L’Illustrazione Italiana, 21 maggio 1916
Un ritorno dell’Aleardi
Ottimo pensiero quello di Giuseppe Biàdego di Verona. In questo tempo di risveglio patriotico, egli pubblica una ricca Bibliografia aleardiana (Verona, Franchini) ch’è un modello del genere. Aleardo Aleardi, veronese (1812-1878), fu uno de’più fulgidi poeti nazionali nel tempo della servitù e delle speranze. Cospirò e poetò impavido, col patibolo in faccia, fu arrestato e condannato nelle fortezze dell’impero. Era anima cosi grande che non solo perdonò al proprio traditore e delatore (un libraio) ma, per più tempo, divise il cibo quotidiano con lui, sapendolo in miseria. Tali cose non conoscevano coloro che, come il mattoide, per quanto dottissimo Vittorio Imbriani, lo schernirono e lo svillaneggiarono tanto!... Prima che Benedetto Croce, con autorità di maestro, proclamasse che «un nucleo poetico era anche nell’Aleardi», altri resero giustizia ai meriti poetici del nobile poeta, per il quale un giorno anche la Revue des Deux Mondes ebbe giuste e belle parole. La più umana, la più vera e forse la sola singolarmente sobria, nella forma, poesia dell’Aleardi è quella scritta nel 1858, intitolata I funerali d’un nemico della Patria, ancora poco conosciuta, e che si può leggere per intero, nel testo integro e corretto in ambedue le edizioni de I Poeti italiani del secolo XIX di Raffaello Barbiera (Treves, ed., pag. 960). Quel nemico della Patria (anomalia morbosa), era un conte veronese (G.O.M.) sfrontatamente fanatico per l’Austria, la quale quando egli piombò nelle sciagure più atroci lo abbandonò. I tragici particolari della sua sorte sono narrati dall’Aleardi nell’elevatissimo canto. In una nuova edizione, l’egregio bibliofilo, parlando della storia de I sette soldati, dirà come le autorità austriache a Venezia sulle prime non s’accorsero affatto delle maledizioni scagliate ad Absburgo in quel canto famoso dell’Aleardi, e lo lasciarono correre per le mani di tutti, ma poi ne sequestrarono le copie che poterono acciuffare; e dirà anco che Garibaldi non ne gradi la dedica, perché l’Aleardi, deputato nel Parlamento subalpino, avea votato per la cessione di Nizza alla Francia. Come esulterebbe oggi l’Aleardi nell’assistere agli eroici implacabili sforzi dei nostri valorosi per quelle terre irredente che egli cantò fra i primi!