (dove si trova la casa madre della Philips). L’Italia ha il record negativo per le calzature: da noi costano il 33 per cento più che in Portogallo. Nel complesso Germania e Lussemburgo sono i Paesi meno cari d’Europa, l’Inghilterra è il più costoso. L’Italia offre buone occasioni per orologi, calcolatrici ed agende elettroniche, è poco conveniente per i giocattoli. La Spagna conviene per l’abbigliamento, i giocattoli e le racchette da tennis, la Germania conviene per walkman, stampanti e registratori. Jim Murra, direttore del Beuc (Bureau Europeen des Unions de Consommateurs, l’associazione europea dei consumatori): «Con l’avvio dell’euro queste differenze saranno più evidenti per i consumatori. L’Euro dovrebbe favorire una riduzione dei gap, ma non potrà, da solo, portare a una totale convergenza dei prezzi. Gli scarti son dovuti a numerose ragioni, compresi fattori di natura locale e diverse pratiche industriali».
• Le monete in euro hanno una faccia comune che è stata disegnata da Luc Lucyx, un esperto di informatica belga che ha ricevuto per questo un premio di 24.000 ecu, e una che varia da Paese a Paese. Le banconote sono invece identiche in tutti i Paesi. I disegni sono stati realizzati da Robert Kalina della Banca centrale austriaca e si ispirano a sette epoche architettoniche: Classico, Romanico, Gotico, Rinascimentale, Barocco, Rococò, Neoclassico, Moderno. Elementi più frequenti: finestre, porte, ponti (simboleggiano lo spirito di apertura e di comunicazione fra le varie genti d’Europa).
• La carta delle banconote è a prova di contraffazione grazie a fibre fluorescenti e filigrane multitonali. Stampe a rilievo e incisioni nell’angolo alto agevoleranno la lettura ai non vedenti.
• Le nuove monete che la zecca ha cominciato a produrre il 31 dicembre e quelle vecchie da distruggere verranno conservate fino al 2002 in magazzini militari e depositi della guardia di finanza (si calcola una massa di di metallo fuori corso da 156 mila tonnellate, quanto basterebbe per riempire una flotta di 154 jumbo jet).
• In uno stabilimento di Ganderksee, in Bassa Sassonia, a partire da gennaio miliardi di banconote in marchi saranno mangiati dai batteri e trasformati in concime.
• Quando la Germania cambiò i marchi orientali in marchi occidentali, le vecchie banconote vennero seppelite in miniere di Salgemma in disuso.
• Le vecchie monete non saranno contate. stato calcolato che le macchine contasoldi della Zecca avrebbero bisogno di 56 anni per contarle tutte.
• In Europa ci sono 3,2 milioni di distributori automatici di bevande, confezioni snack e sigarette, sette milioni di telefoni a scheda e a gettone, innumerevoli pompe di benzina, biglietterie per il trasporto pubblico, parchimetri: tutti questi apparecchi dovranno essere sostituiti o modificati per poter funzionare con le monete in euro. Le monete da 50 e 20 eurocent hanno pressoché lo stesso diametro e si differenziano solo sul bordo. Le monete da 1 e 2 euro sono invece coniate con materiali diversi. Dovranno essere ritirate 1.500 macchinette per fototessere e 3mila distributori automatici di profilattici: le modifiche sarebbero troppo costose.
• Beppe Grillo: «Non sono un euroscettico, io l’Europa la odio. Odio far finta di essere tutti uguali, senza differenze. Quando la gente diventa tutta uguale, la gente comincia a odiarsi [...] Ma lo sapete che un terzo del bilancio europeo va in traduzioni?».
• L’economista Robert Samuelson: «Se l’euro sarà un successo i guadagni saranno modesti. Se fallisce, le perdite enormi».
• All’annuale riunione degli economisti americani (New York 2-5 gennaio) oltre 150 seminari (’Il crimine urbano: droghe, pistole e finestre rotte”, ”Dinamiche della carriera”, ”Valutazione economica dell’accordo sul tabacco”, ”Interazione strategica dinamiche competitive: applicazioni hollywoodiane”, ”I poveri vivono nella città e i ricchi nella suburbia: e i senzatetto?” ecc.) ma nessun dibattito sull’euro.
• Merton Miller, premio Nobel per l’economia: «Per me e tutti i turisti americani sarà un piacere visitare l’Europa della moneta unica».
• Tommaso Padoa-Schioppa: «Accettare da uno sconosciuto un pezzo di carta privo di valore intrinseco in cambio di beni e servizi è una delle manifestazioni più straordinarie della fiducia delle persone verso la società d’appartenenza».