L’Illustrazione Italiana, 9 aprile 1916
Ricreazione scientifica
L’applicazione alimentare del loto. Il loto, il fiore che in Giappone ed in Cina ha una parte così importante nelle più differenti manifestazioni della vita, da qualche anno è coltivato anche in Italia. In alcune regioni dell’Emilia e della Romagna, le prove di acclimatamento hanno dato risultati ottimi: basta collocare sul fondo di una vasca o nella melma di uno stagno che abbia una lama permanente di acqua avendo cura (ad esempio mediante un canestro reso pesante e non galleggiabile) di tenere ben fisso al terreno il pezzo di rizoma, perché in pochi mesi si abbia nello stagno o nella vasca una vera invasione del loto. In autunno i magnifici fiori rosa, assai più vistosi e resistenti delle nostre ninfee, fanno mostra di sé sovra lo specchio delle acque, e le foglie ampie, decorative, resistentissime costituiscono da parte loro un motivo ornamentale che nessuna pianta acquatile possiede.
In Cina ed in Giappone si hanno diverse varietà di nelumbo (o loto) e si uniscono nei laghetti e negli stagni le varietà con colorazioni diverse (azzurre, gialle, rosse, rosee) ottenendovi effetti cromatici sorprendenti. E da noi si comincia del rimanente a sfruttare commercialmente questo bellissimo fiore, che colto allo stato di grosso bottone non sbocciato resiste ottimamente per alcuni giorni.
Ma pare ignorino i coltivatori italiani che nel paese d’origine il loto è assai più una pianta utile che estetica. Il rizoma (che ha il diametro di alcuni centimetri) è repleto di amido ottimo, che non si differenzia da quelle fecole fini che gl’inglesi classificano col nome generico di arow-root e che da noi si utilizzano per far biscotti e pappe. I cinesi essiccano il rizoma all’aria, lo pestano, ottenendo così della farina: oppure lo cuociono fresco, come noi facciamo del cardo. Di solito preferiscono friggerlo in dischi sottili: e chi ha gustato questo erbaggio afferma che è squisito più del tupinamburo che pel gusto può avvicinarsi al rizoma di loto.
Anche i semi, abbrustoliti e confetturati in diversa guisa, vengono utilizzati: ma non è facile rendersi ragione del reale valore che ad essi si può attribuire.
Le specie coltivate in Italia hanno un rizoma più piccolo degli esemplari cinesi, ma anche questo rizoma è ricchissimo di amido e vale la spesa di incitare a saggi e a prove, tanto più che nella ipotesi peggiore il rizoma dovrebbe costituire un ottimo foraggio pel bestiame. Ben inteso nel caso peggiore, perché ci si deve logicamente attendere (anche se i rizomi del loto nei nostri paesi crescono con dimensioni alquanto minori che in Cina) che il loto possa trovare utile impiego nella alimentazione umana.
L’importanza dei quali fatti non può sfuggire a quanti sanno come esistono in Italia vaste regioni paludose nelle quali non cresce alcun vegetale utile e che troverebbero così una utilizzazione tutt’altro che disprezzabile, rendendo per giunta felici gli esteti.
Davvero si deve augurare una prova seria ed estesa.