L’Illustrazione Italiana, 16 aprile 1916
L’ammiraglio Giovanni Bettòlo
Nato a Genova il 25 maggio 1846, morto a Roma il 7 aprile
Egli era, indubbiamente, una delle figure più caratteristiche attuali della marina da guerra e del Parlamento. Nato da una famiglia originaria di quella Valsugana, dove i nostri forti soldati combattono tenacemente contro la rabbia straniera, egli aveva veduta la luce in Genova il 25 maggio 1846, ed era cresciuto alla scuola di operosità, di brusca franchezza, di bonaria ruvidezza dei liguri, dediti ai commerci ed al mare. Ed al mare fu destinato.
Entrò a soli 17 anni nella R. Accademia Navale, e, uscitone guardia-marina nel 1865, percorse rapidamente e brillantemente i vari gradi, fino a quello di contrammiraglio, raggiunto nel 1897. Fu promosso vice-ammiraglio il 16 gennaio 1906. Al comando della Divisione sottile per la ricerca del miglior tipo di torpediniera; poi al comando della corazzata Re Umberto all’inaugurazione del Canale di Kiel; al disincaglio della Sardegna dalla pericolosa secca di Vengeange nel Gran Belt; quindi comandante le forze navali inviate a Creta; poi la Divisione d’istruzione degli allievi dell’Accademia nel 1900-01, poi ispettore delle torpediniere, poi comandante della Divisione delle navi e torpediniere di riserva, in ogni mansione di alta responsabilità rifulsero le qualità che portaronlo alle più alte cariche, da quella di capo di Stato Maggiore della Marina, lasciata insieme col servizio attivo il 25 maggio 1911 in omaggio alla legge sui limiti di età, a quella di ministro della Marina tre volte da lui tenuta.
«Con una modesta flotta – diceva un giorno – i cui ufficiali e marinai mi seguissero con fiducia cieca, affronterei con sicura coscienza un nemico due volte più forte. Se mi mancasse la magica forza dell’affetto e della stima illimitati dei miei compagni d’arme, mi sentirei un vinto prima di combattere contro la flotta più meschina». Era, evidentemente, in questo convincimento ancora l’eco dolorosa della giornata di Lissa, alla quale, da soli tre anni in marina, aveva partecipato ventenne come sottotenente di vascello imbarcato sul Principe di Carignano, comandato dal napoletano Jauch. Comandando l’Accademia Navale, pubblicò per la nostra gioventù marinara un manuale teorico-pratico di artiglieria, premiato con medaglia d’oro dal Ministero e tradotto perfino in tedesco ad uso degli studenti dell’Accademia di Pola! Egli condusse gli allievi dell’Accademia di Livorno ad uno dei cimenti più brillanti nella campagna d’istruzione sul Flavio Gioia, spinto da lui nel Mare del Nord fino a Glasgow di dove volle attraversare i canali difficilissimi dello Seetland senza pilota, ciò che non avevano osato neppure gl’inglesi. L’escursione fu certo perigliosa. ma al ritorno Bettòlo fu portato in trionfo dai suoi giovani allievi.
Come stratega di grandi risorse si affermò Brillantemente nelle grandi manovre svoltesi nell’estuario della Maddalena. Gli era stata affidata una flotta scadente, per commisurare l’effetto del blocco di una flotta ben più potente, e stabilire le difficoltà che si presentano alla Maddalena a chi voglia eludere lo stato d’assedio e offendere le navi bloccanti.
Lasciamo qui la parola a Ricciotti Garibaldi, che cosi ne ha scritto al Giornale d’Italia:
«Egli rimase con la sua divisione di corazzate bloccato nell’Estuario da due navi nemiche. Venne a trovarmi. – Questa notte esco per il passaggio dell’isola delle Biscie – mi disse. Guardandolo stupito, gli feci osservare: «Ma ricordati che non vi sono che circa duecento metri di larghezza e gli scogli prima di arrivarci hanno delle profondità di dieci e venti braccia d’acqua e se una corazzata li tocca va subito a fondo». «Ho fiducia di riuscire. Questa notte sortirò». Non potei a meno di consigliarlo: «Tenta il colpo a stomaco vuoto (ho una teoria mia particolare che la mente italiana è molto più chiara quando lo stomaco è vuoto)». «Macché! – mi rispose. – Son zeneise e prima mangerò una buona bistecca». Quella sera andando a letto dissi alla mia signora: «Se nella notte senti un colpo di cannone (segnale convenuto in caso di investimento) mettiti a pregare per cinquecento italiani che probabilmente affogano». Ma egli uscì felicemente salvando la sua squadra. Ci volle però un bel fegato! E il Dandolo sul quale Bettòlo era imbarcato, e le altre grandi corazzate passarono!...».
Lo stesso temperamento che egli spiegava sul mare, portò alla Camera, dove, deputato di Sinistra ministeriale, fu mandato, fino dalla XVII legislatura, il novembre 1890, per scrutinio di lista, dal I° collegio di Genova, quando era capitano di vascello. Da allora fu sempre rieletto, passando, per il ritorno del sistema uninominale, al collegio di Recco. La sua vigoria di uomo di volontà e di oratore pratico, positivo, altrettanto efficace quanto alieno da artifici oratorii, fu ben presto riconosciuta.
Quando egli iniziò la sua carriera marinaresca si era ancora, in Italia, all’inizio dell’attuazione delle navi corazzate. L’urto fra il passato e l’avvenire, fra le idee vecchie e le nuove si manifestò presto nella nostra come in tutte le marine d’Europa. La maggioranza delle opinioni nella nostra, come nelle marine straniere, era per le navi piccole. L’ammiraglio Saint-Bon, ultimo ministro di marina della Destra, lottò contro corrente e riuscì a far trionfare il suo programma, onde l’Italia ebbe – ministro Acton, con la Sinistra al potere – la sua prima grande nave: il Duilio. In tale lotta Bettòlo fu proprio il braccio destro di Saint-Bon. Dopo l’intensa campagna sostenuta dalle riviste, dalla cattedra, a favore delle grandi navi, diede ad essa tutto il suo zelo di deputato; fu segretario e relatore della Commissione che esaminò il programma delle prime importanti nostre costruzioni navali, comprendenti, oltre il Duilio, il Dandolo, il Doria, l’Italia, la Lepanto. La Commissione si divise in due campi, e ancora una volta la maggioranza propendeva per le piccole navi. Bettòlo, nella sua relazione, sostenne la propria tesi con vigoria degna del suo temperamento, e così la minoranza ebbe ragione della maggioranza mettendo I’Italia all’avanguardia delle grandi Potenze con le prime grandi navi, che poi le altre Marine finirono per copiare, perfezionare, ingrandire fino alle odierne colossali dreadnoughts.
Fervido, studioso delle questioni inerenti alla grande e piccola marina mercantile e da cabotaggio, Giovanni Bettòlo sostenne per oltre un quarto di secolo un suo sistema organico e complesso d’incoraggiamento alla marina commerciale, sistema da lui propugnato in occasione della discussione delle famose Convenzioni marittime.
Come uomo politico sempre militò nelle file della Sinistra costituzionale e fu più volte membro del Governo, come ministro della Marina. Appartenne ai Gabinetti Pelloux (14 maggio 1899-24 giugno 1900), al Gabinetto Sonnino (10 dicembre 1909-31 marzo 1910). Uomo politico di molto tatto, seppe circondarsi di molte simpatie: e come nel mondo marinaresco fu per molti anni l’ammiraglio più popolare, così, sia dalla sedia di ministro come dal suo scanno di Montecitorio, Giovanni Bettòlo poté svolgere una notevole influenza sulla nostra vita politica e sulla vita della nostra Armata.
Intorno alla sua opera di ministro furono sollevate, una diecina di anni or sono, molte discussioni in occasione di accuse lanciate contro di lui da Enrico Ferri, allora direttore dell’Avanti! Nel lungo memorabile duello giudiziario il Bettòlo si dimostrò di mente sicura, e dimostrò la sua personale rettitudine riconosciutagli spontaneamente, alla fine, dal suo stesso avversario.
Da parecchi anni Giovanni Bettòlo – che il re, nel 1911, aveva nominato conte – era presidente della Lega Navale, la maggior istituzione italiana per la propaganda del culto del mare. Uno dei suoi più nobili atti, fu l’appello lanciato a tutti gli italiani all’inizio della nostra guerra, appello improntato a una grande fiducia nel successo finale della grande impresa nazionale.
Nell’ufficio riservatissimo del capo della marina austriaca, ammiraglio Montecuccoli, alcuni anni or sono, fu trovata una copia dell’Annuario della Marina italiana, debitamente annotato e commentato. Accanto al nome di ogni nostro ammiraglio vi era un giudizio o qualche informazione. Accanto al nome del vice-ammiraglio Bettòlo, e propriamente accanto alla data del suo collocamento in posizione ausiliaria, nessun giudizio, nessun commento, ma una sola parola: «Finalmente!» seguita da un gran punto esclamativo.
In Austria, apprendendo ora che Giovanni Bettòlo è morto, qualcuno ripeterà, forse,quel «finalmente!». Ma Giovanni Bettòlo ha fatto scuola, e nella marina da guerra che ora sta di fronte all’austriaca aleggia e rivive nel temprato valore di molti, lo spirito di lui!...