Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 23 dicembre 1996
Marcello Mastroianni, nato a Fontana Liri (Frosinone) il 28 settembre ’24, fino a 9 anni abitante a Torino
• Marcello Mastroianni, nato a Fontana Liri (Frosinone) il 28 settembre ’24, fino a 9 anni abitante a Torino. Il padre, Ottorino, artigiano; la madre, Ida Irolle, casalinga. Quando si sposta nella capitale Ottorino apre un laboratorio di ebanisteria. Finita la scuola dell’obbligo a Roma Marcello frequenta un istituto di avviamento professionale. Studiava d’inverno e lavorava d’estate.
• «A Marcello sarebbe piaciuto diventare architetto, anche se lo spettacolo era la sua passione. Abitava dalle parti di Cinecittà e da ragazzo non mancava di fornire qualche comparsata».(dall’articolo di Osvaldo Guerrieri a proposito di Marcello Mastroianni).
• anni, grazie a un’amica di famiglia potei entrare a fare la comparsa a Cinecittà. Non per il sacro fuoco dell’arte, ma per quelle dieci lire in più che allora erano importanti, l’ottanta per cento degli italiani correva dietro allo sfilatino» (Marcello Mastroianni).
• «Nella parrocchia Santi Fabiano e Venanzio di Roma feci il primo spettacolo, una specie di tragedia scritta dal parroco don Virgilio Caselli. Io facevo Sabino, martire cristiano» (Marcello Mastroianni).
• «Ci conoscemmo da giovani, nell’Oreste diretto da Luchino Visconti. Io facevo Oreste, lui Pilade. Lottava con i versi, gli aulici versi di Alfieri che, in realtà, odiava con tutta l’anima. E si appoggiava a me, che invece ero maniacalmente affezionato alla materia e la coltivavo in ogni modo possibile. Non ci fu mai screzio fra noi, non posso ricordare un solo episodio sgradevole legato a Marcello» (Vittorio Gassman a proposito di Marcello Mastroianni).
• «Lui non ha mai scordato, con un diploma di scuola tecnica in tasca, d’aver iniziato la carriera come contabile alla Rank, ventottomila lire al mese e neppure i soldi per andare a mangiare fuori con la sua ragazza» (Carlo Ponti a proposito di Marcello Mastroianni).
• «Mio padre lavorava insieme a mio nonno nella bottega da falegname. Discutevano sempre perché mio nonno perdeva tempo con la sedia di una vicina di casa che non avrebbe mai pagato e mio padre si arrabbiava. Chi non ha conosciuto l’odore del legno non può sapere quanto sia bello» (Marcello Mastroianni).
• «Mia madre era la prima ad alzarsi e l’utlima ad andare a dormire. Resa cieca dal diabete andava al cinema con mio padre sordo. "Che fa Marcello?", domandava lei. "Scende le scale. Ma che ha detto?", rispondeva lui. E i vicini si arrabbiavano» (...) «Una volta uscendo dal cinema, mia madre scivolò. Ci rimase male non perché si ruppe il femore, ma "almeno avessi visto un film di Marcello". Aveva visto Sordi» (Marcello Mastroianni).
• «Sai che diceva Marcello? T’ho sposato perché a casa tua c’era sempre il frigorifero pieno. Tornavamo dal cinema, da fidanzati, e salivamo a mangiare. Marcello era figlio di un falegname, erano anni duri, il dopoguerra (...) Quarantasei anni di matrimonio. Il segreto? Affetto, amicizia e stima. E una parola magica: abbozzare, sopportare i vizi del maschio italiano. Lui non mi parlava mai delle sue storie, faceva finta di niente. Soltanto quando Caterina rimase incinta, io gli dissi: "Marce’, forse è meglio chiudere, separarci". Ma lui minimizzava, ripeteva sempre che la sua casa era a Roma. Delle sue donne non raccontava volentieri, nascondeva tutto anche negli ultimi anni. A volte erano più gelose loro di me che io di loro. Tanto che alla fine non si decideva e loro lo lasciavano. Io sapevo, ma lui voleva sempre tranquillizzarmi. Diceva anche di quest’ultima compagna: è un’amica, niente di più» (Flora Mastroianni).
• «Non mi sono mai riconosciuto nel latin lover e le ho provate tutte per sfuggire all’obbligo: sono stato un timido omosessuale vittima del fascismo, un vecchio Casanova con problemi di prostata, un seduttore schizzato, un impotente, un uomo incinto e tre volte prete» (Marcello Mastroianni).
• «Non dongiovanni, né "hommes à femmes", come dicono i francesi. Solo stregato dalle donne. E con un’ossessione: alternarle in souplesse, con magica regia. Dicono che reduce dal bisturi telefonasse al suo agente Giovanna Cau sussurrando una sola, flebile parola: "Smistale"» (Lietta Tornabuoni a proposito di Marcello Mastroianni).
• «Le donne entravano nella sua vita con la volontà imperiosa di diventare il suo unico, grande amore, ma poi si trovavano irretite nella nebbia delle sue indecisioni, ostacolate nei loro progetti di occuparne la vita, dalla forza tranquilla con cui lui cercava di mantenere uniti tutti gli affetti, come una grande madre incapace di ferire, come un patriarca dalle passioni spente: così, irritate dalla guerra persa, le signore si stancavano di quell’uomo affascinante e tenero, quasi domestico eppure poco presente, sfuggente, mai all’altezza della loro possessività esclusiva; troppo poco divo per la sua celebrità di grande attore, troppo fedele e in fondo monogamo, ad ogni innamoramento extraconiugale, per la sua fama di seduttore, sia pure involontario e riluttante, contro cui ha lottato, inutilmente, tutta la vita; una sola, pare, se ne andò per sempre, sdegnata e spietata, sbattendo simbolicamente una porta in faccia al suo fascino senza narcisismi, buono e gentile, da marito di troppe donne. Lei era Faye Dunaway. (...) Mastroianni era un maschio italiano, per di più di classe 1924, del tipo cioé che si sposa una sola volta e per sempre: non solo lui, laico, per una sua idea religiosa del matrimonio indissolubile, ma anche per la profonda saggezza, perché poi alla fine, diceva, tutti i matrimoni si logorano, tanto vale conservare il primo e l’unico, soprattutto con una moglie come Flora, intelligente e sapiente, sufficientemente indifferente per diventare una specie di sorella poco intrusiva, sempre disposta a fargli credere che qualunque passione lo travolgesse, la famiglia era sempre un’altra cosa».(Natalia Aspesi).
• «Ci eravamo innamorati tutti e due di Flora Carabella, diventata poi sua moglie. Io volevo dichiararmi, ma lui lo fece prima di me. E me la soffiò per tutta la vita» (Nino Manfredi a proposito di Marcello Mastroianni).
• «Una volta stavamo insieme a New York, passeggiavamo, ma lui era inquieto, nervoso. Ad un certo punto si è fermato di colpo davanti a un grattacielo. "Guarda lassù, la vedi quella finestra in alto, rettangolare? L’ho fatta modificare io perché ci fosse una vista migliore. Ho arredato tutto l’appartamento e quanto le ho detto, cara è pronto, mi ha lasciato. Non ci è venuta". Era quell’americana, come si chiamava, oddio, confondo i nomi, ecco, sì, Faye Dunaway. "Marcello, ma tu non guardi negli occhi? Da lì si dovrebbe capire quello che pensano, se ti amano"; "ma quali occhi, mi rispose sconsolato, quali occhi... E’ che non ci riesco mai, mi faccio sempre fregare"» (Alberto Sordi a proposito di Marcello Mastroianni).
• «Certo di donne ne ha avute tante: nonostante quella faccia che a lui non era mai piaciuta, nonostante quel fisico secco secco che da ragazzo lo riempiva di complessi: "Un torace che pareva un canestro, due gambette da uccello", raccontava» (Nicoletta Melone a proposito di Marcello Mastroianni)
• Mastroianni è morto? Noo! Madonna mia; era un paesano mio, quanto gli volevo bene, e quanto era bravo, povero figlio mio. E la signora lo saprà? Qualcuno l’avrà avvisata? Se non lo sa come faccio a dirglielo? (la governante ciociara di Anita Ekberg).
• «Mastroianni non parlava inglese, perciò ne "La dolce vita" ci capivamo con lo sguardo, senza parole. Del resto Fellini non mi aveva dato un copione. Avevo recitato come voleva lui, adeguandomi a Marcello che non usava toni teatrali esagerati ma preferiva la naturalezza, come se il personaggio gli fosse entrato sotto la pelle. La recitazione di Marcello era speciale: veniva dal cuore, dal cervello e dall’anima» (Anita Ekberg).
• «Un giorno giravamo un dialogo tra Matteo Scuro, il protagonista di "Stanno tutti bene", e un suo giovane nipote che gli confessa le prime pene d’amore. Ad un certo punto il vecchio doveva dire al ragazzo: "Quando una donna ti dice che non può più vivere senza di te, vuol dire che sta per lasciarti". Marcello pronunciò la battuta e mi guardò: "A Peppù, questa è una cosa che è successa a te? Arrossii, era vero. Lui continuò sorridendo: "Si capisce"» (Giuseppe Tornatore a proposito di Marcello Mastroianni).
• Mastroianni prometteva a Ainouk Aimée che prima o poi avrebbero fatto all’amore, «abbiamo atteso trentacinque anni, possiamo aspettare un altro po’», scherzava lui appena l’incontrava.
• «Alle donne io consiglio di lasciar perdere gli attori, così egoisti. Meglio chiedere amore a un bancario, a un impiegato, a uno che sa ancora sognare e dare» (Marcello Mastroianni).
• «Per lui era fondamentale avere un telefono appresso. Telefonava continuamente» (da un articolo di Alain Elkann a proposito di Marcello Mastroianni).
• «In Ucraina, per "I Girasoli", con 40 gradi sotto zero, Marcello era capace di fare a piedi chilometri per trovare un telefono e chiamare "il suo amore"» (Carlo Ponti a proposito di Marcello Mastroianni).
• A New York conobbe Greta Garbo che gli disse guardandolo: «Lei è veramente elegante e mi piacciono moltissimo le sue scarpe italiane». Mastroianni mi disse: «Era il primo paio di scarpe inglesi che mi ero comprato e ne andavo orgoglioso» (Alain Elkann).
• Iole Cecchini è tra le poche persone al mondo ad aver avuto il privilegio di toccare il volto di Mastroianni. Si conoscevano dai tempi delle prime comparsate, erano nella stessa comitiva del quartiere Prati, «ma poi lui diventò famoso». Lei diventò invece la sua truccatrice preferita. «Era stupendo, Marcello. Molto diverso dagli altri attori, certi stanno lì a controllare la ruga, un millimetro sopra, uno sotto... lui no. Lui no. Lui si addormentava. Tre minuti e ronfava. Poi si svegliava e mi chiedeva: "A Iole, come sto?"».
• «Ricordo che chiesi a Fellini: "posso vedere il copione della Dolce Vita?" "Ennio passagli il copione", disse Fellini a Flaiano. Flaiano mi porse una cartella: dentro c’era soltanto un disegno pornografico: un uomo nudo dal sesso interminabile e creature marine che gli nuotavano intorno, come in un balletto di Esther Williams. Ne restai sconcertato; ma quando ebbi la parte mi guardai bene dal chiedergli di nuovo il copione, né glielo chiesi mai più in seguito» (Marcello Mastroianni).
• «Probabilmente negli incubi e nelle visioni felliniane neanche Mastroianni s’è raccapezzato. Si è però ben guardato dall’ammetterlo. Non per il timore di passare per fesso, ci mancherebbe, ma perché per Marcello l’amiciziai era la cosa più sacra».
• «L’amicizia fra Mastroianni e Fellini era profonda. Avevano in comune tante cose, compresa la passione per le auto. Ci fu un periodo in cui cambiavano macchina quasi settimanalmente: Mercedes, Jaguar, Triumph, Porsche. Un rivenditore (che con loro si arricch^) portava l’automobile di turno sotto le finestre di Fellini, la lasciava con i fari accesi, dopo di che invitava il regista a guardare giù in strada. La visione era irresistibile».
• «Non ricordiamo (forse non abbiamo mai saputo) come Marcello Mastroianni venisse scelto per la parte del commissario Santamaria nella riduzione cinematografica di "La donna della domenica" (...) Anni e anni dopo accettò prontamente di riprendere il personaggio di Santamaria in "A che punto è la notte", due puntate per la Tv. Ma il tempo era passato e lui era soltanto commissario. S’inventò un’aria un po’ stralunata e si scelse un abbigliamento trasandato, da uno che non ha fatto né farà più carriera. Lo vedemmo a Roma, in una chiesa sconsacrata, dove il film veniva presentato alla stampa. Ci disse che aveva quasi settant’anni e che se volevamo scrivere un terzo del romanzo con Santamaria dovevamo sbrigarci, poteva ringiovanirsi un po’, ma non più di tanto. Noi gli dicemmo che, nel caso, l’avremmo fatto tornare a Torino come questore della città. Lui sorrise contento di quella ormai impossibile promozione» (Carlo Fruttero Lucentini).
• «Era un grande e prolifico raccontatore di barzellette e talora l’ho visto, quando aveva terminato il repertorio, telefonare al suo fornitore massimo, un fratello che abita in Argentina, incurante dell’ora che facesse in quell’emisfero. Lo tirava giù dal letto, si faceva dire l’ultima e tornava dagli amici con una nuova storia» (Umberto Eco a proposito di Marcello Mastroianni).
• «Mastroianni diceva spesso che la sua armatura di modestia e di ironia era dovuta a un senso di colpa: recitare era per lui un mestiere troppo divertente per considerarlo un lavoro».
• «Il mestiere va fatto così, da saltibanco, coi piedi per terra; l’attore è uno che recita "Essere o non essere" pensando all’avvocato o facendo dei soldi» (Marcello Mastroianni).
• «L’autoironia è un atteggiamento di comodo. Se un giornalista chiede: lei è un latin lover? Dovrei rispondere: sì effettivamente sono fatale, nessuna mi resiste. Meglio invece: chi io? per carità, sono un mezzo impotente» (Marcello Mastroianni).
• Il "Washington Post" gli aveva attribuito una battuta con parole ampollose che lui non avrebbe mai pronunciato: «Sento sul collo l’alito della morte» e il fratello Ruggero, il grande montatore cinematografico, gli aveva mandato un telegramma ironico: «A Marcé, comprati un maglione con il collo alto».
• Negli ultimi tempi ordinava un "déca", un decaffeinato, e un bicchiere d’acqua: «Madame, non posso più bere il mio champagne mattutino» (da "la Repubblica" a proposito di Marcello Mastroianni).
• «Io vorrei morire a Natale, con il grande albero illuminato in mezzo alla piazza» (Mastroianni nel suo ultimo lavoro teatrale, "Le ultime lune" di Furio Bordon).
• La sua compagna Anna Maria Tatò avrebbe voluto che l’omaggio dei parigini si svolgesse sulla piazza, al suono della musichetta felliniana della giostra, che talvolta arrivava anche nella loro casa. «L’ho accompagnato fino alla morte, stringendo la sua mano fino all’ultimo istante,. l’ho vestito elegante. Non con un abito scuro come mi consigliavano, ma con i colori sportivi, gli ho messo la sua cravatta rossa preferita e prima che chiudessero la cassa anche la sciarpa rossa. Non potevo non accompagnarlo fino in fondo».(Anna Maria Tatò compagna di MArcello Mastroianni).