Corriere della Sera, 26 ottobre 2016
Cremazioni, le regole della Chiesa «Le ceneri mai in casa né disperse»
CITTÀ DEL VATICANO La Chiesa «continua a preferire la sepoltura dei corpi, poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti» ma «la cremazione non è vietata», seppure a condizioni precise: le ceneri non possono essere disperse nell’ambiente né tenute in casa né tantomeno divise in famiglia o conservate in gioielli o altri oggetti, ma vanno custodite in un «luogo sacro», cimiteri e chiese. La Congregazione per la dottrina della fede, guidata dal cardinale Gerhard Müller, è intervenuta ieri per fare chiarezza con una sorta di «legge quadro» – l’Istruzione Ad resurgendum cum Christo, approvata da papa Francesco – che servirà come punto di riferimento per cattolici e vescovi di tutto il mondo.
Il problema non era tanto la cremazione in sé, la quale «non tocca l’anima e non impedisce all’onnipotenza divina di risuscitare il corpo». Da più di mezzo secolo, con l’Istruzione Piam et constantem del 5 luglio 1963, la Chiesa aveva stabilito che la pratica non è «di per sé contraria alla religione cristiana» e non dovessero più essere negati i sacramenti e i funerali a chi aveva chiesto di farsi cremare, purché la scelta non fosse voluta «come negazione dei dogmi cristiani, o con animo settario, o per odio contro la religione cattolica e la Chiesa». Il problema, piuttosto, era cosa fare delle ceneri. Mancava «una normativa canonica» sulla conservazione, per evitare differenze da un Paese all’altro. Gli esempi celebri del passato non mancano: Luigi Pirandello, ad esempio, avrebbe voluto che il suo corpo «appena arso, sia lasciato disperdere», ma le sue ceneri furono sepolte nella piana del Caos, la sua Girgenti; quelle di Fabrizio De André sono nella tomba di famiglia al cimitero monumentale di Genova. Ma ora si trattava di fare chiarezza, anche perché in questi anni la cremazione ha avuto un «incremento inarrestabile» e in molti Paesi diverrà una «pratica ordinaria», osserva Müller: «Si sono diffuse nuove idee in contrasto con la fede della Chiesa».
Non si può «privatizzare» la morte, la comunità cristiana prega per tutti i defunti. Di qui i limiti. Cremazione «dopo la celebrazione delle esequie», sepoltura in un luogo sacro. La conservazione in casa «non è consentita», salvo «circostanze gravi ed eccezionali», per non parlare della divisione delle ceneri in famiglia. «Per evitare ogni equivoco panteista, naturalista o nichilista» è vietata la dispersione in natura o «la conversione in pezzi di gioielleria o altri oggetti». Non ci sono «ragioni igieniche, sociali o economiche» che tengano. Il testo ricorda il canone 1184 del Diritto canonico: «Nel caso il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana, si devono negare le esequie».