Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1916  aprile 23 Domenica calendario

Esposizione d’acquerelli a Milano

Una raccolta di primavera, che ne ha la freschezza. È un bel successo. S’improvvisarono persino acquerellisti coloro che finora non trattarono che la pittura a olio, come il Sargent fra gli stranieri. Il Sargent è, anche, paesista sicuro. Ma né egli né il Nomellini trattano il vero acquerello, che non ammette sovrapposizioni di biacche, di cromi... Tutto fuochi di bengala, come il solito, e come sempre «personale» il Nomellini. Un suo meriggio estivo in campagna con quei toni squillanti ci dà sensazione della più violenta luce meridiana. Quetasi l’irritazione visiva nei vasti acquerelli di Paolo Sala, il grande maestro del genere, nei quali la luce non è orgia, ma placida dominatrice. I suoi paesaggi sono condotti con larghi effetti pensati. E ci riposa Emilio Borsa, negli eleganti paesaggi, e nelle grigie meste prospettive. Il suo «Molo di Venezia» con l’acqua alta, che confonde rive, lastricato e laguna, è una pagina preziosa di verità. Il Weiss ci ritorna più forte. Fra altro, tratta vittoriosamente le onde spumeggianti, così difficili anche all’acquerello. Il Ferrari, ch’è prospettico, si rivela mirabile anche nei piani del paesaggio, e il Galli, che è ritrattista, anche in quelli d’una «diga» adriatica. Non sembra forse che il Gola guerreggi con un nemico, trattando l’acquerello?... Ma nelle sue violenze, fa vedere toni fini d’artista di razza. Antonio Piatti si scapriccia con un centauro, che, rapita una baccante, se la trascina verso il cielo... Colorito un po’ tabaccoso; fantasia più scultoria che pittoresca; pennellata energica. Sembrano ancor più diafane, nella vicinanza di quell’ebbro bestione, le due gioconde ragazze dipinte dal Cantinotti; alle quali fa riscontro la testa aristocratica d’una sognatrice del Bompard. Nell’acquerello, il Bazzaro porta il bel colorito robusto de’ suoi dipinti a olio. Valenti giovani si annunziano; e siano i benvenuti! Il Fratino è disegnatore solido, e, nello stesso tempo, inonda di poesia lunare vaporosa la facciata d’un bel palazzo settecentesco... Ma quanti dobbiamo dimenticare!... Non così dovremmo dimenticare le pittrici. Fiori, figura, paesaggi, marine, prospettiva... trattano, sempre confidenti, tutto. Donna Egidia Brocca Rospini ha quattro impressioni di San Remo: dolci accordi d’una bella melodia.