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 2016  ottobre 26 Mercoledì calendario

Quando la Costa Azzurra
 diventa crudelmente noir 
senza perdere il suo fascino

Se il fascino è per metà illusione, è l’illusione del sole, e questo rumore del mare che rende la sua bellezza ingannevole. La Costa Azzurra ha da sempre nei suoi annali questa immagine riflessa, di un mondo ricco e lontano e di una felicità mendace, come è in fondo la storia di uno dei suoi eroi più simbolici, Albert Spaggiari, bandito e killer dell’Oas, che aveva attentato persino alla vita di Charles De Gaulle, accolto come un idolo nella jet society di Nizza, e poi scomparso per sempre dopo la grande rapina alla banca Société Générale e la fuga rocambolesca durante l’interrogatorio del magistrato. Riapparve il suo cadavere, abbandonato pietosamente sulla soglia della casa materna, da dov’era cominciata la sua vita quand’era rimasto orfano a due anni e mezzo. Albert si era arruolato a 18 anni nell’esercito per combattere in Indocina, era stato arrestato per un furto, e quindi amnistiato prima di diventare un soldato dell’estrema destra, sempre in bilico tra la malavita e la violenza politica. Aveva aperto un laboratorio da fotografo a Nizza, ed era molto stimato. Nel ‘74 aveva preso in affitto una cassetta di sicurezza nella filiale della banca francese Société Générale cominciando a studiare il colpo della sua vita. Arrivò al caveau con l’utilizzo di una serie di gallerie della rete fognaria, per aprirsi con i martelli pneumatici un tunnel di 8 metri, con tanto di impianto di illuminazione e ventilazione. Il 16 luglio del 76 dopo due mesi di lavoro, ci mise tutto il sabato e la domenica per razziare indisturbato le cassette: più di cento milioni di franchi francesi. Il colpo del secolo.

Venne arrestato poco dopo, a ottobre. Un giorno, negli uffici della Procura di Grasse, disse al magistrato che voleva confessare, ma che doveva allontanare i poliziotti perché aveva rivelazioni scottanti da fare. Scappò così ingannando il giudice. Il resto della sua vita lo trascorse tra l’Italia e il Paraguay, accolto con tutti gli onori (e probabilmente qualche manciata di milioni) dal regime militare dell’epoca. Come un fantasma leggendario, ricco e famoso, riapparve in Francia solo per lasciarci i suoi resti, perché la crudeltà da queste parti ama circondarsi di un alone romantico. Un altro grande bandito, Pascal Payet, evase da Grasse, nel 2007, grazie a un elicottero appena rapinato dai complici all’aeroporto di Cannes e atterrato sul tetto del carcere per prelevarlo. Era la seconda volta che fuggiva nello stesso modo. Tutto è incredibile qui. Romanticismo e denaro. Tanti soldi, come nel caso dell’ereditiera Helene Pastor, uccisa sulla Corniche di Montecarlo fra ville lussuose e il profumo dei fiori, da due killer raccattati nella banlieue di Marsiglia, dal compagno della figlia Sylvia, il console onorario di Polonia nel Principato, Wojciech Janowski, uno strano gentiluomo, cresciuto a Cambridge, impegnato in tutte le organizzazioni cattoliche di beneficienza e finanziatore benemerito della ricerca contro l’autismo, oltre che imbattibile dissipatore di ricchezze. Sylvia gli aveva appena fatto due donazioni, di 8 milioni e 1,9, e nonostante queste abbondanti elargizioni aveva il conto in rosso di 900mila euro. Ha confessato e poi ritrattato tutto. Secondo l’accusa, per assoldare i killer s’era rivolto al suo personal trainer, che li aveva cercati da un suo parente marsigliese che era andato a sua volta da un amico poliziotto, che aveva rifiutato ma che poi gli avrebbe fatto il nome di uno che poteva fare il palo, che alla fine aveva indicato il sicario buono. Si fa per dire, buono. Beccati subito. Tutto in Costa Azzurra è incredibile. Ad Antibes visse e morì Pablo Picasso, e ora due vecchietti innocui sono accusati di avergli rubato 270 quadri per venderli: loro dicono che quello era il compenso per l’antifurto piazzato nella villa. Gli eredi giurano che è impossibile. Ma chi può negarlo? Queste scoscese di mare piacciono ai miliardari e agli artisti, come Graham Greene che ci viveva con la sua amante, Yvonne. Lo scrittore disse che nell’Europa unita non doveva esserci l’Italia, perché la sua politica è schiava della mafia. E la ‘ndrangheta, accusò, ora comanda in Costa Azzurra. Poco fa la polizia ha beccato Renato Macrì, nipote di Mario Ursini, boss della ‘ndrangheta di Torino, con una partita di cocaina. Forse Graham Greene non era un visionario. O forse sono solo un’illusione, questo sole e questo mare.