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 1916  maggio 21 Domenica calendario

Annovale

Italia, oggi tu sei la primavera:
chiara come il suo cielo di cristallo,
fragrante al pari d’ogni sua riviera,
pàlpiti del suo pàlpito, raccogli
l’ànsito stesso fra la piana e il vallo,
fra un rombo d’armi e un cricchio di germogli;
e al bel sole di maggio, in un con essa,
fidando i sogni della tua dimane,
attendi se da quel ch’era promessa
già pe’tuoi nati non maturi il pane.
 
Un anno: e assurta nel divino augurio
tu vivesti un’istoria in breve giro;
adeguasti la reggia ed il tugurio,
imporporasti il pio candor dei gigli,
volgesti in canto l’ultimo respiro
onde per te morìan lieti i tuoi figli;
ma ben che ne la tua verde pupilla
s’abbattesser fugaci ombre e misteri,
or più gagliarda l’anima ti brilla,
ché più grande tu sei oggi, di jeri.
 
I tuoi rudi massicci e le tue rive
e i tuoi cieli non mai furon sì belli,
le tue città non furon mai sì vive!
È diamante il cor delle tue genti
che rode incìde spacca ove ribelli
più la natura incontri e gli elementi;
grandezza è di virtù che in muto errore
via per l’infido mar veglia tenace;
fulgida è ne l’azzurro ala d’ardore,
è, tra i feriti, bianca ala di pace.
 
Italia, è l’anno; e sei la primavera,
poi che t’ingemmi della sua letizia,
e la trasfondi in chi più soffre e spera.
La bellezza tu sei che non si tocca,
la verità sei tu, sei la giustizia
che ti s’innova a sommo della bocca.
Oh, col sorriso tuo da la percossa
zolla risveglia tutta una fiorita,
sì che l’offerta d’ogni oscura fossa
inghirlandi le soglie della vita!