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 1916  aprile 02 Domenica calendario

Novità teatrale e storica

I fratelli Bandiera
Dramma storico di
Carlo Bertolazzi e Raffaello Barbiera, con uno studio documentato sulle cospirazioni nella Venezia
 
Quest’anno, cade il cinquantennio della liberazione di Venezia dal dominio dell’Austria (1866-1916) mentre i nostri eroici soldati combattono ancora per riscattare le altre terre italiane, vendute insieme con la Venezia da Napoleone Bonaparte all’Austria.
E, in occasione di quel cinquantennio (che Venezia celebrerà fra le vili insidie del nemico e i suoi dolori) Carlo Bertolazzi e Raffaello Barbiera, pubblicano ora in un volume, prima di affidarlo alle scene, il dramma storico, scritto insieme, I fratelli Bandiera: i due eroici veneziani, che col loro martirio prepararono, anch’essi, quella liberazione. È una primizia, dunque, questa che viene offerta al pubblico italiano; è un’opera d’arte, ch’è anche opera di storia patriottica e sopratutto di alte passioni umane.
Ben di rado, un «dramma storico» è storicamente esatto come questo. Avvenimenti, caratteri, tipi (persino certe macchiette secondarie) ambienti, particolari, linguaggio, rendono fedelmente una storia d’eroi drammatica al sommo, degna dello Shakespeare.
Il dramma I fratelli Bandiera è grandioso nelle sue linee e nel suo soggetto. Avrà certo effetti potenti sul teatro. Il successo teatrale sarà sicuro se un capocomico elevato vorrà affidarlo ad attori e ad attrici degni del soggetto, accesi dei doveri dell’arte e della verità. Il carattere storico della madre dei Bandiera, baronessa Anna, tutta compresa dell’austerità d’un formale aulico giuramento e agitata dall’affetto di madre, è tale da invogliare un’attrice passionale e di genio.
Ma anche alla lettura, I fratelli Bandiera suscitano l’interesse più vivo, che aumenta mano mano si svolgono gli atti, le scene.
I quattro atti si svolgono – il primo: a Venezia, in casa dei Bandiera, – il secondo: sulla fregata austriaca Bellona donde Attilio Bandiera, accanto al padre contrammiraglio austriaco, vuol dare audacemente il segnale dell’insurrezione della flotta imperiale contro il dispotismo d’Austria;—il terzo: nell’isola di Corfù, dove si raccolgono, ebbri di speranze e d’ardire, i profughi liberali e donde i novelli Argonauti della libertà italiana, veri precursori dei Mille, salpano per far insorgere Italia tutta contro i troni dei despoti; – il quarto e ultimo; a Cosenza, – dove si assiste al rapido, terribile processo militare borbonico che rivela, da una parte infamie di traditori e dall’altra sublimità di anime.
Le scene comiche (e in queste si vede la mano di Carlo Bertolazzi) si intrecciano a scene di fierissime passioni umane (e qui si vede anco la mano di Raffaello Barbiera): alcuni brani di dialoghi palpitanti e alcune espressioni magnanime, sono verissime, tolte dal carteggio dei fratelli Bandiera.
Ma il volume ha un’altra attrattiva: quello delle notizie inedite e di inediti documenti.
Raffaello Barbiera vi ha preposto un ampio studio storico, non tanto sulla vicenda dei Bandiera, ch’è già nota, quanto sulle segrete cospirazioni nella Venezia, che preludiarono il sacrificio dei due fratelli. Tutti coloro, che anche con larghezza (come il compianto Riccardo Pierantoni) trattarono dei due illustri martiri e dei loro compagni di spedizione e d’audacia, trascurarono del tutto quella patriottica preparazione, ch’era necessario fosse alla fine conosciuta non solo come antefatto dell’eroismo dei Bandiera, ma anco come preludio della rivoluzione del ’48 che ebbe un Daniele Manin a capo, e come incentivo dei successivi martini dei veneti I. Tasso, Scarsellini, Zambelli, Canal, il primo fucilato a Treviso, gli altri impiccati a Belfiore dall’Austria.
Raffaello Barbiera condusse il suo lucidissimo, ordinato racconto storico, col metodo più rigoroso, sui documenti inediti della polizia austriaca che, depositati dal generale Giorgio Manin, degno figlio di Daniele, nel Museo Civico di Venezia, ivi si conservano.
È un periodo inedito della Storia del Risorgimento.
Il dramma, pensato e scritto assai prima che sorgesse in Italia tutta una fioritura di «drammi patriotici», riceve così un’illustrazione che resterà anche a contributo del Risorgimento Nazionale.
Troviamo nel volume i ritratti dei due martiri veneziani, riprodotti da quelli che un artista, concaptivo, il Pacchioni, delineò nelle carceri di Cosenza poco prima della fucilazione degli sventurati eroi. V’è la musica del coro eroico, che quegl’intrepidi, incatenati, coperti di lunghi veli neri, a piedi nudi, cantarono sereni davanti al supplizio, nel Vallon di Rovito, la mattina del 25 luglio 1844.
La musica solenne del coro fu trascritta, per il volume, dall’esimio maestro trentino professor Marco Anzoletti direttamente dalla partitura, che si custodisce nel R. Conservatorio «Giuseppe Verdi» a Milano.
Il prezioso volume promette un bellissimo successo.
 
Un vol. di pagine 260. Milano, Fratelli Treves, L. 4.