Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 20 dicembre 1997
´Reginaª Mondadori.
• Maria José venne soprannominata "négresse blonde" dalle dame di corte romane perché aveva i capelli così crespi e arruffati che se non fosse stata bionda la sua chioma sarebbe sembrata quella di una africana. La futura regina aveva le gambe lunghe, lo sguardo duro e i denti scuri (se li fece smaltare dopo il matrimonio), occhi blu-grigi, ciglia e sopracciglia nere.
• Per farsi perdonare gli scherzi e i tiri burloni che spesso organizzava ai danni dei suoi ospiti, il principe Umberto di Savoia, che aveva riaperto alla vita mondana il Palazzo reale di Torino (1924) regalava delle "U" di brillanti.
• Nel 1946 i giornali costavano 4 lire, il biglietto del tram 3, un chilo di carne 650 lire, uno di pane 37, un pacchetto di sigarette americane 250 (al mercato nero). Gli italiani erano 43 milioni, quell’anno l’indice di natalità segnò un record ancora insuperato. La classe ’46 contò perfino più maschi che femmine.
• Menù del pranzo nuziale (invitati solo i principi di sangue) di Maria José e Umberto di Savoia: uova alla Montebello, aligusta (aragosta) con salsa tartara, fagiano allo spiedo con crescioni, insalata alla fiorentina, asparagi con salsa spumosa, gelato di crema alla palermitana, torta nuziale, grissini all’olandese. Vini: Capri bianco, Falerno, Amarascato e spumante Cinzano.
• Maria José Carlotta Sofia Amelia Enrichetta Gabriella del Belgio, nata a Ostenda il 4 agosto 1906 e Umberto di Savoia, nato a Racconigi il 15 settembre 1904 si fidanzarono ufficialmente il 24 ottobre 1929 (anniversario delle nozze dei re d’Italia) si sposarono l’8 gennaio 1930 (compleanno della regina Elena), ma tra le famiglie i contatti "scopo matrimonio" erano cominciati probabilmente prima della Grande Guerra. La governante parlava spesso a Maria José bambina di «un giovane principe che viveva in un paese illuminato dal sole e bagnato dal mare».
• La madre di Maria José, Elisabetta del Belgio, suonava il violino così bene da tenere spesso concerti in pubblico con importanti musicisti. Amava anche organizzare convegni scientifici ed artistici. Lei e il marito Alberto furono i primi sovrani ad attraversare l’Atlantico. Giunta a New York la stravagante regina volle entrare nella gabbia dei leoni durante una serata al circo. Alberto, innamoratissimo e premuroso, la chiamava "Kind", "bambino", e quando era lontano le inviava istruzioni via lettera chiedendole di coprirsi bene, essere prudente, etc... I suoi sudditi la chiamavano: Piccola Regina, Regina enigma, Regina ammaliatrice, Regina terribile, Regina rossa, Regina intrepida.
• Se non finiva il pranzo («il menù variava poco e non c’era mai il dolce»), la piccola Maria José si vedeva ripresentare lo stesso cibo alla sera, nemmeno riscaldato. Il re non accettava alcuno spreco ed era severo con i figli, che spesso interrogava a bruciapelo. Chi sbagliava a rispondere finiva a letto senza cena.
• Sotto l’incalzare dell’avanzata tedesca, i membri della famiglia reale furono costretti a lasciare Bruxelles per Anversa: Maria José, che aveva compiuto 8 anni pochi giorni prima, il 4 agosto 1914, portò con sé due animaletti di peluche: Nounours e Jacky. La principessa non amava le bambole, preferiva gli animali, allevò perfino una nidiata di maialini durante l’esilio in Inghilterra (1914-1917).
• A 11 anni Maria José era allieva interna nel collegio della Santissima Annunziata di Poggio Imperiale a Firenze. Vestiva l’uniforme della scuola: abito di fustagno grigio con gorgiera bianca inamidata, stivaletti neri e cintura verde simbolo della classe preparatoria. Le altre allieve portavano sopra alla divisa un grembiule nero, a lei era stato vietato perché la direttrice Maria Patrizi lo reputava "poco regale". Il suo nome venne italianizzato in Maria Giuseppina, ma tutti la chiamavano Mademoiselle.
• Quando le chiesero se voleva lasciare un suo ricordo nel parco del collegio Maria José chiese di poter piantare un cipresso.
• Tra i passantempo preferiti di Maria José al collegio: rubacchiare i dolci dall’armadio in cui venivano custoditi, suonare i campanelli delle ville della zona e poi scappare, disegnare caricature degli insegnanti durante le lezioni, giocare a tennis, pallacanestro e correre.
• Maria José incontrò per la prima volta Umberto a Battaglia, nel febbraio del 1918. Il principe aveva 13 anni e vestiva l’uniforme grigioverde dei fanti di marina. Al momento del commiato regalò alla futura moglie una foto di lui a 3 anni, vestito di bianco, con il gonnellino, in una cornice d’argento. Maria José mise la foto sul suo pianoforte al castello di Laeken e non la sostituì mai.
• Maria José venne "italianizzata" da una istitutrice consigliata dall’ambasciata, Amelia Licari, che le insegnò oltre alla lingua le abitudini italiane e perfino le canzoni popolari più famose, da "O sole mio" a ”Daghela avanti un passo, Ninetta del mio cuore”.
• Umberto era alto, sano, robusto, buon conversatore, generoso. Conosceva 5 lingue, compreso un po’ di russo. Occhi neri, modi galanti, negli anni Venti era considerato il più bel principe d’Europa e i giornali stranieri lo paragonavano a Rodolfo Valentino. Era soprannominato Prince charmant. Amava la musica e la moda, fu lui a schizzare l’abito da sposa di Maria José.
• Per punirlo dello scandaloso legame con la ballerina Carla Mignone detta Milly, Vittorio Emanuele spedì il figlio in Terrasanta. Il principe fu fotografato a Gerusalemme inginocchiato, in saio da penitente.
• La sera precedente la festa di fidanzamento ufficiale, Maria José ricevette il fidanzato indossando un abito color rubino. Aveva i capelli tagliati all’altezza della nuca e sfoggiava "un diadema di altri capelli pure suoi, ma recisi". Il giorno 24, mentre rendeva omaggio alla Tomba del milite ignoto, Umberto si salvò per miracolo da un attentato: Fernando De Rosa, 20 anni, studente antifascista, gli sparò con una grossa pistola a tamburo. Catturato e processato, venne condannato a 6 anni ma ne scontò soltanto 3. De Rosa morì alle porte di Madrid nell’agosto del ’36 combattendo nell’esercito antifranchista.
• Per le nozze tra Maria José e Umberto di Savoia vennero spesi 5 milioni di lire. Venne concessa un’amnistia, ma solo per i colpevoli di reati comuni, non vennero liberati antifascisti. I festeggiamenti durarono dal 5 al 10 gennaio. I festeggiamenti ufficiali cominciano alle 14 del 7 gennaio 1930, in piazza del Quirinale. Maria José vestiva "bianco argentato" con mantello ornato di renard bianco.
• Le nozze vennero celebrate nella cappella Paolina del Quirinale, riaperta al culto da pochi mesi. Officiante il cardinale Maffi, arcivescovo di Pisa, indossava paramenti provenienti da Palazzo Pitti. Solo la sposa, per volere dello sposo, era vestita di bianco. Gli addobbi, le luci, lo stesso vestito di Maria José sono stati decisi da Umberto. I tessuti erano stati ordinati a una fabbrica di Como, l’abito venne cucito dalla sartoria Ventura di Milano, il manto dalle sorelle Gori di Roma. Al momento di vestirsi Maria José scoprì che le maniche erano cucite storte, fu necessario tagliarle. La sposa senza maniche dovette coprire le braccia con lunghi guanti bianchi.
• Maria José e Umberto di Savoia si presentarono all’altare accompagnati dalle note di un canto sardo: ”Conservet Deus su re".
• Nell’estate del ’31, 18 mesi dopo le nozze, Umberto viene sorpreso da un settimanale francese in piena crisi matrimoniale: il principe ha lasciato Torino per incontrare a Montecarlo la vamp hollywoodiana Jeannette McDonalds. I due si sono "rifugiati" a Cannes, ma la principessa, corsa all’albergo, li sorprende in un salotto. Maria José, secondo il giornale, schiaffeggia la rivale poi scappa in auto alla stazione dove a un funzonario dice: «Sono la principessa di Piemonte. Datemi un biglietto per Bruxelles. Stamane ho lasciato Torino senza denaro». Umberto si precipita in Belgio per chiedere perdono, l’amante lo tempesta di telegrammi e lo segue fino a Bruxelles. I due hanno un grave incidente d’auto, finiscono in ospedale, la diva è ferita al volto e per ricucirle il cuoio capelluto le radono parte della bionda chioma. In Italia arrivarono solo gli echi della vicenda, a causa della censura fascista.
• Alberto Moravia ha raccontato di aver sentito Luigi Pirandello dire che la primogenita di Umberto, Maria Pia (24 settembre 1934) era nata grazie ad un avveniristico intervento di inseminazione artificiale. La coppia ebbe 4 figli: dopo Maria Pia nacquero Vittorio Emanuele (12 febbraio 1937), Maria Gabriella (24 febbraio 1940) e Maria Beatrice (2 febbraio 1943).
• I pettegolezzi dicono che la coppia non dormì mai insieme: Maria José definì la luna di miele, alla quale parteciparono praticamente tutti gli amici di baldoria del principe "proprio una bella scampagnata". Sempre secondo i pettegolezzi solo la primogenita, e grazie ai medici, è figlia di Umberto: Vittorio Emanuele e Maria Gabriella sarebbero figli del duca Amedeo d’Aosta, la più piccola sarebbe il frutto di un amore segreto tra Maria José e un giovane diplomatico. Amedeo, che diventò viceré d’Etiopia dopo la conquista dell’Impero, sopranominò il re d’Italia e la regina Elena "Curtatone e Montanara". Per punizione venne spedito nel Congo Belga dove lavorò perfino come manovale. Al rientro in Italia aveva le braccia coperte di tatuaggi come un galeotto. Altri flirt attribuiti alla regina: Galeazzo Ciano, Italo Balbo e Mussolini, che incontrò più volte (secondo il suo autista) in costume da bagno e vestaglia.
• Nel 1945 a Dongo venne sequestrato tra le carte di Mussolini un dossier fatto preparare dallo stesso duce per dimostrare che Umberto era omosessuale. Venne esaminato dai partigiani e consegnato al generale Cadorna che, da buon monarchico, probabilmente lo distrusse.
• Due anni dopo le nozze Maria José e Umberto si trasferirono a Napoli. La principessa si trovò così bene con la popolazione che da vecchia, quando incontrava qualcuno che le piaceva diceva «è così simpatico che sembra un napoletano».
• La principessa Maria José passava le estati napoletane a Villa Rosebery in compagnia di una sola persona di servizio, il pescatore Alfonso Botta che le faceva da marinaio, maggiordomo, cuoco e cameriere. La principessa andava con lui a pescare con la lenza.
• Per la nascita di Maria Pia il re regalò alla nuora una collana di diamanti e la città di Napoli una culla intarsiata d’oro e coralli. Per il battesimo alla reggia furono chiamati 120 bambini del popolo vestiti da balilla e piccole italiane. Tra le madri napoletane che erano andate a pregare alla chiesetta di Santa Maria del parto a Mergellina, 24 vennero invitate al ricevimento.
• Quando i tedeschi, occupato il Belgio, imposero agli ebrei di portare la stella gialla, la regina madre Elisabetta portò sempre sul petto una stella d’oro a sei punte che le aveva regalato il Negus.
• Il 24 dicembre 1940 sui giornali apparve l’annuncio che, su sua richiesta, la principessa Maria José aveva ottenuto la tessera del Partito Nazionale Fascista. Maria Pia venne iscritta alla GIL come "picola italiana", Vittorio Emanuele e Maria Gabriella come "figli della lupa".
• A Montanelli, una volta Maria José disse «Frequento poco casa Savoia, non è una famiglia, è un frigidaire». Nelle redazioni si parlò spesso di un flirt tra il giornalista e la principessa, da lui sempre smentito.
• Vittorio Emanuele abdicò in favore di Umberto il 9 maggio del 1946. Formula usata: «Abdico alla corona del Regno d’Italia in favore di mio figlio Umberto di Savoia, principe del piemonte». Sbagliò a scrivere la data, 6 invece di 9, fece di suo pugno la correzione e firmò su carta da bollo da 12 lire.
• Maria José e i figli lasciarono l’Italia da Napoli a bordo dell’incrociatore Duca degli Abruzzi all’alba del 6 giugno. Il re deposto lasciò il paese in aereo il 13 giugno.
• Alberto ed Elisabetta, reali del Belgio, genitori di Maria Josè. Lui innamoratissimo della moglie. Lei suonava il violino così bene da tenere spesso concerti in pubblico con importanti musicisti. Amava anche organizzare convegni scientifici ed artistici. Si dice che frequentasse il salotto della regina anche Albert Einstein, con cui Elisabetta condivideva la passione per il violino. A Maria Josè, ancora bambina, non era concesso di incontare lo scienziato, ma una volta vi si imbatté sulle scale del palazzo. Einstein la salutò con voce squillante. Lei rispose, pensando che "quell’uomo dai capelli arruffati e dalla giacca sgualcita fosse un operaio". Elisabetta e il marito Alberto furono i primi sovrani ad attraversare l’Atlantico. Giunta a New York la stravagante regina volle entrare nella gabbia dei leoni durante una serata al circo. Alberto, la chiamava «Kind», «bambino», e quando era lontano le inviava istruzioni via lettera chiedendole di coprirsi bene, essere prudente, e così via. I suoi sudditi la chiamavano: Piccola Regina, Regina enigma, Regina ammaliatrice, Regina terribile, Regina rossa, Regina intrepida.