L’Illustrazione Italiana, 21 maggio 1916
Conversazione scientifica
La musica colorata
La musica con accompagnamento cromatico non è una novità, e neppure sono una novità i tentativi pratici per tradurre in atto quei rapporti tra suono e luce, quegli accordi fotofonetici che lo spirito da tempo aveva intravisti.
Che certi suoni risveglino immagini luminose e che con questi si accordino è fuori di discussione: e ognuno sa come i poeti nei periodi di cattivo e di mediocre gusto abbiano sfruttato per ottenere degli effetti di virtuosità questo fenomeno della audizione colorata. Chi considera che il rumore dell’i (e dico rumore e non suono) si avvicina per quanto è possibile avvicinare un rumore ad un suono di ben definito valore al mi della ottava normale, chi appena si sofferma sulla tonalità cupa dell’u non ha difficoltà a menar buone le espressioni correnti degli auditivi visivi che, cioè, l’i è bianco, l’u nero, l’e verde, e via di tal passo.
Se la memoria non falla si era perfino progettata qualche pratica applicazione per esaltare gli effetti delle rappresentazioni teatrali in Italia. D’Annunzio deve aver fatto cenno di una simile possibilità.
Però l’applicazione pratica di un tale pensiero e la traslazione dal pensiero alla realtà di questi accordi tra suono e luce non è opera antica, e soltanto negli ultimi mesi si è finalmente veduto che cosa potesse significare quest’armonia di suono e colore che già un umanista dotto, Leon Battista Alberti, aveva sognato.
L’esperimento è stato eseguito a New York nella rappresentazione del poema sinfonico Prometeo del compositore russo Scriabine.
L’idea di Scriabine non è in vero complessa. Dietro all’orchestra uno schermaglio di fine garza riceve luci diverse di colore e di tono a seconda dei vari momenti della esecuzione musicale. Un apposito strumento a tastiera (nella partitura esso è rappresentato dalla indicazione «tastiera per luce» o di quella «clavier lumière») permette di proiettare un fascio di colore diverso coll’abbassarsi dei diversi tasti, ciascuno raccordato ad un differente circuito la chiusura del quale determina la proiezione del singolo fascio luminoso.
L’operatore seduto alla tastiera segue su questa lo sviluppo della partitura ricca di indicazioni adatte, ma diversamente da quanto farebbe operando su una tastiera armonica. Dei segni convenzionali servono come indicazione dei tasti che a volta a volta debbono abbassarsi.
Non senza un’intima ragione l’esperimento è stato eseguito in occasione della prova col poema sinfonico Prometeo. Prometeo è il simbolo dell’energia creativa dell’universo, il principio creativo della luce, e per questo a maggior titolo meritorio il poema sinfonico è un commento ed un accompagnamento di luce.
L’impianto fu curato nel miglior modo sotto la direzione di Altschuler, direttore dell’orchestra, durante le esecuzioni del Prometeo, e si utilizzarono luci di intensità varia, così disposte da ottenersi qualsiasi passaggio rapido di tono. Appositi pedali inseriti sotto la tastiera per luce permettevano le smorzature luminose, ogni artificio fu posto in opera perché derivasse una impressione armoniosa dal nuovo sussidio di percezione estetica.
Il risultato pare buono: taluno osserva però che esso è sproporzionato ai mezzi impiegati, e ch’è ancora formato di troppi semplici elementi, e che l’impressione musicale ha un tale sopravvento da rendere quasi nulla la efficacia di questo accompagnamento cromatico. Probabilmente tutti gli sforzi, tutti i tentativi del genere si infrangeranno contro la realtà.
I valori d’aggruppamento dei suoni non possono paragonarsi agli elementari aggruppamenti delle luci colorate. I raggi elementari che non valgono a far rilevare un oggetto hanno per lo spirito un valore poco differente da quello delle lettere dell’alfabeto prese alla rinfusa. Soltanto se aggruppate per formare quelle unità significative che sono le parole queste lettere assumono per la mente un valore fisso. La luce che non dica la forma, i contorni di rilievo, il colore degli oggetti, è troppo piccola cosa per commuovere; e con probabilità preferiremo che la musica rimanga ciò che è, la carezza dolce che dal cuore del mondo arriva al cuore dell’uomo.