L’Illustrazione Italiana, 7 maggio 1916
Fra i valorosi caduti
Nella pagina di ritratti dei valorosi caduti combattendo ve ne sono quattro pei quali l’ Illustrazioni: non può esimersi dal dire brevi parole.
Il conte Luigi Revedin, di Treviso, era fratello del conte Antonio, ufficiale d’ordinanza di un generale al fronte, e solerte, intellettuale collaboratore fotografico del nostro giornale. Il conte Luigi era nato il 12 ottobre 1884, sposò a Roma, il 20 gennaio 1912, la contessa Elisabetta Bruschi Bulgari, figlia del conte Luca e della contessa Maria, gentiluomo e dama di corte della Regina Elena. Il lutto di guerra è arrivato, anche questa volta, nelle alte sfere, dove la devozione alla patria gareggia coi sentimenti generosi nutriti da tutte le altre classi di italiani. Il conte Luigi era brillante ufficiale di complemento. Vivissime condoglianze all’esimio nostro collega conte Antonio.
Ancora studente era Aldo Rosselli di Firenze, appena ventunenne, sottotenente di fanteria, accorso alla guerra coll’entusiasmo patriottico tradizionale nella sua famiglia, nella cui casa a Pisa chiuse gli occhi alla luce la grande anima di Giuseppe Mazzini. Sua madre è la signora Amelia Rosselli, autrice delle commedie veneziane El rèfolo, El socio del papà, San Marco, care al pubblico italiano, edite dalla Casa Treves. Alla addoloratissima madre va devoto il nostro pensiero.
Emilio Savini, avvocato e giornalista, era un caro collega: redattore stenografo del cattolico Avvenire d’Italia, ed esercente in Bologna con successo la professione legale, era amatissimo dai colleghi del giornalismo e dell’avvocatura, clic deliberarono di erigergli degno ricordo marmoreo.
Altro collega, nato a Livorno, ma vivente da anni qui a Milano, era Umberto Umerini, redattore letterario del Sole, dotato di tali qualità di ingegno e di sentimento da arrivare ad un bel posto nella letteratura contemporanea, se l’ansia di combattere non gli avesse, non solo fatti interrompere gli studi, ma fatti trascurare, a certi momenti, anche i libri prediletti. Fu volontario in Grecia, in Albania; poi inscritto allievo ufficiale nel 7° fanteria, combatté brillantemente in Libia; l’anno scorso andò a raggiungere i garibaldini nelle Argonne: poi tornatone allo scoppiare della guerra d’Italia, consegui il grado di sottotenente di fanteria esploratore nel 32°, compagnia del valoroso Rosseggio; fu seriamente ferito in dicembre sul Carso; tornò per pochi giorni a Milano, non pensoso di sé, ma per caricarsi di mille e mille cose per i suoi amati soldati; e ripreso il suo posto di combattimento, si distinse così in Valsugana, che gli fu data come premio una licenza straordinaria di 15 giorni, decorrenti dal l° aprile. Ma si stava preparando l’avanzata di Sant’Osvaldo. Figurarsi se Umerini era tipo da preferire la licenza all’avanzata!... Rimase, fu valorosissimo tra tutti, e cadde colpito da pallottola nemica ad una tempia, a soli 25 anni, che avrebbe compiti il 10 luglio. Diceva sempre che in Libia una negra gli aveva predetto, leggendogli nella mano, che sarebbe morto ai 25 anni. Era fratello della signora Clara Benetti consorte dell’assessore comunale di Milano, ing. Ferri, alla quale inviamo vive condoglianze. E non è il suo il solo cuore gentile che pianga per la morte di Umberto, a noi che scriviamo carissimo più che fratello.
Un’affettuosa parola di dolorosa solidarietà dobbiamo all’insigne pittore, caro amico e collaboratore artistico. Vittorio Corcos, il cui figlio ventunenne Massimiliano, sottotenente di fanteria, è caduto eroicamente sul Monte Nero. Solo il fervore per la libertà e per la patria, inestinguibile nelle tradizioni dei Corcos, può lenire il dolore del povero padre!...