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 1916  maggio 07 Domenica calendario

Corriere

I russi in Francia.–  La rivolta irlandese.
– Lo scoppio di Col di Lana.– Von der Goltz e Kut-el-Amara.– La coscrizione generale inglese.– Economisti italiani e musica a
Parigi. Goffredo Mameli di Leoncavallo.
– Ah! ah!... Signor Spectator, anche un puritano come voi in vacanza...
– O non sono forse anch’io un uomo suscettibile di cadere in peccato?!...
– E vacanze di Pasqua!...
– E di primo maggio!... Siamo o non siamo lavoratori della penna!...
E il Corriere?...
– Ma, in verità, non c’era «niente da dire».
– Niente da dire?... E lo sbarco dei russi a Marsiglia; la ribellione irlandese; la capitolazione di Kut-el-Amara con la morte di von der Goltz; lo scoppio della vetta di Col di Lana; la minaccia di Wilson alla Germania?... Ce n’era sì di materia per la abituale conversazione…
– Tutta roba della quale si può parlare benissimo anche con una settimana di ritardo: sono tutti avvenimenti a lento svolgimento, con la coda, e una settimana di vacanza... in città, non muta la visuale di una situazione le cui pellicole si svolgono a passo d’uomo e con prevalente monotonia. Lo sbarco dei russi – è un avvenimento che continua a compiersi. Un quarto sbarco a Marsiglia è avvenuto anche ieri. Quanti saranno in tutti?... Mah!... Non lo dicono né russi, né francesi – i soli in grado di saperlo, – ed è ben naturale che non lo dicano. Il nemico ha già abbastanza sue spie in moto perché occorrano anche le indiscrezioni dei giornali.
– Saranno almeno un paio di divisioni.
– Saranno quanti la Francia ne avrà chiesti. Ma, probabilmente, ancora più che di una integrazione militare decisiva, si tratterà di un’affermazione di solidarietà, la quale ha, inoltre, un grande significato dimostrativo: l’assoluta padronanza dell’Intesa sui mari.
Lo sbarco a Marsiglia dei russi è mirabile, interessantissimo dal punto di vista geografico marittimo: un viaggio di quelli che descriveva alla nostra fantasia giovanile Giulio Verne. Da Vladivostok, dal mare del Giappone, per l’Oceano Pacifico, il mare della Cina, l’Oceano Indiano, il mare arabico, il canale di Suez, il Mediterraneo – è un viaggio di quarantacinque giorni almeno, in condizioni normali. Ma una divisione militare può mai viaggiare in condizioni normali?... E sono normali le condizioni di un viaggio per mare – e per quei mari! – quando sommergibili nemici sono appiattati nelle più obliate baie, e velivoli nemici si levano ad esplorare fin sui passi del canale di Suez?... Nel viaggio che, quando la cronaca sarà divenuta storia, verrà narrato come fantastico, la Russia ha messi i soldati, ma la formidabile organizzazione marittima deve averla messa 1’Inghilterra, e probabilmente il suo possente alleato marittimo, il Giappone. Navi giapponesi che trasportano eserciti russi in Europa!...
E chi sa che non vediamo arrivare anche i piccoli soldati nipponici! Se ne è parlato appunto ieri l’altro nel parlamento di Tokio!...
Questi sì, sono i grandi drammi della storia. E se, come potrà anche avvenire, dopo l’aspettata vittoria, incalzando il nemico tenace, i russi, alleati dei francesi e dei britanni, arriveranno sul Reno e andranno a dettare la pace al finalmente domato tedesco, rientreranno nell’Impero moscovita per la via di terra, varcando la Vistola consapevole. Poco meno che il famoso «giro del mondo» narrato da Verne. Però non lo avranno compiuto, ahimè!, in ottanta giorni. Magari fosse che in ottanta giorni da questo autentico sbarco dei russi a Marsiglia potesse scriversi la pagina finale di questa terribile guerra, che ha sconvolto, non che l’Europa, il mondo, e lo ha tanto impicciolito!
La stessa rivolta irlandese è un’altra prova dell’impicciolimento del mondo. La rivolta – tradizionale nella storia degl’irlandesi, che non furono mai senza guerra nel cuore dei loro dominatori – la rivolta è apparsa un fenomeno di importazione, o, quanto meno, è scoppiata in coincidenza con la nave fantasma che, scortata da un sommergibile, andava a portare sir Roger Casement al naufragio della sua fellonia. Donde veniva il vascello fantasma?... Dalla Germania, si afferma. E perché no dall’America del Nord, dove fino dai tempi tragici di Parnell – nome pauroso e grandioso che imparammo a ripetere fino da ragazzi – hanno sempre avuto il loro tesoro di guerra ed il loro arsenali clandestini le ribellioni irlandesi?... La nave, presa dagl’inglesi, fu fatta saltare in aria, col suo rilevante carico di armi e munizioni, dagli stessi ufficiali tedeschi che la governavano; Roger Casement, preso, dichiarò freddamente che, mancandovi egli alla testa, la ribellione irlandese, accesa dai superstiti e continuatori della colossale agitazione feniana di altri tempi, doveva considerarsi fallita. In fatto dieci giorni appena ha durato questa impetuosa, dissennata guerra civile, che avrebbe potuto essere risparmiata all’Irlanda stessa e all’Inghilterra, se l’ottimismo orgoglioso delle autorità inglesi non avesse fatto troppo a fidanza sull’inverosimiglianza dell’irragionevole tentativo. Ma quando mai i feniani – i sinn feiners – hanno ragionato, ogni volta che si è trattato di tentare qualche cosa di tragico contro l’Inghilterra?... Va tenuto conto anche dello spirito ribelle di quasi tutte le classi in Irlanda. Alla vigilia della gran guerra, nell’estate del 1914, mezza Irlanda non era in armi attorno a Carson, divenuto poi ministro?... Era l’Ulster che aveva formato tutto un suo, proprio e perfetto esercito per impedire l’applicazione di quell’invocatissimo Home rule irlandese pel quale i feniani fecero tante rivoluzioni, a scongiurare le quali la vasta mente di Gladstone trasse elementi di giustizia e pose le prime basi dell’Home rule data da Asquith. Ora tutto è tornato indietro di almeno mezzo secolo. I feniani sono di nuovo ai tempi di Parnell, senza il gran Parnell, ma con Roger Casement, l’ex console britannico godente di 10000 franchi all’anno di pensione, figura antipatica per l’impronta innegabile di tradimento che contrassegna il suo tentativo. I feniani irlandesi che si ribellano, mentre la Gran Bretagna è impegnata nella gran guerra – sono dei settari che non sentono che il loro odio secolare, confessionale, contro l’Inghilterra protestante – secoli, oramai, di odio. Ma Roger Casement è una ripugnante figura di traditore, andato a chiedere gli aiuti, le armi al nemico dell’Impero Britannico!... La politica tedesca però, è sempre la medesima: mutano le figure, da quelle grandi di mezzo secolo addietro siamo a quelle meschine di oggidì – ma la politica è sempre quella – seminare la zizzania in tutto il mondo, pei fini della Germania: dagli allettamenti di Bismarck ai mazziniani italiani prima del 1870, alle complottazioni dei Bethmann Hollveg e dei von Jagow con Roger Casement – la psicologia tedesca non muta: peggiora sì, e scivola verso l’insuccesso immancabile delle imprese non illuminate dalla gran luce della legge morale.
Ai tedeschi, contemporaneamente all’annunzio del fallimento dell’impresa marittima di Casement, arrivò l’ingrata notizia della morte del loro maresciallo von der Goltz in Mesopotamia, vittima della meningite cerebro-spinale!... Altro che meningite!... I telegrammi di ieri parlano addirittura di un attentato riuscito: quattro colpi di rivoltella sparati da un ufficiale turco, del quale si fa anche il nome. Altro indizio saliente della ribellione serpeggiante nell’esercito ottomano contro una germanizzazione, che ha compromessa la situazione della Turchia. C’è – in verità – la resa inglese di Kut-el-Amara. A voler fare del lirismo i tedeschi potrebbero dire che von der Goltz è caduto nell’ora della sua vittoria – come Nelson a Trafalgar. Ma la resa del generale inglese Townshend a Kut-el-Amara non è una vittoria pei turco-tedeschi. L’impresa britannica di Kutel-Amara risentì sempre di tutta quella precipitazione onde furono improntate quasi tutte le prime imprese dell’Intesa – ed era, purtroppo, destinata a finire miserevolmente, e per la località, e per l’esiguità dei mezzi, e per la immensa difficoltà dei rifornimenti. Centoquarantatrè giorni di resistenza in condizioni simili fanno l’elogio dei 9000 uomini che si sono arresi di fronte a forze preponderanti. Sedata la rivolta della repubblica irlandese – la repubblica dell’ex-commerciante fallito Pearse, improvvisatosi generale, del fanatico Connolly, improvvisatosi primo ministro, e della «contessa verde» la contessa Marchiewicz instancabile agitatrice – sottomessa la repubblica dei nove giorni – qualche cosa di meno comico e di più drammatico della famosa «settimana rossa» dell’estate del 1914 in Romagna e nelle Marche – l’Inghilterra non può a meno di ripiegare un momento la propria coscienza sui molti errori da essa sin qui commessi. Che ne senta le conseguenze lo prova il plauso unanime di ieri notte della Camera dei Comuni in favore della nuova e decisiva proposta governativa: la coscrizione generale. Questa sì è una vera e grande rivoluzione interna per l’Inghilterra. L’Irlanda ne sarà esente – ma poco conta. La sola coscrizione generale potrà mettere in grado la Gran Bretagna di cancellare nettamente le conseguenze degli errori che dalla ritirata dai Dardanelli, al trascurato fermento irlandese, arrivano alla capitolazione di Kut-el-Amara.

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Buon per noi, che, in un anno, oramai, di guerra, non abbiamo da registrare né tradimenti, né pentimenti, né gravi errori da rimediare. Vi è stata e vi è nella nostra guerra tutta una disciplina morale ed una ponderatezza, che ne alleviano di molto le grandi difficoltà naturali. Poi vi sono dei lampi di genialità tutta italiana!... L’idea mirabilmente riuscita di risolvere l’ostinato sanguinoso problema di Col di Lana, minandone e facendone saltare la cresta culminante – a 2300 metri! – è apparsa di una genialità senza precedenti e senza possibili confronti. Sull’Adamello ora si combatte e si vince a 3000 metri. Dove non si può arrivare a combattere sopra, si tracima sotto, poi – buum!... – e spariscono le alte vette delle Alpi. Altro che il classico Hannibal superatis alpibus in Italiam supervenit, col quale l’opprimente maestro di latino e di greco – un tedesco, il Gezzer, che suscitò tempeste studentesche dovunque insegnò – terrorizzava quaranta anni addietro le nostre indisciplinate anime latine!
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Da quindici giorni la Germania è in grossi guai con l’America del Nord. Il presidente Wilson ha avuto, finalmente, un giorno di popolarità – quando è andato al Congresso Americano a precisare i termini del suo aut aut alla Germania: «o smettere la guerra dei sommergibili, o rottura!...». La Germania ha ancora da rispondere alla nota che le poneva e spiegava questo dilemma. La Germania, che a bella prima era ricorsa al miserevole diniego che il siluramento del Sussex fosse imputabile ad un sottomarino tedesco – la Germania sta lambiccando i suoi migliori cervelli per il distillamento di una risposta che salvi – dicono i tedeschi –
«l’onore tedesco» e non butti loro sulle braccia anche l’America del Nord. L’ambasciatore americano a Berlino, Gerard, è andato al Quartiere Generale dal Kaiser, il quale lo ha convitato per due giorni, e gli ha fatto vedere una parte dei suoi eserciti sempre imponenti… Tutto questo va bene – ma il dilemma americano è lì, chiaro, semplice, preciso, e bisogna rispondervi chiaramente. L’America aspetta fino al 7 di maggio!...
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Feste hanno avute a Parigi i parlamentari italiani andati a sedere nel parlamentino internazionale dell’Intesa per le future combinazioni economiche fin che duri la guerra e per dopo. Luigi Luzzatti ha prodigato la sua ben fiorita eloquenza: aveva seco una compagnia che ricordava quelle onde i nostri celebri artisti – la Ristori, Salvini, Ernesto Rossi – facevano le loro grandi tournées; in generale, figure di secondo piano, perché l’artista di cartello grandeggiasse nella sua solennità rappresentativa. Tutti insieme hanno fatta ottima figura – e vi è stata, a completare il successo, anche la banda – quella dei reali carabinieri – andata da Roma a Parigi a spettacolare i parigini e le parigine con le uniformi magnifiche che ricordano il 1816 e con un’esecuzione musicale che ha superate quelle della Guardia Repubblicana e della Guardia inglese. E sì che questa fu educata a scuola classicamente italiana. Un bravo patriotta italiano, il faentino Tamplini, fu il maestro veramente animatore della musica della Guardia, allora dicevasi, della Regina Vittoria. Le buone tradizioni vi sono rimaste. Ma i nostri carabinieri hanno riportata, primi, la palma.
L’ha riportata, al Carlo Felice di Genova, pare, anche Leoncavallo con la sua novissima, palpitante opera Goffredo Mameli. È stato veramente un successo? Come si fa ad orientarsi con la critica dei giornali quando vi sono dei partiti presi?... L’autore dei Pagliacci – la sola opera che, sin qui, con un solo atto, ha dato il bacio glorioso al maestro – non è egli stato anche l’autore del famoso Rolando scritto per il Kaiser?... E allora cosa viene a tirar fuori ora, con l’evidenza della ficelle patriottica d’occasione, il Goffredo Mameli, e proprio a Genova?... Leoncavallo ha mandata ai giornali, su questo, una lettera breve e chiara, che va presa in seria considerazione. Ma come si fa ad impedire che vibrino nel pubblico certi contrasti in tempi come questi così densi di passioni tormentose?...
Rolando nacque in epoca di teutoniche compiacenze; Mameli è nato in ora di patriottiche commozioni.
Cercate nella storia della nostra grande, grandissima arte nazionale; guardate nomi e date; quando nacque la tale celebre opera, in quale momento psicologico la tal’altra – sappiatemi dire qualche cosa di concreto e risolutivo. C’è da ripetere: «chi è di voi senza peccato scagli la prima pietra!...».
L’essenziale è che l’opera sia bella, veramente bella; sia veramente degna del nome: opera!... Questo è l’essenziale!... Tutto il resto sono chiacchiere!...
3 maggio