Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 1 marzo 1999
Laetitia Casta: «Dulbecco ha lavorato tutta la vita: è giusto che si diverta almeno una volta
• Laetitia Casta: «Dulbecco ha lavorato tutta la vita: è giusto che si diverta almeno una volta. Se lo merita».
• Curzio Maltese telespettatore di Sanremo: «Ho provato a guardare la televisione senza pensare, com’è giusto».
• Laetitia Casta, secondo il professor Dulbecco, «una grossa spugna complicata».
• «Per forza la ventenne Laetitia rifulge, come fosse proprio lei, la signorina Casta. La casta Susanna tra i vecchioni, incontaminata e commovente, con la voglia di ridere che le arrossa la carnagione lucente e gli attimi di timidezza che la rendono incomparabile in un mondo dove la timidezza non è trionfo, come è per lei adesso, ma fallimento e isolamento».
• «Un luogo folklorico e generalista come il palcoscenico del Festival visto dal video, è invece l’apoteosi per questa carinissima ragazza che offre ai milioni di spettatori la memoria perduta di cosa sia una vera incantevole e difettosa giovinetta, di come dovrebbero essere le sue molte coetanee che poi le assomigliano e sarebbero spesso, in massa, graziose come lei, se non si lasciassero malmenare i capelli dagli artisti pazzi dell’acconciatura [...]. O avessero l’opportunità magica e certo irrangiungibile di portare gli incongrui ma fatati abiti di Saint Laurent».
• «I vecchioni anche trentenni la guardano estasiati, si leccano i baffi, la sognano, così come normale e perciò anomala nel popolo dello spettacolo».
• «Il fascino di Casta è quello eterno che l’immaginario maschile, e forse persino le nostalgie femminili, chiedono a una donna che dovrebbe in questo momento, e fuggevolmente, rappresentare tutte le donne. Una giovinezza intoccabile e un po’ rustica, una bellezza ridente e placida, una manifesta innocenza e inesperienza seduttiva, il non sapere fare nulla, con accattivante maestria: nè cantare, nè parlare in italiano e neppure in francese, nè muoversi, nè inventarsi una battuta. Ai giorni nostri una donna perfetta, unica, come purtroppo non se ne trovano più».
• Laetitia Casta: «Sono io che decido. Gli altri mi consigliano. Volevano che sistemassi i denti, che dimagrissi: allora perché mi avete voluta? Perché mi chiamate? Non ho nessuna intenzione di rinnegare me stessa».
• Laetitia Casta: «Mia nonna lo diceva sempre: la bellezza prima o poi finisce. Bisogna puntare su altri talenti».
• «La Casta va vista e basta. Rappresenta la Donna...» (Fabio Fazio).
• Dizione. «Laetitia Casta diceva ”sì e no” in perfetto italiano».
• Calcolando le parole pronunciate durante la trasmissione, Laetitia Casta, 60 milioni a serata, percepirebbe un milione e 250 mila lire a parola.
• «Conti alla mano, il giro d’affari della nuova Marianna francese si aggira intorno ai 10-12 miliardi annui [...]. Decine e decine di miliardi che rendono meno credibile l’immagine da Heidi della passerella che la ventenne top-model pervicacemente (o scientificamente) dà di sé, qualunque sia l’argomento in questione. Anche col look, quasi da contadinotta svizzera, più incline a peccati da pagliaio che a raffinate invenzioni erotiche».
• La Casta secondo Antonio Ricci: «una presenza subliminale, quasi occulta».
• «La Casta ha il ginocchio sinistro storto e un dente in più, ma è più bella di Dulbecco» (Dino Risi).
• Nel Dopo Festival Laetitia Casta ha confessato la sua passione per i maiali (ai quali sostiene di assomigliare) perché ne fa collezione fin da bambina.
• Teo Teocoli: «Don Lurio si è offeso quando durante la prima serata ho detto che era la cosa peggiore del festival. Figuriamoci dopo, quando a Sanremo notte l’ho definito scimmietta».
• Don Lurio: «Se io sono una scimmietta, Teo è una grande, brava lucertola che cambia la pelle ogni giorno, che ormai non sa più qual è quella sua, questa è la sua condanna. E la mia vendetta verrà, non ho fretta. Non lo picchierò perché sono un animale pacifico, ma prima della fine di Sanremo notte graffierò Teo con le sue stesse unghie, so come fare».
• «Mi è venuta una profonda, invincibile tristezza nel vedere Michail Gorbaciov fare l’orso al festival di Sanremo [...]. Mai Fazio, segnato da un perenne, mesto sorriso, era riuscito a intristirci tanto come ieri sera. Quando ha chiamato sul palco Michail Gorbaciov, ultimo imperatore dell’Urss e dio in terra di una religione sconfitta [...] Fra qualche decennio, quando forse sarà finita anche la Chiesa e Fazio chiamerà sul palco dell’Ariston l’ultimo papa per presentare Nada, accanto ai soliti Berti e Baglioni, l’effetto non sarà più allegro».
• «Gli italiani amano immalinconirsi davanti al televisore. E Fabio Fazio è, fra i tanti, un maestro del genere. Tutto è soave tristezza nelle sue trasmissioni. Gli abiti del presentatore, per cominciare, lo sguardo di ragazzo perbene, il finto entusiasmo, le telepromozioni, i fiori tremuli, la ”gente comune” sul palco, l’italiano di Laetitia Casta, l’insensato buon umore di Orietta Berti, il passo di Don Lurio...».
• «Fazio ha una presentatrice che si chiama Laetitia, sua moglie si chiama Gioia, il suo autore si chiama Felice. Tra i giovani in gara, la sua cantante preferita è Allegra».
• «I recensori che non osano rivolgere neanche una piccola critica a Fabio Fazio, senza inchinarsi fino a terra. forse l’aspetto più insopportabile del fenomeno sanremese».
• una presentazione per tutti i presentatori che presentano le canzoni [...] Alla fine, verrebbe davvero da dire che Fazio ha trovato il modo per non presentare Sanremo [...] Alla fine viene da pensare davvero che il festival potrebbero davvero presentarlo tutti».
• «Le telecamere di Beldì vanno di lato, salgono sul palco, si infilano sul palco, si infilano negli angoli. Non guardano più il palcoscenico dell’Arston come un altare. Insomma, visto al suo debutto il festival di Fazio sembra più un programma ”su” Sanremo e non la 49ma edizione ”ufficiale”».
• «Ma vi siete accorti delle inquadrature della regia? Dopo i primi piani della Casta staccano su qualche signora anziana in platea. Questa non è ironia, è crudeltà» (Pippo Baudo).
• «Sembra quasi che chiedano scusa che stanno facendo il festival. Ma lo spettacolo non si fa così, Sinatra non cantava chiedendo scusa, gli acrobati del circo non si vergognano» (Pippo Baudo).
• «La città di Sanremo è ormai la metafora dello spaesamento: una teoria di gente comune presenta, i Nobel si comportano da gente comune, il falso ha sostituito il vero».
• Pippo Baudo: «Se la nuova regola è che la gente comune diventa protagonista, io sono pronto a sedermi in sala».
• «Così la scienza diventa un po’ ridicola, cioè alla portata di tutti. E la signorina Casta (forse) finge di stonare e di parlare male l’italiano, così ci sentiamo un po’ meno lontani dalla sua bellezza».
• «La casalinga di Montepulciano e l’avvocatessa di Sanremo trasformate in presentatrici sono una discutibile furberia che da decenni Corrado pratica per le sue crudelissime Corride».
• Fazio: «Ma l’Italia, sa, in fondo è un paese di centro che si trova per caso e temporaneamente con un governo di sinistra». Gorbaciov: «Che meraviglia, è il paese che fa per me. Da noi invece, in Russia, si va dall’estrema sinistra all’estrema destra, sempre col bastone in mano. Al centro non ci si ferma mai».
• «La politica deve rinnovare i suoi metodi superati e può imparare tanto dallo spettacolo» (Gorbaciov a Fazio durante il pranzo all’Hotel Royal).
• Vittorio Sgarbi: «Il festival è solo un miscuglio, solo una finta, come la distruzione della Dc, cancellata ma solo sulla carta: Mastella è o non è ancora tra noi? Fazio sta a Baudo come Prodi sta ad Andreotti».
• «Sanremo è solo il riverbero di detriti cancerosi, impegnato com’è a riempire il vuoto che invece incarnerebbe proprio la sua primaria essenza, la sua religiosità» (Enrico Ghezzi).
• «(La Casta) è conturbante, come l’Afrodite di Prassitele: la dea vi era raffigurata nuda, si vedevano le rotondità posteriori. Troppo. Fu donata agli abitanti di Cnidio» (Valerio Manfredi).
• «Ci siamo fatti un’idea troppo alta di Dio, diceva Gide. Dulbecco è un uomo, è cinquant’anni di laboratori e formule, ma ti pare una vita possibile? In questi giorni è ringiovanito, finalmente gioca e quando tutto sarà finito piangerà come quando era bambino e sognava un pallone mentre si ritrovava una scatola del piccolo chimico tra le mani» (Dino Risi).
• «Dulbecco che parla del cancro farà pur sorridere, ma dice cose così ovvie! Se si parla di cancro in questo modo continueremo a morire» (Pippo Baudo).
• «Fazio può diventare una forma perfezionata di Baudo, un Superpippo. La verità è che hanno chiamato Dulbecco per cambiare il Dna di Fazio. Come fanno con i superpomodori» (Antonio Ricci).
• Nel sondaggio condotto dagli psicologi del centro Artes di Torino che hanno chiesto a 876 donne tra i 25 e i 40 anni quali geni sceglierebbero per l’inseminazione artificiale, il professor Dulbecco è risultato primo (aggiudicandosi il 22 per cento dei voti), Fabio Fazio quinto (seguito da Silvio Berlusconi).
• Dal diario tenuto dal professor Renato Dulbecco sulla ”Stampa” nel corso del Festival: «24 febbraio. Le cose vanno bene, mi sembra un’esperienza interessante. E poi mi pare anche abbastanza semplice quello che devo fare»; «27 febbraio. Io dedico tutti i giorni un’ora alla stampa, che poi, com’è successo ieri, diventa un’ora e mezzo. Di più, sinceramente, non posso. una cosa stancante».
• «La bellezza prende tutto il mio tempo, è un lavoro duro» (Cher, andata a Sanremo con massaggiatrice personale al seguito).
• Baudo, allora? Questo di Fazio un successo? «Non mi strapperò i capelli, ho speso tanti soldi per farmeli crescere».
• Orietta Berti: «Io delle volte li mettevo i posticci. Il guaio è che si spostano... ma anche adesso ci sono delle pettinature che li richiedono».
• «Finalmente Fazio usa le giacche di Romeo Gigli. Ma la testa è ancora norcina. Ripieno di dietro e ricciolone di riporto: un’oscenità. Ha bisogno di un taglio corto, spartano» (Michele Sterlicchio, 50 anni, parrucchiere e psicoterapeuta attraverso la cura delle chiome dei divi di Hollywood e dei più famosi cantanti italiani, due milioni di parcella per sette ore di seduta. Tolse a Mel Gibson il vizio di usare lo sputo come gelatina per i capelli).
• Fazio: «In questi giorni non riesco nemmeno a vedermi allo specchio».
• Orietta Berti: «Quando abbiamo fatto i servizi fotografici, la Casta non mi ha messo in imbarazzo perché non è altissima. Noi donne a queste cose ci facciamo caso».
• Suggerimenti del figlio di Orietta Berti: «Mamma, non parlare male dei tuoi colleghi che quando parlavano male di te ci rimanevi male».
• La Omnitel ha ingaggiato Pupo come testimonial per i cinque spot che andranno in onda nel corso del festival, al costo di un milardo per serata. Pupo: «Mi hanno promesso che se non mi andrà bene con la musica, mi faranno aprire un negozio di telefonini».
• Michail Gorbaciov: «I miei libri avevano fruttato un milione di dollari: un trenta per cento alle tasse, un altro trenta alla mia fondazione, il resto l’avevo depositato in banca, che ha fallito; e ho perso anche i miei risparmi, è stato un colpo molto duro».
• Quanto ci divertiremo il prossimo anno, il 2000, quando a presentare il Festival sarà il cardinale Tonini in coppia con Vittorio Foa e con l’assistenza della Montalcini vestita come la Oxa. Andate all’Inferno».
• Secondo Gianluca Nicoletti, conduttore di ”Golem” su Radio Rai, il brano di Eugenio Finardi, ”Amami Lara”, ascoltato al contrario, nasconde un messaggio satanico: «Si celerebbe un’invocazione alla diabolica cittadina di Salem, luogo maledetto di roghi stregoneschi».
• Antonio Ricci: «Prendiamo il rapporto di Fazio con la Casta, così come s’è visto l’altra sera sul palco dell’Ariston: Fabio sembrava la macchietta del pedofilo davanti alla scuola con le caramelle. Sono curioso di vedere se durerà così per cinque giorni o se a un certo punto aprirà l’impermeabile».
• Tre giovani prostitute hanno seguito il festival ai bordi dell’Aurelia, alle porte di Sanremo, con un televisore a colori appoggiato su una cassetta di frutta.
• Jessica Rizzo ha inviato invano 18 fax a Fazio per farsi invitare al Dopofestival, dove voleva lanciare il suo primo cd: ”Ave Maria” di Schubert in versione dance (parte degli incassi andranno in beneficenza a una parrocchia delle Marche).
• A Orietta Berti hanno rubato la valigia coi vestiti. Alla esordiente Allegra si è sganciato il top nel momento di un acuto («Allegra è uscita fuori di seno»). A Lamberto Sposini si sono strappati i pantaloni. Anna Oxa ha lasciato intravedere il tanga nero dai pantaloni a vita bassa. «Il corpo di una donna è un suo spazio privato. Dovrebbe potersi mostrare sexy o sensuale senza bisogno di essere protetta dalla legge» (Skin, la cantante degli Skunk Anansie).
• Un giornalista di Montreal chiede a Nino D’Angelo se andrà a cantare in Canada: «Non so, adesso ho paura dell’aereo. Una volta non ci pensavo, poi sono diventato intellettuale e così ragiono su tutto, e mi sono messo a ragionare se cade l’aereo. Era meglio quando ero scemo». Quando è diventato intellettuale: «Mi ha cambiato la depressione: mi ha fatto crescere, e dopo ero un uomo nuovo».
• A Sanremo sono stati inviati 1.200 giornalisti: «Ma ci rendiamo conto di cosa potrebbero combinare 1.200 giornalisti sguinzagliati in Italia alla ricerca di fatti di malcostume? Altro che Tangentopoli, sarebbe una rivoluzione» (Antonio Ricci).