L’Illustrazione Italiana, 9 aprile 1916
Il Duca d’Avarna
(n.a Palermo il 19 marzo 1843: m. a Roma il 31 marzo) Il diplomatico, che undici mesi sono ebbe l’onore di notificare al governo austro-ungarico la dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria dopo trentaquattro anni di alleanza, è morto la sera del 31 marzo a Roma, in una casa di salute, dove aveva dovuto sottoporsi a grave operazione.
Il duca don Giuseppe Francesco Maria Lupo dei duchi di Gualtieri, dei marchesi di Castalda, dei baroni di Sicaminò, era nato a Palermo il 19 marzo 1843, da antichissima famiglia siciliana, di origine normanna, ricordata fino dal X secolo. Aveva 23 anni quando, nel maggio 1866, poco prima della quarta guerra d’indipendenza dell’Italia contro l’Austria, entrò nella carriera diplomatica, arrivando in quaranta anni ai più alti ed ambiti gradi. Da prima fu addetto all’Ambasciata di Vienna, donde passò per lungo tempo a quella di Parigi: quindi, dopo breve dimora a Londra, resse successivamente le Legazioni di Belgrado, di Atene e di Berna. Nel gennaio del 1904 fu chiamato a succedere a Costantino Nigra nell’Ambasciata di Vienna, ed ivi rimase fino al 24 maggio 1915, data della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria.
Diplomatico di grande serietà e dignità, in una residenza così poco comoda per gli spinosi rapporti fra le due potenze, seppe tuttavia guadagnarsi la stima dei circoli viennesi. Compiendo il decennio della sua missione ebbe dall’imperatore d’Austria altissime attestazioni di fiducia, e quando dovette lasciare Vienna per l’avvenuta dichiarazione di guerra, uscì dalla capitale austriaca accompagnato dal rispetto che sempre aveva meritato.
Il suo contegno, nel periodo estremamente difficile col quale si chiuse la sua opera diplomatica a Vienna, fu pieno di fermezza e di sagacia nell’interpretare e far valere le istruzioni che gli venivano da Roma. Fin dall’inizio della guerra europea sostenne con accorta energia, presso il Governo viennese, la necessità per l’Italia di attenersi ad una vigile neutralità; e nelle conversazioni col conte Berchtold e poi con Burian – riassunte nelle ben note pagine del Libro Verde – dimostrò con chiari argomenti come l’Austria, assalendo la Serbia, avesse rotto l’equilibrio austro-italiano nei Balcani, cioè scalzate le stesse fondamenta dell’alleanza. Quando cominciarono le trattative per i compensi, sostenne il punto di vista italiano, senza lasciarsi sviare dalla tattica temporeggiatrice di Burian, coadiuvando con tatto e con abilità l’opera del ministro Sonnino, che, appena lo rivide a Roma, lo chiamò a prestare servizio alla Consulta, ma fu per breve, perché la sua energia fisica era esaurita!...
Il duca d’Avarna era senatore dal 1909. Aveva sposato a Pietrogrado, nel 1884, la principessa Maria Dolgoruki, figlia del principe Michele e di una italiana, la marchesa Maria Luisa Vulcano di Cercemaggiore. Dal matrimonio nacquero tre figli: Carlo, Michele e Casimira. Suo fratello primogenito è il duca Nicolò, dal 1904 senatore del Regno.
Il defunto ambasciatore era versato anche nelle questioni economiche e sociali, e restano di lui alcuni apprezzati volumi, come Studi sulla legislazione sociale e sul socialismo in Austria: studi sulle industrie svizzere; il commercio degli olii in Grecia, ed altri.