L’Illustrazione Italiana, 16 aprile 1916
Rassegna finanziaria
Uno sguardo ai mercati finanziari dell’estero
I grandiosi avvenimenti che da quaranta giorni si svolgono in Europa sono attentamente seguiti nei grandi mercati finanziari ed hanno anzi esercitato su questi una favorevole influenza. E questo è buon segno che corrisponde ad un apprezzamento fiducioso della posizione che l’Intesa ha nella grande lotta in cu si trova impegnata.
La formidabile battaglia di Verdun dura da quarantacinque giorni e continua. L’urto teutonico non ha infrante la resistenza francese quando fu vibrate di sorpresa: i colpi reiterati non la scuoteranno ornai più e lo sforzo immane sarà pei tedeschi una grande sconfitta
Gli eserciti russi marciano risoluti contro i turchi e minacciano davvicino austriaci e bulgari.
I soldati d’Italia lentamente ma saldamente procedono sulle terre che al Regno saranno annesse.
Il blocco marittimo inglese si serra sempre più e alle sue maglie sfugge ormai ben poco di quanto esce dalla Germania o vi è diretto: e così sulle navi dei neutri oltre alle merci si sequestrano titoli e cedole di tedeschi, inviate da questi agli Stati Uniti. Con queste, azioni si mira alla rarefazione del capitale in Germania, uno dei principali scopi che l’Inghilterra si prefigge.
E fra gli Alleati si è in pieno fervore di accordi militari ed economici: gli uomini di Stato in Inghilterra, Francia e Italia e gli alti Comandi militari hanno suggellato patti con forme solenni in convegni recenti.
Da questo quadro si alimenta la convinzione che l’immane conflitto è forse prossimo a raggiungere la sua fase critica, dopo di che tutto dovrà tendere a cercare basi risolutive. Tale presunzione è assai diffusa nei circoli finanziari e da essa deriva una certa elasticità di movimenti e un generale sostegno, ai mercati degli Stati dell’Intesa.
A Parigi, adunque, fermezza in Borsa: la Rendita 3% perpetua ha guadagnato terreno passando in un mese da 62.20 a 63, la Banca di Francia da 4.560 circa a 4.750; il Credit Lyonnais da 970 a 1.045; la Rio Tinto quasi invariata a 1750 malgrado i ribassi sensibili del rame. Meglio apprezzate le Rendite Spagnole e Russe, mentre la Borsa di Parigi così come Londra si manifestano sempre più ostili ai titoli austro-tedeschi e turco-bulgari di nuovo ribassati.
Il mercato francese esamina la questione del nuovo prestito da emettersi più avanti; e anche Londra discuta sulla emissione di nuove obbligazioni di Stato, che taluno vorrebbe al 5 % lievemente al disopra della pari e che altri invece desidera al 4 ½ libero dall’imposta sul reddito.
A Nuova York, dove ormai tutti i rami dell’attività economica sono pervasi dalla speculazione, la Borsa dei valori ha avuto giornate nervose: per la questione messicana, nel timore che degeneri in guerra quello che per ora è un semplice intervento degli Stati Uniti nel vicino Messico in perenne convulsione e per gli imbarazzi in cui viene ogni giorno a trovarsi il governo di Wilson, in seguito alle azioni piratesche dei sottomarini tedeschi.
Ma l’agitazione non ha turbato l’indirizzo del mercato americano nella sua linea fondamentale: e le quotazioni delle merci e dei valori vi conquistarono nuove migliorie.
Nella grande metropoli americana l’ottimismo trova del resto facile alimento negli utili favolosi delle aziende dell’acciaio, delle macchine, del petrolio, dei traffici d’esportazione.
E chi non guadagna, difatti, ora, negli Stati Uniti?
I grandiosi avvenimenti che da quaranta giorni si svolgono in Europa sono attentamente seguiti nei grandi mercati finanziari ed hanno anzi esercitato su questi una favorevole influenza. E questo è buon segno che corrisponde ad un apprezzamento fiducioso della posizione che l’Intesa ha nella grande lotta in cu si trova impegnata.
La formidabile battaglia di Verdun dura da quarantacinque giorni e continua. L’urto teutonico non ha infrante la resistenza francese quando fu vibrate di sorpresa: i colpi reiterati non la scuoteranno ornai più e lo sforzo immane sarà pei tedeschi una grande sconfitta
Gli eserciti russi marciano risoluti contro i turchi e minacciano davvicino austriaci e bulgari.
I soldati d’Italia lentamente ma saldamente procedono sulle terre che al Regno saranno annesse.
Il blocco marittimo inglese si serra sempre più e alle sue maglie sfugge ormai ben poco di quanto esce dalla Germania o vi è diretto: e così sulle navi dei neutri oltre alle merci si sequestrano titoli e cedole di tedeschi, inviate da questi agli Stati Uniti. Con queste, azioni si mira alla rarefazione del capitale in Germania, uno dei principali scopi che l’Inghilterra si prefigge.
E fra gli Alleati si è in pieno fervore di accordi militari ed economici: gli uomini di Stato in Inghilterra, Francia e Italia e gli alti Comandi militari hanno suggellato patti con forme solenni in convegni recenti.
Da questo quadro si alimenta la convinzione che l’immane conflitto è forse prossimo a raggiungere la sua fase critica, dopo di che tutto dovrà tendere a cercare basi risolutive. Tale presunzione è assai diffusa nei circoli finanziari e da essa deriva una certa elasticità di movimenti e un generale sostegno, ai mercati degli Stati dell’Intesa.
A Parigi, adunque, fermezza in Borsa: la Rendita 3% perpetua ha guadagnato terreno passando in un mese da 62.20 a 63, la Banca di Francia da 4.560 circa a 4.750; il Credit Lyonnais da 970 a 1.045; la Rio Tinto quasi invariata a 1750 malgrado i ribassi sensibili del rame. Meglio apprezzate le Rendite Spagnole e Russe, mentre la Borsa di Parigi così come Londra si manifestano sempre più ostili ai titoli austro-tedeschi e turco-bulgari di nuovo ribassati.
Il mercato francese esamina la questione del nuovo prestito da emettersi più avanti; e anche Londra discuta sulla emissione di nuove obbligazioni di Stato, che taluno vorrebbe al 5 % lievemente al disopra della pari e che altri invece desidera al 4 ½ libero dall’imposta sul reddito.
A Nuova York, dove ormai tutti i rami dell’attività economica sono pervasi dalla speculazione, la Borsa dei valori ha avuto giornate nervose: per la questione messicana, nel timore che degeneri in guerra quello che per ora è un semplice intervento degli Stati Uniti nel vicino Messico in perenne convulsione e per gli imbarazzi in cui viene ogni giorno a trovarsi il governo di Wilson, in seguito alle azioni piratesche dei sottomarini tedeschi.
Ma l’agitazione non ha turbato l’indirizzo del mercato americano nella sua linea fondamentale: e le quotazioni delle merci e dei valori vi conquistarono nuove migliorie.
Nella grande metropoli americana l’ottimismo trova del resto facile alimento negli utili favolosi delle aziende dell’acciaio, delle macchine, del petrolio, dei traffici d’esportazione.
E chi non guadagna, difatti, ora, negli Stati Uniti?
Rendita e valori in Italia
In Italia gli ambienti finanziari sono sereni e fiduciosi. La situazione politica in generale è considerata con lo stesso animo di Parigi e Londra, con convinzione cioè del successo finale dell’Intesa. E dell’esito della guerra nostra non si dubita. Troppo fervore di preparazione, troppa forza di animo sostengono i nostri soldati pronti per incalzare il nemico dallo Stelvio al mare non appena loro ne sarà dato il segno. E da ultimo la politica interna, che si è chiarita con la stretta unione della rappresentanza del Paese intorno al Governo, ribadisce l’ottimismo.
E la buona impressione dei circoli finanziari emerge senz’altro dal confronto delle quotazioni ufficiali dei nostri titoli di Stato:
3 Marzo 7 Aprile
Rendita 3 ½ 80,89 83,35
1° Prestito Nazion. 4 ½ 91,89 90,95
2° » » 93,87 93,05
Buoni del Tesoro
quinquennali 1912:
a) scad. 1° aprile 1917. 99,08 99,79
b) » 1° ottobre 1917. 99,01 99,71
Buoni del Tesoro
quinquennali 1913:
a) scad. l° aprile 1918. 97,72 98,62
b) » 1° ottobre 1918. 97,66 98,39
Buoni del Tesoro
quinquennali 1914:
a) scad. l° aprile 1919. 96,69 97,27
b) » l° ottobre 1919. 96,62 97,19
c) » 1° ottobre 1920. 96,32 96,49
Obblig. 3% netto redim. 340,- 343,-
3% Società Ferr. Med.,
Adr. e Sicule 278,87 285,60
Le relazioni dei Consigli di Amministrazione di molte aziende alle Assemblee annuali adunatesi da marzo a questi giorni impressionarono favorevolmente i nostri ambienti di affari.
L’apprezzamento dei valori è perciò sempre incoraggiante. E lo comprovano le valutazioni che seguono, pur essendo soltanto approssimative:
AZIONI. 4 Marzo 7 Aprile
Banca d’Italia 1278 1256 ex-48
Banca Comm. Ital. 597 589 ex-0
Credito Italiano 533 512 ex-30
Banco di Roma 37 37
Ferrovie Meridionali. 410 408
» Mediterranee. 176 173
» Venete Sec. 97 106
Navigazione Gen. Ital. 434 451
Lanificio Rossi. 1350 1400
Lin. Canap. Nazionale. 171 169 ex-8
Lan. Naz. Targetti 140 145
Coton. Cantoni 412 393 ex-30
» Veneziano 52 52
» Valseriano 195 183 ex12,50
» Furter 78 75
» Turati 98 120
Man. Rossari e Varzi 294 294
Tessuti Stampati 145 134 ex-10
Acciaierie di Terni 1152 1178
Siderurgica di Savona 195 210
Elba 247 262
Ferriere Italiane 156 159
Ansaldo 237 250
Miani Silvestri 88 87 ex-7
Miniere Montecatini 135 139
Metallurgica Italiana 131 138
Autom. Fiat 292 364
» Spa 46 55
» Bianchi 98 110
» Isotta Frasch. 50 64
Off. S. S. Giov. (Cam). 17 19
Edison 472 490
Vizzola 785 760 ex-45
Elettrica Conti 312 315
Marconi 57 64
Unione Concimi 96 109
Distillerie Italiane 83 83 ex-8
Raffineria L. L. 302 312
Industria Zuccheri 248 260
Zucch. Gulinelli 80 78 ex-6
Eridania 452 473
Molini A. I. 185 192
Italo-Americana 172 192
Dell’Acqua (esport.) 114 131
In Italia gli ambienti finanziari sono sereni e fiduciosi. La situazione politica in generale è considerata con lo stesso animo di Parigi e Londra, con convinzione cioè del successo finale dell’Intesa. E dell’esito della guerra nostra non si dubita. Troppo fervore di preparazione, troppa forza di animo sostengono i nostri soldati pronti per incalzare il nemico dallo Stelvio al mare non appena loro ne sarà dato il segno. E da ultimo la politica interna, che si è chiarita con la stretta unione della rappresentanza del Paese intorno al Governo, ribadisce l’ottimismo.
E la buona impressione dei circoli finanziari emerge senz’altro dal confronto delle quotazioni ufficiali dei nostri titoli di Stato:
3 Marzo 7 Aprile
Rendita 3 ½ 80,89 83,35
1° Prestito Nazion. 4 ½ 91,89 90,95
2° » » 93,87 93,05
Buoni del Tesoro
quinquennali 1912:
a) scad. 1° aprile 1917. 99,08 99,79
b) » 1° ottobre 1917. 99,01 99,71
Buoni del Tesoro
quinquennali 1913:
a) scad. l° aprile 1918. 97,72 98,62
b) » 1° ottobre 1918. 97,66 98,39
Buoni del Tesoro
quinquennali 1914:
a) scad. l° aprile 1919. 96,69 97,27
b) » l° ottobre 1919. 96,62 97,19
c) » 1° ottobre 1920. 96,32 96,49
Obblig. 3% netto redim. 340,- 343,-
3% Società Ferr. Med.,
Adr. e Sicule 278,87 285,60
Le relazioni dei Consigli di Amministrazione di molte aziende alle Assemblee annuali adunatesi da marzo a questi giorni impressionarono favorevolmente i nostri ambienti di affari.
L’apprezzamento dei valori è perciò sempre incoraggiante. E lo comprovano le valutazioni che seguono, pur essendo soltanto approssimative:
AZIONI. 4 Marzo 7 Aprile
Banca d’Italia 1278 1256 ex-48
Banca Comm. Ital. 597 589 ex-0
Credito Italiano 533 512 ex-30
Banco di Roma 37 37
Ferrovie Meridionali. 410 408
» Mediterranee. 176 173
» Venete Sec. 97 106
Navigazione Gen. Ital. 434 451
Lanificio Rossi. 1350 1400
Lin. Canap. Nazionale. 171 169 ex-8
Lan. Naz. Targetti 140 145
Coton. Cantoni 412 393 ex-30
» Veneziano 52 52
» Valseriano 195 183 ex12,50
» Furter 78 75
» Turati 98 120
Man. Rossari e Varzi 294 294
Tessuti Stampati 145 134 ex-10
Acciaierie di Terni 1152 1178
Siderurgica di Savona 195 210
Elba 247 262
Ferriere Italiane 156 159
Ansaldo 237 250
Miani Silvestri 88 87 ex-7
Miniere Montecatini 135 139
Metallurgica Italiana 131 138
Autom. Fiat 292 364
» Spa 46 55
» Bianchi 98 110
» Isotta Frasch. 50 64
Off. S. S. Giov. (Cam). 17 19
Edison 472 490
Vizzola 785 760 ex-45
Elettrica Conti 312 315
Marconi 57 64
Unione Concimi 96 109
Distillerie Italiane 83 83 ex-8
Raffineria L. L. 302 312
Industria Zuccheri 248 260
Zucch. Gulinelli 80 78 ex-6
Eridania 452 473
Molini A. I. 185 192
Italo-Americana 172 192
Dell’Acqua (esport.) 114 131
Cronaca finanziaria
Nel marzo e in questo scorcio di aprile si sono adunate le assemblee dei maggiori nostri Istituti di Credito.
Agli azionisti della Banca d’Italia, Bonaldo Stringer espose con la lucidezza e precisione consuete la salda struttura economica del Paese e il riverbero favorevole che su questa ebbe l’azione della Banca preposta ai problemi delle emissioni.
Le assemblee della Banca Commerciale e del Credito Italiano confermarono gli ottimi bilanci di questi Istituti ai quali l’Italia deve molto della sua presente compagine industriale e che nell’avvenire, col più alto senso d’italianità, continueranno l’azione loro. Queste conclusioni furono riconosciute, nei riguardi della Banca Commerciale, con un voto unanime che riconfermò la fiducia nel vecchio consiglio.
La Banca Italiana di Sconto tenne la sua prima assemblea da quando si trasformò in istituto mirante ad una azione nazionale, da quando cioè ha portato il suo capitale da 15 a 70 milioni. In essa fu constatato l’indirizzo sicuro della Banca, e il suo lavoro proficuo che consente il dividendo di L. 18 per ognuna delle 30.000 azioni originarie della Banca e di L. 27 per ciascuna delle 100.000 azioni provenienti dal cambio dei titoli della «Bancaria» e della «Probank».
Il Banco di Roma, per la speciale natura sua, non ha potuto battere la buona via degli: altri istituti bancari. Com’è noto, il Banco esplicava il suo principale lavoro in Oriente, in Egitto, nell’Africa settentrionale. Le vicende più aspre coinvolgono questi paesi dal tempo della guerra libica. Dopo la svalutazione dell’anno scorso sopraggiunse la guerra dell’Italia all’Austria e quei rapporti commerciali che tuttora esistevano con la Turchia furono bruscamente interrotti, mentre quelli con la Libia e l’Egitto si rendevano via via difficilissimi. Inoltre l’inasprimento dei cambi sottopose il Banco a duri sagrifizi pel rifornimento delle sedi all’estero, le quali con fatale concomitanza avevano necessità di danaro.
Per queste ragioni si impose al Consiglio di amministrazione il dovere di ricondurre il capitale ne’suoi limiti reali, riducendolo a 75 milioni, pur riservandosi di aumentarlo di nuovo a 100 milioni, con sottoscrizione riservata di preferenza agli attuali azionisti.
Nel marzo e in questo scorcio di aprile si sono adunate le assemblee dei maggiori nostri Istituti di Credito.
Agli azionisti della Banca d’Italia, Bonaldo Stringer espose con la lucidezza e precisione consuete la salda struttura economica del Paese e il riverbero favorevole che su questa ebbe l’azione della Banca preposta ai problemi delle emissioni.
Le assemblee della Banca Commerciale e del Credito Italiano confermarono gli ottimi bilanci di questi Istituti ai quali l’Italia deve molto della sua presente compagine industriale e che nell’avvenire, col più alto senso d’italianità, continueranno l’azione loro. Queste conclusioni furono riconosciute, nei riguardi della Banca Commerciale, con un voto unanime che riconfermò la fiducia nel vecchio consiglio.
La Banca Italiana di Sconto tenne la sua prima assemblea da quando si trasformò in istituto mirante ad una azione nazionale, da quando cioè ha portato il suo capitale da 15 a 70 milioni. In essa fu constatato l’indirizzo sicuro della Banca, e il suo lavoro proficuo che consente il dividendo di L. 18 per ognuna delle 30.000 azioni originarie della Banca e di L. 27 per ciascuna delle 100.000 azioni provenienti dal cambio dei titoli della «Bancaria» e della «Probank».
Il Banco di Roma, per la speciale natura sua, non ha potuto battere la buona via degli: altri istituti bancari. Com’è noto, il Banco esplicava il suo principale lavoro in Oriente, in Egitto, nell’Africa settentrionale. Le vicende più aspre coinvolgono questi paesi dal tempo della guerra libica. Dopo la svalutazione dell’anno scorso sopraggiunse la guerra dell’Italia all’Austria e quei rapporti commerciali che tuttora esistevano con la Turchia furono bruscamente interrotti, mentre quelli con la Libia e l’Egitto si rendevano via via difficilissimi. Inoltre l’inasprimento dei cambi sottopose il Banco a duri sagrifizi pel rifornimento delle sedi all’estero, le quali con fatale concomitanza avevano necessità di danaro.
Per queste ragioni si impose al Consiglio di amministrazione il dovere di ricondurre il capitale ne’suoi limiti reali, riducendolo a 75 milioni, pur riservandosi di aumentarlo di nuovo a 100 milioni, con sottoscrizione riservata di preferenza agli attuali azionisti.
*
Va notato come in alcune grandi aziende che aspirano a ulteriore sviluppo – la Terni tra queste – si ebbero modificazioni nella composizione dei Consigli di amministrazione, chiamandone a far parte elementi giovani ma pure altamente competenti. Savona e Elba daranno il 6%, e precisamente L. 12 la Savona e 15 l’Elba: e un primo dividendo sarà distribuito dall’Ilva: L. 10 per azione e cioè il 5%.
La Veneta per costruzione ed esercizio di ferrovie, eccezionalmente favorita di fronte alle altre aziende ferroviarie, per la posizione della sua rete che largamente serve agli usi militari, darà L. 8 per azione.
La Fiat ha aumentato il capitale da L. 25.500.000 a 29.750.000 capitalizzando parte degli utili conseguiti nel 1915, elevando così il valore delle azioni da L. 150 a 175. Questo aumento segue a breve distanza l’altro che portò il capitale da 17milioni a 25.500.000. Dei dividendi riferimmo lungamente in marzo, con indubbia soddisfazione di grande parte dei portatori di azioni e di altri valori.
Va notato come in alcune grandi aziende che aspirano a ulteriore sviluppo – la Terni tra queste – si ebbero modificazioni nella composizione dei Consigli di amministrazione, chiamandone a far parte elementi giovani ma pure altamente competenti. Savona e Elba daranno il 6%, e precisamente L. 12 la Savona e 15 l’Elba: e un primo dividendo sarà distribuito dall’Ilva: L. 10 per azione e cioè il 5%.
La Veneta per costruzione ed esercizio di ferrovie, eccezionalmente favorita di fronte alle altre aziende ferroviarie, per la posizione della sua rete che largamente serve agli usi militari, darà L. 8 per azione.
La Fiat ha aumentato il capitale da L. 25.500.000 a 29.750.000 capitalizzando parte degli utili conseguiti nel 1915, elevando così il valore delle azioni da L. 150 a 175. Questo aumento segue a breve distanza l’altro che portò il capitale da 17milioni a 25.500.000. Dei dividendi riferimmo lungamente in marzo, con indubbia soddisfazione di grande parte dei portatori di azioni e di altri valori.
Milano, 10 aprile