L’Illustrazione Italiana, 7 maggio 1916
In vedetta
Abbiamo riunito in questo numero una pittoresca serie di fotografie colte in ogni parte del fronte che danno un’idea dei mezzi più diversi e più arditi di cui si servono i nostri soldati per spiare le mosse del nemico. In prima pagina un osservatorio a tremila metri d’altezza nella regione del Col di Lana, ha un che di dantesco nel suo taglio bizzarro, e può sembrare a prima vista una fantasia di Gustavo Dorè. Si tratta invece di un documento
autentico di una rara originalità fedelmente riprodotto dalla negativa che conserviamo. Se la montagna per la sua stessa natura offre degli eccellenti posti d’osservazione alle nostre truppe avanzate sulle più eccelse vette alpine, meno agevole riesce l’osservazione nelle valli e nella pianura, tutti ricordano come durante la guerra di Libia i nostri fantaccini seppero approfittare delle gigantesche palme nell’oasi di Tripoli per scrutare il deserto; e 1’Illustrazione ebbe ad illustrare più di una di queste perigliose scalate. Sulla piana dell’Isonzo sono alberi di più modeste proporzioni e di più umile lignaggio, pioppi, betulle, faggi che fanno oggi lo stesso ufficio; la scalata è meno ardua, ma assai più grande è il pericolo, poiché i proiettili di grosso calibro spezzano le più grosse piante come fuscelli, e schiantano interi boschi. Altrove, per l’osservazione dei velivoli e per la difesa antiaerea è necessario costruire fragili impalcature rivestite di fogliame sulle quali le vedette appollaiate spiano il cielo, pronte a gettare l’allarme se un velivolo nemico si profila lontano sull’orizzonte. E ricordiamo gli umili eroi – di questi non esistono fotografie – che avanzano carponi strisciando allo scoperto, tra il crepitìo sinistro della fucileria, noncuranti del pericolo, col cuore che non trema, decisi a compiere la missione che vien loro affidata, sia pure al prezzo della vita.