L’Illustrazione Italiana, 14 maggio 1916
La rivolta irlandese domata
Anche la tragedia irlandese del 1916 è al suo epilogo: un epilogo come quello delle precedenti rivoluzioni, che dal 1595 in poi tralasciando di cercare più in là travagliarono l’isola con periodica desolazione. Anche questa volta processi marziali, fucilazioni, condanne all’ergastolo, arresti a centinaia, disarmo obbligatorio. Gl’insorti irlandesi avevano creduto di poter fondare addirittura la Repubblica, come nel 1798, ed anche questa volta si ingannarono. I tre firmatari del proclama repubblicano – Pearse, che erasi intitolato presidente della repubblica irlandese, Thomas Clarke e Thomas Mac Donagh, professore dell’università di Galway – sono stati fucilati la mattina del 3 maggio. James Conollv, organizzatore della rivolta, fu ucciso durante le repressioni. Un altro firmatario del proclama repubblicano, il giovine conte Giovanni Plunkett, fu pure fucilato, la mattina del 5, insieme ad altri tre capi: Edoardo Daly, Michele Ohaulouck, Guglielmo Pearce e John Macbride. Il giovine Plunkett apparteneva a eccellente famiglia. Suo padre, il conte Plunkett, è direttore del Museo Artistico di Dublino: egli e sua moglie sono stati arrestati. Giovedì prima di essere fucilato il giovine Plunkett poté sposare la propria fidanzata, gentile sorella della moglie del ribelle fucilato professore Mac Donagh. Fra i capi più audaci del movimento figurò la contessa Markievitz che durante i torbidi operai di Dublino del 1913 tanto si segnalò. Non è polacca, come fu detto, ma irlandese, di nascita miss Gore Booth. Sposò a Parigi il conte Markievitz, polacco, col quale, tornata a Dublino, acquistò grande notorietà negli ambienti rivoluzionari. Si fece notare durante il periodo delle agitazioni suffragiste; ma non vedendosi accettata come direttrice del movimento, lo abbandonò per passare fra i sindacalisti capitanati da Larkin. Durante lo sciopero del 1913 istituì del proprio una cucina economica nella quale lavorava da mattina a sera guadagnandosi grande popolarità.
Quando gli elementi coi quali aveva combattuto si confusero coi «feniani» preparando la rivolta attuale, la contessa fu tra i capi cospiratori, ed apparve nella rivolta al comando di un distaccamento di ribelli, vestita da uomo, in uniforme verde, cappello verde, calzoni verdi, gambali verdi, scarpe verdi. Prese possesso dell’Istituto reale dei chirurghi nel giardino di Santo Stefano, lo difese risolutamente, e fu l’ultima ad arrendersi nella piazza, alle 11 del sabato 29 aprile. Guidò i suoi uomini sino innanzi al comandante inglese, lo salutò militarmente, poi baciò la propria rivoltella prima di consegnargliela!...
Implacabile agitatore, fucilato, era John Macbride, che durante la guerra africana organizzò un corpo di volontari irlandesi che combatterono tra le file dei boeri. Sebbene garzone di farmacia, venne detto il «Maggiore Macbride» e rimase anche dopo la guerra un inconciliabile nemico dell’Inghilterra e come tale ebbe un eminente posto presso il Municipio di Dublino, con uno stipendio di 15000 franchi.
Il ministro per l’Irlanda, Birrell, si è dimesso, confessando di «non avere apprezzato a sufficienza la gravità dell’agitazione dei Sinn Feiners. Gli è succeduto Harcourt, ministro dei lavori pubblici.
Dei borghesi rimasti uccisi durante la rivolta furono sepolti 112 cadaveri, dei quali 20 di donne; gli ufficiali dell’esercito reale colpiti, solo a Dublino, furono 49, di cui l3 uccisi.