Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 28 settembre 1998
La mano, per Kant «il cervello esterno dell’uomo»
• La mano, per Kant «il cervello esterno dell’uomo».
• Clint Hallam, neozelandese di quarantotto anni, da quattordiciprivo dell’avambraccio destro (glielo strappò una macchina tessile della prigione nella quale era recluso), giovedì scorso a Lione è stato sottoposto ad un intervento di 12 ore nel quale gli è stato trapiantato l’avambraccio di un uomo di 43 anni morto il giorno prima in un incidente stradale.
• «Non era mai successo che un segmento scheletrico fosse trasferito da un cadavere a un vivente. Hallam ha già provato a muovere le dita. L’abbiamo dovuto fermare» (Marco Lanzetta, responsabile del centro di chirurgia della mano dell’ospedale San Gerardo di Monza).
• Quante persone potrebbero essere interessate al trapianto di arti? «Milioni direi. Pensate a quanti hanno perso la mano sul lavoro, a chi nasce senza mani, alle vittime delle guerre, a tutti quei bambini mutilati dalle mine. Per loro un’operazione così è una speranza di qualità della vita che prima neppure si sognavano» (Marco Lanzetta).
• L’équipe ha attaccato nell’ordine ossa, tendini, arterie e nervi.
• Parte dell’intervento che ha richiesto più tempo: la sutura dei tre nervi principali dell’avambraccio.
• Tempo necessario per valutare i risultati dell’intervento: da un anno a un anno e mezzo, il tempo che occorre al processo di rigenerazione nervosa per completarsi.
• Il professor Dubernard: «Non bisogna sottovalutare le difficoltà tecniche. Ogni mano è diversa dall’altra. Siamo stati fortunati a trovarne una praticamente identica».
• Salvatore Anacondia detto ”Mano mozza” (da bambino perse una mano), il più importante boss delle cosche pugliesi, all’inizio degli anni novanta lesse alcuni articoli dove si parlava della sperimentazione nei trapianti d’arti. Preso appuntamento con un luminare del Nord Italia, si presentò con un impeccabile abito stile inglese. Quando quello gli spiegò perplesso che si trattava di un intervento particolarmente difficile, soprattutto perché non esistevano norme per ottenere la mano da impiantare, tagliò corto: «Non c’è problema, mi dica come le serve: io di mani ne trovo quante vuole...».
• L’équipe internazionale di chirurghi che ha eseguito l’intervento è guidata dal francese Jean-Michel Dubernard e dall’australiano Earl Owen. Ne fanno parte l’italiano Marco Lanzetta, l’immunolgo anglo-libanese Hadey Hakim, il microchirurgo di Sidney Hari Kapila.
• «La chirurgia multinazionale è il trend del futuro» (Isadore Rosenfeld).
• In Italia la legge vieta espressamente il solo prelievo e quindi il trapianto dell’encefalo e delle ghiandole della sfera genitale.
• Principio fondamentale: dev’essere garantita la libera volontà del donatore. Ignazio Marino, dell’Università di Pittsburgh, direttore dell’Istituto mediterraneo trapianti di Palermo: «La rimozione di un arto deturpa il cadavere, mentre il prelievo di fegato, cuore o di altri organi interni lo lascia integro».
• Chi ha bisogno di un trapianto viene iscritto nella lista d’attesa del centro interregionale di riferimento. Quando c’è un organo disponibile, un programma automatico propone una lista di tutti i possibili riceventi compatibili. A questo punto si decide il destinatario e si assegna l’organo all’ospedale che eseguirà il trapianto. Tra prelievo e trapianto intercorrono tra 3 e 24 ore.
• Gli organi vengono prelevati dal corpo di persone che, a causa di traumi o incidenti, sono andate incontro a morte cerebrale (che a differenza del coma è irreversibile). Il medico comunica ai parenti che intende procedere al prelievo, se non c’è opposizione viene segnalata la disponibilità al centro di riferimento interregionale.
• Quando l’elettroencefalogramma è piatto, non esiste più alcun riflesso e il paziente smette di respirare autonomamente, scattano le 6 ore (24 per i bambini) di osservazione, durante le quali vengono effettuati tre accertamenti per verificare che la funzionalità degli organi non sia compromessa.
• La prova di ”apnea” è l’ultima operazione prima dell’espianto: al paziente, intubato, viene tolto il respiratore per verificare che non riprenda a respirare. L’espianto è possibile soltanto allo scadere delle 6 ore di osservazione. Nel più breve tempo possibile, gli organi espiantati vengono portati nell’ospedale di destinazione, dove il paziente attende già in camera operatoria. Per il cuore il tempo massimo d’attesa è tre ore.
• Chi in caso di morte cerebrale voglia diventare donatore di organi ha tre possibilità: 1) Dare disposizione, anche verbale, ai familiari; 2) lasciare un atto scritto; 3) iscriversi a un’associazione di donatori. In caso di silenzio si presume l’assenso (i parenti si possono opporre).
• La morale cattolica vieta il trapianto del cervello e delle gonadi: «Il cervello è portatore dell’identità individuale; le gonadi sono portatrici dell’identità genetica» (padre Mauro Cozza, docente di teologia all’Università lateranense di Roma).
• Francesco D’Agostino, presidente del comitato bioetica, dice che «gli unici trapianti da evitare sono quelli di cellule germinali e del cervello» e auspica una legge che impedisca il trapianto di arti tra viventi.
• Saverio Morabito, detto ”il manager calibro nove della ’ndrangheta”, illustrando i futuri business criminali parla spesso del trapianto di organi.
• Il primo trapianto di cuore fu eseguito nel 1967 dal cardiochirurgo sudafricano Barnard. Il problema del rigetto fu però risolto solo alla fine degli anni settanta.
• Il trapianto di fegato è piuttosto complicato (impiantando un lobo di fegato da un donatore vivente si risolvono però molti problemi), quello di polmoni è in fase sperimentale (l’indice di sopravvivenza è molto basso, riesce meglio se si impianta insieme un cuore nuovo), quello d’intestino viene praticato soprattutto in Canada per i bambini che nascono con malformazioni mortali. Saranno presto possibili trapianti di laringe (già sperimrentati negli Usa, hanno alcuni inconvenienti tecnici), d’utero (già sperimentati in Gran Bretagna sugli animali), d’organi da animali transgenici (sono già stati creati maiali con corredo genetico adatto a un trapianto nell’uomo).
• Timoty Heigler, 40 anni, grazie a un trapianto di laringe ha riacquistato la voce dopo 19 anni.
• «Anche il trapianto di pene da un morto è un intervento già oggi tecnicamente possibile» (dal convegno dei sessuologi di Firenze).
• Robert White, neurochirurgo di di Cleveland, dice che entro un anno sarà in grado di recidere la testa di un donatore per riattaccarla su un altro individuo. Raffaello Cortesini, direttore del centro trapianti del Policlinico di Roma: «Finché non risolveremo il problema della riconnessione del midollo spinale, non vedo come l’obiettivo sia raggiungibile. E poi dovremo superare sbarramenti non scientifici».
• «Si conferma sempre più che il corpo è ormai una macchina da pezzi intercambiabili. il trionfo dell’’homme machine”. Naturalmente qualcuno potrebbe cavarsela dicendo: quel che conta non è la macchina. Ma il ”pilota” che la guida dall’interno, la coscienza. Se invece si decide che la coscienza non è che una forma del corpo, inseparabile dalle sue ”estensioni”, allora le cose si ribaltano...» (Giulio Giorello).
• «Lo sguardo che la scienza medica ha sull’uomo non si solleva di un palmo dall’anatomia da cui questa scienza è nata, e ana-temnein in greco significa appunto ”tagliare”, ”fare a pezzi”. A questo punto quale accusa si può rivolgere a un sapere conseguente che c’invita a pensarci ”scientificamente” come pezzi accostati, intercambiabili, buoni per tutti?» (Umberto Galimberti).
• «Più l’uomo si pensa come generico organismo, più avrà bisogno di un supplemento d’anima, per tutte le sue esigenze che, a partire dalla concezione di sé come semplice organismo, non riesce a soddisfare» (Umberto Galimberti).
• Luca Delcroix, chirurgo fiorentino: «Non dimentichiamo, poi, gli aspetti psicologici che si dovrebbero affrontare ricevendo una mano altrui. Le mani sono parti visibili ed entrano a far parte della fisionomia del corpo. Sono uno strumento di comunicazione. tutto da valutare l’impatto quotidiano con un segmento del corpo che non è nostro e che non resta sempre sotto i nostri occhi».
• «Fa una certa impressione quel che è successo a Lione, dove la mano di un morto è stata attaccata e ha sostituito la mano amputata di un vivo.
La mano non è un organo interno che nessuno vede, neppure il trapiantato, la mano è ciò con cui abbiamo a che fare in ogni momento, anzi è il primo segno distintivo della differenza fra l’animale e l’uomo, essendo l’uomo l’unico animale che non impegna le mani pesr la deambulazione» (Umberto Galimberti).
• «Dove si sarà ficcata durante gli anni in cui era di quello là? Avrà fatto la mano morta? Sarà stata una mano leggera o una mano pesante? Forse era di ferro e magari ricoperta di velluto. Avrà fatto giochi di mano ossia da villano? Quanto e a chi avrà rubato? Quante mani avrà stretto? Quante sberle ha mollato? Chi avrà molestato? E poi, dai, come si fa a mettere in tasca la mano di un altro? Perdonate la volgarità, e la pipì? [...] Ipotizziamo che Giuseppe abbia una disavventura giudiziaria e lo obblighino a rilasciare le impronte digitali. Pollice sinistro o destro? [...] Trattandosi oltretutto di mano destra, immagino quali compiti le avrà affidato il suo ex proprietario, uomo anche lui naturalmente, quindi con determinate esigenze intime” (Vittorio Feltri).