L’Illustrazione Italiana, 4 giugno 1916
Necrologi
Il gen. Gallieni
Una figura militare storica della Francia – una figura notevole di questa gran guerra, si è spenta fuori del campo di battaglia – il generale Gallieni. Di lui I’Illustrazione si occupò anche nel numero del 7 novembre dell’anno scorso, quando fu chiamato, dalla carica di governatore militare di Parigi, a quella di ministro per la guerra, in luogo del dimessosi Millerand. Era nato in Francia il 24 aprile 1849, ma la sua famiglia era milanese, suo nonno era un chirurgo primario dell’Ospedale Maggiore di Milano, suo padre studiò legge a Pavia, poi, mal soffrendo la dominazione austriaca, emigrò in Francia, dove nacque l’ora defunto generale.
Questi nell’esercito francese percorse quasi tutta la carriera nelle truppe coloniali, salendo ai maggiori gradi e facendo brillare il proprio nome nei fasti dell’Impero coloniale francese: conquistò il territorio dell’alto Niger, pacificò il Tonchino e il Madagascar, ove ebbe sotto i suoi ordini come ufficiale dei genio, Joffre. Fu egli a deporre la Regina del Madagascar, Ranavalo, assicurando alla Francia il dominio dell’isola: nel Madagascar fu molto benevolo agli operai italiani che vi costruirono la ferrovia, e meritò così un’alta onorificenza italiana.
Il nome di Gallieni rimarrà eternamente legato alla storia di Parigi ed alla vittoria della Marna. Tutti ricordano il famoso laconico proclama del 3 settembre 1914 che riempì di fierezza e di coraggio gli animi dei parigini: «Ho ricevuto il mandato di difendere Parigi contro l’invasore. Questo mandato lo adempirò fino all’estremo». Due giorni dopo, egli scagliava sul fianco dell’esercito di von Kluck le truppe del campo trincerato di Parigi, sotto gli ordini del generale Maunoury, impegnando quell’accanita battaglia dell’Ourcq, che fu vinta all’ultimo momento, grazie ai poderosi rinforzi inviati con geniale iniziativa sul terreno per mezzo di automobili requisite d’urgenza sulla piazza della Concordia. Gallieni non si addormentò sugli allori, e sebbene Parigi fosse ormai salva, continuò a spiegare infatti un’attività difensiva meravigliosa.
Nell’ottobre del 1915, dopo il ritiro di Millerand, consentì ad assumere il portafoglio della guerra e si accinse a lottare contro gli inciampi burocratici; ma non tardò ad apparire infastidito delle discussioni puramente politiche, inspirate ai piccoli interessi elettorali dei deputati, onde scese dalla tribuna per andarsene a dare le dimissioni. Dietro insistenze dei colleghi, consentì a rimanere al potere per spirito d’abnegazione; ma al principio di marzo dovette ritirarsi per motivi di salute, che, a tutta prima, furono messi in dubbio.
Come ministro per la guerra decretò parecchie misure che ebbero una certa ripercussione. Soppresse tutte le raccomandazioni nell’esercito, e volle che le domande militari di qualsiasi grado pervenissero senza intralci alla loro destinazione, con un parere, favorevole o no: diede ordini severi affinché tutti gli ufficiali delle diverse amministrazioni militari fossero inviati al fronte. Finalmente mobilizzò i funzionari dei ministeri le cui classi erano sotto le armi.
Di lui ha scritto ora il gen. Malleterre nel Temps:
«Alcuni vollero discutere la parte ch’ebbero nella vittoria della Marna due grandi capi che si unirono strettamente per guadagnarla. Vi è gloria sufficiente per entrambi, senza che vi sia bisogno di dividerla. I nomi di Joffre e di Gallieni saranno uniti per sempre nella riconoscenza nazionale. Quando il grande monumento della Marna sarà eretto, non lungi da Parigi, sopra uno dei colli che dominano l’Ourcq, la Francia intera porterà eguali allori al generalissimo che fu il vincitore della Marna e al governatore che fu il liberatore di Parigi».
Genero di Gallieni era il maggiore francese ingegnere Gruss, già direttore della Società del Gas qui a Milano.