Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1916  maggio 07 Domenica calendario

Nel solco della guerra di Paolo Orano¹

Nel solco della Guerra, che la mitraglia intepida e il sangue irrora, Paolo Orano risemina le virtù latine «che sole possono vincere la servile pretesa villana del barbaro». Questa la tesi del suo ultimo libro, ricco di preziosi ammaestramenti per il giorno in cui la calma dello spirito, subentrata alla passione della battaglia, ricondurrà il nostro giudizio alla realtà storica.
Il volume s’apre con quello studio su «Gesù e la guerra» di cui i giornali quotidiani hanno pubblicato qualche pagina, che ha levato rumore nel campo degli studiosi. Paolo Orano vede Gesù traverso alla parola del primo cristiano che vinse, Paolo di Tarso, e quindi vede Gesù romano perché il cristianesimo trionfa in Roma paolinianamente.
Una tale idea fu svolta dall’Orano nel libro «Cristo e Quirino» in cui per la prima volta il cristianesimo è sottoposto al tentativo d’una interpretazione latina che lo emancipa dalle dottrinarie quisquiglie dei tubinghesi e dell’Harnack. Ed è interessante notare che «Cristo e Quirino» fu scritto oltre venti anni fa e che il criterio della latinità del contenuto morale del cristianesimo è venuto in questi anni prendendo piede.
In questo «Gesù e la guerra» l’Orano sostiene che Gesù non è un pacifista perché la sua parola è tutta ispirata al senso tragico della passione sacrificale, perché il valore cristiano della vita sta nella milizia della fede, perché il fuoco e la spada e la discordia sono i simboli e le parole di cui Luca e Matteo si servono esclusivamente per tramandare il pensiero e la tendenza morale di Cristo. Non è dunque anticristiana e nemmeno fuori di Cristo la guerra combattuta per la più alta e la più imperativa delle idee umane: la nazionalità. Se il popolo la sente come una giustizia, Gesù n’è fautore nel regno degli spiriti.
Nel volume dell’Orano sono capitoli che toccano altri punti del grandissimo evento attuale: il pericolo d’ogni influenza politica ed intellettuale straniera per l’Italia: il disvelarsi del socialismo come un movimento privo di qualsiasi valore interiore umano e il manifesto inganno del suo internazionalismo; l’oscuro destino dei popoli tedeschi d’essere incapaci a vivere ed a lottare per un programma possibile e di dover accumulare sforzo a sforzo pur non riuscendo mai alla forza che dà l’egemonia ambita; la necessità imperiosa per l’Italia della più intensa vita marinaia. A dimostrare questo, Paolo Orano tesse per episodi strettamente allacciati la storia del divenire della potenza marittima di Roma da paese esclusivamente agricolo che era, sviluppando così la tesi posta nello studio sul «Mediterraneo» (in Discordie) – nel quale la mediterraneità è considerata come l’elemento essenziale della storia, dai fremiti e dai riflessi del mito sino alle più massicce ed angolose realtà storiche moderne, ed a questo presente che turbina vertiginoso attorno al magico bacino, ove si cresima ogni idea nuova e prende l’eucaristia ogni vittoria novella.
In due studii a parte l’Orano considera poi le aberrazioni constatate in questa guerra: quella del proletariato inglese, per un istante mostratosi renitente a capire ed a sposare la causa nazionale sotto la suggestione della propaganda marxistica tedesca; quella del popolo ungherese, e cioè la madornale aberrazione d’una razza, la più istintivamente e storicamente antagonistica alla tedesca, la quale invece nel gorgo dell’ora maligna, si lascia trascinare a sorreggere della sua forza la politica criminosa e pazza degli imperi centrali. E si pensi che lo scisma ungherese poteva decidere della guerra, perché l’Ungheria è la forza maggiore della duplice Monarchia!
Continuando a gittare i suoi semi Nel solco della guerra, Paolo Orano tocca dei due pericoli che sovrastano al nostro Paese uscito totalmente in arme per la sua guerra. E l’uno è il pericolo del risveglio cattolico francese alla fecondazione del sangue eroico; risveglio buono e bello in sé, ma che può diventare minaccioso domani ove lo faccian servire a scopi politici gl’infatuati di restaurazioni, minaccioso per la quiete italiana, perché un nazionalismo cattolico divenuto trionfante finisce per vedere l’Italia traverso al Papa proprio quando, alla intesa intima e feconda dell’Italia e della Francia, è necessario che l’Italia sia veduta con sereni occhi indipendentemente dal sommo sacerdote della chiesa cattolica. Un nazionalismo francese di puro fervore cattolico e papale può diventare domani terreno assai favorevole alle imprese subdole del germanesinio, per il quale d’ora innanzi un’Italia politicamente e moralmente forte diventa un bersaglio da colpire con la maggiore violenza. E così la rinascenza religiosa, che anche in Italia ha le sue manifestazioni rigogliose, potrà essere allo stesso tempo un bene ed un grandissimo male.
L’altro pericolo è l’influenza della critica e della dottrina tedesca. Paolo Orano afferma che una tale influenza è sempre stata un male. E fa il caso dell’hegelismo dei meridionali, durato pressoché un cinquantennio – se anzi non perdura ancora persino in chi ambisce d’essere chiamato filosofo nuovo. L’hegelismo ha vestito di nuvole e di ombre il genio cristallino della mente meridionale per così lungo tempo! Quanto non avrebbero fatto di più i napoletani e i pugliesi e i siciliani e gli abruzzesi, ove fossero stati immuni dalla fitta suggestione egheliana? Non ha essa determinato un ritardo ed una deviazione?
¹ Paolo Orano, Nel solco della guerra, Milano, Fratelli Treves, L. 4
 

Dal Resto del Carlino