L’Illustrazione Italiana, 30 aprile 1916
Le armi del nemico
Il curioso ordegno di guerra di cui diamo qui di fianco la fotografia e la sezione longitudinale con l’indicazione di tutti i particolari, fu raccolto sul nostro fronte del Cadore, ma è di fabbricazione germanica. Con l’accensione della miccia serve come bomba a mano, e, togliendo l’anello che è in cima alla codetta e che non ha altra funzione che di permettere di appendere l’ordegno alla cintura, può essere applicato alla bocca del fucile Meliker o Mauser. La pressione normale della cartuccia basta a lanciarlo a 200 o 300 metri. La spiralina ad elice serve a far passare l’ordegno dalla posizione di sicurezza a quella di esplosione.
Il Comando supremo dell’esercito ha trasmesso al Ministero della Guerra e questi ha comunicato a quello degli Esteri le prove (fotografie di ferite, proiettili e schegge di proiettili) attestanti l’uso che gli austriaci fanno, come è già stato annunziato in uno dei comunicati ufficiali, di palle esplodenti per fucili. Si aggiunge che il Governo italiano protesterà presso gli Stati neutri e presso la Corte internazionale dell’Aja. È assodato che gli austriaci usano tali proiettili sempre che stanno per essere sopraffatti dall’irresistibile impeto dei nostri.
A documento irrecusabile di quanto sopra riproduciamo qui sotto la fotografia di un proiettile esplosivo per fucile (ingrandito) raccolto da un nostro combattente in una trincea dovuta sgombrare dagli austriaci.
La fotografia mostra la pallottola segata alla base, cioè nel punto dove termina il bossolo. E interessante rilevare il percussore che sporge dal bossolo, o, meglio, da una speciale camera che lo contiene nella pallottola stessa.
Per il funzionamento, quando la pallottola, naturalmente dopo partita dal fucile, batte in un oggetto duro, quale sarebbe ad esempio, un osso, il percussore acuminato, di rimbalzo batte sulla capsula che si distingue ben chiaramente, facendo scoppiare il proiettile, e, di conseguenza, lacerando, con non poco strazio, le carni di quel povero soldato che ha la sventura di venir colpito.
L’uso di pallottole deformate nell’esercito austriaco, non può essere più contestato. Se non bastassero i referti medici circa ferite prodotte nei nostri soldati da tali proiettili barbaramente micidiali, è prova irrefragabile di fatto il frequente rinvenimento di pallottole deformate avvenuto indosso ai prigionieri o fra le munizioni abbandonate dal nemico nelle trincee conquistate dai nostri.
La presente fotografia rappresenta appunto un caricatore di pallottole deformate trovate in possesso di un caporal maggiore di fanteria – fatto prigioniero nel mese corrente sul nostro fronte di battaglia – il quale, insieme ad un suo compagno ha rilasciato la seguente dichiarazione scritta, autenticata da nostri ufficiali.
«I sottoscritti caporal maggiore… appuntato cadetto aspirante
della Riserva… Entrambi effettivi alla… compagnia del... battaglione del... reggimento fanteria. affermano che molti soldati del... reggimento fanteria sono provvisti di caricatori a pallottole deformate. Tale deformazione viene loro ordinata da alcuni sottufficiali del suddetto reggimento, allo scopo di rendere gli effetti dello scoppio maggiormente micidiali. La deformazione viene praticata alla punta della pallottola con le forbici taglia-filo».