L’Illustrazione Italiana, 14 maggio 1916
La guerra d’Italia
(Dai bollettini del supremo comando) L’avanzata nel Trentino dal l° al 7 maggio
1° maggio. Nel tratto di frontiera dal Garda al Brenta attività delle artiglierie. Più intensa nella zona montuosa a nord della depressione di Loppio. L’artiglieria nemica provocò coi suoi tiri l’incendio di Castione a sud di Mori. La nostra di rimando distrusse l’abitato di Pannone e provocò lo scoppio di un deposito di munizioni in Valle Cresta.
Nel massiccio della Marmolada (Alto Avisio) un nostro riparto di fanteria superando con ardimento gravi difficoltà di terreno e l’accanita resistenza dell’avversario, s’impadroniva di una forte posizione a più di 3000 metri di altitudine. Furono presi 52 prigionieri, 2 mitragliatrici, armi, munizioni e materiale da guerra.
Sull’Isonzo azioni intermittenti delle artiglierie. Lungo le pendici settentrionali del monte San Michele la notte sul 30 aprile l’avversario stentò un attacco che fu prontamente respinto.
Nella passata notte un nostro dirigibile, navigando tra fitte nubi e ostacolato dalla tormenta, raggiunse Valle Lagarina. Ivi bombardava la linea ferroviaria da Calliano a Trento e la stazione ferroviaria di questa città, danneggiando e provocando un incendio. L’aeronave, ricercata e scoperta da numerosi riflettori, fatta segno a vivo fuoco di artiglieria, ritornò incolume nelle linee.
2 maggio. Nella zona dell’Adamello, il giorno 29 aprile, nostri reparti da montagna, superate le vedette della Lobbia e di Fumo e l’aspro burrone dell’Alto Chiese, assalirono l’erta cresta rocciosa delle Crozzon di Fargorida, al passo di Cavento. Dopo due giorni di accanita lotta sui ghiacci i nostri espugnarono le posizioni delle Crozzon di Fargorida (3082 metri), delle Crozzon di Lares (3354 m.), dei passi di Lares (3255 m.) e di Cavento (3195 m.). Furono presi al nemico 103 prigionieri, dei quali 3 ufficiali, 2 mitragliatrici, fucili e munizioni in gran numero.
Nella giornata di ieri (l°) lungo tutto il fronte, azioni varie delle artiglierie, più intense nell’Alto Cordevole e nella testata di Val Raccolana.
Furono respinti piccoli attacchi nemici contro le nostre posizioni sulla Marmolada, nella Conca di Plezzo, sulle alture del Podgora e ad est di Selz.
3 maggio. Nella zona del Tonate piccoli attacchi nemici contro le difese del passo e la posizione di Castellaccio furono dalle nostre truppe prontamente respinti.
In Valle Lagarina le nostre artiglierie disturbarono movimenti di treni e di carreggi dell’avversario.
Dall’Adige al Brenta intenso duello delle artiglierie: velivoli nemici che tentavano di sorvolare sull’interposta zona montuosa e dirigersi al piano furono assaliti e fugati da nostre squadriglie da caccia.
Nel massiccio della Marmolada, sulla Tofana e nell’alto Boite l’avversario ha tentato degli attacchi che ovunque fallirono.
4 maggio. Nella zona del Tonale il giorno 2, dopo intenso fuoco delle artiglierie, il nemico lanciava tre successivi attacchi in forze contro la nostra posizione del Castellaccio. Fu ogni volta ricacciato con perdite gravi e lasciò nelle nostre mani una trentina di prigionieri.
Sull’Adamello il giorno 3 due colonne nemiche attaccarono contemporaneamente il Crozzon di Fargorida a nord, il Crozzon di Lares e il passo di Cavento a sud. Furono lasciate avvicinare fino a cento metri; indi investite con raffiche di mitragliatrici e di fucileria e ributtate in disordine con ingenti perdite.
Tra Adige e Brenta consueta attività delle artiglierie e movimenti di treni.
Nostre batterie bombardarono la stazione di Calliano e il forte di Doss del Sommo, colpendo più volte i bersagli.
Sul Col di Lana è segnalato un nuovo vano attacco dell’avversario contro le nostre posizioni a nord-ovest della vetta.
Nel Medio Isonzo le nostre artiglierie bombardarono Tolmino, centro dei rifornimenti nemici in quella zona.
Velivoli nemici lanciarono bombe sull’Alta Val Camonica, in Valle Ansiei, sulla pianura del Basso Isonzo e sulle città di Ravenna e di Cervia: pochi feriti e danni lievissimi.
Due nostri dirigibili, nella passata notte, bombardarono trinceramenti, batterie e accampamenti nemici nelle località di Rubbia, Merna e Biglia in Valle Vippacco e il noto campo di aviazione di Aisovizza ad est di Gorizia. Sugli obbiettivi furono rovesciate circa due tonnellate di esplosivi con effetti visibilmente efficacissimi. Sulla via del ritorno una delle aereonavi cadde, per cause tuttora ignote, in territorio nemico nei pressi di Gorizia, e l’altra ritornò incolume nelle linee.
5 Maggio. Lungo tutto il fronte azione delle artiglierie; la nostra intensificò il tiro nella zona fra Toblach e Innichen (Alta Drava).
Un velivolo nemico lanciò quattro bombe su Limone (Lago di Garda), senza fare vittime né danni.
Tentativi di irruzione sul nostro territorio da parte di aerei nemici furono respinti dal fuoco delle nostre artiglierie e dal pronto intervento delle nostre squadriglie da caccia.
6 Maggio. Sulle pendici del Mozzolo (Valle Giudicarla), sull’Alto Astico, sulla Marmolada, intense azioni delle artiglierie e scontri di riparti di fanteria. L’avversario subì ovunque sensibili perdite.
In Carnia l’artiglieria nemica lanciò alcuni proiettili di medio calibro sull’abitato di Paluzza, nell’Alto But, producendo lievi danni. Di rimando le nostre artiglierie bombardarono Mauthen nella Valle del Gail.
Nella zona di Plezzo il nemico pronunciò con forze numerose insistenti attacchi contro le nostre posizioni di Cukla. Ricacciato ogni volta lungo quasi tutto il tratto del fronte assalito, all’ala destra riuscì a mantenersi in una nostra trincea. Prendemmo al nemico 43 prigionieri, tra i quali un ufficiale.
Nella zona di Gorizia un velivolo nemico colpito da una nostra batteria controaerea fu visto precipitare in territorio proprio nei pressi della città.
7 maggio. – Azioni delle artiglierie più intense nella zona di Plava, dove il nemico tirò su un nostro stabilimento sanitario.
Nell’alto Sabotino nostri tiri aggiustati colpirono più volte in pieno un fortino nemico.
Piccoli scontri di fanterie con esito a noi favorevole nella Marmolada, in valle Visdende, sul Vodil (Monte Nero).
8 maggio. Nella zona dell’Adamello nostre artiglierie, issate sin sulla vetta della Lobbia Alta (3196 metri) aprirono ieri (7) il fuoco sulle difese nemiche del passo di Topete sconvolgendole. Da posizioni più arretrate nostri medii calibri bersagliarono il rovescio delle linee nemiche ed il fondo di Valle Genova (Sarca).
Lungo tutto il fronte del Trentino – Alto Adige – crescente attività delle opposte artiglierie.
Sono segnalati vivaci scontri di fanterie sulla Marmolada, al Passo di Falzarego e sul Cukla (Conca di Plezzo). Dovunque il nemico fu ricacciato e lasciò nelle nostre mani alcuni prigionieri. Davanti alle nostre posizioni del Cukla furono raccolti un centinaio di fucili e numerose munizioni tolti ai nemici caduti negli ultimi attacchi.
Una forte squadriglia di nostri velivoli esegui ieri, 7, una incursione in Valle Adige, lanciando numerose bombe in Mattarello e Calliano, centri di radunata delle truppe nemiche. Fatti segno ad insistenti tiri di batterie controaeree i velivoli ritornarono tutti incolumi.
Una squadriglia avversaria volò sulla pianura del Basso Isonzo, spargendo bombe senza far vittime né danni.
Guerra di torpediniere nell’Adriatico
Un telegramma ufficiale da Roma, 5, ha annunziato:
«L’altro ieri (3 maggio) nell’Alto Adriatico, quattro nostri cacciatorpediniere avvistarono ed inseguirono dieci torpediniere nemiche, le quali, non appena accortesi di essere state scoperte, fuggirono dirigendosi su Pola. Le nostre siluranti spinsero l’inseguimento sino ad una ventina di miglia da quella base, cannoneggiando sempre il nemico, e desistettero dalla caccia soltanto quando navi maggiori uscirono da Pola a difesa delle torpediniere inseguite. Idrovolanti nemici tentarono vanamente di gettare bombe su questi nostri cacciatorpediniere.
«Ieri (4) nel pomeriggio,cinque veicoli nemici hanno gettato bombe sopra Brindisi. I danni materiali sono insignificanti; il fabbricato più colpito è stato l’Ospedale, dove le bombe nemiche hanno ucciso quattro ammalati e ferito altri cinque.Negli altri luoghi i danni alle persone sono limitati a qualche ferito.
«Nello stesso giorno, e sempre nel Basso Adriatico, il sommergibile francese Bernoulli ha silurato ed affondato un cacciatorpediniere nemico».