Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 27 dicembre 1998
Santa pazienza. La storia delle donne italiane dal dopoguerra ad oggi
• «I donn hin minga gent» (le donne non son mica gente), antico detto milanese.
• Nel 1936 Maria Castellani, animatrice dell’Associazione nazionale fascista artiste e letterate, lancia un appello al Duce perché faciliti l’accesso femminile nelle professioni, nelle fabbriche e negli uffici affinchè gli uomini siano liberi, pronti per la mobilitazione.
• Nell’ottobre del 1943 le donne della Resistenza organizzano un loro esercito: nel Nord occupato, nascono i "Gruppi di difesa della donna e di assistenza ai combattenti nella guerra di liberazione", Tra le promotrici, Ada Gobetti, Lina Merlin, Laura Contini, Elena Dreher. Ebbero 70mila aderenti, mentre secondo i dati ufficiali le partigiane attive furono 45mila.
• Donne arrestate o torturate o condannate: 4.650; deportate: 2.750; decorate: 1.750 (di cui 16 medaglie d’oro e 17 d’argento); commissarie partigiane: 512; morte combattendo o fucilate: 2.750.
• Adriana Barocci, repubblichina ventenne, venne condannata dopo la guerra per aver comandato un plotone d’esecuzione a Fabriano. Nell’aprile del 1944 la Repubblica di Salò arruolò nel Servizio ausiliario femminile 6.000 donne, un terzo ebbero ruolo attivo nell’ultima parte del conflitto.
• Gisella Floreanini, entrata nel Pci nel 1942, unica donna a far parte del Governo della Repubblica dell’Ossola.
• Elena Dreher: militante di Giustizia e libertà, organizzò il servizio sanitario del CNL durante l’occupazione, venne scelta dal sindaco di Milano Greppi come assessore all’assistenza e all’igiene: è stata la prima donna a coprire in Italia un incarico nell’amministrazione comunale.
• Senso di liberazione e speranza che riempie tutti dopo la fine della guerra: sei anni più tardi nelle elementari ( e di conseguenza, più tardi, alle medie) dovranno essere istituiti i doppi turni perché le aule non sono sufficienti.
• Nell’autunno del ’45 a Firenze si tiene il Convegno costitutivo dell’Unione donne italiane (UDI): la delegata di Centuripe (provincia di Agrigento) è scalza, le altre congressiste le procurano un paio di scarpe.
• Fino agli anni Sessanta le ragazza di campagna vanno a lavorare scalze, tenendo le scarpe in mano finchè non arrivano in fabbrica.
• Teresa Noce, moglie di Luigi Longo, internata nel campo di concentramento di Ravensbruck tornò in patria con una fame invincibile. Organizzò a Milano, con l’aiuto dei compagni dell’Emilia (fornirono uova e farina) un grande pranzo a base di lasagne e venne denunciata per "egoismo borghese" dal segretario di sezione (destituito poco dopo).
• Nel 1959 in pieno miracolo economico, sono 400mila le "vedove bianche", cioè le donne che non hanno più notizie né sostegno economico da parte dei mariti emigrati e altrettante quelle che vivono sole con i figli pur mantenendo un rapporto con i loro mariti che lavorano all’estero. A Santeramo (Bari) ci sono 6mila emigrati su 21mila abitanti.
• Nel ’50 un’indagine rivela che le aspirazioni femminili sono, nell’ordine: un marito; i figli; avere la casa ordinata e pulita; essere protetta. Nel 1970: studiare e conoscere; lavorare; essere indipendenti; vivere agiatamente.
Nel maggio 1973 l’inchiesta Shell rivela che le donne sentono di "stare meglio di prima" perchè: è finita la reclusione in casa; le ragazze possono studiare e lavorare; i lavori domestici sono meno faticosi.
• Nel 1958 un’indagine svolta tra gli alunni di quinta elementare svela che più della metà delle bambine vorrebbe fare: l’insegnante, il medico, il magistrato (un’infima minoranza vuol fare la casalinga). Una ricerca tedesca dei primi anni Settanta svela che tra i 5 e i 6 anni le bambine hanno già assunto in pieno il ruolo femminile e la maggioranza da grande vuol fare: l’infermiera o la parrucchiera.
• Nel 1957 in Italia ci sono 497 nidi d’infanzia, i bambini sotto i tre anni sono 1 milione e mezzo. Nel 1969 i nidi sono 542.
• Nel 1971, quando le donne lavoratrici sono circa 4 milioni nasce la legge 1044, che prevede l’istituzione di asili nidi comunali finanziati dallo Stato. Ancora nel 1980, sono soltanto 80mila i bambini accolti dai nidi. Nell’ultimo decennio, gli asili nido pubblici accolgono soltanto il 5/6%. Dei bambini con meno di 3 anni, uno su dieci nella stessa fascia d’età frequenta un nido privato. Gli altri restano a casa, con la mamma o una "vice", di solito la nonna.
• La scuola materna pubblica italiana è stata fondata con una legge nel 1963. Fino al 1971, quando si interviene con una nuova legge, l’accesso ai maschi è vietato: possono fare solo i bidelli o i cuochi. Nella primavera del 1972 entrano i primi due insegnanti maschi in un nido di Modena: lavorano solo il pomeriggio e sono al centro di una bufera di polemiche.
• Nel 1951 l’analfabetismo maschile è del 10%, quello femminile del 15%. Negli anni Cinquanta-Sessanta le ragazze portano il grembiule nero fino alla maturità, in fabbrica alle operaie è vietato usare rimmel e rossetto e sono obbligatorie le maniche lunghe. Il 58% dei maschi ha le chiavi di casa all’inizio del liceo, le femmine molto più tardi, qualcuna mai.
• Fino agli anni Settanta "celare la perdita della verginità" all’atto del matrimonio era un comportamento sanzionabile per legge: nel 1953 la Corte d’Appello di Firenze definisce questo comportamento "ingiuria grave" che giustifica la separazione per colpa della moglie. Tre anni dopo la Cassazione afferma che la mancanza della verginità al momento del matrimonio è "colpa in re ipsa" che giustifica la separazione per colpa della moglie. Una sentenza analoga viene pronunciata ancora nel 1973. E se nel 1963 la Corte mostra comprensione per un marito che ha taciuto la propria impotenza, sanziona, nel 1965, la moglie che ha taciuto sulla propria sterilità.
• Secondo una ricerca dei primi anni Settanta su madri e figlie: l’82,7% delle figlie e il 52,4% delle madri ha avuto un’esperienza di sesso prima del matrimonio, anche se non completa. La prima esperienza sessuale è stata "negativa" per il 70,4% delle madri ma soltanto per il 18,5 delle figlie.
• Nel 1950 le edizioni Etos pubblica un manualetto: "Controllo delle nascite"; gli autori, Berneri e Zaccaria, vengono denunciati per violazione dell’articolo 553 del Codice penale che, in nome dell’integrità della stirpe proibisce la propaganda di metodi anticoncezionali. Vengono processati e assolti, ma nel 1958 la rivista dei gesuiti "Aggiornamenti sociali" esorta i magistrati a perseguirli in base all’articolo 528 del Codice penale, che punisce le pubblicazioni oscene.
• Negli anni Cinquanta la nobildonna palermitana Rosita Lanza di Scalea constatato lo stato di denutrizione di moltissimi bambini delle famiglie povere, distribuisce il diaframma a decine e decine di donne e ospita nella sua casa la sede dell’Aied, l’Associazione italiana per l’educazione demografica, fondata nel 1953
• Quando venne messa in vendita in Italia, intorno alla metà degli anni Sessanta, la pillola veniva venduta come "regolatore ovarico efficace nella cura delle dismenorree" non come anticoncezionale e i ginecologi non la prescrivono volentieri.
• Nel 1973 il metodo anticoncezionale più diffuso era il coito interrotto: 53% nel 1997 l’inchiesta Asper rivela che questo metodo rozzo e inefficace è ancora in testa alla classifica dei contraccettivi col 20,6%. Nel 1940 Roma si aggiudica il primato delle nascite illegittime: 5.845 bambini. Negli anni del dopoguerra si calcola che nascano 60mila bambini illegittimi l’anno. Il 60% è figlio di madri nubili che lavorano come cameriere.
• Prima della Costituzione e delle leggi di riforma, tra cui il nuovo diritto di famiglia del 1975, chi nasce fuori dal matrimonio è cittadino di serie b: N.N., dal latino nescio nomen, appare sui suoi documenti. Negli anni Cinquanta al Nord la percentuale delle madri nubili che riconoscono i loro figli è del 100% a Ferrara e del 94% a Milano, ma solo dell’1%Reggio Calabria.
• Nel 1996 in Italia i figli di madri non sposate rappresentano il 3% delle nascite, contro il 58% della Svezia, il 33% della Francia e l’11% della Spagna.
• 1958: il vescovo di Prato, Pietro Fiordelli, dichiara "pubblici concubini" Loriana Nunziati e Mauro Bellandi, che si sono sposati col rito civile. I due replicano denunciandolo per diffamazione. Il vescovo viene condannato ma poi assolto in appello. Ai coniugi Bellandi, commercianti, le banche non fanno più credito, gli affari ne soffrono. Ma nel loro quartiere i riti civili aumentano.
• Nel 1965 Franca Viola, 18 anni, di Alcamo, viene rapita e violentata da un corteggiatore, Filippo Melodia. Il ragazzo offre nozze riparatrici, previste dal Codice. La ragazza, appoggiata dalla famiglia, si ribella e lo trascina in tribunale per stupro, vincendo la causa.
• Secondo un sondaggio Doxa nel 1962 82 donne su 100 vedono nel matrimonio la massima aspirazione femminile, 10 anni dopo la cifra è calata al 29%.
• Fino al 1968 l’adulterio femminile è considerato dal Codice un reato più grave di quello maschile. Il marito, sanzionato in base all’articolo 560, è punibile solo se trasforma l’amante in concubina mettendola in una casa che non sia quella coniugale. L’eguaglianza viene sancita solo alla fine del 1968. Nel 1997, addirittura, con una sentenza della Cassazione l’adulterio non è più riconosciuto motivo di separazione per colpa di uno dei coniugi.
• Tra il 1945 e il 1970 si calcola che due donne su tre abbiano abortito almeno una volta. Nel 1963 Rosita Lanza di Scalea presenta i dati su un gruppo di 188 donne: 85 hanno interrotto una o più gravidanze, per un totale di 233 aborti. Nel 1971 secondo "Panorama" l’industria dell’aborto clandestino fattura 60/70 miliardi l’anno (lo stipendio di insegnante ammonta a 150mila lire al mese). Nel 1975 Adele Faccio, fondatrice del Centro italiano sterilizzazione e aborto, calcola che un milione e mezzo di aborti l’anno a una media di 100mila lire l’uno producano un giro d’affari di 150 miliardi in nero.
• Il 18 febbraio 1975 la Corte Costituzionale si pronuncia sull’articolo 546 del Codice penale che punisce l’aborto di una donna consenziente: non c’è equivalenza, sostiene finalmente la Corte, tra la vita di una persona e la salute di un embrione che persona deve ancora diventare. Con 800 firme i radicali chiedono l’abrogazione del reato, la legge 194 passa alla Camera nel 1977 e al Senato nel maggio dell’anno dopo. L’Italia è tra gli ultimi: solo la Spagna depenalizzerà più tardi (1985). Nel maggio del 1981 un referendum contro la 194 non ottiene risultati.
• Nel 1957 a Milano le donne costituiscono il 44% della manodopera nelle telecomunicazioni, il 22% nell’industria degli elettrodomestici, l’11% in quella dei motocicli, il 33% nell’industria chimica. I loro salari sono inferiori in media del 20% di quelli maschili. Nel tessile le lavoratrici sono il 75/80%., i salari sono di un quinto più bassi che per gli uomini.
• Negli anni Sessanta i contratti di categoria rivelano che gli uomini sono inquadrati in 4 categorie, le donne in tre: le tre più basse dei colleghi maschi. Solo nel 1977 la diseguaglianza viene cancellata per legge.
• L’Italia è il quarto paese per lunghezza del congedo obbligatorio per maternità con 22 settimane (la Svezia 64, l’Australia 52 e la Danimarca 28), il primo per retribuzione: le svedesi sono retribuite al 75%, le australiane e le danesi non lo sono per nulla.
• Solo nel 1956 la legge prevede l’accesso delle donne in Corte d’Assise e Tribunale dei Minori, ma i concorsi per uditore giudiziario continuano ad essere riservati ai maschi. Nel maggio ’63 arriva il primo concorso paritario, su 100 concorrenti 4 sono donne.
All’inizio degli anni Novanta, le donne dirigente nei ministeri sono ancora molto meno degli uomini: Beni culturali 29 contro 65; Pubblica Istruzione 38 contro 240; Industria 8 contro 456; Tesoro 4 contro 269; Esteri 5 contro 211.