L’Illustrazione Italiana, 16 aprile 1916
Il vertiginoso aumento dei prezzi dal principio della guerra europea. Agosto 1914. A tutto il febbraio 1916
Il problema più interessante di cui la soluzione oggi occupa tutti, dagli studiosi dei fenomeni economici al modesto padre di famiglia, il quale, dopo tutto e prima di tutti, deve necessariamente e praticamente risolverlo, o, diremo con più precisione, il problema, tra i tanti gravissimo, che la guerra ci ha sottoposto è quello, senza dubbio, dei prezzi alti dei generi direttamente di consumo e di quelli che indirettamente influiscono sul costo dei primi. Così, ad illuminare il pubblico con la praticità che danno sempre le cifre, e senza indugiarci sulle origini di certi aumenti, né osservare quali di essi sieno legittimi e quali causati... dal vento che tira, abbiano giustificato l’aggettivo dei prezzi di ostinazione, come qualcuno ha voluto chiamarli, pubblichiamo in riassunto l’andamento mensile dei prezzi delle principali merci desumendo le quotazioni dalle statistiche della Camera di Commercio dì Genova. Il quadro sinottico che pubblichiamo dà l’indice del disagio ascendente che il consumatore va sopportando dall’infausto mese di agosto 1914 ad oggi.
I lettori rileveranno che gli aumenti già per talune merci erano ascesi ad alte cifre prima che scoppiasse la nostra guerra, ma constateranno pure come l’ascesa maggiore, veramente impressionante, sia avvenuta dal maggio 1915 in qua.
Infatti i prezzi dei legnami che erano raddoppiati a maggio (da lire 58 a 115) sono oggi quadruplicati salendo a lire 210 il metro cubo.
Così l’ottone da lire 195 al quintale salì a maggio a 360 ma per arrivare a 800; il piombo rispettivamente da 50 a 71 a 115; il rame 168-255-455; i tubi dì ferro 37-56-81; lo stagno 375-555-630; lo zinco 61-250-340.
Le lane: la greggia, da 165 a 210 a maggio, è salita oggi a 300; quella lavata bianca passò da lire 450 a 65o, per arrivare a 830 e figura da mesi esaurita.
I cuoiami hanno avuto un grandissimo aumento dal maggio; infatti, ad esempio il vitello costava nell’agosto 1914 lire 185, e nel maggio 1915 lire 200; è salito oggi a lire 560. Così dicasi dei cordami; il Manilla passò da lire 120 a 135 a 165; gli spaghi lucidi da 140 a 145 a 240.
Lo stocco fisso da 152 a 167 a 280.
I vini da 26 a 34 a 110, quello Monferrato; e il Moscato da 45 a 50 a 120.
1 carboni poi ebbero un aumento favoloso che si ripercuote su moltissimi altri prezzi di prodotti delle industrie.
Specialmente la carta subì un aumento fortissimo; vediamo come quella da giornali da lire 40 al quintale sia salita a lire 80 e 85; quella da lettere da 60 a 125; quella da registro, da 80 a 160; quella ad uso macchine da scrivere da 120 a 250: per quella da impacchi, colorata, tipo bleu, che prima della guerra veniva valutata lire 50, ora il prezzo è asceso a lire 120; l’aumento subì la variante dal mese di giugno. Il balzo veramente enorme si verifica dal novembre 1915 ad ora.
Insomma l’aumento maggiore si è avuto dal maggio 1915 in poi venendo a raggiungere cifre veramente gravose per il consumatore.
È però opportuno di rilevare come lo zucchero soltanto non abbia partecipato ad una ascesa disastrosa quale ebbero le altre merci, pur sentendo l’industria saccarifera in gravissima misura le conseguenze degli aumenti, primo fra tutti quello enorme dei carboni. Infatti il Raffinato Nazionale da lire 128 al quintale nell’agosto 1914, salì a 133 nel maggio 1915 per raggiungere oggi quello di 148, cioè un aumento soltanto di lire 20; e quindi tenuto conto dell’incrudimento della tassa di fabbricazione, cresciuta di Lire Cinque al quintale, si è stabilmente fermato a circa un dodici per cento sopra il prezzo normale di prima.
I lettori potranno formarsi un giusto criterio personale e spassionato della situazione generale osservando questi chiari diaframmi che abbiamo voluto scrupolosamente tracciare.
Resta intanto stabilito che il record, diciamo così, della moderazione, è dato da due sole materie: il caffè e lo zucchero. Tutte le altre salgono senza misura.