L’Illustrazione Italiana, 2 aprile 1916
La guerra d’Italia
(Dai Bollettini Ufficiali) Le operazioni dal 20 al 27 marzo Lungo il fronte da Rovereto alle alture di Gorizia il nemico ha insistito in azioni dimostrative con grande sperpero di tiri delle artiglierie e piccole avanzate delle fanterie. Tali azioni, dirette a cercare facili successi contro qualche nostra posizione più avanzata ed esterna alle linee di resistenza, furono il 20 marzo ovunque rintuzzate.
Duelli di artiglieria particolarmente intensi si ebbero in Valsugana, nell’Alto Cordevole, lungo la frontiera della Carnia, nell’Alto Isonzo e sulle alture di Gorizia. Le nostre artiglierie controbatterono con energia quelle avversarie e danneggiarono in più punti le linee nemiche.
Piccoli combattimenti di fanteria con esito a noi favorevole si svolsero a sud-est di Rovereto nei pressi di Forcella Cuel Tarond (Rio Granuda-Fella) e sulle alture di Gorizia.
Più intensa lotta fu combattuta intorno a Ravnilaz, nella Conca di Plezzo, ove dopo lunga preparazione con fuoco di artiglieria e di mitragliatrici il nemico riuscì a raggiungere alcune nostre trincee più avanzate. Ne fu tosto espulso con violento contrattacco.
Sul Carso calma relativa.
Nella notte sul 21 riparti di fanteria nemica tentarono piccole azioni di sorpresa contro le nostre posizioni allo sbocco del Ribor (Valle Daone) e di Valle Gresta (Rio Cameras-Adige), a nord-est di Piazza (Valle Terragnolo) e sull’altura di Ravnilaz (Conca di Plezzo). Furono ovunque ricacciati.
Alle falde dell’altura di Santa Maria (zona di Tolmino), nella stessa notte, l’avversario iniziò un attacco che, fiaccato dal nostro fuoco, si risolse in semplici avanzate di pattuglie facilmente respinte.
Continuarono nella giornata del 21 le azioni dell’artiglieria lungo tutto il fronte benché ostacolate dal ritorno del maltempo.
In Valsugana (Brenta) la notte sul 22 nuclei nemici appoggiati dalle artiglierie attaccarono più volte le nostre posizioni. Furono respinti con gravi perdite e lasciarono nelle nostre mani alcuni prigionieri, armi e munizioni.
Anche presso Ravnilaz (Conca di Plezzo) e sul Mrzli (Monte Nero), furono nella stessa notte sventati tentativi di avanzata nemica. Sul Mrzli, ricacciato l’avversario, nostri drappelli irruppero sui trinceramenti nemici e vi lanciarono numerose bombe.
Azioni varie delle artiglierie lungo il fronte: più intense sulle alture ad ovest di Gorizia.
Nostre ricognizioni aeree accertarono la presenza di abbondante materiale rotabile lungo la ferrovia di Valle Baca (Idria). Altri nostri velivoli bombardarono Oppacchiasella, Castanjevica e Nabresina ritornando incolumi nonostante il fuoco di numerose artiglierie antiaeree.
Velivoli nemici lanciarono bombe su Asiago e su Telve (Valsugana). Nessun danno.
Colonne nemiche in movimento nella zona dell’Alto Astico, alla testata di Valle d’Assa, e sui monti all’est di Valle del Fersina furono il 23 battute dalle nostre artiglierie. Queste colpirono anche un treno carico di materiali nella stazione di Caldonazzo.
In valle Cordevole, imperversando forte tormenta, le nostre truppe estesero fino al Rio Pestort il possesso del contrafforte a nord-est del Sasso di Mezzodì occupando anche le località Vallazza e Ruaz in fondo valle.
In Carnia la notte del 23 un riparto nemico con sopravvesti bianche attaccò la nostra posizione sulla sinistra di Rio Lanza (Alto Chiarzò) e fu prontamente respinto.
Lungo il fronte dell’Isonzo continuò il 23 il duello delle artiglierie con lunghe pause imposte da nebbia e pioggia dirotta. La nostra artiglieria bombardò la stazione di Santa Lucia, Tolmino e l’abitato di Modreja dove erano segnalati movimenti di truppa.
Nella zona di Rovereto il giorno 23 duello delle artiglierie cui seguirono nella notte piccoli attacchi nemici contro le nostre posizioni di Mori Vecchio (Rio Cameras-Adige) e di Petrich (Valle Terragnolo): furono tutti respinti.
Il maltempo limitò il 24 sull’Isonzo l’azione delle artiglierie, vivace soltanto attorno a Tolmino e sulle alture a nord-ovest di Gorizia.
Le persistenti intemperie ostacolarono anche il 25 l’attività delle artiglierie nelle zone più elevate.
Azioni di artiglierie di qualche importanza si ebbero invece sul Medio Isonzo tra Tolmino e Gorizia, sul Carso e contro batterie nemiche appostate nei pressi di Duino.
Le nostre fanterie proseguirono intensamente i lavori di afforzamento.
Col favore della nebbia irruppero in più punti nelle linee dell’avversario e vi lanciarono bombe danneggiandole.
Nella giornata del 25 nuovo duello delle artiglierie nella zona di Rovereto e dell’Alto Astico: movimenti di truppe nemiche alla testata di Valle Astico e arrivo di treni alla stazione di Caldonazzo. Questa fu più volte colpita dalle nostre artiglierie.
Nell’Alto But, dopo intensa preparazione di fuoco, il nemico attaccò in forze le nostre posizioni sul Pal Piccolo, riuscendo ad occuparvi una trincea. Un nostro violento contrattacco, pronunziato lungo tutto il fronte da Monte Croce a Pal Grande, fece cadere in nostro possesso i forti trinceramenti nemici alla Selletta Freikofel e al Passo del Cavallo, dove furono presi 63 prigionieri, dei quali tre ufficiali.
Sul Pal Piccolo, invece, il combattimento durò accanito per trenta ore: dopo sei furiosi assalti, le nostre fanterie irruppero alla baionetta sulla perduta posizione, riconquistandola interamente. Centinaia di cadaveri nemici rimasero sul terreno.
Lungo il rimanente fronte, duello delle artiglierie particolarmente violento sulle alture a nord-ovest di Gorizia.
Nella mattinata del 27 stormi di velivoli nemici si aggirarono sulla pianura fra Isonzo e Piave, con l’intento di colpire le nostre retrovie e danneggiare i ponti. L’incursione fallì completamente. Obbligati a restare a grandi altezze dai tiri delle nostre artiglierie, i velivoli lanciarono alcune diecine di bombe senza fare vittime, né danni. Salve aggiustate dei nostri cannoni abbatterono un aereo presso Ajello e un idrovolante nella laguna di Grado. Un terzo velivolo fu atterrato dal fuoco di fucileria presso il ponte della Priula (Piave). Dei sei aviatori nemici, fu ucciso un maggiore, capo squadriglia; gli altri cinque vennero presi prigionieri.