L’Illustrazione Italiana, 16 aprile 1916
Jules Destrée
Alto, bruno, il volto macro illuminato da vivi occhi neri, con un’ombra di tristezza che scompare a volte solo nell’ardore dell’eloquenza, Jules Destrée si direbbe un latino del mezzogiorno, piuttosto che un uomo del nord. Peregrin d’amore della sua patria violata, invasa, premuta dal tallone straniero, da quasi due anni in Italia, in Francia, in Inghilterra il valoroso deputato di Charleroi e presidente della Federazione degli avvocati belgi, con attivissima propaganda in discorsi, in articoli, in libri va proclamando le ragioni dell’umanità e del diritto per l’onore del Belgio e le sue giuste rivendicazioni. Per tale propaganda egli è diventato – insieme col cardinale Mereier – popolarissimo in Italia; e non è più straniero tra noi, tanto che i suoi libri escono in italiano prima che in altre lingue. Recentemente egli fu a visitare il nostro fronte ed al ritorno passò da Venezia per salutare Gabriele d’Annunzio. Nel recente libro che ha suscitato grande interesse nel pubblico e nella stampa, egli dimostrò Ciò che hanno fatto gli Inglesi per il Belgio e nella guerra europea. Ora nel nuovo volume L’Italia per il Belgio, che per un certo riguardo fa riscontro al precedente, egli raccoglie, coordina, commenta con appassionata eloquenza le più cospicue e autorevoli attestazioni di solidarietà, di consenso, di simpatia espresse in Italia per l’eroico, sventurato paese, per la rivendicazione dei suoi diritti, per la sua ricostituzione in stato libero e indipendente. È un libro che fa onore del pari al Belgio e all’Italia, – nobile testimonianza del senso indefettibile di giustizia che anima la nostra stirpe, dal Re al più umile cittadino. «Soldati che partivano con gioia verso la morte possibile scrive il Destrée mi hanno detto che erano felici di poter intraprendere una guerra che avrebbe recato beneficio al Belgio. Un pensiero tanto ideale magnifica le loro lotte ed esalta i loro sacrifizi. Che la generosità abbia potuto infiammare l’armata italiana e ispirarle quei prodigi di coraggio di cui fummo testimoni, resterà l’onore eterno dell’Italia. Che poeti, scrittori e pensatori abbiano contribuito a tener viva questa fiamma dà loro un titolo al rispetto e all’ammirazione dell’avvenire. E se i tempi che verranno devono riservare un posto di luce al Belgio eroico e leale, essi assoceranno nella venerazione e nella gloria coloro che, comprendendo e difendendo questo eroismo e questa lealtà, avranno dimostrato un’anima d’un identico sentire, d’una pari altezza morale».
Nella prima parte del volume (Milano, Treves, L.3), sono raccolte le manifestazioni della Camera italiana a favore del Belgio nelle storiche sedute del dicembre 1914 e maggio 1915 (De Felice, Ferri, Altobelli, Chiesa, Dello Sbarba, Canepa, Pantano, Turati). Seguono interessanti articoli dell’on, Meda, di Gaetano Salvemini, di Giuseppe Prezzolini che procedendo da punti di vista diversi, e sopra diversi elementi, vengono alla stessa dimostrazione del celebre libro del Waxweiler: l’assoluta neutralità del Belgio, osservata con la più assoluta lealtà.
Pagine impressionanti – scene di dolore, di devastazione, d’eroismo – sono tolte da corrispondenze di Luigi Barzini e di Luigi Campolonghi: e del Barzini v’è un brano magnifico, ancora inedito in italiano, tolto dal «King Albert’s Book», una pubblicazione del Daily Telegraph. né manca in questo coro di voci generose e commosse, la voce dei poeti. Apre il volume l’ode: Belgio, cuor degli Eroi, di Giovanni Bertacchi; lo chiudono le due toccanti poesie di Ada Negri: Le piccole vesti di lana e la Trinaia fiamminga – note di gentilezza e di passione – e l’arguzia romanesca dell’Ape del Trilussa, a cui... «l’Italia amorosa – je manna una rosa».